federico novaro libri

Caos / Edmund White. Playground 2009. (segnalazione)

Pubblicato in letteratura americana, segnalazioni da federico novaro il 30 giugno 2009

E’ in libreria

Caos / Edmund White
Traduzione di Giorgio Testa
171 p. ; 14 €
Playground, Roma 2009

Edmund White, Caos, Playground 2009; graphic designer: Federico Borghi (flickr name: ƒe); alla copertina: ill. fotog. col., ©Luis Mariano Gonzales (flickr name: una certa mirada), (part.), 1

Del 2007, Caos è il terzo libro di White pubblicato da Playground.
Qui, la mia recensione.

La bibliografia di White (testi tradotti in italiano) è qui.
La mia recensione a Hotel de Dream (Playground 2008) è qui.
La mia recensione a My Lives (Playground 2007) è qui.
Il sito di Playground è qui.
Il sito di Edmund White è qui.
Su Flickr l’album di Federico Borghi, Graphic Designer della collana, è qui.
Sempre su Flickr l’album di Luis Mariano Gonzales, autore della fotografia in copertina, è qui.

Chaos, di Edmund White, copertina dell'edizione originale (part. via web)

Su federiconovaro.eu trovate i link a tutti gli articoli comparsi sul blog, ordinati per categorie e ordine alfabetico.

Edmund White, Caos, Playground 2009; graphic designer: Federico Borghi (flickr name: ƒe); q. di cop., (part.), 1

Edmund White, Caos, Playground 2009; graphic designer: Federico Borghi (flickr name: ƒe); alla copertina: ill. fotog. col., ©Luis Mariano Gonzales (flickr name: una certa mirada), (part.), 2

L’editoria contemporanea e gli one shot (a proposito di un articolo di Roberto Calasso)

Pubblicato in approfondimenti, editoria da federico novaro il 28 giugno 2009

Roberto Calasso, l’Adelphi, gli one shot e l’editoria contemporanea

tramonto 1

Un po’ old-style, di buona e un po’ tendenziosa divulgazione, ma interessante, Grassi posta su Dentro il cerchio un articolo di Roberto Calasso, uscito sul Corriere il 20 giugno, sull’editoria oggi, molto teso su uno sguardo all’indietro e alla propria autopromozione (che l’Adelphi debba essere la migliore e più perfetta casa editrice della storia è ormai un modo di dire, un birignao simpatico che si perdona dopo averci troppo esasperato), ma che proprio per questo sembra rivelare con maggior forza problematiche, ma soprattutto incertezze, dell’editoria contemporanea.

L’editoria e la “sua sempre più flebile convinzione nella propria necessità”

L’attacco dell’articolo è interessante: l’idea che l’editoria tradizionale soffra in primis di una crisi profonda di motivazioni.
Per decenni la questione principe di chi facesse l’editore riguardava i titoli, quali, e perché. Ma la sostanza del mestiere, il dato tangibile, la produzione di oggetti materiali, non era in discussione.

Una crisi esistenziale

Ora invece, dopo un secolo che così bene si può rappresentare simbolicamente con un libro, questo sembra vacillare, sopravvivere in un flusso comunicativo che sembra suggerire di poterne fare a meno.
Lo sfarinarsi delle competenze, e delle certezze che parevano utili in una casa editrice solo dieci, cinque, anni fa, sembra irrimediabile, e sconcertante per chi quelle competenze si trovi ad esercitare.

tramonto 4

L’one shot

Calasso lega all’indebolirsi della percezione del mestiere di editore il principio dell’one shot, quell’idea cioè che tende a ridurre un testo al suo inveramento in libro, qui, ora, nuovo, unico. Non al libro come manifestazione storica del testo, mutato nella sua percezione dai legami (dal contesto) all’interno dei quali si manifesta, e creatore a sua volta di legami, rimandi, memoria, bensì al libro come evento epifanico, che emerge concentrando in un flusso centripeto ogni attenzione, e così producendo il massimo di incasso possibile.

