Rachel Cohn, David Levithan / Come si scrive ti amo. Mondadori 2010. Recensione
Come si scrive ti amo
di Rachel Cohn e David Levithan
Traduzione di Maurizio Bartocci e Elena De Giorgi
Art Director: Fernando Ambrosi
Graphic Designer: Anna Iacaccia
270 p. ; 16 €
Mondadori -Shout, Milano 2010
Terzo libro tradotto in italiano della coppia Rachel Cohn e David Levithan (dopo Nick & Norah : tutto accadde in una notte, traduzione di Fabio Paracchini e Daniela Liucci, Mondadori, 2006, tit. orig.: Nick & Norahs infinite playlist; Va a finire che ti amo, traduzione di Giuseppe Iacobaci, Mondadori, 2009, tit.orig.: Naomi and Ely’s no kiss list); di David Levithan da solo è uscito da Fabbri nel 2007 Boy meets boy, nella versione di Lia Celli, e la versione romanzesca della scenegiatura del film La mummia (Sperling Junior, 1999, traduzione di Elena Errico)
Qui su FNlibri si trova la recensione a Boy meets boy, del lontano dicembre 2008.
Tutti i libri di Levithan, scritti da solo o in coppia, sono molto divertenti e sono molto brillanti; attuano un programma pedagogico con grande leggerezza e intelligenza; descrivono un mondo, quello adolescenziale -gli adulti ne sono pressoché banditi- con un pudore partecipativo e un amore per i personaggi che descrive, rari e molto interessanti.
Inoltre, altra caratteristica forte, i libri, l’intelligenza, la sensibilità sono valori forti e riconosciuti, da chi scrive come dai suoi personaggi, senza che mai questo risulti in nessun modo nostalgico o ideale. Infine, e ne è una delle caratteristiche fondanti, molti personaggi sono gay o lesbiche. Talvolta i protagonisti, tavolta i personaggi meno al centro della narrazione, ma sempre, radicalmente, il mondo che Levithan descrive, è un mondo che non contempla l’idea che l’eterosessualità sia la norma, che le persone eterosessuali siano la realtà comune e certa. Senza che mai venga detto, senza che questo sia oggetto di discorso. Anche solo in questo, nell’assunzione radicale che non è attraverso una descrizione della lateralità che si rende conto della ricchezza dei desideri, degli orientamenti, delle nature delle persone, bensì precipitandole in un discorso che le contempli nella loro sostanza di infinità varietà, che Levithan suona ad occhi italiani come culturalmente altrove.
La distanza siderale fra il mondo che descrive Levithan, empaticamente vicino al gusto, alle pulsioni, allo humour che si ritrova nei forum, nei tumblr, su fb degli adolescenti anche italiani, e il mondo adulto, è in qualche modo garanzia che quest’ultimo, nella sua ignoranza, non potrà più di tanto far danni.
Come si scrive ti amo (Dash & Lily’s Book of Dares, questo il titolo originale; peccato che la Mondadori scelga di pubblicare un testo come questo e poi gli dia un titolo come quello che gli ha dato. Naturalmente tutto l’apparato che s’è apparecchiato per l’edizione italiana tende all’ambito Moccia, tradendo ogni carica critica e non convenzionale. Si può sperare però che il pubblico a cui ci si rivolge si ben più intelligente delle persone che l’hanno confezionato) è ambientato a New York, nelle vacanze di Natale.
I venti capitoli si alternano ciascuno scritto in prima persona dai due protagonisti, Dash e Lily. Entrambi fotunosamente a New York mentre i genitori sono altrove, uno detestando il Natale, l’altra adorandolo, sono soli, e adolescentemente preda delle loro difficoltà.
Dash, feticista delle parole, dei libri e delle librerie (“[...] ero un orrido bibliofilo, e non mi vergognavo di ammetterlo, il che mi rendeva socialmente inaccettabile. [...]“, p. 9), trova, nella sua immensa libreria preferita una Moleskine rossa, nascosta fra gli scaffali. Sulla copertina reca scritto: ” [...] VUOI ESSERE SFIDATO? Sono andato alla prima pagina, e ho trovato questo: / Ti ho lasciato alcuni indizi. / Se t’interessano, gira pagina. / Se no, ti prego di rimettere il taccuino sullo scaffale. [...]“.
