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Editoria: approfondimenti. La collana Greenwich di Nutrimenti.

Posted in approfondimenti, editoria by federico novaro on 5 febbraio 2009

(Articolo scritto a febbraio 2008, non pubblicato. Nel frattempo da Greenwich sono usciti altri titoli, e la direzione della collana è ora a solo nome di Leonardo Luccone, ma la sostanza dell’articolo mi pare resti invariata).

(Le foto presenti nell’articolo sono su Flickr, cliccandoci sopra ci si va e se ne trovano altre; alla fine dell’articolo: link a 10 foto che si aprono direttamente in una nuova finestra)

La collana Greenwich di Nutrimenti.

occhietto, (part), 2

Tre volte giugno, di Julia Glass, conferma le intenzioni e la riconoscibilità della collana “Greenwich” (Nutrimenti) alla sua terza uscita, (dopo Glifo, di Percival Everett, e Schooling, di Heater McGowan), ponendosi in controtendenza con le linee recenti che tendono a rendere molto flessibili le collane, sparigliando le attese del pubblico, portando il concetto di collana sino a quasi dissolversi, modificandone spesso la grafica, talvolta il formato, ma anche accogliendo testi sempre meno accomunati fra loro da un’idea coesiva.

Il paratesto si allarga alla rete

Nutrimenti ha qui scelto invece la via opposta, molto investendo sul paratesto, che ora non vuole dire solo più grafica, prefazioni o altri elementi che Genette mise in luce vent’anni fa (Soglie, Einaudi 1989, ed. orig., 1987), ma un più ampio gomitolo di apparati, di figure, fra le quali qui l’affaccio su internet, attraverso il sito della casa editrice, ma soprattutto, in questo caso, attraverso l’apertura di uno spazio su MySpace (che a oggi, febbraio 2009, risulta però lento ad essere aggiornato, e povero di contenuti, cosa che rischia di ottenere l’effetto contrario a quello desiderato. I titoli della collana risultano ancora essere 4, ma ad oggi sono già 6), forzando, ad un contesto che accoglie sostanzialmente relazioni fra le persone, un prodotto che è lanciato così ad una dimensione ideale, a snodo di contatti, nell’intento di suscitare la creazione di una community, di vellicare una riconoscibilità reciproca fra collana, staff della casa editrice e pubblico, sovvertendo i piani consueti. Il testo è così oggetto di un accerchiamento su più fronti.

La direzione: Leonardo Luccone e Simone Barillari

occhietto, (part.), 2

Come da tradizione consolidata troviamo all’occhietto, oltre il nome della collana, l’indicazione della responsabilità di direzione, qui sono Leonardo Luccone e Simone Barillari, indicati sulla pagina di MySpace semplicemente come Leonardo e Simone. L’indicazione di responsabilità di direzione è importante nella strategia di costruzione di una collana, poiché è l’anello centrale della catena ‘editore-direzione di collana-testo’, che, se mancante, rende più labile la coesione interna, che molto deve, nella percezione del pubblico, ad una riconoscibile guida (pensiamo a “I gettoni” di Vittorini versus “I coralli”).

La grafica e gli apparati

q. di cop., (part), 5

La grafica dei volumi, molto elegante e composita, prevede in copertina una riproduzione di una pagina del manoscritto originale e due citazioni dal testo in italiano (“Il tempo è come una fisarmonica, riesce ad allungarsi e comprimersi in mille melodici modi” e “Sto solo imparando a vivere”, per Tre volte giugno; “La linea è tutto” e “Comincerò con l’infinito” per Glifo); in quarta una breve nota bio-bibliografica; nei risvolti una “Biografia del libro”, che traccia le linee del percorso creativo che hanno portato al testo; nel verso della copertina fotografie o altri materiali riferiti all’autore (nel caso del libro di Julia Glass una lunga mail al suo editor americano riguardo la scelta del titolo).

La strategia di definizione e costruzione del paratesto sembra efficace, consentendo quella doppia operazione, di riconoscibilità forte e di coesione interna, che definisce l’idea di collana editoriale. Inoltre i riferimenti il più possibile non accademici all’autore o all’autrice (foto, manoscritti, commenti) tendono ad avvicinare idealmente chi legge a chi scrive, e questi alla casa editrice, in una evocazione delle nuove pratiche comunicative proprie della rete, e che trovano compimento, come si diceva, nella pagina su MySpace, dove il linguaggio è spigliato, allegro, teso a affermare una accessibilità possibile, una comunanza d’intenti, dove non ci sono cognomi e insieme alle fotografie della redazione c’è anche una foto di un cane.

