JEANETTE WINTERSON, Perchè essere felice quando puoi essere normale? (note a margine di Camilla Valletti)
Perché essere felice quando puoi essere normale?, di Jeanette Winterson. Mondadori 2012
Note a margine, di Camilla Valletti
L’autobiografia di Jeanette Winterson, perché di questo si tratta precisamente, è uscita tempo fa.
Merita recuperarla, nonostante la vita di un libro sembri ritagliati sui tempi dei banconi delle librerie, perché entra in modo originale e alto dentro al dibattito su cosa voglia dire il termine “famiglia” per una persona omosessuale, su quanto la figura del padre e della madre improntino per sempre la propria capacità d’amore e d’amare, sul sentirsi monchi come esperienza intellettuale.
E’ un libro difficilmente definibile perché possiede un carattere militante che viene direttamente dagli anni Settanta mescolato ad una forza immaginativa del tutto autonoma. E’ stato recensito superficialmente dagli inserti culturali che considerano Winterson scrittrice/palestra da non leggere ma da usare ad altri fini, per farsi i muscoli su temi ben lontani dalla letteratura, lo hanno caricato di pseudo autobiografismi, quando invece, secondo me, è un libro fondamentale rispetto allo snodo della scrittura di genere di questi ultimi anni.
Un libro soprattutto che consegna chiavi di letture importanti a chi omosessuale non è. Jeannette Winterson fu data in adozione all’età di otto mesi durante i quali la madre naturale l’aveva allattata al seno. La signora Winterson, una immensa matrona a disagio nel suo corpo, curiosa figura che indossava scaldini al posto del busto con cui poi si bruciava, metodista di risulta, sessuofoba e incostante, in attesa messianica del rivelarsi dei cavalieri dell’apocalisse, stravagante moralista dispensatrice di moniti assurdi su piccoli foglietti nascosti in ogni dove nella piccola e fredda casa dove abitava, adotta la piccola Jeannette e la porta a vivere in una squallido quartiere di una cittadina operaia nel Lancanshire.
Non può avere figli e forse non li desidera; il fagotto preso in prestito diventa il centro esatto delle sue frustrazioni che riversa sul marito, un compagno diventato quasi ottuso dopo la partecipazione alla seconda guerra mondiale.
Il romanzo è la storia di questo scontro, di un rapporto sul filo dell’assurdo, portato tanto in alto da sublimare l’orrore, la tragedia di una bambina abitata dal trauma di un doppio abbandono.
Mrs Winterson non è solo pazza, è l’emblema dell’antifemminile, è una pallottola scagliata contro l’ordine, contro le convenzioni, nonostante sia la più ferrea delle dittatrici.
La notte impasta torte, di giorno s’eclissa, scompare. La bambina fa tutto da sola, salta i pasti ma va a scuola. E quando sbaglia, sono botte, botte da orbi che arrivano dal padre convinto dalla madre a infliggere la punizione.
Mrs Winterson non apre la porta, lascia la figlia sulla soglia di casa come se non fosse degna di penetrarla. Intere notti, interi giorni, fuori ad aspettare che il veto cessi.
Fino a quando, a 16 anni, Jeannette lascia per sempre l’abitazione dei genitori per cominciare una vita nomade, prima chiusa in una macchina poi via via ospite di amici per approdare al College a Oxford. A segnare la definitiva chiusura dei rapporti la sconcertante scoperta che a Jeannette piacciono le donne, le ragazze come lei.
Noi che leggiamo, viviamo la stesso smarrimento, la stessa goffa incapacità di capire che coglie questa donna “fuori misura”.
Come lei ci sentiamo non “della misura giusta per il mondo”. Come lei ci innalziamo per ricadere “Mrs Winterson era troppo grande per il suo mondo, e allora si accucciava mesta e goffa sotto la scaffale più basso, per poi eregersi nuovamente. Poi, dal momento che era una metamorfosi inutile, ridondante, distruttiva, rimpiccioliva di nuovo, sconfitta”.
Seguono le accuse, le colpe, tutte rivolte all’eccesso di lettura, ai libri proibiti, alla voce diabolica che si è impossessata di una figlia troppo scomoda.
Da lì in poi segue il processo di liberazione di Jeannette, processo che sappiamo essere ancora in corso, dove la scelta della scrittura è l’unico possibile atto d’amore che possa compensare l’assenza, il furto precoce della cura, la mancanza di una madre che ci ami incodizionatamente.