Dall’idea che anche una casa editrice sia un’impresa come le altre, mantra ipnotico degli anni ’80 e ’90, se sono restati sul terreno bilanci in ordine per qualche anno, gli one shot sono il vero frutto avvelenato.
L’inversa proporzione fra redditività dell’oggetto prodotto e sua vita commerciale ha portato le redazioni delle case editrici a lavorare su tempi e orizzonti sempre più brevi, e, senza voler evocare la cicala e la formica, a distruggere valore trascurando la manutenzione dei cataloghi, feticisticamente considerati la sede di ciò che è ormai vecchio (in opposizione alla memoria), e come tale nemici della novità, volatile in termini.

tramonto 3

Non è che proprio Adelphi sia estranea alla cultura dell’one shot, perché se è vero che tutti i suoi titoli –salvo piccole variazioni, sono irrigimentati in collane graficamente molto connotate e quasi immote, è pur vero che il genio Adelphi si manifestò nello stile dei risvolti, ognuno teso a tratteggiare il capolavoro unico, inarrivabile, producendo forse all’inizio un effetto solidale alla creazione dell’aura Adelphi, ma poi col tempo, aumentato il numero dei titoli, contribuendo a sgretolarla, e, rivelandosi straordinariamente fortunato, così da essere imitato e reso canonico, a spargere ora i propri effetti tossici intorno ai testi di ogni editore.
Perché la debolezza connaturata all’idea dell’one shot è che, per definizione, ha coincidenza fra nome e cosa una volta; regge poi forse per due o tre; ma centinaia di one shot non sono dati, e diventano stucchevoli, un po’ ridicoli, si spengono.

Ma forse inizia a sembrare difficile che imprese così ancora legate alla fisicità del prodotto venduto possano a lungo prosperare sulle brevi fiammate, sull’evento.

Gli uffici stampa e il loro ruolo nella costruzione dei libri one shot

Gli uffici stampa in questo sono diabolici alleati e forse anche in questo si sostituiscono alla verifica diretta: ogni libro sembra il primo e l’ultimo; un carattere dei comunicati stampa, qui quasi un orgoglio di corporazione, sembra essere diventato la rescissione dei collegamenti, la capacità raffinata di fare tabula rasa intorno ai testi: spariscono le edizioni precedenti, la vita editoriale si smagrisce, volatilizza; se vi è un dato storico da citare sono le vendite alte nell’edizione originale, se vi sono state. Complice poi un uso amplissimo del copia/incolla nella divulgazione (e dalla copia/incollabilità di un comunicato stampa si vede la bravura dell’estensore) la memoria dei legami di un testo s’assottiglia e tende a sparire. Certo, ci sono mille eccezioni.

La politica dell’one shot, della monadizzazione del volume singolo, è molto interessante, perché sembra tradire una così forte incertezza sul proprio mestiere, una deriva dai tratti così marcatamente feticisti, accompagnata da una serie così lunga di conferme del proprio fallimento (per una così breve del proprio successo, quasi mai riconducibile ad un’intenzione), che si riuscisse a decifrare nelle sue motivazioni spicciole, anche personali, credo che darebbe utili indicazioni sullo stato dell’arte di un mestiere che sembra così fragile.

tramonto 2

Legare i libri uno all’altro

Nel contempo oggi la sterminata uniformità de “La memoria” di Sellerio inizia a sembrare più che una eroica resistenza un reperto muto, così impermeabile al mutare del contesto.

E ci sono grandi eccezioni, nel grande e nel piccolo (basti, nel grande, la BUR, e nel piccolo per le ristampe “i Quindici” di Minimum Fax; per gli inediti “Greenwich” di Nutrimenti, più recentemente i “MarcosUltra”), che innovano, che inventano.
O esperienze spurie, per questo interessanti, come la serie celebrativa di 8 volumi di Oscar Mondadori per festeggiare l’ottantesimo anniversario della nascita dei “Gialli”, dove il concetto di one shot si allarga alla collana (com’è appunto anche per “i Quindici” di Minimum Fax, o i “Quindicilibri” di Fandango) o forzando il concetto creando delle collane atte ad accogliere libri eccezionali per grafica, per formato (com’è per i “BUR Extra” o i “Deluxe” di Newton Compton).

Spostare la soglia del pubblicabile

Calasso all’one shot invita a reagire con la frase più evocativa dell’articolo, citata da Grassi nel titolo del post: “[...] Di fatto, oggi più che mai l’editoria potrebbe porsi come uno dei suoi primi obiettivi quello di spostare la soglia del pubblicabile, includendo fra le cose fattibili molto di ciò che al momento è escluso.[,,,]“, ma qui, oltre a farsi ufficio stampa per l’Adelphi, ricordando le prossime uscite del marchio e ritornando sull’annosa rivalità fra adelphiani e einaudiani, Calasso torna a farne una questione di titoli, invitando sostanzialmente a forzare un interdetto del gusto, come Adelphi, si gloria Calasso, ha fatto per Simenon.