Nutrimenti, Oblique, Greenwich, un problema di paternità

In questa costruzione molto serrata si stacca però una deviazione che dà il segno di un cambiamento forte che sta avvenendo nell’organizzazione delle case editrici, in direzione dell’esternalizzazione sempre più marcata di tratti produttivi ed ideativi, e che rende la metafora della catena autoriale desueta.

Leonardo Luccone e Simone Barillari, già citati direttori della collana, sono l’uno co-fondatore di Oblique, agenzia di servizi editoriali che ha ampliato, strutturandola, anche pubblicamente, la funzione dell’editor all’invenzione di collane, scelta dei titoli, cura della traduzione, grafica ecc., facendone una figura collettiva che si affianca, pur essendone esterna, alle case editrici; l’altro è ideatore e direttore di “Indi-Pulitzer” per Minimum Fax e già direttore di Alet;
sul sito di Oblique, nella sezione “Noi ora”, si dà notizia di corsi di traduzione dall’inglese curati dall’agenzia omonima: “La lavorazione di La cura dell’acqua di Everett, che come sapete uscirà il 28 marzo, procede bene”; nelle pagine di Oblique su Anubi troviamo: “Glifo è un libro difficile che strizza l’occhio. (…) è stato il libro con cui abbiamo aperto greenwich. un inizio programmatico.”.
Quel “noi” come soggetto autoriale che agisce fuori dal recinto della casa editrice è significativo, così come è significativa la sovrapposizione di ruoli (Leonardo Luccone co-dirige una collana ed è al contempo co-fondatore dell’agenzia che ne cura i testi). Di chi è allora la responsabilità di Greenwich? E qual è il ruolo della casa editrice?

La catena autoriale in Greenwich: responsabilità celata versus responsabilità allargata

q. di cop. (part.), 1

Sempre sul sito di Oblique, nella sezione “album lavori”, che presenta ai potenziali clienti i lavori sino ad ora eseguiti, troviamo anche parti delle bozze, con le loro correzioni, dei primi tre titoli della collana.
Questo porta alla luce un percorso che sin’ora era impercorribile per l’acquirente del libro, che aveva accesso soltanto al lavoro finito.

La catena autoriale che porta al testo così come lo abbiamo fra le mani quando lo compriamo, era sino a pochi anni fa conosciuta e percepita in pochissimi suoi anelli, apparendo, come si diceva, formata dalla coppia di base editore-autore, cui talvolta si affiancavano direzione di collana e traduzione; ora invece si vuole visibile, coerentemente con un’idea anti-gerarchica propria della rete, e con il declinare dell’autore come figura isolata.
Questo in favore di un’autorialità diffusa e mobile, pur ancora con molte incertezze nell’attribuzione, rivelando il concetto di autore nella sua molteplicità (e rendendo più facile, alla fine del grappolo di autori -del testo originale, della traduzione, dell’editing, dei siti, ecc., attribuire la responsabilità di refusi o veri propri infortuni, come, vedi ad esempio a p. 438 del volume n. 3, Tre volte giugno, di Julia Glass: “Un mese dopo sapeva di essere incinta Fern seppe di essere incinta.”).

L’opera come crocevia di responsabilità

Così, spostando fuori mura in modo palese parti delle responsabilità, vacilla la consolidata idea di una casa editrice come officina conchiusa, dell’editore come autore, a vantaggio di un’idea più collettiva, di una tensione dinamica fra le varie figure in gioco, non solo a favore di gruppi editoriali giganteschi, ma anche di piccole realtà raffinate come Nutrimenti, forse per motivi e con modalità differenti, ma accomunati nella frantumazione di un sistema editoriale via via consegnato al passato.

In questi spostamenti “Greenwich”, in modo forse imperfetto (non ha copiato da Minimum fax i “Titoli di coda”, dove vengono riportate le attribuzioni di responsabilità in modo esaustivo, né, accanto alla biografia dell’autore principale segna quella di chi traduce), rappresenta un esempio di intelligente raccordo fra vecchie forme che non hanno perso efficacia (la collana rigida e coesa) e la nuova labilità della figura autoriale.

cop., (part), 4

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2 Risposte

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  1. [...] nuovo testo di Everett esce nella collana “Greenwich” (della quale ho parlato qui), per Deserto americano è stata scelta una copertina che si allontana dalle precedenti della [...]

  2. [...] i libri di Carta Canta/Oblique Studio, dei libri di carta (e molto si vede la memoria della collana Greenwich, nella sua prima versione -Nutrimenti-, anch’essa a cura di Oblique [...]


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