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SALONE DEL LIBRO DI TORINO: +20 per cento, +13 per cento (Saluti dal Salone, 1)

Posted in cartoline, editoria by federico novaro on 21 maggio 2013

SALTO13_1_NOVARO

Piove non verrà nessuno;
piove verrà più gente.
Il primo giorno al Salone
per FN
era giovedì.
La cartolina qua sopra era del venerdì.
Come sanno le persone che
l’hanno visto
FN si trascinava come monatto si trascina
per i corridoi del Lingotto
a causa d’una caduta dal motorino.
Ma non è stato impedito nel suo deambulare dalle
folle.
+20% di ingressi; + 13% di incassi.
Ci dice qualcosa sullo stato della lettura, del mercato dei libri, sull’appeal del libro
questa coppia di dati,
snocciolati a sfinimento dagli organizzatori alla chiusura?
No, niente.
Ci dice tutt’al più che la Fondazione che s’occupa
del Salone ha trovato una formula per
fare aumentare del 20% gli ingressi e del 13% gli acquisti.
Su La Stampa di oggi 21 maggio 2013:
“Unire i libri e le eccellenze del nostro
territorio
vini e cibo, sì è rivelata
vincente. Per
il futuro
si deve continuare a lavorare in questa direzione con
piccole aree dedicate dagli hobby”.
Intanto tutti notavano
con sollievo,
con inquietudine,
che come in un esercizio di
distrosione percettiva
i corridoi fra gli stand sembravano larghissimi,
praterie deserte dove la moquette non recava segni d’usura.
In questa prima cartolina
FN si sente di chiedere una piccola cosa
che argomenterà alla fine delle spedizioni:
editori, editrici,
il prossimo anno,
per il vostro bene,
per il bene dei libri e della lettura,
non venite al Salone.
O invece sì,
se la presenza di uno stand
affollatissimo
che inalberava lo slogan
“Affetta la fetta perfetta”
e distribuiva
fette di prosciutto
forse da applicare con cura
sugli occhi
vi pare coerente e esiziale al vostro mestiere.
Insomma, queste saranno Cartoline da un luogo dove
non vorrei più tornare.

Un saluto da Torino,
a presto,
FN

HUMBOLDT BOOKS, QUODLIBET (da L’Indice dei Libri 4/2013)

Posted in editoria, notizie by federico novaro on 20 maggio 2013

Viaggi in collaborazione

abbeʧe’darjo / FN. H

Il Salone del Libro di quest’anno porterà forse nuove indicazioni su che ne sarà dei libri e di tutto ciò che li produce, o forse si limiterà ad essere il grande assembramento dove tutto si mescola indistinto. Resta un luogo utile per un colpo d’occhio, reso forse più attendibile proprio dal caos che lì vi regna.

In un’attesa della fine della Crisi che viene posticipata di mese in mese il reparto librario soffre particolarmente. La divisione che si fa, fra grandi case editrici e medie e piccole, se resta valida, discrimina sempre più fra realtà profondamente diverse.
Le grandi sembrano avere preso coscienza definitivamente d’essere finite.
Non certo come imprese, ma come centri di produzione, divulgazione e conservazione del sapere. La mutazione, resa più lenta dalla penuria di soldi, in grandi imprese dell’entertainement, sarà lampante, fulminea e radicale non appena qualche soldo di più comincerà di nuovo a girare e sarà tutto una girandola di nuove mirabolanti applicazioni, tecnologie, cotillon.
Feltrinelli, intanto, ha acquisito l’Antica Focacceria.

Si licenzia a più non posso, non soltanto, verrebbe da pensare, perché non ci siano più i soldi per pagare gli stipendi, quanto per una sorta di sopravvenuta vetustà delle competenze. Quando il buio sarà passato serviranno altre persone, con altri profili, per circonvenire con efficacia il pubblico che tornerà a poter spendere.

Le medie e le piccole, grazie a fatturati infinitamente minori, possono invece continuare a fare il loro mestiere, forse anche perché gli interessa.
Senza che venga loro in mente di star lì a vender focacce e qualche modo di passare il tempo.

