Armistead Maupin: Una voce nella notte / Rizzoli 2001. Recensione (da L’Indice dei Libri – XX -febbraio 2002)
(Un vecchio articolo, febbraio 2002. Da allora sono stati pubblicati i Racconti di San Francisco, 2002; i Nuovi racconti di San Francisco, 2003; Ritorno a San Francisco, 2005, nella medesima veste editoriale, e 28 Barbary Lane, nella collana “24/7″, 2006, sempre Rizzoli)
(L’articolo, che è già un po’ datato, non dà un’informazione fondamentale: che i libri di Maupin sono molto divertenti, né cita la grafica sempre molto bella e intelligente di Mucca Design)
Armistead Maupin: Una voce nella notte
Armistead Maupin
Una voce nella notte
Traduzione dall’inglese di Valentina Guani e Elisabetta Humouda
pag 493; 16.53 €
Rizzoli, Milano 2001
Maupin è l’autore di Tales of the city, fluviale romanzo ambientato nella comunità queer di San Francisco negli anni ‘80 e ‘90, romanzo sociale e d’ambiente, di gusto ottocentesco, pubblicato in più tomi, molto tradotto ma non in Italia. L’importanza di Tales of the city fu soprattutto di fornire ai gay d’America una cronaca della comunità più avanzata dal punto di vista della consapevolezza e della libertà, che fosse scevra di moralismi e pudori, attenta ai minuti fatti quotidiani, fuori dalle asprezze del militantismo e della politicizzazione, condotto coi ritmi del feuilleton: dimostrava che essere gay, lesbiche, bi e transessuali era possibile senza che questo significasse vivere una vita eroica, fu in qualche modo il manifesto della normalità.
Un ombra della notte radicalizza questo atteggiamento e in una forma compiuta si presenta come un romanzo gay piccolo borghese, nelle aspirazioni, nei sentimenti, nella scrittura.
Per il mercato italiano però Una voce nella notte, per tutto ciò che riguarda il paratesto, rappresenta una novità. Viene pubblicato da Rizzoli senza alcuna delle stigmate dell’opera settoriale (di solito in Italia le opere gay si riconoscono per un corpo maschile in copertina, qui la luna e le stelle), sovracopertina raffinata ma non glamour, in carta opaca, interni argento, testo in caratteri grandi e ben spaziati, libro spesso ma compatto, in quarta di copertina compaiono due citazioni critiche, indicando il giornale di provenienza, non l’autore, insomma: l’aspetto è di un best-seller di nicchia, un testo facile che può trovare spazio nella sezione “Sentimentale” di ogni libreria. Nel risvolto di copertina una frase rassicurante “Maupin scrittore di culto ben al di là del mondo gay dove è nata la sua fama.”, libera da ogni imbarazzo il pubblico eterosessuale che si avvicini a questo testo. Che questo tentativo -sottrarre il libro alla sua paventata settorialità, venga fatto con Una voce nella notte, testo alfiere di una normalità esibita e ricalcata su quella piccolo borghese eterosessuale è a suo modo significativo.
L’unico guizzo del libro, che gioca fra finzione e invenzione, dichiarando in fine falsa la storia raccontata come vera ma asseverando i nomi di narratore e personaggi, smentiti a loro volta nei ringraziamenti, aggiunge un granello al contemporaneo dibattito su realtà, invenzione, autobiografia, autofiction, e coerentemente non viene citato sul risvolto di copertina.
Riassunto bibliografico:
queer / letteratura americana / prime edizioni italiane
Una voce nella notte / Armistead Maupin
1. ed. – Milano : Rizzoli. – 493 p. ; 19 x 13,5 cm. – (La Scala)
Guani, Valentina (traduzione di) ; Humouda, Elisabetta (traduzione di) ; Fisher, Jeffrey (ill. di cop.) ; Mucca Design (art director)
©2001 RCS Libri S.p.A., Milano
©2000 Literary Bent
Titolo originale: The Night Listener
![]()
Denton Welch : Bibliografia (testi tradotti in italiano, 1948 – 2006)
Denton Welch nacque a Shangai nel 1915, il 29 marzo, e morì a Londra nel 1948.
In Italia sono stati pubblicati i suoi tre romanzi, mancano ancora i diari (The Denton Welch Journals, pubblicati nel 1952), un volume di racconti (Brave and Cruel and Other Stories, del 1946), e I Left My Grandfather’s House (pubblicato nel 1958, un viaggio nella campagna inglese, rimasto allo stato di abbozzo).
(I titoli sono citati in ordine cronologico. I numeri romani si ripetono qualora si tratti di nuova edizione; i numeri arabi indicano che si tratta di un’edizione successiva alla prima) (i dati sono tratti dai volumi, eccetto dove indicato)
I,1
Viaggio inaugurale
Denton Welch
Maria Luisa Giartosio De Courten (traduzione dall’inglese di)
Viaggio inaugurale
1. ed. – Milano : V. Bompiani e C. – 420 p. ; 18 cm. – (Pegaso Letterario – 18)
Stampatore: Milano, Tipografia Sormani, 1948
©1943, Hamilton, London
Titolo originale: Maiden voyage.