Il falò dei libri tascabili nascosti sotto il letto da Jeannette poi scoperti da Mrs Winterson segna il passaggio all’età adulta: “Guardavo le alte fiamme che li divoravano e ricordo di aver pensato al calore e alla luce che emanavano in quella gelida notte saturnina di gennaio. E per me i libri sono sempre stati luce e calore”.
La somma violenza si trasforma in opportunità, la negazione fa germinare nuove inattese felicità.
Di questo è fatto un libro esemplare dove la dimensione dell’amore è veramente una questione che non può prescindere dalla faticosa costruzione di un’identità senza origine, senza matrici. Alla fine l’esito è aperto tra desiderio e appartenenza. Pur avendo ritrovato la madre naturale, Jeannet ancora vacilla tra “la mancanza d’amore” e “la possibilità d’amare”
Su FN precedentemente è apparsa la Recensione che ne fece Giacomo Giossi per L’Indice dei Libri del mese: FN > Recensioni > Perchè essere felici quando si puoi essere normale?
Angelo Morino / IN VIAGGIO CON JUNIOR. Sellerio 2002. (Recensione, di Anna Nadotti)
In viaggio con Junior
di Angelo Morino
[responsabilità grafica non indicata]
228 p. ; 8€
Sellerio -La memoria 549, Palermo 2002
Nel 2002, dieci anni fa, verso la fine di Ottobre, usciva da Sellerio, editore con il quale collaborava da tempo, il primo libro di narrativa di Angelo Morino, In viaggio con Junior.
Uscì allora su il manifesto una recensione di Anna Nadotti, che FN, grazie alla gentilezza dell’autrice, ripropone qui.
Di Angelo Morino e dei suoi libri su FN si è già parlato in varie occasioni; in coda al testo i link ai post.
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina 9 (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8202/8182740530_cab5a1eedb.jpg)
In fondo a questo buio ormai divenuto compatto
È un romanzo d’amore -questo In viaggio con Junior (Sellerio 2002, 8€) di Angelo Morino? L’amore non viene mai nominato, né vi si fa allusione con procedure retoriche letterarie. Per questo direi che lo è davvero, un romanzo d’amore. “Non cantare la rosa, fai della rosa un poema”, scriveva Vicente Huidobro, e Morino senza dubbio lo sa.
È anche un diario di viaggio. Il narratore infatti prima ci conduce a New York, poi ci fa attraversare buona parte della penisola italiana, fino a Matera, e infine ci conduce in Sardegna, in una dolorosa ricerca di senso per qualcosa che un senso non ce l’ha. Sullo sfondo, il luogo di partenza e ritorno, la Torino in cui l’autore e Junior abitualmente vivono. Città ora grigia e cupa, ma non per questo temibile, ora limpida sino alla trasparenza eppure minacciosa per chi a un tratto deve fare i conti con un’assurda solitudine, con una malattia mentale che si manifesta all’improvviso e si dilata e s’insinua fino a azzerare la vita stessa, una malattia dal nome difficile e impietoso, forclusione del nome del padre.
“L’avevo cercata su un apposito dizionario, me l’ero fatta spiegare. Forcludere: chiudere fuori, escludere, mettere fuori da sé”. Ma l’esclusione dalla propria vita del padre, forse indegno ma vivo, in morte del padre azzera l’esistenza stessa di Junior, e di riflesso quella del narratore, amato e amante e fantasmatico padre elettivo.
In questa sua triplice veste egli racconta, senza nascondere nulla, una inarrestabile discesa agli inferi, il cui dolore sembra avere un unico riscatto, non consolazione, nella scrittura. Sapientissima, densa, compiaciuta solo quel tanto che appare inevitabile quando fin da ragazzi si è trovato nei libri un nutrimento ideale e quando di letteratura si vive, perché Angelo Morino insegna letteratura e ha tradotto, ma soprattutto legge: “Sono uno che legge perché gli piace leggere, e non uno che studia”.
Non a caso i suoi numi tutelari, nelle diverse stazioni a cui approda -ma stazioni sono anche quelle della via Crucis- sono uno scrittore e una scrittrice che lui conosce con quella particolare acribia amorosa che viene dall’averli anche tradotti -e di cui non faccio i nomi dal momento che lui non li fa. Preferisce disseminare le sue pagine di indizi eloquenti, che il lettore decifrerà da sé.
