Jay Asher / Thirteen Reason Whi / Christian Fünfhausen
Cartoline da nyc. 13
(Mi dice FN che uno dei bambini, il più piccolo, quello che ieri ha digitato tutte le “o” del post, deve finire di fare i compiti delle vacanze; anche i due più grandi devono finire i compiti, lui invece, FN, deve solo scrivere le cartoline. E che ci vorrà mai io mi dico. I due più grandi se la cavano da soli, mi dice, il piccolo invece deve scrivere il diario delle vacanze, e questo sembra essere molto molto impegnativo. Mah)
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Cover parade. 10
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Jay Asher: Thirteen Reason Whi; Christian Fuenfhausen
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Caro diario, le vacanze stanno finendo. Già le foglie degli alberi si tingono dei dorati colori dell’autunno, l’acqua del torrente si fa più fredda, e a sera nuvole grige tagliano l’orizzonte infuocato dal tramonto. È in questi momenti che la mente va alle persone care che s’è lasciate a casa, chi al focolare domestico, chi alle fabbriche operose. Così, chini al calamaio compitiamo le nostre cartoline, che portino un breve soffio dei nostri sentimenti per loro, e sappino, che sempre a loro pensiamo, nel volgere il giorno alla sera. Sulla mia altalena, oggi inesausto mi domandavo: -Whi?
Il sito di Christian Fünfhausen non è gran ché.
Book Machine, nyc 2011
Cartoline da nyc. 12
(FN è impegnato all’avvio del nuovo sito che aprirà il 5/9, e inoltre è in montagna, felicemente obbligato dalle vicende della vita a occuparsi per una settimana di tre bambini e di un cane -che naturalmente, mi dice FN, non possono stare in nessuna stanza se non in quella in cui lui lavora, e su nessun divano se non su quello su cui lui è seduto; ma, mi dice FN, tutto questo lo rende molto felice, anche se l’occasione che l’ha reso necessario è molto triste.
-non è che stiamo sempre in quella stanza-, mi ha detto: -oggi siamo andati al torrente a fare il bagno e abbiamo sguazzato per delle ore, ma, adesso che fuori fa freddo, leggono tutti e tre le storie di Topolino di Gottfredson, sul divano, e ai piedi del divano, il cane. Certo, i testi delle cartoline, per le quali con tanta fatica e dedizione ho fatto le fotografie, mi sa che divverranno più stringati. Ah, mi ha detto ora che anche il cane è salito sul divano)
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Book Machine
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Alla McNally Jackson Books di NYC, al 52 di prince st., una libreria molto bella, molto ben organizzata, su due piani, con grandi vetrine, c’è una macchina che sembra la fotocopiatrice di Eduard Manidiforbice, piccolina e anche graziosa. E a cosa serve? A fare i libri. Un signore o una signora possono entrare nella libreria, dire buongiorno se sono gentili, e poi, dopo aver dato da mangiare alla macchina una chiavetta o un dischetto con il loro testo, un romanzo, una ricerca, un racconto, un fumetto -forse un fumetto no, beh, forse in bianco e nero-, quella fa tutti dei rumori e dopo poco, pluf, dall’altra parte escono i libri fatti con la copertina e tutto quanto.
E non solo, se tu vuoi un libro che le case editrici non vogliono più stampare perché pensano che siano troppo poche le persone che lo comprerebbero, se sai chi l’ha stampato l’ultima volta, e se qualla casa editrice ce l’ha ancora in memoria, e se quella casa editrice è daccordo, allora tu puoi dire alla macchina: -macchina, stampami quel libro, e la macchina si collega con la casa editrice, gli chiede il permesso, tu paghi i signori della libreria che pagano un po’ la casa editrice, e dopo poco, pluf, dall’altra parte esce quel libro che volevi.
(FN mi chiede di comunicarvi che tutte le “o” di questo post le ha digitate il più piccolo dei suoi bambini, da questo, FN ritiene, una certa difficoltà nell’estesione del testo; questa, devo dire, mi pare un’illazione bella e buona)
tutte le spiegazioni ben ben dette, sul sito della McNally Jackson.