Da qui la storia prosegue, in un rincorrersi di scambi di indizi nella New York ipnotizzata dal Natale, fra un giro di complici, parenti, genitori lontani, fratelli e fidanzati dei fratelli, e libri come piovesse. Naturalmente c’è il lieto fine, annunciato, negato, posticipato, conquistato. Attraverso l’incanto delle parole scritte i due si costruiscono l’un l’altra, riluttanti ed entusiasti, entrambi mancanti di veri interlocutori riassumono nella figura dell’altro, fantasticato sulla base di minimi indizi, di sfide, di non detti, l’amore che non hanno ancora conosciuto. Naturalmente l’incontro sarà un disastro, a testimoniare che lo iato fra sogno e desiderio, realtà e rappresentazione, è incolmabile. Da lì, Dash e lily partono verso il lieto fine.
Siamo lontani dagli intorcinamenti della letteratura che si ritiene alta, per fortuna.
Conoscete persone adolescenti? Regalate loro i libri di Levithan. Siete voi adolescenti? Leggeteli. Siete adulti ma non avete smesso di pensare che c’è una via anche leggera alla letteratura, non autoreferenziata e che si accorge che il mondo è diverso da quello che sembra dai supplementi dei quotidiani? Leggete Levithan.
Riassunto bibliografico
queer / letteratura americana / prime edizioni italiane
Come si scrive ti amo / Rachel Cohn, David Levithan
1. ed. – Milano : Mondadori. – 270 p. ; 20 x 14 cm. – (Schout)
Bertocci, Maurizio (trad. di) ; De Giorgi, Elena (trad. di) ; Ambrosi, Fernando (art director) ; Iacaccia, Anna (graphic designer)
brossura, con risvolti
©2010 Rachel Cohn e David Levithan
©2010 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
tit. orig.: Dash e Lily’s Book of Dares
editoria / notizie / brevi . 33: una marina di libri
una marina di libri
Primo Festival dell’editoria indipendente a Palermo
Dal 3 al 5 giugno a Palermo un festival del libro, una formula mista e interessante che affianca al primo Salone dell’editoria in Sicilia una serie di incontri, letture, itinerari e dibattiti che compongono un programma molto vario e ricco.
FNlibri è un po’ imbarazzato a parlarne, perché la cosa lo coinvolge direttamente. Infatti avrà l’onore, insieme a Giulio Passerini, di Who’s the reader?, Massimo Maugeri di Letteratitudine e a Francesco Mangiapane, dell’Università degli studi di Palermo, di far parte del programma.
Il 4 sera, alla Sala delle armi:
Letteratura 2.0
il fenomeno dei blog culturali
Questo è naturalmente per FNlibri l’incontro più importante ![]()
ma il programma è fitto e offre cose tutte diverse.
Già da oggi, 26 maggio, una serie di incontri riuniti sotto il nome di “Verso una marina di libri”, introducono al Festival.
Il programma è sul sito di una marina di libri, qui sotto una scelta fior da fiore:
il 26 maggio, alle 21.15, al Teatro Libero, per Rassegna PresenteFuturo
TEMPI D’ATTESA
di Kandaer Danza/Genova
il 27 mattina, alle 10, in Piazza Marina
Giardinieri in erba: giardinaggio creativo per bambini
a cura di Autonome|Forme e Albergheri(ll)a
il 28, alle 21.15 al Teatro Libero,
Rassegna PresenteFuturo
IL CANTO DEI SOMMERSI
di Teatro Atlante/Palermo
dal 29, al Museo internazionale delle
Marionette Antonio Pasqualino,
L’Opera dei pupi: esposizione di
volumi dell’ottocento siciliano
l’1 giugno, alle 14.00 alla Facoltà di Lettere
Proiezione del documentario
Senza scrittori
di Andrea Cortellessa e Luca Archibugi, 2010
il 3 giugno si inaugura, alle 16.30.
