Maurice Sendak, link e video
“Well, that I’m gay.”
Maurice Sendak, fortuna di un classico
Maurice Sendak (Brooklyn, 1928) è uno dei più straordinari autori di libri per l’infanzia del ’900.
E’ l’autore de Nel paese dei mostri selvaggi (Where the wild things are, 1963) da cui Spike Jonze ha tratto ora l’omonimo film, uscito in Italia come Nel paese delle creature selvagge (leggi qui la recensione di Eleonora Guerini). In Italia fu pubblicato nel 1963 da Emme Edizioni, ripreso nel 1999 da Babalibri è ora alla settima edizione.
Le illustrazioni, meno di venti, colme di citazioni stilistiche che spaziano da Bosch a Little Nemo, e il testo, molto breve, appena undici frasi, raccontano di Max, “cacciato a letto senza cena”. Nella sua stanza si crea una foresta, un mare, un’isola abitata dai mostri selvaggi. Qui Max si fa re e organizza una “gran baraonda” (come viene tradotta nel film) o “una ridda selvaggia” secondo il libro. Qui (come nota bene Ward Jenkins sul suo ricco blog, qui, post del 17.10.2009), le immagini colmano via via tutta la pagina -il testo è sospeso, per poi ritrarsi, e lasciare di nuovo spazio al testo: Max mette tutti in castigo, sente nostalgia di casa, saluta, intraprende il viaggio di ritorno.
Dopo un’accoglienza problematica il libro di Sendak divenne un grande successo, fu molto tradotto, e si affermò come un classico della letteratura. Come i classici (diceva Calvino, in Perché leggere i classici, Mondadori 1991: [...] Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire [...]) anche la lettura di Where the wild things are ne produce infinite altre, in una moltiplicazione continua, che attraversa le generazioni, i generi, senza mai perdersi.
Come già accennato nel post sul film di Jonze, da questo libro ne sono germinati altri, fra cui uno, The Wild Thing (Le creature selvagge, Mondadori 2009), di Dave Eggers.
Prima di parlare di questo, posto qui una serie di link, un po’ alla rinfusa, a testimonianza dell’amplissima eco che un così piccolo librino ha avuto negli anni. Seguono poi link a interviste a Sendak, a partire da quella al New York Times, che fu occasione per Sendak di fare il proprio coming out pubblico.
Dominique Sendak / Oliver Knussen
Dal libro originale, su libretto dello stesso Sendak, fu tratta un’operina lirica, di Oliver Knussen, che andò in scena in Italia nel 2005, al piccolo Teatro Comunale di Firenze. Potete leggerne qui.
Qui Sendak parla del progetto, in un filmato del Rosenbach Museum, di Philadelphia:
Dominique Sendak / Spike Jonze
Qui tre strani trailer, esercitazioni apocrife, del film di Jonze, basati sui disegni di Sendak, che vengono animati come in un piccolo teatrino di figure,
Maurice Sendak / Disney / John Lassater
Anche la Disney tentò, nel 1983, per la direzione di John Lasseter:
Altri esempi
Un tentativo in stop-animation, dall’Università della Georgia:
Un tentativo di un liceo…
Un balletto della Columbia City Ballet, qui il trailer:
qui una scena (rubata), con tanti Max!
Maurice Sendak / Spike Jonze / Vice
Fra le varie iniziative promozionali del film, la Vice, ha invitato 24 illustratori ad esercitarsi sul mondo creato da Sendak, li trovate qui.
Un’intervista a Sendak e Jonze, promozionale, e dunque un po’ zuccherosa, ma interessante
Maurice Sendak legge Brundibar
Qui, sul sito del New York Times, potete trovare Maurice Sendak che legge il suo libro Brundibar.
Lunga intervista video a Sendak, di Bill Moyers, qui.
“Well, that I’m gay.”, il coming out
Uno stralcio dell’intervista a PATRICIA COHEN, del 9 settembre 2008, dal New York Times; l’integrale la trovate sul sito del NYT, qui.
“[...] Against all probability, some of the nightmares that have relentlessly pursued him since childhood — like the 1932 Lindbergh baby kidnapping — have been laid to rest. A couple of weeks ago a dealer found one of the tiny reproductions of the kidnapper’s ladder that were sold as souvenirs at the New Jersey trial.
“I was floored,” Mr. Sendak said. He traded one of his drawings for it. “That ends my obsession with the case,” he said.
