Abdellah Taïa / HO SOGNATO IL RE. ISBN 2012 (segnalazione)
È in libreria
Ho sognato il Re
(Le jour du Roi)
di Abdellah Taïa
traduzione di Stefano Valenti
grafica di Alice Beniero
142 p. ; 16,90 € | cartaceo
Terzo titolo di Abdellah Taïa pubblicato in Italia da Isbn, tradotto, come i precedenti, da Stefano Valenti. Abdellah Taïa, nato nel 1973, è uno scrittore marocchino. Forse un po’ schiacciato dall’etichetta di “primo scrittore marocchino e arabo ad aver dichiarato nella vita e nelle sue opere la propria omosessualità”, che ancora lo segue e che rischia di fermarlo in un ritratto parziale, è scrittore compiutamente francese nell’uso serrato dell’autofiction.
Anche il farne un alfiere della denuncia dell’omofobia del suo paese natale (pur se Taïa si è molto speso in questo ruolo) rischia di offuscare la complessità invece con la quale Taïa racconta della sua ambivalente appartenenza, alla terra natale, al Marocco e alle sue città dei quartieri più poveri, ai suoi suoni e relazioni, che racconta innervati di tratti arcaici non privi di fascinazioni anche quando diventano violenti e costrittivi e insieme alla Francia, terra d’approdo (dopo la Svizzera) e del successo letterario (quest’ultimo testo ha visto il Prix de Flore).
Ma Taïa sembra scrivere in una relazione amorosa con il luogo dove ora vive; l’autofiction in Francia è diventato un genere normativizzato, nei modi e nei temi, anche molto felicemente, e Taïa gli è debitore, innervandolo di un’oralità che evoca la sua giovinezza in Marocco, e tentando di farsi ponte fra due società anche molto distanti. La nostalgia convive in Taïa con il sollievo per la separazione, e la riconoscenza verso il nuovo paese si intreccia con il legame per il Paese d’origine.
Del primo libro di Taïa pubblicato in Italia, su FN se n’è parlato in relazione ai libri di Rachid O., pubblicati da Playground, fra il 2005 e il 2008.
Sulla pagina di Isbn dedicata a Ho sognato il Re trovate una rassegna-stampa.
Su L’Uomo Vogue è uscita una breve intervista a Taïa, di Stefania Cubello
“[...] Perché ambientare il racconto nel Marocco di Hassan II?
Nei miei racconti sono autobiografico, tutto ciò di cui scrivo nasce da un coinvolgimento profondo, emotivo, diretto con la realtà. Negli anni 80 ero ancora un adolescente, vivevo a Salé; è solo dal 1999 che mi sono stabilito a Parigi. È stato un periodo storico cruciale per la storia del Marocco, dopo l’indipendenza. Hassan II è stato un “re autoritario” che ha cambiato radicalmente la società marocchina, ha imprigionato e fatto uccidere, o “sparire”, oppositori politici e rappresentanti del popolo, ha tolto identità politica al paese, umiliato e sottomesso soprattutto le classi più povere, cui appartengo, coltivato l’analfabetismo, represso ogni forma di manifestazione. Era temuto, ma allo stesso tempo amato in quanto era un uomo di grande fascino e carisma, sapeva sedurre. Ed è così che lo descrivo nel libro, distante. Ancora ne paghiamo le conseguenze. Credo di essere il perfetto rappresentante della generazione che è stata depoliticizzata da Hassan II. Oggi in Marocco la società è sempre più consumista, ha l’apparenza della modernità ma devono cambiare ancora molte cose. La primavera araba iniziata in Egitto e Tunisia sta attraversando anche in Marocco.
[...]
Sta lavorando a qualcosa di nuovo?
Ho appena finito di scrivere il mio nuovo libro, Gli infedeli, che uscirà in Francia in primavera. Mi piacerebbe vedere la trasposizione cinematografica di Ho sognato il re, magari con la regia di David Lynch, dato lo stile onirico del libro, quasi da Mille e una notte. [...]“.
Il sito ufficiale di Taïa è un po’ scarno.