Un’ora dopo, sul Palco
Workshop
Lo stato dell’editoria italiana
Incontro con gli editori che aderiscono al
Festival “Una marina di libri”,
Intervengono: Mario Giacomarra,
(Preside della Facoltà di Lettere),
Andrea Carbone, (:duepunti edizioni),
Fausta Di Falco (VerbaVolant Edizioni),
Armando Siciliano, (Armando Siciliano
Editore), Luigi Scaffidi (Nutrimenti),
Maurizio Agrò, (Discovery Edition),
Salvo Toscano (Novantacento),
Ottavio Navarra (Navarra Editore)
alle 18.30, in Chiesetta
Architettura Contemporanea per
Nuove Strategie Urbane
presentazione della rivista Uruk a cura di
AutonomeForme
Introduce e modera: Lucia Pierro
Intervengono: Giuseppe Guerrera,
Marco Scarpinato, Roberto Collovà,
Vincenzo Melluso
sempre il 3, alle 21:00 in Sala delle Armi
Dibattito tematico
SCRITTURE DI DONNE
Intervengono: Emma Dante,Viola Di
Grado, Annalisa Maniscalco, Beatrice
Monroy,Veronica Tomassini.
Modera: Lucilla Noviello
il 4, alle 10, in Sala delle armi
Workshop
L’editoria digitale:
Web 2.0, Social reading, E–book.
Intervengono:
Alberto Cottica, economista, musicista,
esperto di web 2.0 e autore del libro
Wikicrazia Ed. Navarra Editore
Clelia Caldesi Valeri, fondatrice del
progetto di social reading Bookliners
Gino Roncaglia, docente di Informatica
applicata alle discipline umanistiche
e di Applicazioni della multimedialità
alla trasmissione delle conoscenze
presso l’Università degli Studi della
Tuscia, dove dirige anche il master
universitario in e–Learning e un corso
di perfezionamento su futuro del libro,
e–book ed editoria digitale.
Maurizio Agrò, Discovery Edition
Tony Siino, blogger ed esperto di new
media
alle 19, in Chiesetta
Presentazione del libro
Uno.
Doppio ritratto di Franco Lucentini
di Domenico Scarpa,
:duepunti edizioni
Interviene: Matteo Di Gesù
alle 21, come si diceva, in Sala delle armi
Dibattito Tematico:
LETTERATURA 2.0:
IL FENOMENO DEI BLOG CULTURAL
Intervengono:
Massimo Maugeri (Letteratitudine),
Federico Novaro
(Federico Novaro WordPress),
Giulio Passerini (Who’s the reader),
Francesco Mangiapane, Università
degli Studi di Palermo.
il 5, alle 16, in Aula Magna
Workshop
La traduzione letteraria
Intervengono:
Marina Di Leo, traduttrice dal francese
per Adelphi,
Lucio Sessa, traduttore dallo spagnolo
per Adelphi,
Andreina Lombardi Bom, traduttrice
dall’inglese per Minimum Fax
Michele Cometa, Università degli Studi
di Palermo
alle 18, in Sala delle Armi
Presentazione del libro
L’anno delle ceneri
di Giuseppe Schillaci
Nutrimenti
Intervengono: Eleonora Lombardo,
Evelina Santangelo
e alle 18:00, in Sala Rossa
Presentazione del libro
La città del sesso. Dominazioni e
prostituzioni tra immagine e corpo.
di Leonardo Palmisano
CaratteriMobili
Interviene: Anna Paolo Concia
alle 20, in Sala Rossa
Presentazione del libro
Le parole del giglio.
Inediti di Oscar Wilde
a cura di Gianni Di Noto Ascenzo
Verbavolant Edizioni
E infine, alle 20, a Palazzo Fatta
FESTA DI CHIUSURA
Naturalmente il programma è molto più ampio, questa è solo una parziale scelta. Sul sito di una marina di libri trovate tutte le informazioni.
Tutte le cartoline dal Salone del Libro (saluti da Torino, FNlibri)
29 cartoline che FNlibri ha scritto dal Salone del Libro di Torino 2011
Dal Bookstock
da Hacca
da VerdeNero
da :duepunti
da Forum
da Giunti
da Y Giunti
da Feltrinelli
da WATT
dalle Letture Einaudi
da Isbn
da Quodlibet
da 66thand2nd
da Corraini
da Zandonai
da Mimesis
da Laterza
da Einaudi
dalle Frontiere Einaudi
saluti finali dalla mostra dei 150 libri per 150 anni
editoria / notizie / brevi . 32: Federazione Italiana Blogger
Se si è piccoli, sparpagliati e pochi si sta forse così, qua e là. Non è male. Essere sparpagliati, piccoli e pochi dà dei vantaggi. Sin le limitazioni possono essere confortevoli. C’è anche un certo qual orgoglio dell’eccentricità, della lateralità, non è un mal vivere.