Carmela Ciuraru / Nom de plume / Jarrod Taylor
Cartoline da nyc. 11
(FN, che è sempre restio a parlare di sé in pubblico, mi chiede di dirvi che le prossime cartoline avranno testi ridotti -e meno male, dico io- e che la sua presenza su fb e tw anche potrà essere un po’ labile, ma che presto, anche in vista dell’apertura del nuovo sito, sarà più prolisso che pria) (FN non ha detto prolisso, in effetti)
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Cover parade. 9
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Carmela Ciuraru, Nom de plume; jacket design di Jarrod Tayler
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Nome de plume, di Carmela Ciuraru è un saggio sull’uso degli pseudonimi edito da Harper Collins.
Il booktrailer, di Amy Citron, smonta e anima la copertina.
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Sul sito di Jarrod Tayler trovate tutti i suoi lavori; delle copertine si vede anche un po’ di dorso. È divertente la sezione killed conceps, ci si può intrattenere a chiedersi questa hanno fatto bene a cassarla, questa no.
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Un po’ triste il suo studio, lo potete vedere su From Your Desks.
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Jarrod Taylor ha due solo copertine su The Book Cover Archive, notevole quella di Disguise, di Hugo Hamilton
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Chuck Palahniuk / Tell All / Rodrigo Corral Design
Cartoline da nyc. 10
(adesso FN protesta perché gliene ho mandate troppe di fotografie. Ma che scriva testi più corti!)
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cover parade. 8
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Tell All, di Chuck Palahniuk; cover di Rodrigo Corral Design
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Questa è l’edizione paperback, Rodrigo Corral aveva disegnato anche la copertina precedente, per l’edizione di Tell-All in brossura, la potete trovare su Chuck Palahniuk.net, a illustrare una lunga intervista all’autore del libro e ad un’altra versione ancora della copertina.
Le due versioni sono diversissime, in contrasto questo con le abitudini che vedono riproporre nell’edizione paperback, se non integralmente quella hardcover, almeno parte di questa, l’illustrazione, i font, qualcosa -spesso attraverso un processo di semplificazione- che ricordi la prima: la logica di questo procedimento è semplice, l’edizione in brossura che segue a breve quella rilegata è spesso un segno di successo, e si tende a non cambiare -anche per questioni di economia- molto, basandosi sull’eco che l’edizione precedente ha prodotto.
Qui si procede diversamente, è piuttosto un rilanciare -forse anche in seguito a vendite deludenti?-. Si fa tabula rasa e si ricomincia.
Altro motivo che rende la copertina, e il suo dorso, interessanti è l’essere ai limiti dell’illeggibilità. Il libro è molto visibile, sia in libreria che on-line, ma la decifrazione delle scritte -anche qui, al contrario della versione hardcover- è difficoltosa. È questa un’opzione riservata ai più bravi, e questo sembra uno di quei casi.
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Sul sito di Ooligan Press un lungo articolo/intervista aiuta a entrare nel mondo complesso e affascinante di Rodrigo Corral. Merita di essere letta tutta, ma ne ho estratto -senza tradurre naturalmente- delle parti particolarmente significative sul processo creativo che Corral segue e consiglia
” [...] Corral claims his inspiration stems from steadily developing a strong visual archive. Everything he encounters and experiences in life is stashed away in the hope that it will be of value to him in the future, a simple acknowledgement to how much design involves the world around us.
[...]
While he recommends that everyone starting out in design get in the habit of tearing things from newspapers and magazines regularly, he also strongly believes that designers should avoid searching for images online, because print pieces broaden understanding, sense of experience, and visual reference.
[...]
In describing this process, he explains: “I read the books, look for meanings which help drive the stories but are not necessarily obvious, and I try to come up with an image that will illustrate a few of these ideas at once. The hope is that it will be beautiful or interesting enough for a reader to want to know more, and that they will feel more attached to the image, or maybe a part of it, as they read the book.
[...]
Since he began designing for New Directions, a large independent publishing house in New York, nearly three years ago, Corral’s designs have become a distinctive part of the catalog. Among many others, his portfolio for New Directions includes the rainbow colored text for Coney Island of the Mind by Lawrence Ferlinghetti; the red-speckled cover for The Halfway House by Guillermo Rosales, featuring a stenciled man with his head stuck in a house, and a thought-bubble surrounding the title; the cover for My Unwritten Books by George Steiner which made use of empty-space between two metal bookends; the pink and metallic Love Poems by Pablo Neruda with curled type.
[...]
A significant number of the covers he has done for them are redesigns, including Siddhartha by Herman Hesse and Labyrinths by Jorge Luis Borges. The copies of Siddhartha with its new simplistic cover, void of any text, were sold more quickly than any previous copy of the book. The company even ran out of copies at the Brooklyn Book Festival in 2009.
