Christopher Isherwood, Un uomo solo / breve nota in merito all’edizione Adelphi 2009
E’ in libreria,
Christopher Isherwood / Un uomo solo
Traduzione di Dario Villa
Milano : Adelphi. – 148 p. ; 22 x 14 cm. – (Fabula 217)
Stampa: Consorzio Artigiano ‘L.V.G.’, dicembre 2009
Brossura, con risvolto.
(Qui la recensione al testo su FNl)
1
L’incipit, nella versione di Dario Villa (Milano, 1953-1996), da Guanda (Parma, 1981):
“Svegliarsi è cominciare a dire sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta sdraiato per un momento a osservare il soffitto e dentro se stesso finché non abbia riconosciuto Io, e da questo dedotto Io sono, Io sono ora. [...]“, (Guanda, 1981, p. 9)
L’incipit, nella versione di Dario Villa, ristampata ora da Adelphi:
“Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e a dedurne Io sono ora. [...]“, (Adelphi, 2009, p. 9).
Poco oltre,
Guanda:
“[...] Ogni ora è etichettato con la propria data, rende obsoleti tutti gli ora passati, finché – presto o tardi, forse – no, non forse, certamente: la Cosa accadrà. / La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, in qualche luogo là fuori, attende dritto davanti. [...]“, (Guanda, ibid.).
Adelphi:
“[...] Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro – succederà. / La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando. [...]“, (Adelphi, ibid.).
Più in là:
Guanda:
“[...] Ed ora. intorno a George, andandogli incontro, attraversandogli la strada, ecco da tutte le parti il materiale grezzo maschile e femminile che alimenta quotidianamente, grazie a quelle catene di montaggio che sono le autostrade, questa fabbrica che lo lavora, lo confezione e lo immette sul mercato. Negri, Messicani, Ebrei, Giapponesi, Cinesi, Latini, Slavi, Nordici; i capelli scuri predominano sui biondi. Corrono alla ricerca delle loro schede, ciondolano flirtando, circolano in dotte discussioni, borbottano fra sé e sé le lezioni; tutti carichi di libri, tutti agitati. [...] “, (Guanda, ibid., p. 33)
Adelphi:
“[...] Ed ecco, da ogni parte intorno a George, la materia prima che, attraverso la catena di montaggio delle autostrade, alimenta la fabbrica da cui verrà lavorata, confezionata e poi immessa sul mercato. Neri, messicani, ebrei, giapponesi, cinesi, latini, slavi, nordici; i capelli scuri predominano sui biondi. Corrono alla ricerca delle loro schede, ciondolano flirtando, discutono temi molto colti, borbottano fra sé e sé le lezioni; tutti carichi di libri, tutti agitati. [...]” (Adelphi, ibid., p. 37)
Verso la fine:
Guanda:
“[...] E ora gli occhi di George si muovono lungo il banco; si fermano su una figura solitaria seduta in fondo vicino alla porta. Il giovane non guarda la TV; anzi è intento a scrivere qualcosa sul retro di una busta. Mentre scrive, ride tra sé grattandosi con l’indice la pinna del suo grande naso. E’ Kenny Potter. [...]“, (Guanda, ibid., p. 105).
Adelphi:
“[...] Ora gli occhi di George si muovono lungo il bancone, fermandosi su una figura solitaria seduta in fondo vicino alla porta. Il ragazzo non guarda la tv; sta scrivendo qualcosa sul retro di una busta. Mentre scrive, ride tra sé grattandosi con l’indice la narice del suo nasone. E’ Kenny Potter. [...]“. (Adelphi, ibid., p. 119).
L’explicit (chi non ha ancora letto il libro sorvoli):
Guanda:
“[...] Per qualche minuto, forse, la vita si attarda nei tessuti di certe regioni periferiche del corpo. Poi, una per una, le luci si spengono e c’è il buio totale. E se da qualche parte della non-entità che chiamavamo George era davvero assente al momento di questo colpo finale, se era là nelle acque porofonde, in alto mare, quando tornerà si ritroverà senza casa. perché non potrà più associarsi a ciò che qui giace, senza russare, sul letto. Ciò è ora parente della spazzatura nel bidone in cortile. Bisognerà sollecitamente portar via entrambi, e provvedervi. [...]“, ( Guanda, ibid., p.131)
Adelphi:
“[...] Per qualche minuto, forse, la vita si attarda nei tessuti di certe regioni periferiche. Poi, una a una, le luci si spengono e il buio è totale. E se da qualche parte della non-entità che chiamavamo George era davvero assente al momento del colpo finale, se era là nelle acque profonde, in alto mare, quando tornerà si ritroverà senza casa. Perché non potrà più associarsi a ciò che qui giace, senza più russare, sul letto. A ciò che è ora parente della spazzatura nel secchio, in cortile. Entrambi andranno rimossi, a entrambi bisognerà provvedere. [...]“, (Adelphi, ibid., p. 148).
Il lavoro fatto è imponente, è come se il testo fosse stato dissodato per eliminarne ogni termine anche solo lontanamente desueto, per eliminare ogni passaggio di frase che potesse apparire ‘difficile’, ricco; il testo è stato interamente rifatto; sembra, più per esigenze di ricezione del testo che per fedeltà all’originale.
L’Adelphi non dà indicazione di responsabilità per la revisione. Né notizia dei criteri seguiti, che sembrano tesi a cancellare ogni prospettiva storica al tessuto lessicale e formale della versione.