His fascination with the kidnapping, like many of the other details of his life, has been repeated endlessly over the years in the hundreds of interviews he has given. Was there anything he had never been asked? He paused for a few moments and answered, “Well, that I’m gay.”
“I just didn’t think it was anybody’s business,” Mr. Sendak added. He lived with Eugene Glynn, a psychoanalyst, for 50 years before Dr. Glynn’s death in May 2007. He never told his parents: “All I wanted was to be straight so my parents could be happy. They never, never, never knew.”
Children protect their parents, Mr. Sendak said. It was like the time he had a heart attack at 39. His mother was dying from cancer in the hospital, and he decided to keep the news to himself, something he now regrets.
A gay artist in New York is not exactly uncommon, but Mr. Sendak said that the idea of a gay man writing children books would have hurt his career when he was in his 20s and 30s.
His latest book is one he started about four years ago, right after Dr. Glynn became sick with lung cancer. The illness and setting up of round-the-clock care in their home were just “so unbelievable,” he explained. Mr. Sendak is mostly finished with it, but he admitted that for the first time, “I feel extremely vulnerable.”
He is afraid — not of death, which is as familiar to him as a child’s teddy bear — but of not being able to finish his work: “I feel like I don’t have a lot of time left.”
After Dr. Glynn’s death, Mr. Sendak said he was “still trying to figure out what I’m doing here.”
“I wanted to take his place,” he said. “His death became a demarcation.” He added that he lost touch with many of his friends, unable to return phone calls and reply to e-mail messages.
Mr. Sendak is pleased with the coming birthday celebration, just as he is about his awards and honors, but in the end, he maintained, they don’t add up to much. They “never penetrated,” he said. “They were like rubber bullets.”
It’s not that he isn’t grateful. “They made me happy, but at a certain point in your life, you see through them,” he said. “You don’t mock them, you don’t hate them, you feel sorry for them” — tiny, inert emblems that just aren’t up to the task of answering pressing questions about meaning, soul-touching greatness and durability..[...]“
Maurice Sendak / Paul Vaughan
Qui una lunga intervista a Sendak di Paul Vaughan, del 1970.
Tell Them Anything You Want, a Portrait of Maurice Sendak, di Spike Jonze
Spike Jonze, con Lance Bangs, per la HBO, ha girato un documentario su Sendak, è qui.
Erica Fischer / La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim, Beit 2009. (segnalazione)
E’ in libreria
La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim. Jaguar. Berlino 1922 – Bergen Belsen 1945
di Erica Fischer
Fotografie di Christel Becker-Rau
Traduzione di Daniela Zuffellato
208 p.: ill b/n e col. ; 32 €
Beit – Memoria, Trieste 2009
Primo titolo della collana “Memoria” di Beit, (segnalata su L’Indice ad Aprile e poi qui).

Erica Fisher è autrice di Aimée & Jaguar (TEA, 2006), dove raccontò la storia d’amore fra Felice Schragenheim e Lilly Wust, utilizzando il registro romanzesco. Qui la storia è riportata alla documentalità delle carte, delle fotografie, delle testimonianze, secondo un procedimento raro e toccante.
Trascrivo dalla Premessa, di Erica Fischer, l’autrice dei testi, e Christel Becker Rau, autrice delle fotografie, p. 5:
“[...] Aimée & Jaguar, racconto di carattere documentario tradotto in quattordici lingue a cui si è ispirato l’omonimo film, ha contribuito a sottrarre all’oblio la dura lotta intrapresa da Jaguar per la propria sopravvivenza nonché il suo amore per Lilly Wust. Questo libro vuole mettere in risalto soprattutto la parte documentaria della vita di Felice, ossia un gran numero di fotografie tratte dall’album di famiglia, attestati scolastici, corrispondenze di carattere burocratico, lettere dai campi di concentrameno e una lunga serie di dichiarazioni d’amore. Il libro inoltre contiene nuove informazioni pervenuteci da tutto il mondo in seguito alla pubblicazione di Aimée & Jaguar. Ancora oggi continuiamo a scoprire persone che conobbero Felice. Pubblicate per la prima volta integralmente, le poesie di Jaguar -non di rado spezzate da un timbro ironico- danno voce al dolore per una vita offesa, e continuamente parlano d’amore.”
(Qui, la recensione al libro)
Qui sotto uno spezzone dal film (a seguire su YouTube il resto), versione originale, sottotitoli in inglese.