Esaurito. Ristampato da Einaudi nel 1990.
dati da
ICCU/SBN
Wikipedia
Booksellerworld.
II, 1
Voce da una nube
Denton Welch
Gabriella Fiori (traduzione dall’inglese di)
Eric Oliver (premessa di)
Voce da una nube
1. ed. – Milano : Mondadori. – 291 p. ; 20,5 x 13,5 cm. – (Scrittori italiani e stranieri)
Stampatore: Vicenza: Arti Grafiche delle Venezie, maggio 1971
Rilegato tutta tela, blu, con sovracoperta
Ai risvolti di cop.: nota al testo e nota bio-bibliografica
Copertina di Bruno Binosi
Dai risvolti di copertina: “Una giornata di vacanza, un magnifico sole primaverile, [...] Un incidente stradale, ‘una nube di agonia e sofferenza’, il risveglio in una corsia d’ospedale, inchiodato in un letto, immobile, [...] lentamente ma con sempre maggior chiarezza egli scopre di essere divenuto qualcosa di diverso, di radicalmente estraneo all’ambiente che lo circonda [...] La grande novità di questo libro non consiste tanto nell’eccezionalità della sua [del protagonista: Maurice] vicenda umana, quanto nella perfezione della sua resa stilistica che si esprime in un linguaggio essenziale con una desolata forza di convinzione. Nel ricordo del passato, nella previsione di un futuro disperante, Welch usa un’obbiettività fredda, senza rimpianti e nel rapporto con il ristretto mondo del presente un continuo scavare nelle parole, nelle inflessioni, nei minimi atteggiamenti altrui. [...]“.
©1971 Arnoldo Mondadori Editore, Milano
©1966 University of Texas
Titolo originale: A Voice Through a Cloud
Esaurito, ristampato da Casagrande nel 2006, ancora disponibile.
I, 2
Viaggio inaugurale
Denton Welch
Maria Luisa Giartosio De Courten (traduzione dall’inglese di)
Viaggio inaugurale
1. ed. – Torino : Einaudi. – 316 p. – 22 x 14 cm. – (Supercoralli)
Stampatore: Torino: Stamperia Artistica Nazionale s.p.a.
Rilegato tutta tela, verde salvia, con sovracoperta.
Ai risvolti di cop.: nota al testo e nota bio-bibliografica.
Alla q. di cop.:” ‘In un viaggio tra Inghilterra e Cina, la crescita, / l’iniziazione e la ricerca interiore di un adolescen- / te negli anni trenta’ .”
Citata come prima edizione tace l’edizione precedente di Bompiani, ad opera della medesima traduttrice
I crediti dell’imm. fotog. b/n della copertina non sono citati
Esaurito, non più ristampato.
III, 1
In gioventù il piacere
Denton Welch
William Burroughs (prefazione di)
Massimo Bocchiola (traduzione dall’inglese di)
In gioventù il piacere
1. ed. – Bellinzona : Casagrande. – 198 p. ; 21 x 13 cm. – (Scrittori)
Stampatore: Bellinzona: Istituto Grafico Casagrande, novembre 2003
Brossura, con risvolti
Ai risvolti di cop.: nota al testo e nota bio-bibliografica.
Alla cop.: Tentazione di Adamo ed Eva, di Masaccio (part.)
Progetto grafico: Marco Zürcher
Dalla q. di cop.: ” ‘Quando mi chiedono chi sia lo scrittore che ha influenzato in modo più diretto la mia opera, posso rispondere senza esitazione : Denton Welch… Denton Welch rende consapevole il lettore della magia che è lì, proprio sotto i tuoi occhi, perchè a maggior parte delle esperienze da lui descritte è di tipo comune: una passeggiata, un té, una pesca Melba, la pioggia sul fiume, la visita a un antiquario…’ William S. Burroughs”
©2003 Edizioni Casagrande s. a., Bellinzona
©1982 William S. Burroughs (per la prefazione)
©1945 The University of Texas.
Titolo originale: In Yout is Pleasure.
Ancora disponibile.
II,2
Voce da una nube
Denton Welch
Eric Oliver (premessa di)
Vanni Bianconi (traduzione dall’inglese di)
Voce da una nube
1. ed. – Bellinzona : Casagrande. – 276 p. ; 21 x 13 cm. – (Scrittori)
Stampatore: Bellinzona: Istituto Grafico Casagrande, ottobre 2006
Brossura, con risvolti
Alla copertina: Ritratto della Signora Rossi, di Antonio Rinaldi (part.)