È interessante notare che non si sia scelto di commissionare una nuova traduzione, ma che comunque, una volta deciso di utilizzare quella esistente, si sia ritenuto necessario un lavoro di riscrittura radicale.
2
Un uomo solo è uscito nel 1964, quasi cinquant’anni fa. È un libro importante, che in Italia è stato trascurato, non conosciuto come dovrebbe.
Isherwood ha un ruolo chiave nella storia della letteratura del Novecento, nei suoi rapporti fra Europa e Stati Uniti, nel rapporto con il genere autobiografico, nel rapporto con due diverse generazioni, ai capi opposti del secolo, Bloomsbury e la letteratura post-Aids, usando una definizione di Edmund White, che di Isherwood è erede diretto. Ma un po’ il caso, un po’ (molto) l’omofobia, un po’ l’ignoranza, hanno mantenuto in Italia i suoi testi in una posizione laterale.
Adelphi, con Un uomo solo annuncia di avere “in preparazione le opere principali”, (risvolto della q. di cop.), (nel 2007 aveva ristampato Viaggio in una guerra, già SE, 1993), ma non abbina al testo alcun apparato, non un’introduzione, non una bibliografia, non un inquadramento.
3
Al centro del risvolto di Un uomo solo nell’edizione Adelphi (la trascrizione completa qui, in coda al post), si legge: “[...] nel suo ultimo romanzo -questo- Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, [...]“.
E’ difficile però non considerare romanzo almeno A Meeting by the River del 1967 (tradotto in Italia da Francesca Wagner per Guanda nel 1994 col titolo di Incontro al fiume) (grazie Stf per avermelo fatto notare) e probabilmente anche Christopher and His Kind, (Christopher e il suo mondo, 1976; SE 1989, traduzione di Giancarlo Pavanello), pur nella sua forma esplicita di autobiografia (ma scritta in terza persona), si può far rientrare nel genere romanzo.
4
Una versione levigata e spogliata dagli elementi di ricchezza lessicale e strutturale che la caratterizzano; l’assenza di notizie sul testo; un’abile accordatura del risvolto tesa a suggerire una forte aurea extratestuale; la data d’uscita coincidente con quella del film (il 13 gennaio); il richiamo al film sulla bandella pubblicitaria; questi sembrano essere i principali elementi che allestiscono la riproposta di Adelphi, tesa, secondo le linee espresse forse ironicamente qui, a costruire un oggetto iconico, un ‘solitario’, non toccato dalla storia, in una contemporaneità che sembra tendere ad un neoclassicismo atemporale.
5
Sarà un meccanismo redditizio? Quasi certamente sì (in vendita c’è ora la seconda edizione), il dubbio è che questa tecnica della ‘terra bruciata’ intorno ai testi possa inaridirne le potenzialità, soprattutto commerciali, in un raggio temporale più lungo della permanenza nelle sale di un film, dell’eco di un anniversario, dell’assegnazione di un premio. Certo quanto si sia venuto contraendo l’orizzonte di redditività di un libro, e di un testo, e quanto muti a seconda degli apparati extratestuali è uno dei nodi che caratterizza l’editoria contemporanea, soprattutto in rapporto alle dimensioni di ciascun marchio (e con la diffusione degli e-book? Cambierà di nuovo tutto).
E forse è anche da calcolare come muti la credibilità di una casa editrice, il saldo fra nuovo pubblico, conquistato da confezioni antiaccademiche, e vecchio pubblico, deluso da atteggiamenti che possono essere considerati scorretti; nel breve, e nel lungo periodo.
6
Leonardo [Luccone] il 19 gennaio lasciando un commento alla recensione di Un uomo solo prometteva: “presto dirò qualcosa sulla traduzione di Villa”, ora capisco perché forse; io spero qui di non avere detto sciocchezze, e aspetto una voce più autorevole.
Qui il suo blog.
Christopher Isherwood : bibliografia italiana, 1969 – 1986 (2 di 5)
Christopher Isherwood, bibliografia italiana, 1969 – 1986
Seconda parte (di cinque) della bibliografia di Isherwood. Nel post precedente i criteri seguiti per la compilazione.