Scrittori che non hanno eliso i sentimenti dalle loro pagine, non sono arretrati di fronte ai grumi, alla cattività che i sentimenti possono produrre.
Non si affronta New York in stato di assoluta solitudine se non con la certezza che lì ci aspetta se non altro una corposa compagnia di ombre, personaggi di mille romanzi, e film, che hanno incrociato i nostri passi. Non si raggiungono i Sassi di Matera -attraversando terre un tempo di briganti e leggende- con le ferrovie Appulo Lucane se non si è meditato Carlo Levi, se non si vuole in quelche misura rintracciarne insieme l’esilio e il perdurante amore per le pennellate larghe, pastose, vitali.
Non ci si mette in viaggio con una persona amata ma imbottita di farmaci, se non ci si sente in qualche modo protetti almeno dalle voci che nel tempo si sono immaginate. Come si può fronteggiare il suo smarrimento, il suo impacciato tentativo di ancorarsi ad atlanti e carte geografiche per non perdere completamente la direzione? Come si può fronteggiare la sua paura senza esserne devastati?
Quale destino fa sì che una storia d’amore felice si trasformi in una grande ingiuistizia? Domande non retoriche, alla lettura di queste pagine. Affiorano nell’attesa di un treno in una minuscola stazione del sud d’Italia, ma potrebbe essere il Messico di Juan Rulfo. Aleggiano nell’aria, e non importa se intorno scoppiano fuochi artificiali di un capodanno meridionale che ci riporta agli anni Cinquenta, e invece è dei nostri giorni. Lo sguardo che scruta il mondo dal finestrino del treno -e che ricorda l’ultimo film di De Oliveira, Il principio dell’incertezza- è uno sguardo penetrante ma distaccato, che cerca nei tratti delle cose, nei contorni delle colline, nelle improvvise asperità del terreno qualcosa a cui aggrapparsi, gesto speculare a quello del compagno che si aggrappa alle mappe. “Così, seduti faccia a faccia, mentre lui fuma e io lo guardo fumare, procediamo insieme verso la capitale del Levante che ci aspetta in fondo a questo buio ormai diventato compatto”.
È molto interessante, e narrativamente -o forse dovrei dire drammaturgicamente- riuscita, l’opera in due atti che Angelo Morino mette in scena: romanzo che tuttavia è un diario, diario che tuttavia è silenzioso dialogo con l’altro. “Forse, sì, occore trovare un padre di elezione perché uno scambio di parole avvenga fra due uomini. Con quello di appartenenza c’è un blocco nel parlare. Troppa grammatica, troppa sintassi, messe lì ad arginare i sentimenti e gli abbandoni”. Una rigidità di strutture discorsive che forse -c’è bisogno di un forse?- solo una voce più profonda, femminile e materna, consente di spezzare.
“Avevo spazzato la casa, pulito tutto come prima dei miei fumerali… E poi ho cominciato a scrivere. Tutto era pronto per la mia morte, allora ho cominciato a scrivere ciò di cui so benissimo che non potreste mai intuire la ragione, cogliere il divenire. È così che succede” (Marguerite Duras).
In occasione dell’uscita de Il film della mia vita (Sellerio 2012) su FN s’è tentata una ricognizione della memoria di Morino in rete, per provare a tracciarne un ritratto.
Il film della mia vita fu recensito da Anna Chiarloni in una recensione che comparve su L’Indice, e che grazie alla gentilezza dell’autrice, fu trascritta su FN.
Lizzie Siddal / LUCINDA HAWKSKEY. Odoya 2012. (Recensione di Camilla Valletti)
Lizzie Siddal. Il volto dei Preraffaelliti
(Lizzie Siddal: The Tragedy of a Pre-Raphaelite Supermodel)
di Lucinda Hawkskey
traduzione di Margherita Ciavarretti e Anna Scopano
prefazione di Barbara Tomasino
impaginazione di Rossella Russo
[responsabilità grafiche non indicate]
cartaceo, brossura con risvolti
203 p.: 19 t. [34 ill.] col. fuori testo ; 16 €
Odoya -Odoya Library, Bologna 2012
Groupie antelitteram, meglio stunner come erano definite dagli artisti vittoriani le loro modelle preferite, Elizabeth Siddal, “Miss Sid”, fu l’emblema di bellezza emaciata, di eterea femmina in bilico tra la vita e la morte, che dominò nei quadri che Dante Gabriele Rossetti, prima amante e poi marito, produsse dopo la metà degli anni Cinquanta.
