Editoria : Notizie / brevi / 3. La rassegna stampa di Oblique: Dicembre
E’ on-line la rassegna stampa di dicembre a cura di Oblique, articoli di Alessandra Farkas, Ivan Tassi, Francesca Lazzarato, Paolo Bianchi…
Edmund White: Hotel de Dream / Playground (da L’Indice dei libri)
Edmund White
Hotel de Dream
Traduzione dall’inglese di Giorgio Testa
Playground, Roma 2008
233 pp, 15€
Lives
Nel 2005 usciva My Lives (ne ho parlato qui), apparente chiosa e summa della pratica autobiografica di Edmund White.
Hotel de Dream, segna ora uno scarto importante rispetto ai suoi libri precedenti, anche riguardo Ladro di stile, la biografia di Genet uscita nel 1993 (in Italia nel 1998, da Il Saggiatore).
Hotel de Dream è un testo di invenzione. Ma non lo sono i personaggi, né molti dei fatti narrati.
Stephen Crane / Edmund White
Crane
Al declinare del diciannovesimo secolo Stephen Crane, ventottenne, è nel Sassex, stremato dalla tubercolosi che nel giugno del 1900 lo porterà alla morte in Baviera, raggiunta nella speranza di una cura. Quattro anni prima pubblica The Red Badge of Courage (prima trad. in Italia: Il segno rosso del coraggio, Rizzoli, 1951, trad. di Bruno Basso), ora considerato testo cardine della letteratura americana, allora accolto in patria in modo controverso.
Quattordicesimo figlio di un pastore metodista fa vita di bohémien a New York, descrive ciò che il perbenismo e la morale vigente vorrebbero tacesse, nel 1893 pubblicava Maggie: A girl of the street (prima trad. in Italia in Maggie, Parenti, 1956, trad. di Maria Jatosti e Luciano Branciardi), storia di una prostituta; giornalista di guerra, vive dal 1897 con Cora Taylor, già proprietaria a Jacksonville di un bordello, l’Hotel de Dream, che gli sta accanto sino alla morte; trasferitisi insieme in Inghilterra, dove lo scandalo della loro unione sembra toccarli meno, Crane è amico di Joseph Conrad, di H. G. Wells, di Henry James.
White
In Hotel de Dream White lo muta in personaggio, io narrante, e origine del suo testo.
White nella postfazione dice di aver trovato in una nota di James Gibbon Huneker, critico musicale che conobbe Crane, un accenno ad un testo iniziato, interrotto e distrutto, “(…) Forse la miglior prosa che Crane abbia scritto (…)”, intitolato Fiori d’asfalto, narrava la storia di un giovane prostituto.
White aggiunge che del testo non è rimasta traccia, e che lo stesso Huneker, ad un’analisi attenta, si rivela testimone inattendibile.
Da qui nasce Hotel de Dream: “Questo romanzo è una mia fantasia basata su tematiche reali offerte dalla storia (…) ho cercato di immaginare come sarebbe potuto essere Fiori d’asfalto, per quanto non ne sia rimasta una sola parola. (…)”. Ma White non stila soltanto un testo apocrifo, ne mette in scena il momento della stesura, l’esperienza che ne potrebbe essere stata origine, e li intreccia.
Il Crane di White
In Hotel de Dream, Crane, nell’approssimarsi della morte, torna al ricordo dell’incontro con un giovane prostituto, malato, bellissimo, che gli regala uno sguardo s’un mondo a lui sconosciuto, abitato da travestiti, creature dalla sessualità incerta e misteriosa, uomini rispettati che furtivamente consumano rapporti sessuali con giovanissimi strilloni, un mondo parallelo e pulsante nel quale Crane s’immerge come cronista affascinato e stupefatto. Il tentativo di farne un racconto fu -racconta White, dissuaso dai commenti di un amico, preoccupato per lo scandalo che ne sarebbe sortito –ancora non s’è spenta l’eco del processo a Wilde.
Il rimpianto, e l’urgenza data dalla malattia, lo portano a dettare alla compagna Cora una nuova versione, dove l’esperienza viene fratta e ricomposta in un racconto ch’è quasi d’avventura, e dove l’amore fra un adulto e un adolescente –il modello è Adriano e Antinoo, trova una nuova variazione, calato in un contesto urbano e selvaggio, ancora lontano dalla coscienza tassonomica e definitoria che la cultura omosessuale costruirà nel secolo successivo.
Ecco, passa Hanry James
La dettatura, sommessa, discontinua, febbrile, inizia nel Sassex, fra ineffabili visite di Hanry James e amorevoli cure della compagna, e prosegue, via via più estenuata, durante il viaggio verso la Baviera, dove Cora spera una cura potrà salvarlo e dove invece Crane termina la sue esistenza. Il racconto non è finito, ma Crane lo affida a Cora confidando nell’arte di Henry James, che saprà terminarlo. La conclusione di Hotel de Dream, è un colpo di genio assoluto di White, una lettera di James a Cora che gli ha spedito il testo, che lascia ammirati e sospesi.