1969
13
Tutti i cospiratori
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Maura Ricci Miglietta (trad. di)
Tutti i cospiratori
1. ed. – Milano : Mursia. – 221 p. ; 20 cm. – (Le stagioni della letteratura contemporanea – 5)
1969
(All the Conspirators, 1928)
[unica edizione italiana al gennaio 2010]
1975
14
Addio a Berlino
Christopher Isherwood
Maria Martone (trad. di)
Addio a Berlino
Milano : Garzanti. – 292 p. ; 18 cm. – (I Garzanti)
1975
(Goodbye to Berlin, 1939)
[versione già comparsa presso Longanesi & C., collana “La Gaja Scienza”, nel 1944, e Garzanti, nella collana “Romanzi Moderni”, nel 1966. Vedi sopra]
15
Ritratto di famiglia
Christopher Isherwood
Marcella Hannau (trad. di)
Elio Chinol (presentazione di)
Ritratto di famiglia
Milano : Longanesi & C. – 201 p. ; 20 x 12 cm. – (Grande Libraria Longanesi & C. – 18)
Stampatore: Ponte Sesto di Rozzano : Tecnografica Milanese, luglio 1975
Brossura
L. 4000
©1975 Longanesi & C., Milano
“Prima edizione: 1948”
© 1946 New Direction
1975
(The Memorial, 1932)
[versione già comparsa per la medesima casa editrice, collana “La Gaja Scienza”, nel 1948, e nella “Piccola Biblioteca” nel 1954. Vedi sopra]
[ultima edizione italiana al gennaio 2010]
Alla q. di cop.: “Ritratto di famiglia è il racconto della decadenza di una famiglia dell’alta boghesia inglese dopo la bufera del primo conflitto mondiale. Il romanzo contrappone passato e presente, il mondo precedente alla guerra e quello del dopoguerra –colto in vari momenti, per l’intero arco degli anni venti-, vecchie e nuove generazioni, vecchi e nuovi modi di vita, con un acuto senso della dinamica sociale e dei problemi e delle inquietudini che l’accompagnano. I protagonisti del rom,anzo si agitano tra il rifiuto del presente e il tentativo di situarsi nel nuovo mondo, senza tuttavia riuscire a trovarvi una collocazione. Nella scompaginata realtà del dopoguerra, che ha distrutto precedenti certezze senza offrire una immediata, tangibile alternativa, questi patetici borghesi sono sempre perdenti. Anche chi, alla fine, riesce a trovare una strada, come il figlio della protagonista, il giovane Eric, che nel cattolicesimo e nella filantropia recupera una funzione sociale, compie in definitiva una scelta arretrata. Isherwood traccia il suo quadro con grande economia e distacco. Anche lui come Auden, che continuava a ripetere che il poetra deve avere una mente ‘clinica’, intende offrire un’analisi obiettiva e spassionata della realtà sociale del suo tempo: non offre alcun messaggio di salvezza, non indica nessuna nuova direzione, ma nel suo valore di testimonianza di una crisi questo libro resta fra i più efficaci prodotti della narrativa inglese tra le due guerre.”
1979
16
Il signor Norris se ne va
Christopher Isherwood
Pietro Leoni (trad. di)
Il signor Norris se ne va
Milano : Mondadori. – 238 p. ; 18 cm. – (Oscar settimanali – 145)
Brossura
L. 350
1979
(The Last of mr. Norris, 1935)
[versione già comparsa per il medesimo editore nella collana “Medusa”, nel 1948, e negli “Oscar” nel 1968. Vedi sopra]
1981
17
Un uomo solo
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Dario Villa (trad. di)
Franco Cordelli (direzione di collana)
Un uomo solo
1. ed. – Milano : Guanda. – 131 p. ; 20 x 12 cm. – (Prosa contemporanea – 7)
Il testo è dedicato a Gore Vidal
Stampatore : Edigraf s.n.c., Segrate, aprile 1981
Brossura, con risvolti
L. 7.000
©1981 Ugo Guanda Editore s.r.l., Milano.
©1964 Christopher Isherwood
1981
(A Single Man, 1964)
Al risvolto di cop.: “Perché alcuni tra i più bei racconti degli anni settanta sono scritti da vecchi o riguardano la vecchiaia? E’ la letteratura ad essere invecchiata o sono invecchiati i ‘grandi scrittori’? Oppure, grandi sono soltanto gli scrittori che invecchiano, quelli capaci di invecchiare, che ‘arrivano sino in fondo’? Perché soltanto in vecchiaia, in Caro suocero, Tibor Dèry ha scritto un racconto bello come il giovanile Amore? E perché Borges con La rosa di Paracelso ha ritrovato il grande sé stesso degli anni quaranta e ci ha consegnato un’idea della letteratura come tecnica e risultato della Sopravvivenza? E Singer solo in Vecchio amore e in Sabbath in Portogallo è riusciro ad annullare il suo troppo disadorno, e dunque curvilineo, e dunque manieristico stile, a situarsi, cioè, ad un livello in cui lo stile si fa trasparente non fino ad un qualche solo lineare, togato, obnubilante neoclassicismo ma fino ad annullarsi, a farsi non-stile?
In Un uomo solo di Isherwood il protagonista è un autobiografico professore inglese trapiantato in un college della California. E’ solo perché è vecchio, perché è straniero, perché è un intellettuale, perché è omosessuale, perché il suo amico è morto, perché ha scelto di essere solo. La solitudine è la sua resistenza –e la forza che lo fa sprofondare nella tradizione e trascurare un futuro tutto prevedibile, e vivere immerso nel presente non come carpe diem (al modo di quell’altro grande vecchio amico di Isherwood, il poeta Auden) ma come fervido monologo teso alla provocazione e accensione di un mirabile dialogo platonico. La ‘paideia’ di george è tutta partecipe del presente, di cui assume la casualità e il nomadismo, l’arroganza e la non scommessa: il bagliore dei giovani corpi dorati, la lusinga kavafiana di una spalla denudata, l’attesa che il giovane dio capisca e volgia leggere il libro che lui è. George non ignora la saggezza dell’esperienza accumulata ma non la utilizza; vive, modernamente, come se: come se fosse ignaro, stupido, allo sbaraglio; come se scacchi e vittorie non lasciassero segno; come se giovinezza e vecchiaia fossero entità simboliche che il fulmineo circuito di un ‘rapporto’ pareggia o contrappone in una fantastica querelle. Immagine di superba eleganza morale, l’uomo da solo non conosce altra umidità che quella del mare californiano, il suo occhio, la sua voce, la sua anima sono asciutti e asciugano il mondo.”