Se poi si è piccoli, sparpagliati e tanti, prima o poi si cambia. È più facile guardarsi intorno, c’è più prossimità e questo ti porta a fare confronti; ci si pesta pure i piedi alle volte, si impara di più naturalmente. c’è più competizione, ma anche la chiara allegria dei legami. E via così. Insomma il passo immediato quando ci si accorge di essere piccoli, sparpagliati e tanti è di salutarsi, di riconoscersi, di tirar su due regole, di trarne qualche vantaggio.
È in questo spirito mi pare che da un’idea di Marco Giacomello (@mgiacomello), Giulio Passerini (@giuliopasserini), Alessandro Veroli (@alexveroli) e Camilla Cannarsa (@camillacan), si è arrivati ad un Manifesto della Federazione Italiana Blogger, e a un’ipotesi di Associazione Italiana Book’s blogger.
Progetto nato nei giorni del Salone del Libro di Torino, velocemente diffuso di tweet in tweet, è una buona occasione per una verifica dello stato delle cose. Per ora canovaccio di lavoro, aperto alle sollecitazioni, consigli, commenti della rete, inizia a porre però interrogativi interessanti sulla natura del suo oggetto.
Perché i blog, già dati per morti, a buona testimonianza del loro successo, sono in continua mutazione, ma, in questo velocissimo cambiare resistono; resiste l’idea di una scrittura veloce e immediata, di una vicinanza alle cose che altri mezzi non consentono, come resiste un’idea, per quanto per nulla univoca, di libertà e indipendenza, di Davide contro Golia. Che poi siano oggetti dalla natura compiuta sarebbe vano pensarlo. Ogni blogger s’inventa le sue regole e le cambia al passare dei giorni senza per questo esser meno blogger del giorno prima.
Naturalmente le cosa, nel mondo di fuori, vanno lente. C’è uno spirito di servizio che sta spesso alla base del lavoro di chi gestisce un blog che (dallo statuto ambiguo in sè, come tutto il lavoro non retribuito, come ogni attività priva di un bilancio pubblico) non riceve a ricompensa alcun riconoscimento. Così chi blogga si paga i biglietti delle Fiere, e spende a fondo perduto, non rientrando in quel grande mondo che è la promozione commerciale -questo naturalmente è particolarmente vero per chi s’occupa di oggetti un po’ vetusti come i libri.
Questo alla lunga stanca. Come sempre, quando si è piccoli e sparpagliati, si vuole essere fieri e indipendenti, ma anche riconosiuti e accettati. È nello snodo fra queste tensioni che si giocherà la possibilità di un’aggregazione fra blog: una delle frasi più efficaci che hanno veicolato la proposta su twitter, ora headline del blog, è “Perché i blogger sono corsari, ma anche i corsari hanno la loro Tortuga.”.
Ben riassume ciò che si spera sia l’Associazione, e ciò che l’Associazione spera siano le sue componenti.
Marco Giacomello , Giulio Passerini, Alessandro Veroli e Camilla Cannarsa hanno regalato alframmentato mondo di chi blogga una buona occasione, ora sta a noi, a chi scrive come a chi legge, farla diventare una realtà utile e efficace.
Editoria : notiziole / 7: Nottetempo e il Punto G
Nottetempo, battagliera e raffinata casa editrice fondata nel 2002 da Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi, annuncia, per la collana “cronache”, il nuovo libro di Franco La Cecla: Il punto G dell’uomo.
Mi dispiace ma per una volta contravvngo alla regola che s’usa qui su FNlibri di non fare copia-incolla, ma qui mi è necessario, perché più del testo, che non ho letto, o della copertina, non significativa, è per ora solo e soltanto della comunicazione intorno al libro che vorrei parlare.
