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Peter Cameron, IL WEEKEND / Adelphi 2013 (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 18 aprile 2013

Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Copertina (part.), 5

È in libreria

Il weekend
(The Weekend)
di Peter Cameron

traduzione di Giuseppina Oneto
[responsabilità grafica e iconografica non indicata]

cartaceo, brossura con risvolti: 177 pag.; 16 €
Adelphi -Fabula 256, Milano 2013

Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Copertina (part.), 1

Peter Cameron è l’Adelphi perfetto degli anni 2000. Levigato, d’un glamour sottotono, un vago -retrivo- afflato woolfiano, frasi evocative ma mai complesse. È un po’ la Vicki Baum dei giorni nostri. Gay in modo così elegante da non dar fastidio, per certi versi lo si può avvicinare a Michael Cunningam, anche se quest’ultimo è autore molto più mosso nelle forme e nella ricerca. Un libro di Cameron lo si aspetta come il ricordo di una festa alla quale non siamo andati ma che negli anni ci convinceremo che sì, ed era stata così bella. Certe volte sembra un po’ come se Barbie giocasse a fare Mrs Dalloway. Questo rende i libri di Cameron dei libri da pomeriggio, magari sul patio, s’un dondolo. Certi sono molto belli.

Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Risvolto di quarta di cop., q. di cop., dorso, cop., risvolto di cop. (part.), 1

Paolo Armelli ne ha scritto molto bene su Liberlist, il suo blog bello assai.

“[...] Il weekend di Peter Cameron (edito da Adelphi), pur essendo stato pubblicato nel 1994, sotto molti punti di vista sembra un romanzo più compiuto, levigato e profondo del più recente Coral Glynn, che in confronto sembra più patinato, distaccato, in qualche modo insicuro. Per certi versi in questa breve opera degli esordi Cameron sembra più vicino alla sua vena letteraria più propria, quando parla di omosessualità, depressione, lutti, il legame fra arte e esistenza, vite irrisolte.

[...]

ciò che questo romanzo fa è parlare delle e alle esperienze che molti possono avere avuto: dice di come non possiamo lasciarci alle spalle i nostri morti, di quanto sia complicato convincerci che gli altri possano essere felici nonostante la nostra insofferenza o infelicità, di come siamo sempre troppo giovani, fragili o diversi per accettarci o essere accettati fino in fondo, di come una volta che alle nostre esistenze vogliamo far prendere delle curve poi difficilmente riusciremo a raddrizzarle o a farcele raddrizzare

[...]

Il weekend è una specie di storia che ti scortica e poi lascia la tua ferita lì, a bruciare e impolverarsi, mentre tu ti poni domande di cui non vorresti sapere le risposte troppo presto [...]“

Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Copertina, risvolto di copertina (part.), 1

L’Internazionale ha tradotto una brevissima recensione di Michael Dorris

“[...] Peter Cameron ha la rara capacità di prendere un fatto ordinario, un periodo di tempo in cui apparentemente non succede nulla di speciale, e investirlo di sentimento e di significato.

[...]

L’ombra lunga del passato s’intromette costantemente nel presente, e una forte tensione permea ogni incontro. Cameron è in grado di farci prendere profondamente a cuore questi personaggi, di farci sentire le loro sofferenze, i loro imbarazzi e le loro speranze. Il libro si legge d’un fiato e poi s’imprime nell’immaginazione. [...]“

Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Risvolto di quarta di copertina, q. di cop., cop., risv. di cop. (part.), 1

Francesca Magni ne ha scritto sul suo blog Letto fra noi

“[...]
La narrazione ha un andamento da pièce teatrale, piena di dialoghi di realistica bellezza. E ha l’acutezza di un film girato con passione per il particolare. Dopo le prime pagine in cui ancora ci si deve ambientare, ogni parola guida l’occhio dell’immaginazione su un dettaglio che diventa sostanza della situazione, del carattere di chi parla, dell’ambientazione

[...]

Credo si debba aver vissuto un po’ per cogliere l’indulgenza con cui Peter Cameron osserva le debolezze dei personaggi, gli errori, il loro procedere nella vita tentati talvolta, ciascuno a proprio modo, di cedere, di mollare il colpo e smettere di lottare, disillusi.

Mi viene da dire che sia un libro per chi ha passato i quarant’anni.[...]“

Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Pagina dell'esergo (part.), 1

Ne ha scritto Marco Missiroli su Underworld:

“[...] Peter Cameron conosce di gran lunga i tre dettagli umani più pericolosi. Il primo, la tendenza al segreto. Cameron sa che l’evoluzione della specie si gioca tra chi mantiene un mistero e chi lo sparge al mondo. Custodire il silenzio fa invecchiare bene, ma non solo: fa amare meglio. E qui arriviamo al secondo codice dello scrittore newyorkese, l’illusione dei legami. Quando i cuori giurano devozione, ignorano che la stanchezza probabilmente li tradirà. È questione di tempo, e di spazio. Così si avvera la terza legge cameroniana: ogni luogo, compreso il più minuscolo, fa mutare traiettoria all’esistenza. Viaggiare porta il rischio di una rivoluzione, anche un fine settimana poco lontano mischia le carte del destino.

[...]