Nel video qui sotto una conversazione-intervista fra Abdellah Taïa e Dale Peck (l’autore del magnifico Martin e John, Feltrinelli 1994; se non avete letto mettetelo nelle vostre ricerche su ebay o Maremagnum, merita)
(chi ha pagato il libro: ISBN l’ha gentilmente spedito a FN di sua sponte e dopo tutti dei conciliaboli -che FN credeva d’averlo già comprato, invece no, ma poi non arrivava e insomma alla fine arrivò, alla fine FN lo fotografò e un giorno, dice, -lo leggerò)
Uscirò da questo mondo e dal tuo amore / Abdellah Taïa. Isbn 2010. (segnalazione)
É in libreria
Abdellah Taïa
Uscirò da questo mondo e dal tuo amore
nella traduzione di Stefano Valenti
grafica di Alice Beniero
123 p. ; 13,50 €
Isbn -Milano 2010
Secondo libro di Taïa pubblicato in Italia da Isbn; nel 2009 era uscito L’esercito della salvezza, sempre per la traduzione di Stefano Velenti.
FNl ne aveva parlato qui, parallelamente a Il bambino incantato di Rachid O. (Playground 2006, trad. di Matteo Colombo).
Qui, sempre su FNl, oltre all’intervista qui sotto fatta in occasione di Uscirò da questo mondo e dal tuo amore in Francia nel 2008 (Une mélancolie arabe, Seuil 2008), link ad altri materiali su e di Taïa
qui sotto in un’altra intervista, sempre in francese, filmata a dicembre del 2009, Taïa risponde a domande che gli sono state poste da studenti
Qui, sul sito di Isbn, la pagina de L’esercito della salvezza con la rassegna stampa
e qui scheda e rassegna stampa, sempre sul sito di Isbn, di Uscirò da questo mondo e dal tuo amore.
Abdellah Taïa: L’esercito della salvezza / Isbn 2009; Rachid O.: Il bambino incantato / Playground 2006. Recensione
Abdellah Taïa
L’esercito della salvezza. Romanzo di formazione
Traduzione dal francese di Stefano Valenti
127 p. ; 13,50 €
Isbn, Roma 2009
Quarto libro di Taïa, primo tradotto in Italia, è stato un caso mediatico di una certa eco.
Su questo blog ne ho parlato qui (segnalazione) e qui (qualche foto e qualche link).
Rachid O.
Cioccolata calda
88 p. ; 9 €
Playground, Roma 2005
Il bambino incantato
122 p. ; 11 €
Playground, Roma 2006
Tante vite
105 p. ; 10 €
Playground, Roma 2007
Quel che resta
92 p. ; 9 €
Playground, Roma 2008
Tutti tradotti da Matteo Colombo
Abdellah Taïa, Rachid O.
“Il primo scrittore marocchino ad assumere pubblicamente la propria omosessualità” è ormai una specie di sottotitolo per Taïa (nato a Salé, nel 1974), che lo differenzia dal conterraneo Rachid O. (nato a Rabat, nel 1970), che per parlare di Marocco e omosessualità ha scelto uno pseudonimo. Le analogie però sono molte, soprattutto fra l’Esercito della salvezza (L’Armée du salut, Seuil 2006) e Il bambino incantato (Playground 2006; L’enfant ébloui, Gallimard 1995).
L’esercito della salvezza, Il bambino incantato
Arrivati alle stampe attraverso la lingua francese, entrambi si collocano all’interno di un movimento ondulatorio fra nostalgia del paese natìo e fascino per il paese dove ora vivono.
Entrambi sono molto legati ad un ritmo, alle cadenze, e alle figure, della narrazione orale (O., più dichiarativamente, nel Preambolo a Il bambino incantato avverte che il testo è il frutto di lunghi racconti fatti ad un amico francese).