Storia e memoria dell’omosessualità
Oltre ad essere un libro molto godibile, romantico, appassionante e divertente, (che varrebbe la lettura anche solo per la presenza di Hanry James, che sembra svicolato fuori da The Master, di Colm Toibin, ma qui al servizio di una scrittura più divertita e crudele), Hotel de Dream appare come una nuova risposta all’esigenza, esiziale in White, di costruire una memoria, una storia, un retroterra all’esperienza e alla comunità omosessuale.
Edmund White / Stephen Crane
Apparentemente lontano come soggetto dal libro, in realtà White costruisce una fittissima tessitura di rimandi, rispecchiamenti ed allusioni alla propria autobiografia, ch’è sempre stata, nel suo lavoro, autobiografia collettiva.
What is a Gay novel?
(Oltre alla rassegna stampa disponibile sul sito di Playground, consiglio la lettura su Wikinews di un’intervista di David Shankbone a White davvero utile e divertente, del 8 Novembre 2007.“(…) DS: What is a gay novel? EW: One that is marketed as gay. Usually a picture of a cute boy on the cover(…)”)
![]()
![]()
![]()
Riassunto bibliografico:
queer / letteratura americana / prime edizioni italiane
Hotel de Dream / Edmund White
1. ed. – Roma : Playground. – 240 p. ; 20 x 15 cm. – (Playground [collana principale - 24])
Testa, Giorgio (trad. di) ; Borghi, Federico (graphic design)
©2008 Playground, Roma.
©20087 Edmund White. Titolo originale: Hotel de Dream
apparso su L’Indice dei Libri, anno XXV, n. 11, dicembre 2008
![]()
Qui ho provato a comporre una bibliografia dei testi di White tradotti in italiano.
![]()
James Purdy: La figlia perduta / Baldini Castoldi Dalai editore (da L’Indice dei Libri)
James Purdy, La figlia perduta
Traduzione dall’inglese di Isabella Zani
Milano: Baldini Castoldi Dalai editore
184 p. ; 17€
![]()
Titolo originale: Gertrude of Stony Island Avenue
Le mode
Strano destino si trova ad avere in Italia James Purdy.
Einaudi, fra il 1960 (63: Palazzo del sogno) e il 1974 (Sono Elijah Thrush, entrambi ne “I coralli”), lo pubblica, quasi sempre nelle traduzioni di Floriana Bossi, con continuità e ne fa un proprio autore di punta.
(“Purdy è il narratore che meglio di ogni altro ha saputo rappresentare i tormentosi segreti della società americana alla ricerca di una difficile identità”: così la quarta di copertina della prima edizione di Sono Elijah Trush;
“(…) Purdy si impone soprattutto, per noi, in virtù del suo linguaggio, sicuramente il più raffinato e creativo da decenni a questa parte in lingua inglese (…)”: Claudio Gorlier in una lunga nota pubblicata sui risvolti del “Supercorallo” di Rose e cenere, del 1970).
Ci furono inoltre edizioni in licenza per Il Club degli Editori o nei “Poket” di Longanesi.
Poi più niente, salvo rare ristampe (Un ignobile individuo, nel 1994, in una nuova serie di “coralli”, nella medesima traduzione ma con il titolo, più fedele all’originale, di Cabot Wright ci riprova e con una preziosa e profetica nuova introduzione dell’autore; e Rose e cenere, negli “ET”, nel 1996, con la nota di Gorlier come introduzione).
Così malgrado Purdy continui a scrivere -ben venti titoli dal ’74 a oggi, Einaudi sembra dimenticarsene, o certo non lo ritiene più necessario. ![]()
Ci riprovano Gremese e SE
Bisognerà aspettare il 1989 per leggere, nella collana “Gli spilli”, diretta da Enzo Siciliano per Gremese, Nel palmo della mano (del 1986, mai più ristampato, la responsabilità della traduzione non è indicata);
nel 1990 esce poi da SE Come in una tomba (del 1976),
e nel ’91 , sempre da SE, La fiamma dei tuoi occhi (1988, una raccolta di racconti scritti fra il 1967 e il 1987), entrambi ora reperibili solo nelle librerie di remainder.
Il tentativo di Minimum Fax
Di nuovo bisognerà aspettare più di un decennio perché sia Minimum Fax a provare a rilanciare Purdy, riprendendo due titoli, Malcolm (el 2004) e Il nipote (l’anno dopo), nelle storiche traduzioni di Bossi, che Einaudi non ristampava da trent’anni.