[Il Weekend] Ripete la magia del libro più celebre del narratore americano, Quella sera dorata, sia per l’atmosfera assolata, sia per un viaggio in certi luoghi d’infanzia che nascondono qualcosa di maledettamente adulto.

[...]

«È un libro nato in un modo particolare: inizialmente lo scrissi come un racconto breve. Ero soddisfatto del risultato, ma continuavo a pensare ai personaggi e piano piano mi resi conto che volevo esplorarli di più. Quindi ripresi la storia e ricominciai a riscrivere gli eventi in modo profondo e complesso. Mentre davo spazio alla narrazione, capii che il passato assumeva un’importanza fondamentale per i personaggi, allora decisi di strutturare il libro in modo che mi fosse consentito muovermi con disinvoltura tra ricordi e presente» [la fonte non è indicata]

[...]

«Nei miei romanzi cerco di includere un’abilità quasi sensuale con cui i personaggi si godono ogni aspetto della vita, è un tratto che mi sembra molto italiano. Insomma, c’è un po’ di voi in tutte le mie storie e questo potrebbe spiegare perché amo così tanto visitare l’Italia e perché i lettori italiani amino così tanto i miei libri. È un mistero grande e meraviglioso per me, ma mi rende molto felice. Forse i lettori italiani sono particolarmente sensibili agli argomenti che tratto — le relazioni tra amanti, amici e membri della famiglia?» [idem] [...]“

Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Verso del frontespizio (part.), 1

Ne ha scritto Pietro Cheli su Leiweb:

“[...] È semplice nella struttura, complesso nella profondità, Il weekend. Peter Cameron, con questo romanzo pubblicato nel 1994, mai tradotto in Italia e ancora perfetto, anzi universale, entra nella vita dei personaggi facendone sentire debolezze e fragilità. Lo scrittore americano è bravissimo a riempire di emozioni, crescenti pagina dopo pagina, momenti di grigia quotidianità. E, per di più, usando poche parole, ma perfette [...]“

Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Incipit (part.), 1

Su FN s’era trascritta le recensione a Un giorno questo dolore ti sarà utile, di Peter Cameron

(chi ha pagato il libro: FN, ma non si ricorda più in che libreria)

Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Colophon (part.), 1

Girimonti Greco, Martina, Piazza (a cura di), PROUST E GLI OGGETTI / LE CÁRITI 2012 (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 10 aprile 2013

Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Dorso (part.), 1

È in libreria (ma un po’ introvabile)

Proust e gli oggetti
a cura di Giuseppe Girimonti Greco,
Sabrina Martina,
Marco Piazza

direzione di collana di Mascia Cardelli
impaginazione e grafica di DMD

cartaceo, 300 p.: 7 tav b/n fuori testo; 38€
Le Cáriti Editore -Logos 25, Firenze 2012

Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Copertina (part.), 1

Con questa Segnalazione FN contravviene un po’ alle sue regole: occuparsi di libri LGBTQ editi da case editrici medio-grandi (quel che a FN interessa è capire che spazio e con quali caratteristiche l’editoria italiana generalista si occupi -in letteratura- di cose LGBTQ); non occuparsi di saggi; non occuparsi di libri fatti o scritti da persone che collaborano con FN: Proust e gli oggetti è edito da una piccola, specialistica, casa editrice di Firenze, Le Cáriti, che ha una distribuzione impossibile; è a cura di Giuseppe Girimonti Greco, che non collabora ancora con FN ma che FN spera di avere presto fra le proprie fila; la Prefazione è di Mariolina Bertini, curatrice della sezione Grazie Liala di FN, e titolare della rubrica, sempre per FN, Fuorisede; infine contiene un saggio di Massimo Scotti, che per FN scrisse un intervento sul centenario di Peter Pan.

Ma insomma, ogni regola ha le sue eccezioni.
Inoltre Proust e gli oggetti mi ha dato l’occasione di conoscere una casa editrice che mi era sconosciuta. Certo, è una casa editrice orientata a un pubblico di studiosi e di studiose, con tirature e circolazione molto limitate (questo giustifica in qualche modo il prezzo esorbitante del volume); è una casa editrice “di una volta”, con nessuna preoccupazione di tipo generalista (il sito è ridicolo), focalizzata a produrre e a diffondere sapere. Nessuna concessione all’entertainment, che è l’unico faro dell’editoria contemporanea. Quindi fa anche dire oh che bello che esista ancora una cosa così. Poi certo, pure loro finiranno sui tablet e bon. Ma intanto. E poi i libri sono molto belli: un progetto grafico davvero semplice, ma molto efficace, che sopravanza di gran lunga molto di quel che si trova nelle librerie oggi: un tutto bianco molto poco einaudiano benchè inalberi in alto -come nella Nuovo Politecnico di Munari per esempio, a sinistra il nome della collana e il numero del volume, a destra il nome della casa editrice; subito sotto il titolo, in corsivo, e autore, e molto più sotto l’illustrazione, spesso monocroma. Nei due risvolti, molto stretti, testi informativi in margini molto sottili. Il tutto è molto chic, molto chiaro, bello.