1983
18
La violetta del Prater
Christopher Isherwood
Giorgio Monicelli (trad. di)
Elena Croce (introduzione di)
La violetta del Prater
Milano : Mondadori. – 148 p. ; 19 cm. – (Oscar narrativa)
1983
(Prater Violet, 1946)
[versione già comparsa presso la medesima casa editrice nella collana “Biblioteca Moderna Mondadori” nel 1948, e presso la casa editrice De Donato nel 1968. Vedi sopra]
19
Un uomo solo
Christopher Isherwood
Dario Villa (trad. di)
Franco Cordelli (direzione di collana)
Un uomo solo
2. ed. – Milano : Guanda. – 131 p. ; 20 x 12 cm. – (Prosa contemporanea – 7)
Il testo è dedicato a Gore Vidal
Brossura, con risvolti
©1981 Ugo Guanda Editore s.r.l., Milano.
©1964 Christopher Isherwood
(A Single Man, 1964)
1983
[la prima edizione, nella medesima veste, è del 1981. Vedi sopra]
20
Incontro al fiume
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Francesca Wagner (trad. di)
Incontro al fiume
1. ed. – Milano : Guanda. – 140 p. ; 20 cm. – (Prosa contemporanea, 21)
1983
(A meeting by the river, 1967)
1984
21
Aforismi yoga di Patanjali : alla ricerca di Dio
prima edizione italiana
Swami Prabhavananda (trad. orig. e commento di)
Christopher Isherwood (trad. orig. e commento di)
Giovanni Fico (trad. italiana di)
Simonetta De Robertis (trad. italiana di)
Aforismi yoga di Patanjali : alla ricerca di Dio
1. ed. – Roma : Edizioni Mediterranee. – 157 p. ; 22 cm. – (Yoga-Sutra)
1984
(How to know God,1982)
1986
22
Addio a Berlino
Christopher Isherwood
Maria Martone (trad. di)
Addio a Berlino
Milano : Garzanti. – 242 p. ; 19 cm. – (Gli elefanti)
Brossura
1986
(Goodbye to Berlin, 1939)
[versione già comparsa nella collana “La Gaja Scienza”, del 1944, presso Longanesi & C.; nel 1966 la medesima versione è stata pubblicata da Garzanti, nella collana “Romanzi Moderni” e nel 1975 nella collana “ I Garzanti”. Vedi sopra]
Christopher Isherwood : bibliografia italiana, 1944 – 1968 (1 di 5)
Bibliografia di Christopher Isherwood (traduzioni italiane), 1944-1968
Inizio a postare la bibliografia di Christopher Isherwood, che sarà in cinque parti.
Ho cercato di prendere in esame (come già per James Purdy, qui, Edmund White, qui, e Denton Welch,
qui) tutte le edizioni comparse in Italia, che ho diviso per anni, piuttosto che organizzarle per ordine alfabetico, perché fosse più semplice seguire un’aspetto della fortuna di Isherwood, quella editoriale, che mi pare significativo.
Christopher Isherwood è autore quasi tutto tradotto, ma, guardando come i titoli vaghino da una casa editrice all’altra, come scompaiano a volte per molto tempo, come, in un arco di tempo molto lungo (più di sessant’anni), solo in un caso si sia proceduto ad una nuova traduzione (Leoni e ombre, Mondadori, 1953, trad. di Manlio Bocci e poi Fazi, 1996, trad. di Chiara Vatteroni) è evidente la collocazione ancora laterale che in Italia gli si riserva.
Un autore nato nel 1904, universalmente ritenuto un grande del Novecento, che ha scritto alcuni dei capolavori del secolo passato, è a tutt’oggi reperibile in pochissime edizioni (sei titoli disponibili su ibs.it), o, per esempio, non è presente nei “Meridiani” Mondadori.
Può darsi che il film di Tom Ford, (Un uomo solo, tratto dal romanzo omonimo) uscito in Italia in questi giorni, riporti l’attenzione su Isherwood, e che in Italia diventi meno difficile accedere ai suoi testi. E’ un augurio.
Intanto, esistono le biblioteche.
(i dati sono raccolti soprattutto da sbn.it, ma spesso le schede sono lacunose o presentano degli errori. Dove mi è stato possibile ho preso i dati direttamente dai libri. Talvolta ho citato parte dei risvolti. Dove mi è stato possibile ho fatto delle foto delle copertine, o, in rari casi, foto delle copertine trovate su internet. Le fotografie dei testi riproducono sempre la pagina dell’incipit.
Ho messo in evidenza quando fosse una prima edizione; per ogni titolo ho riassunto, in coda alla scheda, le precedenti edizioni; ho indicato quando fosse la più recente.
Certamente ci saranno dimenticanze, refusi, sbagli, o dati mancanti. Se ne notate, se avete delle copie che io non ho, dalle quali si possano trarre i dati che non ho trovato, se volete mandarmi delle fotografie di copertine che non ho potuto riprodurre: scrivetemi, nei commenti o via mail, così possiamo avere una bibliografia tutta giusta! Grazie.