Humboldt Books nasce tutta nuova a dire mica vero che siamo destinati all’estinzione, immaginando un modo di essere casa editrice che possa rispondere al nuovo –per modalità e desideri- consumo di libri.
Una casa editrice di libri di viaggio. Un’altra? Dirà la vocina cattiva, ma dovrà tacersi.
Intanto è una casa editrice che si immagina internazionale. In Italia coedita con uno dei marchi più interessanti: Quodlibet. Già solo questo: non pensare di ogni volta cominciare tutto da capo, inventarsi competenze che non s’hanno, pensare di saper far tutto; no. Si cerca chi abbia le competenze editoriali giuste per il proprio progetto, e si fa un accordo. Indipendenza e condivisione.

Tre linee direttrici, sintomatiche: “Libri di viaggio”: serie di libri –cartacei e coscienti d’esserlo- commissionati dalla casa editrice a uno scrittore e un fotografo e dotati di ricchi e vari apparati (il primo, Narciso nelle colonie. Un altro viaggio in Etiopia, testo di Vincenzo Latronico e fotografie di Armin Linke, presenta interviste, un breve dizionario di parole utili, mappe, appunti e informazioni pratiche. Un volume illustrato, progettato dallo studio pupilla grafik –responsabile anche della collana seguente- sontuoso nell’intelligenza che mette in pagina, vezzoso nell’illustrazione a colore in quarta incollata al cartoncino della copertina, a 18€); “Viaggi nel tempo”, ristampe di testi smarriti nei cataloghi da troppo tempo ai quali viene affiancato un nuovo programma iconografico e i “Libri d’artista” (in inglese, coediti con Koenig, a responsabilità grafica dell’artista coinvolto).

Libri (6-8 uscite all’anno) complessi da produrre, densi, quasi saturi di attenzione a ogni fase del progetto che risponde efficacemente, separatamente e nel prodotto finale, a un modo contemporaneo di fare editoria di libri cartacei.

Restiamo da Quodlibet per segnalare che anche la casa editrice tutta bianca s’è data agli e-book.
Le “Note azzurre” aprono con La biblioteca senza libri, di David Bell, con un commento di Riccardo Ridi, in distribuzione gratis, e si presentano come una serie eclettica e mossa di testi inediti o dispersi, dimenticati e riportati alla luce, che permettano di fare dialogare testi e autori diversi, e inizino a creare un pubblico colto e curioso per il nuovo mezzo.

Via via le collane di e-book si moltiplicano. Questa di Quodlibet svetta per intelligenza e curiosità delle scelte, altre, come gli Zoom di Feltrinelli o le analoghe di Einaudi (i “Quanti”) o di Mondadori, “XS”, scelgono la via del frammento, del breve inedito, della frattaglia ben condita, una strada che può essere interessante.

I soldi a un certo punto torneranno, e i libri cartacei resteranno felice dominio degli editori e delle editrici dai fatturati a scala minore che non avranno dimenticato che fare l’editore è un mestiere, e che un marchio editoriale è solo una marca.

abbeʧe’darjo / FN. H

(Appunti, che qui trascrivo in una versione ampliata e corredata di fotografie, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri [chiocciola] gmail.com, grazie)

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 4 – XXX, Aprile 2013.

L'indice dei Libri, logo. (part.)

Tutti gli Appunti precedenti sono nella sezione Editoria / Notizie di FN

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abbeʧe’darjo / FN. H

Qui di seguito il primo volume: Narciso nelle colonie. Un altro viaggio in Etiopia, testo di Vincenzo Latronico e fotografie di Armin Linke

Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Copertina (part.) 3Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Quarta di copertina (part.), 2Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Dorso, copertina (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Copertina (part.) 2Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Copertina (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Dorso (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Quarta di copertina (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Quarta di copertina, dorso, cop. (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Totale della copertina coi risvolti (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Risvolto della quarta di copertina e q. di cop. (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Copertina e risvolto della cop. (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Pagine dell'occhiello (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Frontespizio (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Colophon (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Indice (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Pagine 14 - 15 (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Verso della quarta di copertina e del risvolto della q. di cop. (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Pagine 160 - 161 (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Pagina 153 (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Pagine 106 - 107 (part.)Vincenzo Latromico, Armin Linke, Narciso nelle colonie. Quodlibet Humboldt 2013. Progetto grafico di Pupilla Graphic. Pagine interne (part.), 1

(chi ha pagato il libro: Quodlibet molto gentilmente l’ha spedito a FN di sua sponte avendo chiesto FN delle info sulla casa editrice)

EDIZIONI ET AL (da L’Indice dei Libri 3/2013)

Posted in editoria, notizie by federico novaro on 24 aprile 2013

Confusa e felice

abbeʧe’darjo / FN. E (t)

Sputiamo su Hegel.