Proust e gli oggetti, come si conviene a una raccolta di saggi certo non destinata al grande -ma neanche al medio-piccolo- pubblico, ospita testi in italiano e in francese, ça va sans dire. Salvo la presenza dei testi in francese è davvero un peccato che libri come questo non arrivino più ad un pubblico più vasto. Un Paese che ha distrutto parallelamente il sistema scolastico e il prestigio dello studio e del lavoro culturale è un Paese dal quale si vorrebbe solo fuggire. Possiamo bene immaginare le facce di qualunque ufficio marketing di una qualunque casa editrice, non settoriale come Le Cáriti, se questo volume fosse loro sottoposto. Eppure se sfogliamo i cataloghi delle case editrici di dieci-venti anni fa, certo il panorama era diverso. È colpa di tutto: della crisi, dell’impoverimento culturale di un paese che ha aderito con entusiasmo al disprezzo della cultura, dalle figurine veltroniane al modello Mediaset di intrattenimento. Ma, non c’è dubbio, è colpa anche delle case editrici.

La cosa triste e divertente insieme è che questo libro, -così elitario! direbbero gli alfieri di una democrazia populista- mentre parla con le armi della critica letteraria di un solo -per quanto infinito- libro di cent’anni fa, dice molto anche a, e di, noi, viventi in un epoca che degli oggetti fa una vera ossessione.

Questo il Sommario:

Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Quarta di copertina (part.), 2

Mariolina Bertini, Prefazione
Giuseppe Girimonti Greco, Marco Piazza, Presentazione
Sabrina Martina, Marco Piazza, Introduzione

Parte prima. Gli oggetti nello spazio e nel tempo

1. Il movimento

Michel Sandras, Train
Jean-Christophe Valtat, L’automobile: une technologie de la réminiscence
proustienne

Viviana Agostini-Ouafi, Gli ascensori della Recherche: non più scale, non ancora
aerei, forse scatole magiche

Hiroya Sakamoto, Objet insaisissable: Proust et la femme à bicyclette

2. La comunicazione

Chloé Deroy, Le téléphone et le «dorophone», féeries intermittentes
dans À la recherche du temps perdu et dans Ada de Vladimir Nabokov

Thomas Barège, Le Téléphone & le Télégraphe: les objets parlants
dans À la recherche du temps perdu

3. La visione

Thanh Vân Ton-That, Les fruits: dès realia de la vie quotidienne à la métaphore
poétique du monde

Mieke Bal, Strumenti ottici
Sabrina Martina, La lampada in Proust fra illuminazione selettiva dei Possibili
e «tragique quotidien»

Sara Guindani, Le guance in Proust: oggetti parziali tra pulsione scopica
e accecamento

Thomas Barège, Une érotique de l’objet dans la Recherche?

4. La memoria

Thanh Vân Ton-That, La Madeleine: naissance d’un objet de mémoire
Marco Piazza, La camera oscura della memoria. L’archivio proustiano

Parte seconda. Gli oggetti dell’espressione e della rappresentazione

5. La scrittura narrativa: dal libro nel libro al libro ideale

Bernard Brun, Le livre objet et l’objet livre
Anna Lushenkova, Le livre et la bibliothèque sur la voie de la vocation artistique
Joseph Brami, Porte-manteaux à sept branches comme le Chandelier de l’Écriture
Michel Sandras, Boeuf mode

6. La rappresentazione artistica: dalla riproduzione alla trasfigurazione

Alessandro Grilli, Diamanti, falsari e minatori da L’affaire Lemoine
alla Recherche

Federica Pich, Intorno a Miss Sacripant (I). «Plus tard une photographie
m’expliqua pourquoi»

Massimo Scotti, Angeli veglianti. Le sette copertine della Recherche
nell’edizione Einaudi del 1978

Guillaume Perrier, L’affiche
Federica Pich, Intorno a Miss Sacripant (II). L’angelo e l’icona
Bernard Urbani, Robes
Mirko Francioni, Piatti dipinti, porcellane, coperti: le nature vive di Proust
Thanh Vân Ton-That, Les couverts: un art de la table et du langage
Tavole
Gli Autori

Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Risvolto di q. di copertina, q. di cop., dorso, cop., risv. di cop. (part.), 1

Come forse avrete notato nascosto nel libro c’è anche un saggio che non poteva che attirare l’attenzione di FN, del quale anzi FN è gelosissimo e tanto leggendolo s’è rammaricato di non averlo lui, sulle sue pagine digitali: il saggio di Massimo Scotti Bibesco: Angeli veglianti. Le sette copertine della Recherche nell’edizione Einaudi del 1978: “[...] si parlerà proprio del libro nel suo aspetto fisico e concreto, quindi della Recherche come oggetto, editoriale e grafico; in particolare, si parlerà delle copertine e dei suoi sette volumi nell’edizione Einaudi, scelte per la celebre collana degli “Struzzi”, e delle fotografie di Atget che vi sono riprodotte [...]” (peccato la qualità fotografica delle tavole, davvero mediocre).
Il saggio è una coltissima, divertente e appassionate disanima di cosa abbia voluto dire creare una copertina in quegli anni in una casa editrice come Einaudi, che dovrebbe essere letta da tutti e da tutte i/le partecipanti a qualunque dei mille corsi di editoria che nascono in questo Paese di lettori smarriti.
Davvero un bel saggio di editoria. E così, almeno una delle eccezioni per FN che questo post rappresenta, è sanata.

Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Tavola 1 (part.), 1Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Tavola 2 (part.), 1Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Tavola 3 (part.), 1Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Tavola 4 (part.), 1Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Tavola 5 (part.), 1Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Tavola 6 (part.), 1Proust e gli oggetti, a cura di G. G. Greco, S. Martina, M. Piazza. Le Cáriti Editore 2012. Impaginazione e grafica: DMD. Tavola 7 (part.), 1

Su Flickr una cartella di foto del libro in tutte le sue parti: Proust e gli oggetti

(chi ha pagato il libro: il libro è stato gentilmente inviato a FN da Giuseppe Girimondi Greco)

Denis Lachaud, IMPARO IL TEDESCO / 66THAND2ND 2013. (Segnalazione, di Camilla Valletti)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 27 marzo 2013

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Risvolto della quarta di opertina (part.), 1

È in libreria

Imparo il tedesco
(J’apprends l’allemand)
di Denis Lachaud

traduzione di Sergio Claudio Perroni
progetto grafico di Silvana Amato e Marta B Dau
disegno di copertina di Julia Binfield

cartaceo, brossura con risvolti; 197 p.; 15€
66THAND2ND -Bazar 12, Roma 2013

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Copertina (part.), 1

Ha pubblicato parecchi romanzi in Francia e si è sempre occupato di teatro, Denis Lachaud, ora tradotto nella ottima versione di Sergio Claudio Perroni per l’editore 66tha2nd che da alcuni anni svolge un meritorio lavoro di scouting sui migliori scrittori internazionali.

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Dorso (part.), 1

Questo Imparo il tedesco è stato scritto nel 1998 quando la questione della memoria della Shoah in Germania e in Francia esplose generando rivelazioni e impreviste responsabilità all’interno dell’élite intellettuale tedesca.

L’autore, seguendo una logica implacabile, racconta la storia di formazione di un ragazzo di nome Ernst allevato in Francia da una coppia di tedeschi. Ernst è un bambino irrequieto, segnato da una grave malattia agli occhi, legato ai genitori da un affetto muto. Il silenzio, meglio la rimozione, è infatti la cifra che definisce la scelta dei genitori di Ernst. Il bambino cresce con una forte volontà di essere tedesco senza conoscere la storia della sua famiglia. I due divorziano e ancora una volta a Ernst non sono date spiegazioni.

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Quarta di copertina (part.), 3

La madre si trasferisce insieme ai due figli nell’elegante appartamento del nuovo compagno. Non adduce ragioni, semplicemente pone Ernst e il fratello davanti al fatto compiuto.
Il ragazzo, grazie ad uno scambio culturale, conosce Rolf, un coetaneo tedesco con il quale vive la sua prima relazione sessuale. Insieme a lui, deciderà di rompere la cortina di silenzio che lo ha avvolto sino a quel momento.

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Copertina (part.), 2

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Copertina (part.), 3

Immerso nei problemi dell’adolescenza espressi con una insolita forza espressiva: “come fanno i miei coetanei a trovare la forza di recitare la seduzione, di salutarsi con i bacini, di soffrire pubblicamente, di aspettare per ore seduti su un banco che la grazia scenda su di loro, di urlare in lacrime ai loro genitori che sono vecchi e non capiscono niente?” Ernst, forte di un’identità nuova, la sua omosessualità infatti gli conferisce la capacità di guardare fisso alle priorità, va a Berline dove ritrova il nonno, sconfessato dal padre, ancora tragicamente ancorato al suo passato di SS.

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Copertina (part.), 5

Se per il padre quella figura era stata ambiguamente scomoda, il nipote riesce a domarla, a chiudere il cerchio di quello che altrimenti si sarebbe rivelato come un destino di violenza.
Il padre infatti ne aveva ereditato la disciplina ad oltranza, insieme ad una sotterranea volontà di sopraffazione che si è dispiegata nei confronti di un figlio poco accolto. Ernst, in finale, attraverso il riconoscimento di ciò che ha in sé : “ho in me i suoi cromosomi, mi ha trasmesso i suoi occhi di un blu slavato, i suoi zigomi alti, i suoi capelli biondi come paglia, ho in me le torture quotidiane che infliggeva al figlio, ho in me i pianti di mio padre sul cuscino, il suo silenzio, il silenzio di mia madre per stargli vicino” si affaccia ad un tempo che appare qiuetamente vuoto.

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Quarta di copertina (part.), 4

Un romanzo interessante, privo di sbavature narrative che affronta il tema della heimat e della rimozione della memoria attraverso un’angolatura nuova, trovando nel gap generazionale il punto di svolta per una reale avvio verso la riconciliazione. (Camilla Valletti per FN)

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Incipit (part.), 1

Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Copertina (part.), 4Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Dorso, copertina (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Quarta di copertina (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Quarta di copertina (part.), 2Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Quarta di copertina (part.), 5Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Copertina e risvolto di cop. (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Risvolto della quarta di copertina, q. di cop. (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Risvolto della quarta di copertina, q. di cop., dorso, cop., risv. di cop. (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Copertina, risvolto di cop. (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Pagina dell'occhiello (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Frontespizio (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Colophon (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Pagine 8 e 9 (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Pagina dello stampatore (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Responsabilità editoriali (part.), 1Denis Lachaud, Imparo il tedesco. 66THAND2ND 2013. Progetto grafico: Silvana Amatao, Marta B Dau. Alla cop.: disegno di Julia Binfield. Taglio superiore (part.), 1