La mia mail è sempre: federico.novaro.libri[chiocciola]gmail.com)
1944
1
Addio a Berlino
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Maria Martone (trad. di)
Addio a Berlino
1. ed. – Roma : Longanesi & C. – 282 p. ; 19 cm. – (La Gaja Scienza – 23)
1944
(Goodbye to Berlin, 1939)
1948
2
Ritratto di famiglia
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Marcella Hannau (trad. di)
Ritratto di famiglia
1. ed. – Roma : Longanesi & C. – 300 p. ; 19 cm. – (La Gaja Scienza – 89)
1948
(The memorial, 1932)
3
Il signor Norris se ne va
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Pietro Leoni (trad. di)
Il signor Norris se ne va
1. ed. – Milano : Mondadori. – 234 p. ; 19,5 x 12 cm. – (Medusa – CCXVII)
©1948 Arnoldo Mondadori Editore, Milano
Stampatore: Officine Grafiche Veronesi, IX, 1948
Brossura
L. 450
(The Last of mr. Norris, 1935)
1948
[L’edizione inglese, edita nel medesimo anno dalla Hogart Press, era intitolata Mr. Norris Changes Trains]
Al verso di copertina: “Christopher Isherwood è nato in Inghilterra nel 1904 ed è uno dei più sottili e eleganti scrittori della nuova generazione. La sua molteplice attività di romanziere e di autore di opere teatrali riflette con particolare umorismo le più impensate esperienze dell’animo umano. In questo romanzo Il signor Norris se ne va l’autore ritrae alcuni aspetti della Berlino pre-hitleriana (il regime nazista si afferma alla fine del racconto) attraverso l’enigmatica figura del signor Norris, il protagonista, un inglese che vive di espedienti e commerci non troppo onesti. Pochi libri riflettono con eguale arte la vita e la psicologia delle varie classi della capitale tedesca alla vigilia del trionfo nazista. L’umorismo dell’autore ha un originale accento che affiora ad ogni pagina senza mai sovrapporsi alla narrazione talora cruda dei fatti: le estrose e enigmatiche avventure del signor Norris, dei suoi amici e delle sue amiche, sono dipinte con ironia e sensibilità, senza mai cadere nel sentimentalismo. Christopher Isherwood che narra in prima persona, si presenta come un essere trascurato, un po’ estraneo ala vita, alle sue passioni, ai suoi drammi, incline ad ascoltare con garbata bonomia le sollecitazioni dei giorni e delle ore, attento a tutto ciò che gli propongono i casi dell’esistenza. Ma queste divagazioni piacevoli celano un’intelligenza estremamente viva dei segreti umani, una generosa simpatia e una profonda comprensione delle cose.”
4
La violetta del Prater
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Giorgio Monicelli (trad. di)
La violetta del Prater
1. ed. – Milano : Mondadori. – 211 p. ; 19 cm. – (Biblioteca Moderna Mondadori)
1948
(Prater Violet, 1946)
Al verso della copertina: “La violetta del Prater / Christopher Isherwood è nato in Inghilterra nel 1904 ed è uno dei più sottili e eleganti scrittori della nuova generazione. La sua molteplice attività di romanziere e di autore di opere teatrali riflette con garbato umorismo le più impensate esperienze dell’animo umano e i caratteri più vivi dell’altro dopoguerra. La violetta del Prater è il titolodi un film alla cui nascita si assiste in questo libro, tra una folla di comparse, di sceneggiatori, di tecnici, di divi, nella rumorosa cornice di una grande Casa cinematografica inglese. Ma veri interpreti della vicenda sono il regista, un ebreo austriaco e… l’autore. Vicini, sempre insieme giorno per giorno, essi finiscono per provare una vera amicizia fra di loro. Amicizia che varrà di conforto nei momenti duri, poichè alla vicenda inglese fa da sfondo la disperata resistena operaia di Vienna contro la polizia di Dollfuss poco prima dell’invasione nazista, con tutte le sue ripercussioni sull’animo del regista austriaco. Fra i cambiamenti d’umore, le stravaganze di questi nasce frattanto il film, che ha come protagonista una fioraia di Vienna che s’innamora di un principe in incognito. Di qui il titolo La violetta del Prater. L’umorismo dello scrittore ha un particolare accento che affiora in ogni pagina, senza mai sovrastare la narrazione, a volte cruda, dei fatti; la vicenda del romanzo, il regista austriaco e l’autore sono tratteggiati dalla mano di un delicato artista che riesce a vedere oltre le apparenze della vita e intuire il destino di una generazione. [...]“
1953
5
Leoni e ombre
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Manlio Bocci (trad. di)
Leoni ed ombre
1. ed. – Milano : Mondadori. – 294 p. ; 19,5 cm. – (Medusa)
1953
(Lions and Shadows, 1938)
1954
6
Ritratto di famiglia
Christopher Isherwood
Marcella Hannau (trad. di)
Ritratto di famiglia
Milano : Longanesi & C. – 300 p. ; 18 cm. – (Piccola Biblioteca – 19)
1954
(The memorial, 1932)
[versione già comparsa per la medesima casa editrice, collana “La Gaja Scienza”, nel 1948. Vedi sopra]
1958
7
Il mondo di sera
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Lidia Storoni Mazzolani (trad. di)
Il mondo di sera
1. ed. – Milano : Sugar. – 372 p. ; 21 cm.
372 p. ; 21 cm.