Le edizioni Et Al (“et al. è abbreviazione di et alii “[…] scelto per evocare tutti gli altri che ci sono e non sempre compaiono nei libri che scriviamo, che pubblichiamo […] è perciò un ringraziamento, un riconoscimento, un debito che continuamente si rinnova, che vuole ricordare la dimensione transitiva della produzione di cultura, inducendo a pensare al contempo a individui particolari. […]”: questa in coda alla home del sito la spiegazione / presentazione della casa editrice milanese; la si cita quasi integralmente perché, seppur non dica niente delle linee programmatiche della costruzione del catalogo, ben evoca una possibilità di rendere contigue pratiche nate negli anni ’70, collettive, a quelle contemporanee di condivisione), hanno cominciato a pubblicare nel 2009, un ottantina di titoli ad oggi, divisi in più ambiti disciplinari (Arte, Architettura, Design; Critica letteraria; Femminismo –che ne è la cifra più significativa-; Psicologia e Antropologia; Scienze Sociali ed Economia; Storia, alle quali si affianca una sezione di Narrativa; la divisione in collane dal sito della casa editrice non è di immediata comprensione: nelle singole schede (introdotte dal titolo “descrizione del prodotto”) alcuni volumi hanno l’indicazione della collana, altri no, e non c’è –non l’abbiamo trovata- una sezione di ricerca per collana.

Un po’ confusa sul piano del progetto grafico, con scelte non sempre precise, talvolta anche belle, non ha ancora raggiunto una coerenza che permetta ai volumi di essere immediatamente riconoscibili e riconducibili gli uni agli altri.

È un peccato. Corretti nell’indicare sempre le responsabilità nei colophon, la scelta volume per volume, ma con grappoli coerenti che sembrano indicare contiguità, rende il tutto un po’ episodico, e attenua un’immagine di compattezza che è invece necessaria nei primi anni.

Molti volumi sono risolti graficamente, e bene, all’interno della casa editrice, altri con persone esterne, sono rari quelli sgrammaticati, ma è l’insieme a soffrirne.

Non sempre il ricorrere a competenze grafiche consolidate è un dogma infallibile –prova ne sia Quodlibet, la cui coerenza, eleganza, efficacia del progetto grafico d’ogni singolo volume come dell’intero catalogo, è tutto risolto “in casa”, ma è una prova rara quanto luminosa-, e se in anni passati –diciamo da dopo i ’70 ai ’10- è parso e in parte è stato, non esiziale destinare intelligenza, cultura, competenze e denari ai progetti grafici, ora, all’inizio del declinare del libro cartaceo, è ineludibile.

Forse anche il catalogo andrebbe affilato –benchè ospiti titoli e nomi interessanti e anche curiosi; nella sezione Narrativa troviamo fra gli altri la Signorina Cuorinfranti di Nathanael West e due titoli di Lidia Ravera; L’ineffabile Antrobus di Lawrence Durrell e tre titoli di Ginevra Bompiani. Molto recensito, presentato, segnalato è Fra me e te, uscito recentemente: dialogo madre figlia, fra Mariella Gramaglia e Maddalena Vianello.

Il filone femminista è la cifra più riconoscibile dicevamo, e, con la riedizione delle opere di Carla Lonzi, trasmigrate qui dalle battagliere, disperse, ma indelebili, –un rettangolo verde in centro copertina, edizioni fragili ma che hanno abitato una generazione –o una sua parte-, Edizioni di Rivolta femminista, le edizioni Et Al compiono un utile recupero di testi ormai inaccessibili da tempo seppur molto famosi.