(chi ha pagato il libro: la copia che ha letto Camilla Valletti: FN non sa; la copia fotografata: gentilmente inviata su richiesta di FN dall’editore, grazie)

Virginia Woolf, ROGER FRY / elliot 2012. (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 15 marzo 2013

È in libreria

Roger Fry
(Roger Fry)
di Virginia Woolf

traduzione di Veronica La Peccerella
introduzione di Barbara Lanati
[responsabilità grafiche non indicate]

cartaceo, brossura con risvolti
281 p. ; 19,50 €
elliot -Raggi, Roma
[sul sito però il volume è rubricato nella collana "Antidoti", bibliograficamente questo non ha importanza, ma lo segnalo]

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Copertina (part.), 1

Da che sono scaduti i diritti, in Italia si pubblica tanto Virginia Woolf. A pizzichi e bocconi, un po’ di qua un po’ di là, ma insomma, Woolf torna in libreria.

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Copertina, risvolto di c (part.), 1

Roger Fry era disponibile per il mercato italiano con irrimediabile ritardo solo dal 1998, nella traduzione di Nadia Fusini, all’interno del Meridiano Mondadori, una miscellanea di testi woolfiani titolato Saggi, prose, racconti -giusto 58 anni dopo l’edizione originale, il tempo di due generazioni.

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Copertina (part.), 3

elliot a ottobre ha pubblicato finalmente il testo come volume a parte, nella traduzione di Veronica La Peccerella (co-fondarice di Bacteria, service editoriale, da dove si apprende che ha anche pubblicato racconti nelle Principesse Azzurre, 4, 5 e 6, antologie di racconti d’amori lesbici a cura di Vaccarello, ormai scomparsi dal catalogo Mondadori on-line -ma si trovano con facilità su ibs per esempio -misteri delle strategie editorialei, o su ebay) e con introduzione di Barbara Lanati, subito seguito da Mondadori, che a febbraio ha fatto lo stesso, negli Oscar scrittori moderni (cartaceo, 322 p., brossura, 11€, a cura di Nadia Fusini -ma on-line non sono riuscito in nessun modo a capire se la cura si riferisca alla sola traduzione, quella dei Meridiani, o se ci sia anche un commento), (ieri, 20 marzo 2013, un gentile lettore, Paolo Armelli, su twitter mi ha detto che sono a cura di Fusini anche l’Introduzione e le Note a fondo testo. Grazie gentile Armelli).

Così, dopo avere aspettato 58 anni per poterlo leggere in italiano, e quindici per poterlo avere in un volume a sè, ora ne abbiamo due.

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Dorso (part.), 1

Di seguito qualche notizia sul testo, ma prima due righe sull’edizione.

elliot, che ha chiuso il rapporto con Maurizio Ceccato, che aveva dato dal 2008 alla casa editrice un’immagine inconfondibile -e molto ceccatiana-, non ha ancora trovato un progetto grafico coerente che ne sia un superamento positivo -d’altra parte nei colophon dei volumi recenti non vi è indicazione della resposabilità grafica. Forse è un momento di passaggio cui presto verrà dato rimedio. Intanto la scelta di non fare dei finti Ceccato è rimarchevole.

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1

La soluzione trovata per il Roger Fry è di sostanzialmente riproporre la copertina originale del 1940 per la Hogart Press, la casa editrice dei coniugi Woolf, Leonard e Virginia Stephen. Peccato due cose: perché non dirlo? E perché approrvi delle piccole variazioni così da parere più una imitazione che una riproposizione? La font leggermente più cicciona, l’abolizione del “by”, che creava una sospensione fra titolo e autore, e che qui si risolve in un possibile equivoco: chi è l’autore? qual è il titolo? (la gerarchia abituale nell’editoria contemporanea stabilisce il posto in alto per l’autore, in basso per il titolo. Bastava tradurre il “by” in un “di”). Peccato, un’operazione che poteva essere colta, si traduce in un’operazione goffa.

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Dorso, copertina (part.), 1

Premessa al testo un’introduzione di Barbara Lanati, fornita a sua volta di apparati, un indice dei nomi citati, e una bibliografia; in coda al testo le Note, e L’Indice dei nomi, apparati che dovrebbero essere di routine e che sono ormai un mero desiderio nella maggior parte delle edizioni italiane. Evviva!

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Pag. 5 (part.), 1

Infine qualche parola sulle tavole fuori testo. Intanto: evviva! ci sono delle tavole fuori testo, che in una biografia di un pittore sono molto belle e utili, peccato un ritratto di Virginia Woolf completamente pixellato. È come un mega refuso :) Naturalmente capita, però, accidenti, non dovrebbe proprio.