(The world in the evening, 1954)
1958
[unica edizione italiana; un brano è citato in PoPCamp (a cura di Fabio Cleto, Riga -27, Marcos y Marcos, 2008), p. 244]
1961
8
Il condor
Christopher Isherwood
Elsa Petitti (trad. di)
Max Huber (cop. e consul. grafica di)
Il condor
1. ed. – Novara : Istituto Geografico De Agostini. – 253 p. : [7] c. di tav., 2 c. geogr. ; 21 cm. – (Il timone, 3)
Stampatore: Istituto Geografico De Agostini, Novara
“Le illustrazioni riprodotte in questo volume sono state fornite da Lino Pellegrini”
“La copertina e la consulenza grafica sono di Max Huber”
Rilegato
L. 1.900
©1961 Istituto Geografico De Agostini S.p.A., Novara
(The condor and the cows, 1949)
1961
[unica edizione italiana in questa veste al gennaio 2010; nel 1990 un edizione SE ripropone il testo, senza le illustrazioni fotografiche, con il titolo Il condor e le vacche. Vedi sotto]
Al verso delle copertina: “Questo racconto di un viaggio ‘normale’ attraverso il Venezuela, la Colombia, , l’Ecuador, il Perù, la Bolivia e l’Argentina si può definire esemplare. Di giorno in giorno, nelle pagine del suo diario, Christopher Isherwood ci dice con immediatezza molte cose: paesaggi, uomini, costumi, stranezza e la vita dei ricchi o quella misera degli indios… Tutto è raccontato col tono della conversazione amichevole, senza una nota più alta del necessario, senza nessun compiacimento. A poco a poco il viaggio di Isherwood, per merito della sua prosa, diventa un ‘nostro’ viaggio.”
Al verso della q. di cop.: “Christopher Isherwood è nato nel 1904 in Inghilterra e vive adesso negli Stati Uniti. Come narratore ha, tra gli altri volumi, pubblicato: All the conspirator, The Memories [sic.], Lions and Shadows. Per il teatro, in collaborazione con W. H. Auden, ha scritto The dog beneath the skin, On the frontier, The ascent of F.6. E’ un sottile e penetrante descrittore, con venature poetiche e qualche volta umoristiche, che non fa mai uso di bravure sterili. Di annotazion in annotazione, con incredibile semplicità, ricrea atmosfere e caratteri, storie avventurose e paesaggi.”
1965
9
Ritorno all’inferno
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Silvia Lalia Verpelli (trad. di)
Fulvio Bianconi (sovracop. di)
Ritorno all’inferno
Al risvolto della q, di cop., [Don Bachardy ?], ritratto b/n dell’autore, disegno
Il testo è dedicato a Don Bachardy
1. ed. – Milano : Garzanti. – 337 p. ; 20 x 13,5 cm. – (Romanzi moderni)
Stampatore: Officine Grafiche Garzanti, 13 marzo 1965
Rilegato con sovracoperta
L. 2.400
©1965 Garzanti
©1962 Christopher Isherwood
1965
(Down there on a visit, 1962)
Ai risvolti di cop.: “ I quattro episodi del romanzo sono uniti fra loro da un personaggio che parla in prima persona e che si chiama come l’autore: ma chi è esattamente? Il Christopher Isherwood ventitreenne che va a trovare il signor Lancaster in Germania non è il medesimo che cinque anni più tardi (1933) passa l’estate con Ambrose in un’isola della Grecia. Un terzo e diverso Christopher, a Londra, con Dorothy e Waldemar, segue la crisi storica di Monaco; e ancora un altro è qello che conosce paul in California e vive con lui fino al suo suicidio, durante gli anni quaranta.
Il classico filo delle ‘confessioni’ è qui trasformato dall’idea moderna dell’inferno segreto di ciascuno, in contraddizione con ‘gli altri’ e senza sicura continuità e identità con se stesso. I quattro Christopher sono osservai da un quinto, l’Isherwood più maturo. E con questi piani diversi, in una scrittura limpida e scintillante, si compone una cronaca degli anni folli e della disgregazione dei loro riti, sui temi delle relazioni omosessuali di Isherwood. L’alcool, la droga, lo yoga, l’amore irregolare e sregolato, il regime vegetariano, il parapsichismo, e persino ‘il culto del proletariato’, sono gli ingredienti. Lo scrittore è della specie di Proust, di Gide; ma ha conosciuto il mondo della seconda guerra mondiale, e la sua comprensione dei rapporti fra gli individui è più direttamente drammatica e insieme ironica.
Questo libro ci viene dal grande filone ‘internazionale’ della generazione perduta dei Fitzgerald e degli Hemingway; nello stesso periodo in cui uscivano Gatsby o Addio alle armi Isherwood cominciava ad essere celebre. Più oltre scrisse in collaborazione con Auden lavori teatrali e un volume di viaggi. Dalla Germania, dalla Cina, dall’America, ha mandato poi in Inghilterra i suoi libri, che in parte sono composti ‘nella maniera di E. M. Forster’, maestro riconosciuto, e in parte sono, come egli definisce questo, ‘ritratti dinamici’. Il titolo originale del libro, che è il suo libro recentissimo, lungamente atteso, vuol dire che i viaggi compiuti presso gli altri sono per Isherwood una discesa nel suo inferno; e insieme contiene un’affermazione della distanza del linguaggio artistico dall’esperienza vissuta, anche se vissuta sino in fondo.”
1966
10
Addio a Berlino
Christopher Isherwood
Maria Martone (trad. di)
Addio a Berlino
Milano : Garzanti. – 293 p. ; 20 cm. – (Romanzi moderni)
1966
(Goodbye to Berlin, 1939)
[versione già comparsa per Longanesi & C., collana “La Gaja Scienza”, nel 1944. Vedi sopra]
1968
11
Il signor Norris se ne va
Christopher Isherwood
Pietro Leoni (trad. di)
Il signor Norris se ne va
Milano : Mondadori. – 238 p. ; 18 cm. – (Oscar settimanali – 145)
Brossura
L. 350
1968
(The Last of mr. Norris, 1935)
[versione già comparsa per il medesimo editore nella collana “Medusa”, nel 1948. Vedi sopra]
12
La violetta del Prater
Christopher Isherwood
Giorgio Monicelli (trad. di)
La violetta del Prater
Bari : De Donato. – 142 p. ; 21 cm.