[...]
Another opportunity that Corral’s accomplishments have afforded him is the ability to control the book as a physical object as well. One of the first things he did while designing at New Directions was to make sure the quality of the book, not just the designs, improved. The covers for the books he designs are often matte and printed on higher quality paper. Jorge Luis Borges’ Labyrinths was printed on metallic paper, making the mirrors in the image actually reflective. [...]“.
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La copertina di Tell-All disegnata da Rodrigo Corral non c’è nel fantastico archivio dell’AIGA, ma ce ne sono molte (32) altre.
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Non c’è neanche su The Book Cover Archive (ma che l’abbia fatta un’altra persona?), ma anche qui ce ne sono molte altre.
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Un’altra intervista a Rodrigo Corral, su MetropolisMag, di Ryan Shelley.
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Il sito di Rodrigo Corral è un po’ che fa venire il nervoso, tutto fatto di una sola slide-show, ma molto interessante -certo qualche parola in più, qualche snobismo in meno… Utile anche perché illustra il suo lavoro per vari periodici e per delle bellissime custodie di dvd. (Soprattutto gli interni)
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Jonathan Franzen / Freedom / Charlotte Strick
Cartoline da nyc. 9
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Cover parade. 7
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Jonathan Franzen, Freedom; jacket design di Charlotte Strick
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Sul meritorio Design : Related Charlotte Strick ha postato -evviva!- tutta la sovracoperta di Freedom, prima, quarta, risvolti, dorsi -naturalmente è il progetto, ma qui, luogo per un pubblico settoriale, è più sensato che altrove-.
Forse ricorderete che Freedom, Libertà, uscì in Italia da Einaudi, nei “Supercoralli” (nella versione di Silvia Pareschi). Forse ricordate la copertina, in ogni caso la trovate sul sito dell’Einaudi. Mettendole a confronto si capisce meglio come mai la versione Einaudi risultasse così brutta, sgraziata, come l’uccellino cadesse col becco in avanti. Se poi ricordate -sul sito naturalmente non si vede-, la prima di sovracoperta era così come si vede, ma s’interrompeva al dorso, e la quarta era, anche lei come il dorso, nel consueto -ma mica poi più tanto- bianco Einaudi.
Molte copertine dei Supercoralli sono un buon esempio dello iato che c’è fra la versione progettuale della copertina, e la sua realizzazione, e quindi fra ciò che si vede on-line e ciò che ci si ritrova in mano in libreria. Se avete sotto mano un Supercorallo vedrete che il dorso -come sempre di un libro cucito e coi piatti di cartone e poi avvolti in tutta tela-, è tondo; questo vuol dire che guardando la copertina da davanti, sulla sinistra il dorso sborda. Perciò quel che si vede non è l’immagine che si vede sul sito, ma quella più una riga bianca sulla sinistra; e, dato che il confezionamento dei volumi è sempre meno accurato, questa riga sale e scende dal dorso alla copertina in misure variabili. Molti supercoralli ormai hanno copertina e dorso e quarta trattate come un fondo unico in colore, e, seppure forse il fondo bianco, per i Supercoralli, resti la scelta migliore, è una buona scelta, perché evita le pericolose curve del dorso.
Perché allora Einaudi ha fatto questo pasticcio? Si volevano mantenere i caratteri bastone, immagino, che fanno riconoscibilità, ma non valeva la pena di rifare tutto? Non è che Charlotte Strick ha messo per caso uno sfondo con linee convergenti in un senso e sovrapposto il titolo inserito in un triangolo con lati convergenti in senso opposto, nè a caso ha fatto continuare l’immagine sul dorso e sulla quarta.
Insomma, da Einaudi devono risolvere ancora la dinamica fra ossequio alla tradizione (una retorica precisa) e ossequio alla moda e al talento innovativo (una retorica altrettanto precisa).
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Su The Book Cover Archive, trovate una copertina di Charlotte Strick molto divertente per Varieties of Disturbance, di Lydia Davis.
Di Charlotte Strick (“Charlotte Strick is the art director of Faber & Faber, Inc. and of the paperback line at Farrar, Straus and Giroux. She is also the art editor and designer of The Paris Review. “), potete leggere un articolo sull’Atlantic. E, sul sito della The Paris Review, un suo breve intervento in vista del suo restyling della rivista, a cura di Tessaly La Force.
Sul fantastico From Your Desks, ecco la pagina dedicata a Charlotte Strick.
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