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Pag. 44 e tavola fuori testo [5] (part.), 1

Su Rai.it, Federico Sabatini (esimio collaboratore di FN) in video parla del Roger Fry

“[...] A Roger Fry, artista, membro del gruppo di Bloomsbury e critico d’arte di grande valore (fu lui a organizzare la mostra londinese Manet e i post impressionisti del 1910 che segnò una svolta per l’arte moderna), Virginia Woolf fu legata da una profonda amicizia. Nella biografia a lui dedicata, la scrittrice riversò molto di sé, fino ad arrivare a un vero e proprio transfert artistico. Federico Sabatini ci illustra la Woolf biografa “trasgressiva” (oltre che in Roger Fry, in Orlando e Flush), capace di rivoluzionare il genere dall’interno. Per la Woolf, molto critica verso le biografie tradizionali, quest’arte deve essere “granito e arcobaleno”, deve unire in sé reale e immaginario, la solidità dei fatti e la leggerezza del sogno. [...]“

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Quarta di copertina (part.), 2

In occasione della mostra che il Mart dedicò a Bloosmbury -chiusa a metà gennaio 2013- sul Giornale di Vicenza, Paola Azzolini parla del Fry:
“[...] Nella biografia woolfiana Roger Fry è disegnato con minuzia e affettuosi chiaroscuri: soprattutto il progressivo allontanamento dagli ideali etici e perbenisti, decisamente conservatori, della famiglia d’origine quacchera e la scoperta della propria libertà e originalità intellettuale attraverso l’osservazione della pittura dei grandi classici e poi seguendo la vocazione a dipingere. Ma Fry non fu mai pittore di successo e questo rimase uno dei suoi crucci in una vita per altro segnata dalla notorietà più ampia, tra Inghilterra e Europa. La sua fama fu affidata alle sue esperienze come critico d’arte, sempre legate all’attività giornalistica e di critico militante.
[...]
la sua idea socialmente più originale, gli Omega Workshop. [...] Il laboratorio, al numero 33 di Fitzroy Square, sempre nel quartiere di Bloomsbury, avrebbe dovuto essere un espediente per aiutare gli artisti a raggiungere l’indipendenza economica in un momento in cui era difficile reperire possibili finanziatori (siamo nel 1913). Nelle stanze disadorne si lavora dall’alba al tramonto, in un clima di grande solidarietà, anche se le difficoltà di reperire i materiali, organizzare il lavoro eccetera non mancano. Fry si spende con un entusiasmo contagioso, fa di tutto, persino l’uomo di fatica. Lo scopo sembra sempre più vicino alla realizzazione, anche se si tratta di un’utopia elitaria, ma contagiosa. L’oggetto quotidiano viene rivisitato attraverso una nuova prospettiva con l’intenzione di riscattare le cose più semplici, un tappeto, una sedia, un vaso, dalla serialità industriale, attraverso l’impegno creativo del gruppo e il procedimento artigianale.
[...]
Gli Omega si estinguono nel 1919, dopo l’esperienza tragica della Grande guerra. Ma Vanessa Bell, figura centrale con Duncan Grant dei laboratori, continua la sua attività nella sua casa a Charleston. Accanto a lei il compagno della sua vita, Duncan Grant. Insieme raccolgono i mobili, rigorosamente usati, non sempre di buon gusto, li dipingono con colori forti e stridenti, grigio, lilla, giallo limone, verde mela; li accostano con criteri nient’affatto armoniosi. Dipingono i muri intorno ai quadri, le porte, i davanzali, come se ogni limite, muri compresi, dovesse inesorabilmente essere superato. D’altra parte in quella casa era valido un’unico limite, quello di tutti i membri della grande famiglia chiusi nel loro magico cerchio, simboleggiato dal tavolo rotondo della sala da pranzo, dove stavano tutti egualmente distanti dal centro. Ma anche lontanissimi da tutti e tutto quanto stava fuori dalla porta, nel mondo. Virginia sentenziava, con una punta di malizia: «Come famiglia credo diffidiamo di chiunque non faccia parte del nostro gruppo. Siamo troppo categorici quando decidiamo che questo o quell’altro non ha le virtù necessarie».

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Quarta di copertina (part.), 1

Su Kunst, Mario Cobuzzi compila un lungo e appassionato post sulla fortuna e sfortuna editoriale di Roger Fry in Italia. Il post si conclude con un breve passaggio sulla biografia di Woolf, con un appunto sulle note, che tracopio perché può essere utile: “[...] 1) Fry Cézanne lo conosce nel 1905 o nel 1906 (nell’introduzione Barbara Lanati vengono offerte due date a distanza di una pagina!)?
2) E soprattutto è abbastanza ridicolo l’errore della nota 44: quando Fry parla di un Morelli, è ovvio che si riferisce a Giovanni Morelli, il grande conoscitore (al cui metodo dedicò alcune riflessioni molto acute) e non a Domenico Morelli, il pittore italiano … [...]“.

Su Lunario Nuovo, Maura Del Serra in un articolo su Woolf, dedica al Fry solo un aggettivo “rigida biografia”, ma l’articolo, trascrizione di una conferenza per il Cassero bolognese, è lunga, appassionata e divertente.