Sembravano le intenzioni di Minimum Fax essere di intraprendere la riscoperta di Purdy, ma ai due titoli, tutt’ora disponibili in catalogo, non ne è finora seguito nessuno.
Resta sul sito di Minimum fax la bella intervista che Livia Manera per il Corriere della Sera fece a Purdy nel 2004, in occasione della ripubblicazione de Il nipote, ed un’interessante rassegna stampa.
Un’inattesa ricomparsa
Quest’estate però, inatteso, Purdy si è riaffacciato in libreria tramite Baldini Castoldi Dalai editore.
“James Purdy è nato nel 1923 a Fremont, Chicago. Autore molto prolifico, ha pubblicato numerosi romanzi, alcune raccolte di poesia e tre testi teatrali. Le sue opere sono state tradotte in più di trenta Paesi. Gore Vidal lo ha definito ‘un autentico genio’”.
Questo è tutto quanto l’editore ci dice sull’autore, nel risvolto de La figlia perduta, (traduzione di Gertrude of Stony Island Avenue, del 1997, una variazione biografica attorno alla figura di Gertrude Abercrombie, artista, amica e sodale di Purdy, morta nel 1977, “regina di Chicago” già all’origine dei personaggi di Eloisa Brace in Malcolm, e Maureen O’Dell in Eustace), e cammuffando il libro da feulliton di facile consumo, a cominciare dal titolo, proseguendo per la citazione in quarta, il riassunto della trama, l’immagine di copertina, e aiutato forse da una traduzione spesso legnosa.
Un’occasione persa
Le fiammeggianti vicende di Gertrude, investigate dalla madre nel tentativo di conoscere dopo la morte una figlia che le fu estranea;
i personaggi di una Chicago leggendaria e rimpianta;
l’eco di libri forse pensati e non scritti;
l’uso anche ironico del mito greco precipitato nei salotti di una borghesia sull’orlo dell’abisso;
l’omaggio all’amica di una vita;
l’eco dei luoghi dell’adolescenza;
un linguaggio in bilico fra parodia e affetto;
tutto questo, sradicato dal suo contesto, sembra scadere in un vieto passatismo, risulta indecifrabile; i legami coi testi e con la biografia dell’autore impossibili da cogliere.
Per la diffusione di Purdy in Italia un’altra occasione persa.
Riassunto bibliografico:
queer, letteratura americana, prime edizioni italiane
La figlia perduta / James Purdy
1. ed. – Milano : Baldini Castoldi Dalai editore. – 184 p. ; 22 x 15,5 cm. – (Romanzi e racconti – 446)
Zani, Isabella (traduzione di) ; Scanavino, Mara (art director)
©2008 Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A., Milano
©1997 James Purdy
Titolo originale: Gertrude of Stony Island Avenue
(una versione più breve di questo articolo è apparsa su l’Indice dei Libri n. 10, ottobre 2008, anno XXV)
![]()
Editoria: notizie / 7 (L’Indice dei Libri -XXV- dicembre 2008); 2 di 2
![]()
LA NUOVA FRONTIERA
La nuova frontiera, casa editrice dedita soprattutto alle letterature di lingua spagnola e portoghese, apre una collana tascabile: “Otra vez”, destinata ad accogliere ristampe dei propri titoli più venduti; l’esordio con Caramelo di Sandra Cisneros; sempre quest’anno, la collana “Liberamente“, asse portante del marchio, viene ridisegnata da Flavio Dionisi, che abbandona il taglio diagonale, che l’aveva caratterizzata sin’ora, per un’illustrazione a tutta pagina meno eccentrica ma più elegante.
Si segnala anche che, nella collana “Il Basilisco”, la nuova Frontiera pubblica La piazza dei diamanti, di Merce Rodoreda, testo molto amato dall’editoria italiana, tanto da essere qui alla sua terza traduzione (Giuseppe Cintoli nel 1970 per Mondadori; Anna Maria Saludes i Amat per Bollati Boringhieri nel 1990, ed ora questa, di Giuseppe Tavani).