La casa editrice Beit, triestina, focalizzata soprattutto sulle letterature dell’Est Europa, ha un sito molto interessante, dove si possono trovare materiali gratuiti, e un blog singolare, diviso in sezioni nazionali (Ucraina, Slovenia, Polonia, Croazia, Bulgaria, Serbia), qui.
Inoltre sino al 31/12/2009 gli acquisti on-line sono scontati del 30%!
Un grazie a Beit, casa editrice seria, che in coda al volume pubblica la scheda bibliografica.
Editoria : notizie / 29: 66THAND2ND (3 di 3)
66THAND2ND
Una nuova casa editrice si affaccia sul mercato, con un nome arditamente snob: 66THAND2ND.
La spiegazione del nome, un indirizzo, è affettiva, deriva da un viaggio a New York fatto dai fondatori, e dall’idea di un progetto editoriale pensato come all’apertura di una casa.
Molto curata graficamente e nei materiali, esordisce con due collane di narrativa contemporanea internazionale, aperta in prospettiva ad accogliere inediti italiani.
“Attese”, ospita “[…] romanzi che hanno lo sport come detonatore[…]”, un taglio che potrà rivelarsi interessante; primo titolo: Litania di un arbitro, di Thomas Brussig, grande illustrazione quadrata su fondo bianco ad occupare tre quarti della copertina in alto, titolo composto in caratteri sottili, logo in basso a sinistra, un’aria primi anni ’60 americani nello stile dei disegni, qui quasi dei pattern.
“Bazar” tenta di attraversare il tema dell’identità, culturale, etnica, migrante, radicata nei luoghi; primo titolo: Il profeta di Zongo Street, di Mohammed Naseehu Ali, qui, sempre su fondo bianco, l’illustrazione, ancora un disegno, si parcellizza, mescolandosi ai testi di presentazione, titolo e autore sono evidenziati s’una piccola campitura colorata, come strappata.
66THAND2ND, qui.
(Sempre nel numero di Ottobre de L’Indice, nella pagina “Editoria”, c’è un’interessante intervista di Camilla Valletti a Vittorio di Giuro, fondatore della Sylvestre Bonnard, sollecitato a descrivere la casa editrice. Ne cito l’ultima battuta:
“[...] C.V: Ci sono prospettive di espansione o di contrazione?
V. diG.: Con i sistemi attuali di promozione e distribuzione e con la situazione delle librerie-supermercato, nessuna speranza di espansione e tutti i timori di contrazione. Nei momenti peggiori penso che la nostra ‘nicchia’ assumerà fatalmente le dimensioni di un loculo.”)
(Appunti, che qui trascrivo -aggiungendo i links, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri@gmail.com, grazie)
Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 10 – XXVI, Ottobre 2009.
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Editoria : notizie / 27: Ponte alle Grazie; Laterza (1 di 3)
Ponte alle Grazie
Ponte alle Grazie ha aperto una collana nuova: “Inchieste”, che rispetta la tendenza a fare copertine solo giocate sulle campiture e sui caratteri tipografici, prive di illustrazione, che recentemente caratterizza le collane di tipo giornalistico, scegliendo qui un’evocazione pop degli anni ’70, nei caratteri e nei lunghi sottotitoli che campeggiano in copertina: “Dal Cinquecento a oggi, venti vite di assassini e sicofanti al servizio di Dio” (Le spie dei papi, a cura di Eric Frattini), “Come e perché la criminalità organizzata ha conquistato la capitale morale d’Italia” (A Milano comanda la ‘Ndrangheta, a cura di Davide Carlucci e Giuseppe Caruso).
Ponte alle Grazie / Inchieste, qui.
Per “Il nocciolo”, collana di saggi brevi (attorno alle 100 pagine), pressochè immutata dalla prima uscita nel 1994, Laterza si è ora inventata un titolo tutto sghimbescio, che sembra fluttuare, con autore e sottotitolo, su un fondo monocromo, per ora nero o bianco, sbordando oltre i margini, visivamente ancoratovi dal nome della collana in verticale, ripetuto in basso e in alto, e dal piccolo logo della casa editrice; in formato 20 cm. per 10, la carta è patinata, caratteri mutevoli; grafica (di ¡mpr!nt) per ora limitata a questa collana; primi titoli: Thomas Nagel: E’ possibile una giustizia globale?; Gian Enrico Rusconi: Berlino.
Laterza/Il nocciolo, qui.
(Appunti, che qui trascrivo -aggiungendo i links, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri@gmail.com, grazie)
Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n.11 – XXVI, Ottobre 2009.
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