Ma le cose, a me pare, sembrano essere più complicate.

tramonto 5

Trovate l’articolo di Calasso sul Corriere qui, o qui, postato su Dentro il cerchio.

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Brooklyn / Colm Tóibín. Bompiani 2009. (segnalazione)

Pubblicato in segnalazioni da federico novaro il 25 giugno 2009

E’ in libreria

Brooklyn / Colm Tóibín
Traduzione di Vincenzo Vega
329 p. ; 18.50 €
Bompiani, Milano 2009

Colm Tóibín, Brooklyn, Bompiani 2009; Progetto grafico di Polystudio; alla copertina: ill. fotog.: Couple Watching the Moonlight on river boat on Volga River, by Howard Sochurek, ©Getty Images (part.)

Cambio di editore per il nuovo testo di Colm Tóibín, sin’ora pubblicato da fazi.

Colm Tóibín, Brooklyn, Bompiani 2009; Progetto grafico di Polystudio; risvolto di copertina (part.) 2Colm Tóibín, Brooklyn, Bompiani 2009; Progetto grafico di Polystudio; risvolto di copertina (part.) 1

Una recensione e altri materiali su Tóibín in questo blog sono qui (segnalazione dell’uscita di Fuochi in lontananza), qui (la recensione di Fuochi in Lontananza scritta da Camilla Valletti), qui (un link al Guardian ad un pezzo di Tóibín sulla stanza in cui scrive), e qui (dove viene citato a proposito di My Lives di Edmund White e The Master, dello stesso Tóibín).

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Editoria: notizie / brevi / 15. BUR ridisegna le collane per ragazzi.

Pubblicato in brevi, editoria, notizie da federico novaro il 22 giugno 2009

BUR ridisegna e riorganizza le collane Ragazzi

Sono molto belli (Mucca Design) e non assomigliano a nessun altro;
hanno copertine sobrie e allegre, in cartoncino semi-lucido e leggermente ruvido, sfondi monocromi di svariati colori ma come spatolati, su cui titolo, autore e illustrazione si stagliano disegnati dalla stessa mano;
oppure hanno sfondo avorio, medesimo cartoncino e impostazione dei dati del testo più mobile, ma sempre come vergati a mano, sempre con piccoli disegnini allusivi (per L’isola del tesoro, di Stevenson: una palma, qualche trattino a fare una linea tratteggiata, una grande x rossa);
sulla copertina sono tutti attribuiti alla serie “BUR Ragazzi”, ma sul sito alla serie “BUR Classici Best”;
hanno numerazione distinta, (quindi ci sono due numeri 1, due numeri 2, ecc.) e sono in effetti due collane, quelli avorio accolgono testi ormai classici (Oliver Twist di Charles Dickens; Mary Poppins, di Pamela Lyndon Travers), quelli colorati testi contemporanei (Ora di crescere, di Christine Nöstlinger; Bella da morire, di Lesléa Newman): ristampe, da Rizzoli, BUR, e altri marchi del gruppo, e nuove edizioni;
costano fra i 7 e i 10 €.

via web

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Abdellah Taïa: due video, due interviste, due articoli, due foto, il suo sito

Pubblicato in Uncategorized da federico novaro il 21 giugno 2009

Alcuni materiali on-line su e di Abdellah Taïa

Un’intervista (in francese, sottotitolata in spagnolo) del 2007 alla Televisione Spagnola (TVE)

Intervista (in francese) promozionale per Une mèlancolie arabe, uscito da Seuil nel 2008

Lunga intervista (in inglese) su al.bab.com.

Di Denis Daileux l’intervista del Giugno 2009, per TelQuel (in francese)
Sempre su TelQuel un articolo di Taïa del 2007

Abdellah Taïa, via web (part.)

Qui la traduzione in italiano su myamazighen.wordpress.com

Abdellah Taïa, via web (part.) 2

Un articolo di Jenny Barchfield (in inglese): “Openly gay Moroccan writer takes on homophobia in the Muslim world”

Abdellah Taïa, L'esercito della salvezza, ISBN 2009; Grafica di Alice Beniero; s. di cop.: riproduzione della copertina dell'edizione originale

Il suo sito francese, molto essenziale.

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