Il tratto di Lizzy più appariscente erano senz’altro i lunghi capelli rossi che portava liberi, segnale di un’eccentricità esibita e poco ben accolta dentro la comunità poverissima e cattolicissima dove viveva. Per Rossetti, già abituato ad infatuazioni del genere, lei rappresentò l’incontro con il destino.
La ricostruzione biografica di Lucinda Hawksley, pronipote di Dickens non per nulla, è il resoconto dettagliato, attento, scientifico, della vita dell’entourage preraffaelita nel quale Siddal visse per quasi dieci anni, minata dalla dipendenza dal laudano, ossessionata dai tradimenti di Rossetti, angustiata dalle rivali in arti e in amore.
Colpisce nel racconto la promiscuità del gruppo, lo scambio delle amanti, il fascino reciproco esercitato tra un artista e l’altro. L’amicizia di Rossetti con John Ruskin, che fu grande ammiratore di Siddal anche da un punto di vista artistico quando lei prese a dipingere scadenti bozzetti, era innervata da una potente fascinazione erotica che si trasferiva sulle loro donne. In particolare, la giovane moglie di Ruskin chiese il divorzio imputando le cause all’impotenza di lui e alla sua predisposizione per le bambine. Si sposò poi con John Everett Millias, l’autore del più celebre quadro in cui compare Siddal nelle vesti di Ofelia suicida.
Sessualità libera ma sempre al limite della tragedia, coppie composte e disfatte alla luce di nuovi incontri, di nuove stunner che si annunciavano più seducenti, più giovani e arrembanti. L’infelice Siddal, anoressica, colpita da continue crisi di emicrania non riesce a fermare il bisogno di analgesici. Arriva a bere cento gocce di laudano ad ogni somministrazione eppure, date le difficoltà di individuare metodi contraccettivi efficaci, resta incinta due volte. Porta avanti la gravidanza fino al settimo mese ma poi nasce un feto morto. Il rischio di setticemia è altissimo. Eppure, ancora, Siddal affronta un’altra gravidanza.
Quando si suiciderà bevendo un’intera bottiglia di laudano che la riduce in coma, Lizzy ha 32 anni, è incinta di due mesi, Rossetti l’ha finalmente sposata dopo innumerevoli tentennamenti.
Si chiude così la parabola tristissima di una figura di donna non abbastanza abile come artista, e neppure come poetessa. I suoi versi, pur intensi, sono prefigurazioni drammatiche di una vita senza amore. Legata ad un uomo volubile, lontanissimo per estrazione, cercò attraverso il suo formidabile aspetto un riscatto che non avvenne mai, un’accettazione sociale giudicata, in fondo, impossibile.
Antonia S. Byatt a lei si è ispirata per il personaggio di Beatrice ne Il libro del bambini. Lucinda Hawksley con amorevole sforzo e profonda conoscenza del mondo vittoriano, riporta alla luce la sua storia senza dimenticare tutti gli aspetti del quotidiano. Gli abiti, i tanti thè falliti con la famiglia Rossetti, l’atelier di pittura, la casa a Londra nei quartieri alti senza cucina, le lunghe passeggiate a Bath, le cattive abitudini igieniche, le letture selvagge e il gusto sicuro per la bellezza.
Di questo massacro individiale, restano le mille forme che il suo volto ha assunto in tutti i ritratti di Rossetti, che fosse una schiava sottomessa, una regina sanguinaria, Lizzy ritorna con le pallide labbra socchiuse e i ricchi capelli rossi di strega moderna a farle da spade.
