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W. H. Auden / GRAZIE, NEBBIA. Adelphi 2011 (recensione di Federico Boccaccini)

Posted in recensioni by federico novaro on 16 aprile 2012

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Dorso (part.), 1

Grazie, nebbia
(Thank You, Fog. Last Poems)
di W. H. Auden

edizione con testo a fronte a cura di Alessandro Gallenzi
[responsabilità grafica non indicata]

122 p. ; 11 € | cartaceo
Adelphi -Piccola Biblioteca Adelphi 620 -Milano 2011

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Incipit (part.), 1

Una fredda sera d’autunno, scendendo dall’appartamento di Josephine Crane all’820 di Fifth Avenue, Frederic Prokosch invitò Hannah Arendt alla Russian Tea Room per bere un ultimo bicchiere prima di rincasare. La filosofa tedesca era stata invitata a tenere una conferenza per uno dei celebri incontri letterari settimanali che si svolgevano nell’appartamento dell’ereditiera americana. Aveva scelto di parlare del XIX secolo, un’età fatta di nostalgia e d’introspezione, in cui, a suo avviso, eravamo ancora immersi vivendo tra le sue vestigia. -E Wystan ?, le domandò d’impulso Prokosch sorseggiando il suo drink. – Amo molto Wystan, ma inizio a sentirmi a disagio quando medito sulla sua poesia. Non riesco ad impedirmi di essere pessimista… Lui aspira alle certezze semplici. Si nutre di tutte le varietà d’amore non corrisposto. Questo lo rende sempre più alcolizzato e libertino… Tenta di riconciliare gli dei con un tipo di masochismo spirituale. Ma, ovviamente, questo non funziona. Non può mai funzionare -.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Copertina (part.), 2

Quando questa conversazione -probabilmente immaginaria- ebbe luogo, Wystan H. Auden (1907-1973), uno dei più grandi poeti di lingua inglese del XX secolo, aveva da poco lasciato New York per far ritorno in Inghilterra, dove trovò ad accoglierlo l’“immacolata” nebbia inglese, la stessa che compare nel titolo dell’ultima –intensa- raccolta di poesie (Thank You, Fog. Last Poems, Faber&Faber, 1974), già nota in Italia grazie alla traduzione di Aurora Ciliberti pubblicata nel 1977 da Guanda col titolo Grazie nebbia!, riproposta poi più volte anche come tascabile TEA.

Esce ora una nuova traduzione per Adelphi, Grazie, Nebbia. Ultime Poesie, edizione con testo a fronte a cura di Alessandro Gallenzi, con una nota del curatore.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Quarta di copertina (part.), 2

Mario Praz si chiedeva se la prima metà del XX secolo non sarà un giorno indicata come “l’Età di Eliot, come si è detto l’Età di Shakespeare, di Milton, di Dryden, di Pope, di Johnson”; salvo poi suggerire di designare questa epoca, in modo più universale, come l’Età dell’Ansia. Ossia, l’Età di Auden (il poeta inglese vinse il Pulitzer per la Poesia nel 1948 con The Age of Anxiety : A Baroque Eclogue, New York, 1947).

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Copertina (part.), 4

Ma cosa farebbe di Auden la voce, non solo di un’intera generazione, ma di un’epoca della civiltà occidentale?

Non è solo la sua maestria tecnica nel tagliare i versi secondo le diverse forme di composizione. Per essere poeta, occorre che un verso perfetto dica qualcosa di altrettanto perfetto.

Perché leggere Auden? Per un tentativo di riconciliazione con noi stessi, tra il nostro mondo interiore – che a volte si rivela un deserto- e ciò che ci circonda, gli affetti, la Storia, la Natura. Perché la parola è l’unica medicina che può guarire la mente offesa; insegnamento che la sua generazione trasse dalla lettura di Freud.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Copertina (part.), 5

Come questa piccola ultima raccolta dimostra, la grandezza di Auden è nella sua capacità di illuminare improvvisamente certi pensieri e certe nostre azioni comuni – a volte profondamente banali- in modo da eternarle come attimi di verità e di onestà semplice, offrendoli come risposte ai grandi eventi in cui siamo gettati, in cui diventiamo “mondo” (“For us who, from the moment/ we first are worlded/ lapse into disarray/”).

Auden evoca questo interim in Thank you, Fog. Quattro amici, le risa, le cene, il fuoco, un vecchio cottage nella campagna stregata del Wiltshire durante Natale e la nebbia che tutto circonda, capace di rievocare cose un tempo note (“you bring to British winters :/ now native knowledge returns”). Circola sottile un sentimento di pessimismo e, insieme, di consolazione. Anche se Dio stesso è sceso per noi sulla terra, questo mondo resta un luogo infelice (“our earth’s a sorry spot”); ma rassereniamoci, in fondo esistono questi attimi speciali.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Risvolto della quarta di copertina (part.), 1

L’amore, la morte, il tempo, la cittadinanza, l’esilio, sono forze in lotta con noi stessi. Ma la sua opera non è la descrizione dei nostri sciocchi deliri interiori.