Ecco il comunicato-stampa:
“Siamo sicuri di conoscere il desiderio maschile? L’impressione è che, “nonostante l’apparente natura urlata, aggressiva, dominante del desiderio maschile, dietro questa facciata si nasconda un’ignoranza terribile dello stesso desiderio”. Secondo l’antropologo Franco La Cecla, il desiderio maschile è fluttuante tra immoralità e impotenza. Per liberarlo da queste pastoie bisogna riscoprirlo per quel che è – antropologicamente – nella nostra e in altre culture. Questo libro vuole interrogarsi sul desiderio partendo da come si manifesta nella vita di ogni giorno. Soltanto adottando un punto di vista “di genere” – cioè, leggendo e interpretando il desiderio “al maschile” – e osservandolo nelle sue dinamiche concrete, se ne può parlare in una nuova prospettiva, non piú offuscata dagli stereotipi o neutralizzata dai discorsi scientifici. Perché il desiderio al maschile, secondo l’autore, è ancora un mistero.
Fuori dagli schemi della psicoanalisi, della sociologia e delle neuroscienze, La Cecla offre una ampia serie di spunti di riflessione, interrogandosi su come funziona il desiderio maschile di fronte all’alterità femminile“.
Sul sito il testo della presentazione è:
“Il desiderio maschile è ammantato di negatività. Sembra che gli uomini, a differenza delle donne, non sappiano desiderare nel modo giusto. Non solo sono affetti da una brama incapace di accorgersi del desiderio e del piacere femminile, ma in più non sono capaci di desiderare in un modo che possa realmente far loro raggiungere il piacere. Gli uomini quando desiderano sono dei maiali incapaci di godere, e il punto G sta lì a ricordare loro che non conoscono la propria sessualità e come renderla davvero completa. Questa situazione, a cui si contrappone il desiderio femminile, giusto, politicamente corretto, sacralizzato in ogni sua manifestazione, fa sì che nella sua immoralità il desiderio maschile rappresenti oggi quello stato di profanazione, amoralità e infrazione considerato da sempre il vero paese del desiderio. Un desiderio reso utile e asservito alla politica e alla morale è una condanna della forza dirompente e della verità di noi stessi che esso rappresenta. Così può accadere che, occupandosi da antropologo del desiderio maschile, si scopra che nella sua “inguaribile” oscenità ci sia qualcosa da recuperare, se vogliamo davvero ridare alla relazione uomo-donna e alla relazione tra desiderio e realtà la dignità fondante che spetta loro“.
(il grassetto è mio)
Ora, lascio ad altre persone più competenti o interessate il commento ai toni autopromozionali, il tipo di linguaggio, le metafore, i riferimenti, lasciamo tutto da parte.
Per me è interessante soffermarsi su questi due brani perché mi pare possa essere un tassello nel tentativo di capire dove stia la sinistra, il pensiero civile e democratico, in Italia.
Qui no, direi.
Naturalmente ogni tentativo di esplorare il maschile da parte dei maschi è benvenuto, visto che da secoli parlano incongruamente di quello delle femmine.
Ma è possibile che a nessuno nè al “gruppo di amici”, nè ai “giovani collaboratori” (cito dal sito) della redazione di nottetempo, sia venuto in mente che è leggermente squalificante parlare di desiderio maschile definendolo nel suo opporsi e costruirsi nella “relazione uomo-donna”? Non è un po’ ridicolo? Non è un po’ grottescamente demodé?
Parliamo di desiderio di maschi per le femmine. Bellissimo. Ma per favore non umiliate la nostra intelligenza mettendo in scena un mondo nel quale si pensa che questo sia il tutto.
Così io sono offeso da queste presentazioni, come maschio, che vedo ridotto l’orizzonte del mio desiderio in un unica direzione (Ancora? Che noia. Nulla è mai detto per sempre, certo. Calderoli, infatti, non è tanto distante dalle righe di queste presentazioni); come maschio gay, che vede il proprio desiderio confinato in un altrove non detto, non indicato, non contemplato; come persona, che vedo l’idea di desiderio immiserita in uno schema rozzamente duale; come italiano (posto che questa categoria mi sia familiare), che vedo qui testimoniata la pochezza culturale del Paese in cui vivo; come persona di sinistra, perché se questo è il livello dell’elaborazione culturale a sinistra io non ho più un luogo dove stare.








































































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