Helen Humphreys / LA VERITÀ, SOLTANTO LA VERITÀ. Playground 2011. (segnalazione)
È in libreria
La verità, soltanto la verità
di Helen Humphreys
traduzione di Carlotta Scarlata
graphic designer: Federico Borghi
238 p. ; 16 €
Playground, Roma 2011
Fra i vari meriti di Playground c’è l’osteggiare nei fatti l’incantamento dell’editoria per l’one shot. Riprendendo abitudini consuete nel secolo scorso, ed ora trascurate, Playground cerca di essere più editore di autori -e di autrici, anche se: 5 femmine contro 37 maschi a ora in catalogo- che di volumi.
Così Playground è in Italia, dopo che sia Einaudi, l’editore originario, sia Baldini & Castoldi, che lo rilevò negli anni ’90, lo lasciarono cadere, l’editore di Edmund White (4 titoli -fra poco il quinto) -per la parte meno saggistica-, o, dopo una dispersione sotto molti marchi, l’editore di Gilberto Severini (3 titoli).
Playground è così l’editore italiano di Helen Humphreys, autrice un po’ dimenticata di Quando le donne si alzarono in volo (Leaving Heart, 1991; tradotto da Maria Clara Pasetti per Marsilio nel 2000), che è stata rilanciata da Playground con Cani selvaggi (Wild dogs, 2004; tradotto da Caterina Cartolano e Daniela Fortezza nel 2007).
(È miope la tendenza dilagante di pensare che i libri non siano collegati fra di loro, i titoli di uno stesso autore o autrice, e i titoli di una stessa collana e casa editrice. C’è un sentimento che le case editrici grosse hanno sempre più sottovalutato, perché non più capaci di coglierlo: la riconoscenza. Chi legge, e naturalmente chi legge cose che gli piacciono, il caso dei libri brutti vale a dimostrazione per contrario, nutre a fine lettura un legittimo senso di felicità, la cui origine viene naturalmente spartita fra i vari attori che hanno fatto sì che quel libro arrivasse in quelle mani. Quello, a ragionar di mercato, è un passaggio fondamentale in cui essere presente. Poiché si sa, le esperienze piacevoli si vogliono ripetere. Compreremo un libro dello stesso autore perché quello precedente ci piacque, e via così per le collane, i marchi, le librerie ecc.
Così un libro bello sparge valore al suo intorno, a cascata. Pubblicarne uno e basta, magari perché il secondo è minore, magari anche bruttino, vuol dire non capitalizzare quel sentimento di riconoscenza, e invece disperderlo, e anzi suscitarne uno contrario.
Quindi grazie a Playground, che pubblica questo La verità, soltanto la verità, rischiando dopo il bellissimo Cani selvaggi, e dopo i molto belli Il giardino perduto e Coventry, con questo, che, nel malaugurato caso, fosse meno bello -ma magari è più bello ancor di più- in ogni caso susciterebbe in chi ha apprezzato i precedenti, quel sentimento di riconoscenza per la fedeltà e la cura che Playground dimostra verso i propri autori e le proprie (poche) autrici.)
La verità, soltanto la verità, è il titolo audeniano che Playground ha scelto per l’ultimo libro della scrittrice canadese (The Reinvention of Love, 2011).
Su Io donna, supplemento del Corriere, potete trovare un’intervista a Helen Humphreys, di Monica Capuani.
“[...] Un libro sulla famiglia Hugo. Come mai? | Ho trovato un accenno alla storia d’amore tra Adèle Hugo e Charles Sainte-Beuve e ho cominciato a fare ricerche. Mi sono procurata le poesie che il critico scrisse sulla relazione, pubblicata nel 1836, e le ho tradotte. Questo mi ha aiutato a trovare la voce di Sainte-Beuve nella mia testa.
[...]
Lei ha vinto un premio molto prestigioso per la sua opera poetica. Ma è anche un grande romanziere. Qual è la differenza di ispirazione tra i due generi? | La poesia ha a che fare con il fatto di vivere nel mio tempo, e con la mia reazione all’epoca in cui vivo. Il romanzo è la creazione di un altro mondo, nel quale mi installo per scrivere. In questo senso, è più difficile lavorare a un romanzo mentre contemporaneamente si cerca di rimanere aderenti alla propria vita reale.
[...]
Lei si è trasferita molti anni fa da Kingston, in Inghilterra, a Kingston, in Canada. Cosa le piace del suo Paese d’adozione? | Lo spazio. In Canada non c’è molta gente e ci sono distese di terra sconfinate. Si può ancora andare in posti dove l’uomo non ha mai messo piede ed essere completamente soli. Questo per me non ha prezzo. [...]“
Camilla Valletti ha recensito per FN Il giardino perduto (Playground 2008) e Coventry (Playground 2010)































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