Rachid O. è più pencolante verso il tratto infantile, reso attraverso un uso molto parco dell’aggettivazione, un fraseggio semplice e lineare, Abdellah Taïa più aderente all’uso di formule ricorrenti, di calchi epici, entrambi però nell’intento di collocare la loro narrazione, che è programmaticamente narrazione di memoria, in un realismo filtrato da echi mitici, teso a dar conto della sensazione che ne traggono e della propria collocazione all’interno degli eventi, più che alla ricostruzione storica, o sociale, dei fatti, luoghi, abitudini, narrate.
Sono testi di identità, testi che hanno fra le loro funzioni e intenzioni quella di definire a sé, scrivendo, e al mondo, con la pubblicazione, la propria identità, di giovani maschi marocchini omosessuali migranti in Francia. (Roberto Canella, su L’Indice, ha scritto: “Come per altri scrittori esuli o “migranti” la lingua dell’invasore diventa così […] lingua liberatoria con cui poter dire ciò che a casa propria è visto con sospetto se non addirittura proibito”), (L’articolo lo trovate qui, su ibs, ma purtroppo non c’è la data).
Visibilità e negazione
Molto ruota attorno alla dualità fra la visibilità e la negazione, cercando di non rubricare in modo manicheo la terra d’origine, con la sua cultura anche oppressiva e omofoba, sotto la voce negazione, e a fare invece della Francia, paese europeo laico e illuminista, la terra promessa della piena visibilità. Al contrario c’è nostalgia per i luoghi e gli affetti familiari, e sospetto per una società troppo mercificante, ed è su questi crinali che si gioca l’intenzione dei due testi, oltre alla scrittura, e al mestiere di scrittore, come luogo e ruolo attraverso i quali necessariamente, per entrambi, sembra dover passare la propria affermazione identitaria.
La scelta di usare il proprio nome anagrafico o invece uno pseudonimo orienta in modo radicalmente differente le opere dei due. Taïa racconta con la libertà e anche la leggerezza di chi ha scelto di fare un coming out pubblico, di esporsi in prima persona, di far collimare la figura pubblica con l’io dei suoi testi autobiografici; O., invece, racconta con il passo felpato di chi rivela cosa nascoste, ci accompagna nel mondo che descrive senza farsi vedere. Questo anche politicamente allontana i due testi.
Lo sguardo incorrotto
E’ come se O. fosse fuggito, e Taïa solo scostato. Questo si riflette sulle scelte stilistiche: entrambi costruiscono il proprio io narrante come di chi racconti cose che non si devono raccontare (nel loro contesto biografico), ed entrambi hanno scelto un registro che vuole essere vicino allo sguardo dell’infanzia, facendo così una scelta sempre più frequente in letteratura, tenuto tutto interno alla retorica dell’innocenza, svolto lungo una costruzione paratattica, di frasi brevi e piane. O. però lo tende verso il colloquiale, costruisce una lingua elementare, non colta, interna, di chi ha perduto la sua lingua e fatica a trovarne una nuova, Taïa invece recupera il ritmo epico della narrazione orale colta, se ne appropria con frequenti ripetizioni, controcanti, voci come di coro, senza abdicare alla tradizione letteraria cui sente di appartenere e anzi rivendicandovi un suo spazio e una sua appartenenza.
I testi di entrambi raccontano di un’infanzia, e adolescenza, fatta di rapporti familiari, di legami e di luoghi, di suoni, che vengono a galla, diventano significative, delimitate dalla dimensione della nostalgia, dal sentimento dell’esilio, laddove quei luoghi, quei legami, che hanno formato entrambi i narratori, sono ragione di allontanamento quando il desiderio omosessuale, non conforme alle regole, soprattutto nella sua dimensione visibile e sociale, li pone davanti alla scelta fra invisibilità o lontananza.
Anche qui la differenza, fortemente politica, fra O. e Taïa, si riflette nei testi. O. decide di andare in Francia per vivere una vita possibile senza infingimenti e alla luce del sole, ma rinuncia al suo nome, e resta nascosto agli occhi di quei luoghi e quei legami che lo rifiutano; anche Taïa va altrove, ma non rinuncia al suo nome, resta visibile. La nostalgia così prende toni differenti, in un caso più amara, nell’altro più divertita.
queer / letteratura marocchina / prime edizioni italiane
L’esercito della salvezza / Abdellah Taïa
1. ed. – Milano : Isbn. – 127 p. ; 19 x 12 cm.