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Copertina (part.), 2

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Pag. 44 e tavola fuori testo [1] (part.), 1Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell.  Tavole fuori testo [2 e 3] (part.), 1Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Tavole fuori testo [4 e 5] (part.), 1Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Tavola fuori testo [8 e 9] (part.), 1Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Tavole fuori testo [14 e 15] (part.), 1

Virginia Woolf, Roger Fry. elliot 2012. [responsabilità grafica non indicata]; alla copertina: Ritratto di Roger Fry, di Vanessa Bell. Taglio superiore (part.), 1

Eduardo Savarese, NON PASSARE PER IL SANGUE / edizioni e/o 2012. (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 28 novembre 2012

È in libreria

Non passare per il sangue
di Eduardo Savarese

grafica di Emanuele Ragnisco (mekkanografici.com)
collezione diretta da Colomba Rossi
a cura di Massimo Carlotto

cartaceo, brossura, 188 p. ; 16 € | ebook (ePub con DRM) 12,99
edizioni e/o -collezione Sabot/age 5, Milano 2012

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Copertina (part.), 1

Rielaborazione de L’amore assente, finalista al Premio Calvino 2012, Non passare per il sangue di Eduardo Savarese esce da e/o, nella “collezione sabot/age”, diretta, come si dice in quarta, da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto, autore di punta della casa editrice. Collana di letteratura italiana contemporanea dalle ambizioni forse non ancora comunicate in modo chiarissimo, noir ma non noir -forse il genere in cui viene spesso inserito Carlotto ne orienta la percezione- ma Rossi e lo stesso Carlotto ne ribadiscono la natura meno angusta.

Su Carmilla on line, un’intervista di Marilù Oliva dà modo a Rossi (“Colomba Rossi, cagliaritana, per anni fiscalista poi libraia, agente del suo autore preferito (Massimo Carlotto)”) di chiarire i loro intenti:

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Copertina (part.), 2

“[...] Partiamo dalla collana che dirigi per edizioni e/o, Sabot/age, il cui nome si presta a una doppia lettura: “Sabotaggio” ed “Era del Sabot”, lo zoccolo di legno che, ai tempi della rivoluzione industriale, veniva lanciato dagli operai negli ingranaggi delle macchine, quando erano esausti. Come e quando è nata l’idea?
L’idea è nata con l’antologia di romanzi Donne a perdere pubblicato con le edizioni e/o.
Da una riflessione condivisa con Massimo e cioè che la letteratura di genere non poteva più essere considerata come “l’unica” in grado di leggere, analizzare, radiografare la realtà, ci siamo resi conto che di fronte alla complessità del momento tutte le forme letterarie dovevano concorrere a raccontare le trasformazioni imposte dalla crisi.

[...]

Scorrendo i titoli, mi son fatta l’idea è che i libri non siano ingabbiati severamente in generi: un pulp, La ballata di Mila di Matteo Strukul, un romanzo poliziesco, Lupi di fronte al mare di Carlo Mazza, poi una saga criminale con Una brutta storia di Piergiorgio Pulixi e un fantapolitico con Sinistri di Tersite Rossi: l’appartenenza a un genere non è quindi la conditio sine qua non della collana?
Assolutamente no. A noi interessa proporre letteratura di contenuti e non di genere.
E in questo dobbiamo ringraziare i nostri editori e il fantastico staff delle Edizioni e/o per aver creduto fin dall’inizio nel progetto. È la qualità della storia che la rende o meno inseribile nella collezione. L’altra discriminante è la qualità letteraria, a noi non interessa pubblicare a discapito della buona letteratura. [...]“

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Copertina (part.), 3

Sul sito del curatore oltre all’intervista qui sopra citata ci sono molti altri materiali e nella presentazione alla collana si legge: “[...] Romanzi e solo romanzi, non inchieste travestite. E una volonta’ precisa nel ricercare nuovi autori che si affacciano nel panorama letterario con storie “potenti” e molto, e sottolineo molto, ben scritte. Qualità e rigore che hanno da sempre caratterizzato la casa editrice E/O [...]“.

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Copertina (part.), 5

Dal punto di vista grafico la collana, anzi, la “collezione”, come è indicato in copertina, non è indimenticabile, grandi font bastone per i titolo, talvolta in colore, autore più in piccolo e con grazie, spesso il nome della casa editrice non è indicato, se non sul dorso -il marchio- e in quarta; cornice bianca che contraddistingue molte delle pubblicazioni della casa editrice; illustrazioni in grigio-bianco-nero con talvolta, come nel caso del titolo di Savarese, un tocco di colore, medesimo del titolo.

L’illustrazione (di Luca Laurenti) poi del titolo di Savarese è forse la meno efficace di quelle uscite sinora, col papavero galleggiante sull’ombra del soldato solo timidamente kitsch, che forse evoca più la rosa de La Belle e la Bestia che i campi dell’Afghanistan, luogo di guerra evocato nel testo. E la piccola ferita/crepa da cui un po’ goffamente sembra spuntare, con tanto di sbaffo rosso sangue è quasi illeggibile.

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Copertina (part.), 4

Nella comunicazione che si è fatta intorno al libro, a cominciare dalla quarta, e poi rimbalzata di sito in sito nella solita acritica pratica del taglia/incolla, si pone una vecchia questione omofoba, che cerca di inquadrare e stigmatizzare le relazioni omosessuali come sterili. È un cavallo di battaglia da sempre di chi vuole ridurre all’interno del recinto della famiglia nucleare eterosessuale tutta l’esperienza affettiva umana. Si afferma insieme che solo le coppie eterosessuali possano avere figli, e che le relazioni omosessuali, in quanto non finalizzate alla riproduzione, sono sterili, cioè cattive.
Per fortuna è un’idiozia che va via via depotenziandosi, ma certo, almeno sottotraccia, ancora presente.