(Prater Violet, 1946)
1968
[versione già comparsa presso Mondadori, nella collana "Biblioteca Moderna Mondadori", nel 1948. Vedi sopra]
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Erica Fischer : La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim / Beit 2009. Recensione
Erica Fisher
La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim
Jaguar / Berlino 1922 – Bergen-Belsen 1945
Fotografie di Christel Becher-Rau
Traduzione dal tedesco di Daniela Zuffellato
207 p. : ill. b/n ; 32 €
Beit – Beit Memoria [1], Trieste 2009
27 gennaio, giornata della memoria
Del serio e promettente progetto di collana –”Beit Memoria”- annunciato da Beit, casa editrice triestina che in soli due anni ha già conquistato credibilità e spazio (malgrado i numeri esigui: 11 titoli ad oggi), FNl ha parlato ad aprile dell’anno scorso, (prima sull’Indice, poi qui sul blog); arrivato in libreria nell’estate, il primo volume, La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim, è ora oggetto di un mini tour promozionale che la casa editrice ha organizzato con l’autrice, Erica Fischer, (le date, qui) in coincidenza con la giornata della memoria, il 27 gennaio.
“Beit Memoria”, una collana di libri illustrati
Il libro rientra in una categoria poco sperimentata in Italia negli ultimi anni, quella del libro illustrato, relegato (anche se Barbés ha aperto da poco una collana di “Classici Illustrati”, che però, seppur coraggiosa nel panorama italiano, propone testi letterari –Le notti bianche, Cuore di tenebra- corredati di illustrazioni –di Roberto Mastai, vedi qui) o ai cataloghi d’arte, o a libri leggeri, più da sfogliare che da leggere. Qui testo e immagine sono sullo stesso piano, e la serietà e la durezza dell’argomento non ne fanno certo un “libro da tavolino”.
La collana si propone di pubblicare volumi dove i testi e la materialità dei documenti possano trovare un unione comunicativa: documenti, autografi, fotografie, non descritti ma narrati, ancorati alla loro natura fisica.
La soluzione grafica scelta per questo primo volume (di gfc, Udine) non è innovativa, e sconta forse una certa banalità, che talvolta rischia di attenuare la forza straordinaria della storia, delle vite, del tempo, che vengono presentati.
Forse questo potrà essere funzionale ad una più facile circolazione di un libro che è molto importante, commovente, e che restituisce ad una dimensione quotidiana una storia dai caratteri eccezionali, ma non cela una certa ambiguità, certo scelta, che il libro racchiude.
Il registro narrativo non è quello storico, scientifico, bensì è giornalistico, e i documenti, presenti in grande quantità, hanno didascalie lontane dalla retorica archivistica; questo, se allude, nella costruzione del testo, ad un registro quasi familiare, a ricomporre un album dei ricordi costruitosi in modo quasi casuale (e non frutto, come è, di anni di ricerche), rende tutto più incerto, più vago, meno colto. Forse non necessariamente meno efficace.
Erica Fisher
Erica Fisher è l’autrice di un testo romanzesco, Aimée & Jaguar (ultima edizione in Italia: TEA, 2007, nella collana “Teadue”).
Questa la presentazione del libro sul sito di TEA:
“Berlino, 1942. Lilly Wust è una casalinga tedesca un po’ conformista, di ventinove anni, rimasta sola a crescere i quattro figli tra le ansie della guerra mentre il marito è al fronte. Nell’allucinata finzione di normalità della Berlino martoriata dalla guerra, Lilly conosce Felice, una ragazza di ventun anni famelica del mondo e di emozioni, che le porta a casa un turbine di vita e di strani, affascinanti amici. Tra le due donne nasce subito un affetto istintivo, viscerale, destinato a sfociare nella passione. «Aimée» e «Jaguar» si amano, si scambiano lettere e poesie, fanno piani per il futuro, stipulano persino un simbolico contratto di matrimonio. Ma Felice è ebrea e il loro amore doppiamente proibito finirà crudelmente reciso dall’orrore del campo di concentramento di Bergen-Belsen. A cinquant’anni di distanza la scrittrice Erica Fisher ha raccolto l’incredibile testimonianza di Lilly Wust e ha potuto così raccontare la storia vera, tenera e terribile, del coraggioso e tragico amore di Aimée e Jaguar.”
La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim
Aimée & Jaguar uscì in Germania nel 1994; nel 2002 Erica Fischer ha pubblicato il testo qui tradotto, in un’opera che ha valore narrativo ma soprattutto di cura e di reviviscenza della memoria, una restituzione alla luce di una storia nata in tempi spaventosi.
Attraverso una messe imponente di documenti personali, di lettere, bigliettini, poesie, ma anche di documenti d’archivio, burocratici, di polizia, attraverso una gran quantità di fotografie, e inframezzando il testo di brevi notazioni storiche sulle leggi razziali, sulla situazione storica e politica in Germania e soprattutto a Berlino, Fischer si pone a fianco di Lilly Wust, di nuovo ne accoglie la testimonianza, e insieme restituiscono al presente la straordinaria figura di Felice Schragenheim (“Jaguar”), che Lilly Wust (“Aimée”) amò, riamata.