C’é un’aspirazione morale altissima nella sua poesia. La scienza può fondare il nostro sapere e spiegare i fenomeni che hanno posto nel mondo. La Storia ci supera e ci annienta con la sua potenza fuori controllo. A questi eventi noi reagiamo interrogandoci su come si debba vivere.
Per tutta la vita, Auden si è posto la stessa domanda che si pone il personaggio di Socrate nella Repubblica di Platone : qual è la vita giusta? (“What is the Good Life?” È il tema della bellissima Unpredictable and Providential ).
Il giovane poeta che voleva cambiare il mondo, un mondo uscito da due guerre assurde, riflette ancora su come giustificare le scelte umane, dai sentimenti privati al dovere pubblico fino a quello storico. Ma differente ora è la risposta. In Address to the Beasts, Auden si rivolge agli animali, i veri cittadini della natura, i quali non sanno di morire (“but you exhibit no signs/ of knowing that you are sentenced”), “Sarà forse per questo/ che noi siamo spesso gelosi delle vostra innocenza/ però invidiosi mai?”. A differenza degli animali, noi non sappiamo bene cosa fare a questo mondo, ma siamo chiamati ugualmente a fornire una ragione in difesa delle nostre azioni. La Storia é una menzogna, “non é nulla /di cui poter vantarsi,/in quanto é stata fatta dal criminale in noi:/la bontà é senza tempo”.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Pagina 122 (part.), 1

L’ansia di Auden è forse questa : sappiamo di vivere in un mondo che ci ospita, suo malgrado, ma in cui noi non siamo ben voluti, né amati. Il mondo è perfetto e noi non vi aggiungiamo nulla. Lo abitiamo, come abitiamo la lingua che parliamo ma che non possediamo. La verità é che siamo sempre in esilio, nell’amore come nella conoscenza. Non ci resta che amarci l’un l’altro e morire (“We must love one another and die!”).

Eppure, nonostante questo sembri essere il nostro destino, forse c’é una speranza. Non è una risposta religiosa convenzionale che ci suggerisce l’ultimo Auden. È una risposta etica. Il piacere delle relazioni e degli affetti unito alla soddisfazione per le cose belle costituiscono due tratti della coscienza che possono nel contempo giustificare le nostre azioni ed essere la nostra sola virtù. È una religione privata quella che Auden evoca in questi ultimi versi, una cura della propria cittadella interiore (“My Personal City”) contro la barbarie che ci circonda. Una cultura di sé sembra il solo criterio e l’unica garanzia per un progresso sociale. Per questo alla fine del cammino ritrova Orazio e Goethe (Un ringraziamento), e forse era il presentimento di questo a mettere tanto a disagio la filosofa della politica Hannah Arendt.

Come un fanciullo gentile, Auden se ne andò sognando, il 29 settembre 1973. “Yes, love, you have been lucky:/ Sing, Big Baby, sing lullay.”

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Pagina dell'esergo (part.), 1

Riassunto bibliografico:

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1

queer / letteratura inglese / poesia
W. H. Auden / Grazie nebbia. Ultime poesie
1. ed. – Milano : Adelphi. – 122 p. ; 18 x 10,5 cm. – (Piccola Biblioteca Adelphi – 620)
edizione con testo a fronte a cura di Alessandro Gallenzi
brossura, con risvolti
©2011 Adelphi edizioni S. p. A.
©1972, 1973 by W. H. Auden
©1973, 1974 by the Estate of W. H. Auden
©1974 by Chester Kallman and the Estate of W. H. Auden per The Entertainment of the Senses
tit. orig.: Thank You, Fog. Last Poems

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Copertina (part.), 3

Federico Boccaccini ha recensito per FN:

Michael Holroyd / LYTTON STRACHEY. ilSaggiatore 2011

Angelica Garnett / INGANNATA CON DOLCEZZA. La tartaruga 2011

(che è stata anche scelta da VADIeLOFO per la libreria che stanno arredando)

Helen Humphreys / LA VERITÀ, SOLTANTO LA VERITÀ. Playground 2011

(anch’essa scelta da VADIeLOFO)

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Verso della pagina dell'occhiello (part.), 1

altre fotografie del libro, su Flickr
tutte le recensioni di testi LGBTQ sono ben ordinate, su FN

(chi ha pagato il libro: la copia fotografata: FN, alla Libreria Mondadori di Torino, con il 15% di sconto; la copia sulla quale Federico Boccaccini ha condotto la sua lettura: FN, che l’ha fatta arrivare a Boccaccini in Belgio comprandola su Amazon.fr, che molto efficacemente l’ha tosto fatta arrivare a destinazione. Quindi in definitiva, senza contare il lavoro intellettuale di FN e di FB, non pagato, nè la spedizione nè l’ammortamento della macchina fotografica, i pasti e i caffè, questa recensione è costata 22 (meno il 15% di sconto su 11€, ma, ci dice FN, è un calcolo impossibile da fare, se non si sanno fare le operazioni delle percentuali con le macchinette o a mano ancor meno, quindi si invita chi legge, se è invece capace a fare di calcolo con esattezza e semplicità, a fare le operazioni necessarie)

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2 Risposte

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  1. Perissinotto Maurizio said, on 17 aprile 2012 at 7:26 am

    grazie nuovamente per questi acuti spunti di vita che ci segnali, è una delizia per me iniziare le mie giornate così.

  2. federico novaro said, on 23 aprile 2012 at 3:01 pm

    un grazie a Boccaccini soprattutto :)


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