Valenti, Stefano (traduzione dal francese di) ; Beniero, Alice (grafica di)
Al verso della quarta: ritratto fotografico in b/n dell’autore (crediti non indicati)
Al verso della copertina: riproduzione fotografica colore della copertina della prima edizione presso Seuil
Brossura
©2009 Isbn Edizioni s.r.l., Milano
©2006 Editions de Seuil, Paris
Titolo originale: L’armée de salut
queer / letteratura marocchina / prime edizioni italiane
Il bambino incantato / Rachid O.
1. ed. – Roma : Playground. – 122 p. ; 17,5 x 13 cm. (Madrelingua gay – 5)
Colombo, Matteo (traduzione di) ; Durì, Giovanna (progetto grafico di)
Brossura, con risvolti
©2006 Playground, Roma
©1995 Editions Gallimard, Paris
Titolo originale: L’enfant ébloui
Su federiconovaro.eu trovate i link a tutti gli articoli comparsi sul blog, ordinati per categorie e ordine alfabetico.
Abdellah Taïa: due video, due interviste, due articoli, due foto, il suo sito
Alcuni materiali on-line su e di Abdellah Taïa
Un’intervista (in francese, sottotitolata in spagnolo) del 2007 alla Televisione Spagnola (TVE)
Intervista (in francese) promozionale per Une mèlancolie arabe, uscito da Seuil nel 2008
Lunga intervista (in inglese) su al.bab.com.
Di Denis Daileux l’intervista del Giugno 2009, per TelQuel (in francese)
Sempre su TelQuel un articolo di Taïa del 2007
Qui la traduzione in italiano su myamazighen.wordpress.com
Un articolo di Jenny Barchfield (in inglese): “Openly gay Moroccan writer takes on homophobia in the Muslim world”
Il suo sito francese, molto essenziale.
Su federiconovaro.eu trovate i link a tutti gli articoli comparsi sul blog, ordinati per categorie e ordine alfabetico.
L’esercito della salvezza / Abdellah Taïa. ISBN 2009. (segnalazione)
E’ in libreria
L’esercito della salvezza / Abdellah Taïa
Traduzione di Stefano Valenti
127 p. ; 13.50 €
ISBN, Milano 2009
La mia recensione, qui.
L’esercito della salvezza / Abdellah Taïa:
nota bio-biliografica e nota di traduzione.
Qui il sito di ISBN.
Qui
video, interviste, foto, su Taïa.
Su federiconovaro.eu trovate i link a tutti gli articoli comparsi sul blog, ordinati per categorie e ordine alfabetico.



![Abdellah Taïa, Ho sognato il re, ISBN 2012. Grafica: Alice Beniero. Risvolto di copertina, fotog. b/n dell'autore [resp. non indicata] (part.), 1](http://farm6.staticflickr.com/5198/7061391689_63d31bc428_n.jpg)
![Abdellah Taïa, Ho sognato il re, ISBN 2012. Grafica: Alice Beniero. Risvolto di copertina, fotog. b/n dell'autore [resp. non indicata] (part.), 2](http://farm8.staticflickr.com/7064/6915310660_8e33561248_n.jpg)
![Abdellah Taïa, Ho sognato il re, ISBN 2012. Grafica: Alice Beniero. Risvolto di copertina, fotog. b/n dell'autore [resp. non indicata] (part.), 3](http://farm6.staticflickr.com/5333/6915315824_a989809f92_n.jpg)
![Abdellah Taïa, Ho sognato il re, ISBN 2012. Grafica: Alice Beniero. Risvolto di copertina, fotog. b/n dell'autore [resp. non indicata] (part.), 6](http://farm8.staticflickr.com/7220/6915323622_ba063e5cea_n.jpg)















































leave a comment