Felice Schragenheim
Nata il 9 marzo 1922 a Berlino oggi avrebbe 88 anni, morì invece nel marzo del 1945 a Bergen-Belsen, proveniente dal lager di Kurzbach, e prima ancora da Gross-Rosen, e prima da Auschwitz, nell’ottobre del 1944. Dal 1942 era clandestina a Berlino.
Suo padre (1887 – 1935) era dentista, Felice ha poco più di dieci anni quando tutti i medici “non ariani” vengono espulsi dalla professione, tredici quando il padre muore, la madre era morta nel 1930, Felice e sua sorella restano affidate alla matrigna.
Dopo la “notte dei cristalli”, fra il 9 e il 10 novembre 1938, viene proibito agli ebrei di frequentare le scuole pubbliche.
In seguito alla morte del padre, Felice e la sorella ricevono una parte dell’eredità, la sorella, minore di età, viene trasferita a Londra, non farà più ritorno in Germania.
Felice tenterà il viaggio verso l’America, dove uno zio materno è pronto ad accoglierla, ma l’inizio della guerra, le limitazioni imposte dalle leggi razziali renderanno il viaggio impossibile. Dall’autunno del 1939 ai circa 80 mila ebrei ancora in città viene imposto il coprifuoco notturno. Felice vive dai nonni acquisiti.
Frequenta delle amiche, l’attrice Olga Cechova, si innamora, scrive poesie sentimentali.
Le comunicazioni sono via via più difficili, agli ebrei si vieta di usare il telefono, si impone la stella di David da portare sugli abiti.
Iniziano le deportazioni, ancora mascherate da espatri.
Felice cambia casa più volte.
E’ costretta ai lavori forzati, presso una fabbrica.
La nonna di Felice è deportata a Theresienstadt, dove morirà nel 1942.
Nell’ottobre 1942 Felice riceve l’ordine di deportazione, ed entra in clandestinità, si procura dei documenti falsi.
Alla fine di novembre Felice Schragenheim e Lilly Wust si incontrano per la prima volta.
Lilly è madre di quattro figli, suo marito lavora nella Wehrmacht.
Gli incontri si susseguono, e sempre Felice si presenta con un mazzo di rose rosse.
La casa di Lilly, borghese e “Croce d’onore della madre tedesca”, via via diventa un crocevia di gente, donne soprattutto, legate da relazioni amorose ed amicali.
Nel 1943 la violenza contro le persone ebree sale di grado, Felice fugge da Berlino.
Torna a marzo, in seguito ad un ricovero di Lilly in ospedale, il loro amore si fa manifesto, condiviso, passionale e solidale.
A maggio Felice si trasferisce a vivere da Lilly, le rivela di essere ebrea.
Si presenta la possibilità di fuggire in Svizzera, ma Felice rimane.
Lilly e il marito si separano, i quattro figli assegnati due alla madre due al padre.
Lilly, Felice, i due figli, ricompongono una famiglia.
Il 22 novembre Berlino è bombardata.
Nel caos e nel pericolo la pressione su Felice, sempre in clandestinità, un poco si attenua, e la vita della coppia conosce tempi quasi sereni. Felice lavora in un quotidiano nazionale. Il 21 agosto 1944 la Gestapo è in casa loro.
Felice è arrestata.
Lilly riesce a farle visita al “Schulstrasse”, il “centro di raccolta degli ebrei”, destinati ai campi.
C’è un’ultima lettera di Felice a Lilly, poi l’8 settembre Felice viene deportata nel Theresienstadt, e di lì, il 9 ottobre 1944, a Auschwitz.
Ci saranno ancora delle lettere, durante una permanenza in ospedale, poi più niente.
Il lavoro della memoria
Dalla premessa “[…] Questo libro vuole mettere in risalto soprattutto la parte documentaria della vita di Felice, ossia un gran numero di fotografie tratte dall’album di famiglia, attestati scolastici, corrispondenze di carattere burocratico, lettere dai campi di concentrameno e una lunga serie di dichiarazioni d’amore. Il libro inoltre contiene nuove informazioni pervenuteci da tutto il mondo in seguito alla pubblicazione di Aimée & Jaguar. Ancora oggi continuiamo a scoprire persone che conobbero Felice. […]”, (p. 5)
Riassunto bibliografico
queer / letteratura tedesca / prime edizioni italiane
La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim : Jaguar / Berlino 1922 – Bergen-Belsen 1945 / Erica Fisher
1. ed. – Trieste : Beit. – 207 p. : ill. b/n. – (Beit memoria [1])
Becker-Rau, Christel (fotografie di) ; Zuffellato, Daniela /trad. di) ; gfc (progetto grafico di)
Alla cop.: Felice Schragenheim, ritr. fotog. b/n di Ilse Ploog, Berlino, 1944
Rilegato
32 €
©2009 Beit casa editrice
©2002Deutcher Taschenbuch Verlag GmbH ‹ Co., Munchen
©2002Christel Becker-Rau per l’eleborazione e restauro delle immagini di Lilly Wust
Tit. orig.: Das kurze Leben der Jüdin Felice Schrraghenheim : ‘Jaguar’ Berlin 1922 – Bergen-Belsen 1945
Il sito di Beit, qui.
Il sito di Erica Fisher, qui.







































































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