![]()
EDS
“Cartabianca” è il titolo programmatico della nuova collana delle edizioni Ediesse, casa editrice della CGIL, che, se imposta l’ambito e gli intenti, vuole tuttavia farsi garanzia d’indipendenza per gli autori, invitati a “(…)mettersi in gioco con passione civile per raccontare storie nevralgicamente italiane, qui e ora, al presente.”; primi titoli: Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno, di Lucio Iaccarino; Mentre la Calabria brucia, di Mauro Minervino. ![]()
EDIZIONI DELL’ASINO
Goffredo Fofi, Giulio Marcon, la rivista Lo Straniero, l’associazione Lunaria, fondano: le edizioni dell’asino. “L’economia, la politica, la cultura, l’educazione, gli antichi e nuovi fondamenti etici, i rifiuto delle basi distruttive e opportunistiche del potere” fra i campi d’indagine; dare voce a “temi, analisi, interventi e saggi che discutono le trasformazioni della società italiana nel quadro del mondo attuale e della sua crisi, forse irreversibile” fra gli intendimenti, che si vogliono perseguire soprattutto con testi collettivi; “Non una nuova casa editrice ma un onesto e utile strumento di ricerca e approfondimento per le minoranze attive e positive in un epoca di corruzione e sabandamento”; primi titoli: I figli, che bella fatica! di Grazia Honegger Fresco, collana “Arti e mestieri”; Come siamo cambiati / Giuseppe De Rita, a cura di Giulio Marcon, collana “Opuscoli”; Ribellarsi è giusto, antologia a cura della redazione nella collana “Piccola Biblioteca Morale”; Dopo la politica, a cura di Duccio Zola, nella collana “I Libri Necessari”.
![]()
![]()
Chris Donner, Lettere dal mare / Einaudi Ragazzi (Edizioni E. Elle) 1993.
Chris Donner, Lettere dal mare
Traduzione dal francese di Gianpaolo Mauro
Illustrazioni di Yan Nascimbene
Trieste: Einaudi ragazzi (Edizioni E.Elle), 1993.
Un racconto epistolare
.
Un piccolo libro (“dai 10 anni in poi”), ristampato nel 1999 nella collana “Storie e rime” per il medesimo editore e poi non più.
E’ un racconto epistolare, si snoda attraverso dieci lettere scritte dal piccolo Mathieu al fratello Christophe durante una vacanza della famiglia al mare. Le lettere, scritte di nascosto, sono il racconto di un’estate che si rivela disastrosa, a causa di eventi tragicomici che si susseguono, ma anche per il peso che l’assenza di Christophe getta sulla famiglia, padre, madre, Mathieu, sua sorella e suo fratello più piccoli.
La trama
Sono una famiglia borghese che ha affittato al mare la casa più cara, affacciata alla spiaggia, pronti per una serena estate; ma eventi esterni la minacciano: ritmata sul montare o discendere della marea una torma di bagnanti invade il loro giardino; la famiglia ingaggia una lotta acerrima, condotta con minaccie, reciproci lanci di spazzatura, l’acquisto di un grande cane lupo, tutti sforzi che si rivelano inutili e frustranti. Il padre, accampando una perfetta padronanza del mezzo porta Mathieu a fare una gita in barca, che finisce in un naufragio; Mathieu conosce una ragazza della quale si innamora, la prima ragazza, ma mancando al primo appuntamento perché deve fare la guardia al giardino, questa non vuole più vederlo; tutto sembra crollare, i rapporti via via invelenirsi.
Un bacio
Mathieu racconta con un linguaggio semplice, ma non fintamente mimetico, e svela a poco a poco a sé e a chi legge il motivo dell’assenza del fratello: Christophe e i suoi hanno litigato; Christophe è ora in vacanza con un suo amico, Florian. La madre, quando Mathieu si lamenta per l’assenza del fratello dice che Florian “è un mostro”; Mathieu ipotizza “(…) è [da] quando quell’idiota di Sylvie è andata a raccontarle che vi aveva visti, tu e Florian, mentre vi baciavate sulla bocca. (…)”. Ma infine, quando la crisi sembra raggiungere l’apice, quando il muro che regge il giardino sarà crollato sui bagnanti, Christophe è richiamato a casa, insieme a Florian, e tutte le crisi ricomposte, la ragazza riconquistata, il muro riedificato ornato di rose.
Perché rileggerlo
E’ un libro apparentemente semplice, ma sottile, mai declamatorio, pedagogico nel senso migliore. Può apparire ora forse un po’ scontato, ma è invece preziosa la chiarezza delle pagine, e soprattutto è divertente, dislocando sempre a lato l’attenzione sul punto principale: la gravità di un’assenza imposta, che è crudele e incomprensibile agli occhi di Mathieu, ma raccontata –al fratello soggetto di quell’assenza, con una sorta di stupita fatalità, che saprà sciogliersi in gioia una volta che l’assenza sarà colmata.
Il libro è dedicato a Hervé Guibert.
Riassunto bibliografico:
queer / letteratura francese / prime edizioni italiane
Lettere dal mare / Chris Donner
1. ed. – Trieste : Einaudi Ragazzi. – 79 p. ill. b/n ; 18,5 x 11 cm. – (Narrativa – 16)
Mauro, Gianpaolo (traduzione dal francese di) ; Fatucci, Orietta (collana diretta da)
©1993, Edizioni E. Elle S.r.L., Trieste
©1991, l’école de loisiris, Paris
Tit. orig.: Les lettres de mon petit frère.

