(“Può un libro bello essere brutto?” Ce lo si è chiesto nella Segnalazione: FN > Segnalazioni)
(chi ha pagato il libro: la casa editrice Odoya l’ha gentilmente spedito a Camilla Valletti su richiesta di FN)
Riassunto bibliografico:
queer / letteratura inglese / prime edizioni italiane
Lizzie Siddal. Il volto dei Preraffaelliti, di Lucinda Hawkskey
1. ed. – Bologna : Odoya. – 21 x 15,5 cm. ; 203 p.: 19 t. [34 ill.] col. fuori testo. – (Odoya Library – 94)
Ciavarretti, Margherita (trad. di) ; Scopano, Anna (trad. di)
Tomasino, Barbara (prefazione di)
Russa, Rossella (impaginazione di)
Brossura con risvolti
©2012 Casa editrice Odoya
©2004 Lucinda Hawkskey
tit. orig.: Lizzie Siddal: The Tragedy of a Pre-Raphaelite Supermodel
Per FN Camilla Valletti ha anche recensito:
Colm Tóibín, Fuochi in lontananza / Fazi 2008
Virginia Woolf: Tutti i racconti / Newton Compton 2009
Helen Humphreys: Il giardino perduto / Playground 2009
Bianca Pitzorno: Giuni Russo. Da un’estate al mare al Carmelo / Bompiani 2009
Norman Mailer: Pubblicità per me stesso / Baldini Castoldi Dalai 2009
Roland Barthes: Dove lei non è / Einaudi 2010
Helen Humpreys: Coventry / Playground 2010
Adam Haslett: Union Atlantic / Einaudi Stile Libero 2010
Pietro Citati: Leopardi / Mondadori 2010
Alan Bennet: Una vita come le altre / Adelphi 2010
Françoise Sagan: All’impazzata. Astoria 2011
Truman Capote: Ricordo di Natale / Donzelli 2011



























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![Mathieu Lindon, Cosa vuol dire amare; Barbès 2012. [resp. grafica non indicata]; fotog.: A. Robbe-Grillet, C. Simon, C. Mauriac, J. Lindon, R. Pinget, S. Beckett, N. Sarraute, C. Ollier, 1959 © M. Dondero. Pag. 7 (part.), 2](http://farm9.staticflickr.com/8474/8090286420_51f2739195_z.jpg)
![Mathieu Lindon, Cosa vuol dire amare; Barbès 2012. [resp. grafica non indicata]; fotog.: A. Robbe-Grillet, C. Simon, C. Mauriac, J. Lindon, R. Pinget, S. Beckett, N. Sarraute, C. Ollier, 1959 © M. Dondero. Taglio superiore (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8474/8090264103_c1bb8d39cf_z.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina 11 (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8207/8182703505_fd69c3df69_z.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Copertina (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8202/8182732200_4031ed38e9.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina dell'occhiello (part.), 2](http://farm9.staticflickr.com/8202/8182700945_00a280f7c8_z.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagine interne (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8345/8182704317_789dc36751_n.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagine interne (part.), 2](http://farm9.staticflickr.com/8061/8182742230_f4dee00c09_n.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagine interne (part.), 3](http://farm9.staticflickr.com/8064/8182742710_ea1e35b2b7_n.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagine interne (part.), 4](http://farm9.staticflickr.com/8482/8182743454_9b2fcb9c8b_n.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina 11 (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8057/8182741208_c0ece910ed_n.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina dell'occhiello (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8488/8182700559_93326d512c.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Frontespizio (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8201/8182739384_690426618e.jpg)
![Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Taglio superiore (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8485/8182743868_f7d22952fa_z.jpg)
![Lucinda Hawksley, Lizzie Siddal. Odoya 2012. [responsabilità grafica non indicata]. Pag. della prefazione (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8044/8141197508_71f0f63ef2_z.jpg)
![Lucinda Hawksley, Lizzie Siddal. Odoya 2012. [responsabilità grafica non indicata]. Copertina (part.), 3](http://farm9.staticflickr.com/8332/8141195571_e631b077f5_n.jpg)
![Lucinda Hawksley, Lizzie Siddal. Odoya 2012. [responsabilità grafica non indicata]. Tavole fuori testo (part.), 3](http://farm9.staticflickr.com/8056/8141190854_667d864d21_z.jpg)
![Lucinda Hawksley, Lizzie Siddal. Odoya 2012. [responsabilità grafica non indicata]. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8186/8141180553_a3071996e6.jpg)
![Lucinda Hawksley, Lizzie Siddal. Odoya 2012. [responsabilità grafica non indicata]. Taglio superiore (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8186/8141155529_c4a0de362f_z.jpg)
![Lucinda Hawksley, Lizzie Siddal. Odoya 2012. [responsabilità grafica non indicata]. Tavole fuori testo (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8327/8141156949_0dd6354ac1.jpg)

























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