Sei titoli ad ora, Sputiamo su Hegel (del 1974) inaugura la collana tascabile “Economica” in occasione dell’otto marzo, con prefazione di Maria Luisa Boccia, nata nel 1945, molto attiva nei temi e nelle pratiche femministe e pacifiste, Senatrice, ora presidentessa di SEL.

È bene e interessante che documenti di questo genere vengano resi nuovamente, e a un prezzo contenuto (19 x 13 cm.; 136 p.; 8€), disponibili. Ma la scelta di una decana della militanza pone l’interrogativo su chi sia il pubblico al quale l’operazione, comunque meritoria, voglia rivolgersi.

Questa scelta sembra orientare il libro verso un pubblico che già lo lesse allora, e che felicemente può ritrovarlo, un’operazione che rischia di risolversi in toni nostalgici. Il pensiero femminista dalla prima edizione di Sputiamo su Hegel a oggi ha subìto mutazioni grandi e forse, in quelle forme e in quei contenuti, non parla più alle generazioni che si affacciano ora al mercato del libro saggistico. Una curatela affidata a una giovane ricercatrice, al di là dell’aspetto teorico, sarebbe stato un segnale –anche solo di marketing- forse più interessante ed efficace.

abbeʧe’darjo / FN. E (t)

(Appunti, che qui trascrivo in una versione ampliata e corredata di fotografie, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri [chiocciola] gmail.com, grazie)

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 3 – XXX, Marzo 2013.

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abbeʧe’darjo / FN. E (t)

LIBRINI, 2: Sole 24 ore / elliot / Berti (Da L’Indice 2/2013)

Posted in editoria, notizie by federico novaro on 20 marzo 2013

Librini finiti, librini belli dentro e così così fuori, librini belli e di belle speranze

abbeʧe’darjo / FN. S (t)

Torniamo a scrivere di librini, dopo la puntata precedente di Appunti, nella quale si scrisse della collana “Gemme”, di Rosenberg & Sellier, soffermandoci un momento sulla collana di librini che tutti si ha avuto fra le mani negli ultimi molti mesi: i “Racconti d’autore”, venduti a 50cent allegati al Sole 24ore la domenica; interrottasi col numero 78, cosa che avrà disturbato anche il più tenue e sopito spirito collezionista. Su facebook una pagina fan si colma di speranze illusorie sulla sua futura continuazione.

Sono decenni ormai che coi quotidiani escono libri; e come “I Quindici”, o “Sapere” negli anni ’70, i libri “allegati” hanno modificato molti panorami domestici. Lunghe file uguali di dorsi. Sono, come i loro precedenti a fascicoli, l’immagine rassicurante di una cultura popolare prima che pop, tradotte poi nelle prese in giro dei libri finti, per il loro “fare arredamento” (erano la fiera e onesta resistenza alle chiccheria del total white Einaudi prima e del pastello scuro Adelphi poi –fu un passaggio che segnò un’epoca- nelle fotografie delle librerie lussuose e belle del design italiano fra i ’70 e gli ’80). Ritratte con spirito parodistico e grottesco nei film di Fantozzi viste oggi sembrano purissimi esempi di gusto trendy e up the date.

Era tempo però –forse gli ultimi sono stati quelli di Repubblica una decina di anni fa- che una collana non riconquistava il suo spazio nel paesaggio domestico.

È interessante che l’abbia fatto una collana di librini. La scelta dei titoli era ineccepibile, anche l’alternanza, molto mossa, fra gusti molto diversi, ma sempre cercando non lo scarto laterale, o la curiosità, bensì l’opera compiuta e molata. La dimensione, davvero tascabile, sottile, allungata, ne ha anche favorito la dispersione, erano libri da viaggio, da week end, e così piccoli si sono insinuati negli interstizi casalinghi, quando non irrigimentati in ordinate colonne, dove li troveremo fra decenni.

Il progetto grafico era un poco debole, è l’elemento che impedirà loro di diventare davvero, fra vent’anni, vintage, non davvero coraggiosa, un po’ leziosa, in copertina con quella curva sul filo del dorso che sembrava ripresa paro paro dai Bompiani di un decennio fa, la font dimenticabile e la scelta iconografica un po’ diseguale.