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Quarta di copertina (part.), 2

Così la quarta di Non passare per il sangue inizia: “È possibile essere fecondi, costruire relazioni vive e sensate, | oltre e contro i legami di sangue? | Un amore omosessuale non passa per il sangue, ma è vita, amore e senso [...]“, tradendo, oltre ad un gusto kitsch che in effetti giustifica l’illustrazione,  forse un po’ l’adesione all’assunto omofobo, nella logica ballerina della frase. Di cosa infatti si sta parlando? I legami di sangue sono la famiglia di orgine, si immagina. Ma in questo in cosa sarebbe diverso un amore eterosessuale avversato dai parenti?
Dopo l’esposizione, un po’ alata, della trama, si arriva al punto: “Luca svela ad Agar [nonna dell'amante morto di Luca] di avere avuto una relazione molto intensa con Marcello. La reazione della vecchia nonna è spietata: l’amore dei due è contronatura”.

A chi risponde allora la prima frase della quarta? Alla nonna? E cosa centra l’esser o meno feconda una relazione di coppia con l’avversità di un parente? Nulla, naturalmente; così forse si immagina che la nonna con quel contronatura si riferisca, fra le tante varianti del termine, a quella sterilità della quale si parlava, accusa così potente da nascondere la propria natura di falso infamante e da far temere che possa inverarsi invece in un deserto sentimentale, morto e insensato, e che lascia pensare che la frase dubitativa dell’inizio sia animata da quei fantasmi. Assumere così lo sguardo della nonna premettendolo al testo, è un’operazione meschina, perché lo si sposa, seppur fosse per apparecchiare un libro a dimostrarne la fallacia.

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Quarta di copertina (part.), 1

Si capirà nella lettura del testo naturalmente se il cortocircuito della quarta è fedele al dettato dell’autore o un infortunio della redazione, ma, da fuori, non attirerà, se non chi, fatto proprio profondamente l’assunto, non cerchi di esserne assolto piuttosto che di rivelarne l’idiozia.

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1

Sempre su Carmilla, sempre Marilù Oliva scrive una vera recensione di Non passare per il sangue, e non una stanca rielaborazione della cartelle stampa:

“[...] Questo non è un romanzo sulla morte, ma sulla vita attraverso ciò che si è perso, ciò cui si è rinunciato, sulle disfatte ma anche sulle conquiste, i preconcetti – l’amore omosessuale e la strada per convivere con qualsiasi identità socialmente misconosciuta – e le affermazioni, le paure e il coraggio, l’aderenza all’esistenza, la ricostruzione. [...]“

Echi melodrammatici e un po’ sinistri nell’incipit della recensione che ne fa Tersite Rossi su MegaChip:

“[...] Passare per il sangue, ovvero avere figli. E, in senso lato, rispettare il ruolo assegnato dalla morale comune. “E’ difficile non passare per il sangue”, dice alla giovane Agar l’amica Mirtò, a Creta, durante la seconda guerra mondiale. “Vuol dire che, se è necessario passarci, una donna senza figli è inutile?”, chiede ad Agar, sessant’anni dopo, l’ufficiale dell’esercito Luca Solpietro. “Anche un uomo”, gli risponde severa la vecchia Agar. [...] Agar per il sangue ci è passata con fatica, contro una malattia che ancora giovanissima le aveva portato via un polmone e un destino che sembrava aver già deciso la sua impossibilità di avere figli. Oltre mezzo secolo dopo, il nipote Marcello, frutto indiretto del passaggio di Agar per il sangue, si innamora di Luca, dopo averlo conosciuto nell’esercito, durante gli addestramenti dei reparti speciali in partenza per l’Afghanistan. Un amore omosessuale, il loro, che per il sangue non potrà passare mai. [...]“

Alfredo Ronchi, su Il paradiso degli orchi entra nel merito della rappresentazione di una relazione omosessuale in un testo contemporaneo italiano:

“[...] si parla di omosessualità: e quando l’affaire si manifesta non sempre ci si trova davanti ad una mente agile che eviti le sabbie mobili di una consuetudinarietà che sfiora il luogo comune o il ritrattismo/santino da epoca tutto sommato politically correct.
Quel che Savarese ci offre non convince appieno (anzi, se devo essere sincero, un po’ infastidisce): un Marcello un po’ femminiello che gioca da bambino con la Barbie, che da grande ascolta musica classica e confessa di aver scelto la carriera militare per ‘restituire’ una figura maschia e virile ad una famiglia al limite della liceità, in tempi come questi sa un po’ di psicologia datata e ‘frivola’. Per non parlare del momento clou del coming out (attenzione: i media ancora sbagliano quando parlano della questione. Si dice coming out quando la persona confessa la tendenza sessuale; si dice outing quando una seconda svela la condizione della prima!) che nel 2012 vorremmo già superata o magari non ritratta in un contesto da vangelica apocalisse. [...]“

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Pagina dell'occhiello (part.), 1

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Pagina dell'occhiello (part.), 2

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Pagina 3 (part.), 1

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Frontespizio (part.), 1

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Frontespizio (part.), 2

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Colophon (part.), 1

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Pagina 9 (part.), 1

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Incipit (part.), 1

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Pagina 13 (part.), 1

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue. edizioni e/o 2012. Grafica di Emanuele Gragnisco; illustrazione di Luca Laurenti. Taglio superiore (part.), 1

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