Ai risvolti di cop.: nota al testo e nota bio-bibliografica.
Dalla q. di cop.: “ ‘Queste pagine sono di meravilgiosa / intensità’. / Eugenio Montale / ‘Non siamo tutti, emotivamente, / ciò che Denton Welch è di fatto?’ / W.H. Auden / ‘Gran parte di ciò che Welch ha scritto / vibra ai margini della sessualità, / e questo gli ha dato molto della sua / energia’. / Alan Bennet”.
Dalla premessa di Eric Oliver: “Questo romanzo, ancora manoscritto ma quasi compiuto, stava accanto al letto di Denton Welch, quando morì […]”
©2006 Edizioni Casagrande s. a., Bellinzona
©1950 The University of Texas.
Titolo originale: A Voice Through a Cloud
Non è citata l’edizione Mondadori. Qui il copy originale è 1950, là 1960
La premessa di Eric Oliver è la medesima, anche se in diversa traduzione
L’autoritratto che è in capo al post arriva dal sito della National Portrait Gallery.
Denton Welch: Voce da una nube / Casagrande 2006. Camilla Valletti: Recensione. (da L’indice dei Libri – XXIII – gennaio 2007)
(Mentre compilo la bibliografia di Denton Welch, che posterò nei prossimi giorni, trascrivo un articolo di Camilla Valletti, scritto in occasione dell’uscita da Casagrande, nel 2006, di Voce da una nube, che fu occasione di una polemica riguardo un presunto caso di plagio da parte di J.M Coetzee).
Denton Welch
Voce da una nube
Traduzione dall’inglese di Vanni Bianconi
Premessa di Eric Oliver
Casagrande (Scrittori), Bellinzona 2006
276 p. ; 18,50 €
Denton Welch / J.M Coetzee, una polemica.
Autore proibito negli anni cinquanta, assunto poi come ispiratore di tanta cultura letteraria omosessuale, Denton Welch è oggi, nei paesi anglofoni, un riferimento sicuro che va ben oltre la scelta di genere con i suoi connessi cascami di gusto e di stile.
In Italia, purtroppo, i giornali hanno recentemente cominciato a parlare di lui denunciando uno scandalo.
Lo scandalo non riguarda naturalmente il fatto che solo un editore come Casagrande ha avuto il coraggio di riproporre due suoi romanzi, ma piuttosto il fatto che qualche critico pellegrino avrebbe riscontrato delle congruenze, delle assonanze, tra questo Voce da una nube e Slow man, l’ultima fatica di J. M. Coetzee.
E in tempi come i nostri, in cui è facile che i giudizi si estremizzino, rivelando poi la superficialità con cui sono costruiti, è inevitabile gridare al plagio: Coetzee non solo si sarebbe ispirato a Welch, ma lo avrebbe appunto plagiato. Ora, quel critico pellegrino, a dimostrazione della sua tesi pellegrina, chiede al lettore di leggere i due romanzi a confronto. Il dubbio e poi la certezza si faranno strada in lui, considerato l’incipit dei due romanzi (un grave incidente in bicicletta) e lo sviluppo del plot, le atmosfere, l’identità dei protagonisti (un fotografo e uno studioso di critica d’arte) eccetera eccetera.
C’è da rimanere di sale. Intanto perché l’escamotage dell’incidente è un diffusissimo stratagemma narrativo per inchiodare una vita, per permettere allo scrittore di interrogarla al di fuori della sua routine. E poi perché il Paul di Coetzee e il Maurice di Welch sono incomparabilmente diversi. Per età, per collocazione nel mondo, per sguardo sul mondo, per capacità di leggere il dolore, per estrazione, per cultura.
A Coetzee interessa il movimento lento, che come in una sorta di disgelo ormonale, porta il vecchio Paul a vincere il pudore di un corpo obliterato non solo dal tempo ma anche dalla consuetudine all’isolamento; a Welch interessa la nuova stagione che si apre per il giovanissimo Maurice, governato solo da una zia, per sempre al muro a causa delle conseguenze dell’incidente, all’interno di una struttura chiusa, claustrofobica, costretto alla convivenza coatta, al cambiamento dei propri riti igienici che gli impone l’ospedale.
Voce da una nube, romanzo ospedaliero
Voce da una nube, l’ideale antefatto a In gioventù il piacere, fu pubblicato postumo nel 1950 e racconta nel dettaglio il calvario cui si sottopose Welch stesso a diciott’anni dopo essere stato vittima di un gravissimo incidente automobilistico.