Eppure in questi tempi di vacche magre sono stati dei librini che hanno investito in intelligenza –la scelta e l’altrenanza dei titoli- molto più che altre paludate o trendy collane, sottiline o spessone.

abbeʧe’darjo / FN. E (t)

Ma veniamo all’oggi, e in libreria, che librini ce n’è tanti: quelli di elliot si chiamano “Lampi”, il programma editoriale è così vago da sembrare una parafrasi di “qualunque cosa”: “testi brevi di grandi autori, racconti, riflessioni, meditazioni, opere sia di narrativa sia di saggistica”; non più progettati da Maurizio Ceccato, che ne aveva fatto uno dei sui esercizi più compiuti, i libri elliot, così come questi “Lampi”, soffrono ora della nuova mano – non indicata nel colophon-.

Cari, molto cari: Vermeer, di Sylvie Germaine, 58 pagine, brossura con alette, 18 x 15 cm., costa 10€.; tirano titolo e autore da margine a margine della copertina, alzando e abbassando di conseguenza il corpo delle font, su fondo giallino in cartoncino semilucido, appiccicano come decalcomania un’illustrazione –nessun credit nel colophon-, non sembrano un buon segnale sullo stato del marchio che pure ha avuto momenti eccellenti e sembrava avviato a una solida presenza nel mercato librario italiano.

(Riguardo ai titoli pubblicati nei “Lampi” trovate notizie più dettagliate su Dusty Pages in Wonderland; su L’Indice dei Libri (blog) Mariolina Bertini ha pubblicato una recensione entusiasta di un Lampo: Alla casa del gatto che gioca a palla, di Balzac; su Margininversi Claudia Ciardi recensisce Marlene Dietrich. Un ritratto)

abbeʧe’darjo / FN. B

La Nuova Casa Editrice Berti è una di quelle cose moderne che provano a affrontare il marasma dell’accoppiata crisi più smaterializzazione proponendosi come fornitori di servizi, sono i service editoriali che stanno velocemente diffondendosi per la penisola, accorpando competenze, mettendo in comune spese fisse e locali, e fornendo contenuti e grafica e editing e oltre a questo pubblicando un po’.

Piacentini, pubblicano raffinati libri di cucina –di food- come usa dire, repêchage e cose inedite, un po’ inconsuete, con la leggerezza di chi sa di non ambire ad essere fianco a fianco con l’ennessimo Camilleri, ma di potersi ritagliare un piccolo mercato fra il pubblico colto e curioso che legge per il piacere dell’intelligenza con leggerezza.

Fra saggistica e narrativa hanno anche loro i loro bravi librini: piccolini e in brossura ma non esilissimi (L’agrifoglio, di Dickens, 120 p. per 9€; Lunedì o martedì, di Virginia Woolf, 112 p. per 8€), un progetto grafico non coraggioso ma corretto e piacevole.

Non saranno i librini la risposta al marasma scatenatosi nelle librerie e nelle case editrici, ma almeno, se sono belli, possiamo esserne contenti.

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Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 2 – XXX, Febbraio 2013.

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LIBRINI, 1: Gemme, di Rosenberg&Sellier (Da L’Indice 1/2013)

Posted in editoria, notizie by federico novaro on 26 febbraio 2013

Fra i librini, le “Gemme”

abbeʧe’darjo / FN. R (t)

Librini, libretti, libriccini, libercoli, nelle librerie c’è di tutto a spintonare per arrivare alle casse.
Simili a pile, rasoi, chewing gum, cercano d’accaparrarsi i soldini, quelle monete che un tempo si davano ai bambini e ora scambiamo noi con delle piccolezze, per l’ebrezza di comprare di più. Come quelle confezioni di Tic Tac Ferrero che lillipuzianamente contengono quattro, forse cinque pastiglie. L’investimento nel contenuto è ridotto, il margine di guadagno un pelo meno risicato. Non sono in sé cattiva cosa. Basti pensare a quel che, nel genere del librino, seppe fare Scheiwiller, coi suoi volumetti in 32°, fragili per programma, o a quelli, sontuosi nella minima dimensione, copertinati in cuoio addirittura scolpito a sbalzo nella “Raccolta di breviari intellettuali” che l’Istituto Editoriale Italiano nei primi decenni del secolo scorso fece in gran copia, e che ancora girano nei cataloghi, robusti, indenni.

Erano anche librini quelli che fece Einaudi, filiazione della serie “Scrittori tradotti da scrittori”, rosso scuro, erano i “Saggi brevi”, librini nell’idea dell’elaborazione d’occasione, nella lateralità sapienziale; erano libretti gli “Incipit” di Bollati Boringhieri, la prima collana della gestione Cataluccio, esternalizzata e raffinatissima, ora un po’ svilita da GeMS.
I celeberrimi “Millelire” di Stampa Alternativa, spillati, sono stati il trionfo del librino, così scanzonati da poter essere rubricati sotto la voce “fanzine”, pur dispersa in decine di titoli.

La forma breve si addice agli eccessi, distillato di raffinatezza intellettuale, scherzo, concentrato d’inutilità. Difficilmente si conservano –quando i libri si conservavano, i marosi dei traslochi erano i primi a disperdere-.

abbeʧe’darjo / FN. R (t)

Ora la loro natura migliore sembra l’essere graziosi. Si rivolgono anche a un piacere diverso, difficile essere indecisi fra un volumazzo di Faletti che riempie le mani come una zolla e un librino come l’ultimo di Pericoli da Adelphi, Attraverso l’albero, nell’ormai longeva –e sempre così graficamente mediocre, anche se recentemente un po’ casualmente mossa- “Biblioteca minima”, che si dimentica d’avere in tasca.

Alla romana decembrina Fiera della Piccola e Media editoria, Più Libri più liberi, librini ce n’erano un po’ in tutti gli stand.

Tralasciando i già conosciuti “Zoo | Scritture animali” della :due punti edizioni, esercizi di racconto breve in lingua italiana, o “i piccoli” di Terre di Mezzo, con un’anima scanzonatamente manualistica, o, certo, i raffinatissimi, dilaganti nei remainder, de “Il divano” di Sellerio, c’erano però molti nuovi librini affacciantesi al mercato crudele o meglio impoverito.

I più arzigogolati come programma, acciaccati purtroppo da un progetto grafico degno di una drogheria chic del centro (di Marco Antonaci), sono i librini della collana “Gemme” della seriosa, storica e indomita torinese Rosenberg & Sellier: neri di una carta semilucida che reca memoria d’ogni unghia che gli si avvicini, hanno tracciata in basso in corsivo la parola del titolo in vernice selettiva lucida noir sur noir; i dati sono scritti in bianco, con in alto una breve linea-lampo che sfuma nel grigio a separare il nome della collana, “Gemme”, dall’indicazione del marchio editoriale, più in alto, e in corpo più grande; più in basso, verso il centro, l’indicazione d’autore e titolo, divisi da una linea che diventa goffamente racemo.

È interessante la scelta di mettere in alto, al centro, bello grande, il marchio editoriale. È un’impostazione grafica più da locandina di teatro, che da copertina; potrebbe non essere casuale: la collana, in cui ogni volume reca come titolo una parola (Parola, Maria Luisa Altieri Biagi; Vita, Amos Luzzatto; Autorità, Luisa Muraro, Eredità, Chiara Saraceno, per citarne alcune) si vuole chiusa –sono previsti 24 titoli- e parte d’un progetto più grande, che dal libro prosegua in una serie d’eventi e di attività on-line.

Il libro, il librino, come appoggio, brochure, viatico.

Una serie di citazioni può chiarirne gli intenti: “Gemme | Sono voci d’autore [e che tristezza che proprio Rosenber & Sellier opti per un neo-consevatore monogenere] che offrono messaggi ricchi e spesso inattesi e suscitano un dialogo che potrà continuare sul sito e nei grandi incontri culturali in tutta Italia … sono 24 parole da curare e che ci cureranno … [in coda al testo, sei pagine bianche con in alto a sinistra e destra, in orizzontale, il titolo e la parola “tu”] Un dialogo fatto di voci diverse [sic]: per questo, qui, le pagine sono ancora da scrivere. Da te.”

abbeʧe’darjo / FN. R (t)

(Appunti, che qui trascrivo in una versione ampliata e corredata di fotografie, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri [chiocciola] gmail.com, grazie)

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 1 – XXX, Gennaio 2013.

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