Prima ricoverato in ospedale per i primi soccorsi di tipo chirurgico, Maurice viene poi trasferito un una clinica privata nei dintorni di Londra per una sfiancante riabilitazione. Le visite rarefatte dei pochi amici, gli arrivi spettacolari della zia, il rapporto con il medico curante e quello con gli infermieri, i barellieri, il personale medico comprimario, la direttrice dell’ospedale e i molti pazienti (con i loro annessi familiari) sono la materia del libro. Che è come trasfigurata dalla pietà commista a fastidio, a insofferenza dermica nei commenti di Maurice. Che vede lo spreco di sangue e di muscoli e di gioventù in un giovane operato al cervello, o la brutalità di una giovane infermiera tutta protesa a svolgere il proprio dovere, o l’energia candida di una massaggiatrice di mezza età, o ancora la profondità umana del medico che infine lo prende in cura.
Tutto dunque si trasforma in questo romanzo che potrebbe essere definito ospedaliero (un genere non ancora codificato dalla critica, ma che conta molti scrittori anche contemporanei, anche italiani).
Accanto a queste figure del dolore, si muove una folla di personaggi che Maurice incontra nelle sue scorribande extra ospedaliere, quando – ma sarà vero? – gli è concesso del tempo libero tra una sessione riabilitativa e l’altra. Sempre alla ricerca di altra umanità, ancor più derelitta, ancora più bugiarda e miserabile, Maurice accumula visioni. Che funzionano da svelamento o, meglio, da rivelazione di ciò che sta al di sotto del dolore, nascosto dalla malattia, come un fiorire funereo di una vita interna alla morte.
Con una lingua che stupisce per ricchezza, per capacità inventiva, per coloritura, Denton Welch non termina il suo romanzo. Solo lo lascia finire, come avesse esaurito la possibilità di andare oltre, con una specie di contemplazione di quanto irrimediabile – e affascinante – sia la logora finitezza del destino umano. “Niente era reale, solo la tristezza della distruzione, e io volevo affondarvi, esserne vittima, addormentarmi in essa (…) Era simile all’attimo che precede il pianto di un bambino: sa che sta per piangere e non reagisce, non prova vergogna, vuole sprofondare, venire risucchiato per sempre nella sua infelicità”.
Quanto siamo lontani insomma dalla causticità surreale di Coetzee che, davvero, poteva essere lasciato in pace. E poi l’ispirazione è un venticello lieve che può andare a infilarsi nei posti più strani. A Denton Welch l’augurio che entri a far parte, anche nel nostro paese, della grande letteratura senza bisogno di scomodare i premi Nobel.
Riassunto bibliografico:
queer / letteratura inglese / prime edizioni italiane
Voce da una nube / Denton Welch
1. ed. – Bellinzona : Casagrande. – 276 p. ; 21 x 13 cm. – (Scrittori)
Eric Oliver (premessa di) ; Vanni Bianconi (traduzione dall’inglese di) ; Zürcher, Mario (progetto grafico di)
©2006 Edizioni Casagrande s. a., Bellinzona
©1950 The University of Texas.
Titolo originale: A Voice Through a Cloud.
Della polemica di cui parlava Valletti potete trovare traccia qui.
E se ne era già parlato qui.
*![]()
Quindici anni per sempre / Lino Centi. Coniglio editore 2009. (segnalazione)
E’ in libreria:
Lino Centi / Quindici anni per sempre
(Descantabaucchi)
Coniglio Editore
205 p. ; 14,50 €
(mi ha incuriosito perché uscito da Coniglio Editore, certo la copertina è ben brutta: i caratteri finto vecchi in corsivo, la foto b/n scontornata sul simil pergamena, davvero uno scivolone.
Ma l’ho preso anche perché è uscito più o meno quand’è uscito Il praticante, di Gilberto Severini, da Playground, e anche lì è provincia, Italia, dopoguerra.)
Editoria: notiziole / 2. Einaudi un po’ New Age.
(Anni fa Einaudi ne aveva fatto addirittura una cartella, che ne raccoglieva una decina, se non sbaglio. A memoria direi che ne fecero con una frase di Einaudi padre, una di Yourcenar, Calvino lo darei per certo, Ginzburg forse, Pavese probabile, altri adesso non ricordo. Sotto la parola Leggere, in rosso, una citazione riguardo la lettura. La consueta eleganza Einaudi (un po’ in automatico), delle frasi serie, evocative.
Quest’anno è in distribuzione gratuita come gadget il poster che vedete qui sotto, non più autori o autrici conosciuti, ma un’”Antica sentenza”, d’origine non indicata, di contenuto, a mio vedere, almeno opinabile, ma soprattutto molto distante dall’universo che tradizionalmente, un po’ per abitudine un po’ per speranza, si è abituati a avvicinare al marchio Einaudi.
Che scelta strana.
Una svista? Uno scherzo? Un serio tentativo di allargare il bacino d’utenza della casa editrice?
Non saprei proprio dire. Sembra strano solo a me?)
































































3 commenti