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Angelo Morino / IN VIAGGIO CON JUNIOR. Sellerio 2002. (Recensione, di Anna Nadotti)

Posted in recensioni by federico novaro on 14 novembre 2012

In viaggio con Junior
di Angelo Morino

[responsabilità grafica non indicata]

228 p. ; 8€
Sellerio -La memoria 549, Palermo 2002

Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina 11 (part.), 1

Nel 2002, dieci anni fa, verso la fine di Ottobre, usciva da Sellerio, editore con il quale collaborava da tempo, il primo libro di narrativa di Angelo Morino, In viaggio con Junior.

Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Copertina (part.), 1

Uscì allora su il manifesto una recensione di Anna Nadotti, che FN, grazie alla gentilezza dell’autrice, ripropone qui.
Di Angelo Morino e dei suoi libri su FN si è già parlato in varie occasioni; in coda al testo i link ai post.

Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina 9 (part.), 1

In fondo a questo buio ormai divenuto compatto

È un romanzo d’amore -questo In viaggio con Junior (Sellerio 2002, 8€) di Angelo Morino? L’amore non viene mai nominato, né vi si fa allusione con procedure retoriche letterarie. Per questo direi che lo è davvero, un romanzo d’amore. “Non cantare la rosa, fai della rosa un poema”, scriveva Vicente Huidobro, e Morino senza dubbio lo sa.

È anche un diario di viaggio. Il narratore infatti prima ci conduce a New York, poi ci fa attraversare buona parte della penisola italiana, fino a Matera, e infine ci conduce in Sardegna, in una dolorosa ricerca di senso per qualcosa che un senso non ce l’ha. Sullo sfondo, il luogo di partenza e ritorno, la Torino in cui l’autore e Junior abitualmente vivono. Città ora grigia e cupa, ma non per questo temibile, ora limpida sino alla trasparenza eppure minacciosa per chi a un tratto deve fare i conti con un’assurda solitudine, con una malattia mentale che si manifesta all’improvviso e si dilata e s’insinua fino a azzerare la vita stessa, una malattia dal nome difficile e impietoso, forclusione del nome del padre.

Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina dell'occhiello (part.), 2

“L’avevo cercata su un apposito dizionario, me l’ero fatta spiegare. Forcludere: chiudere fuori, escludere, mettere fuori da sé”. Ma l’esclusione dalla propria vita del padre, forse indegno ma vivo, in morte del padre azzera l’esistenza stessa di Junior, e di riflesso quella del narratore, amato e amante e fantasmatico padre elettivo.
In questa sua triplice veste egli racconta, senza nascondere nulla, una inarrestabile discesa agli inferi, il cui dolore sembra avere un unico riscatto, non consolazione, nella scrittura. Sapientissima, densa, compiaciuta solo quel tanto che appare inevitabile quando fin da ragazzi si è trovato nei libri un nutrimento ideale e quando di letteratura si vive, perché Angelo Morino insegna letteratura e ha tradotto, ma soprattutto legge: “Sono uno che legge perché gli piace leggere, e non uno che studia”.

Non a caso i suoi numi tutelari, nelle diverse stazioni a cui approda -ma stazioni sono anche quelle della via Crucis- sono uno scrittore e una scrittrice che lui conosce con quella particolare acribia amorosa che viene dall’averli anche tradotti -e di cui non faccio i nomi dal momento che lui non li fa. Preferisce disseminare le sue pagine di indizi eloquenti, che il lettore decifrerà da sé.
Scrittori che non hanno eliso i sentimenti dalle loro pagine, non sono arretrati di fronte ai grumi, alla cattività che i sentimenti possono produrre.

Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagine interne (part.), 1 Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagine interne (part.), 2 Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagine interne (part.), 3 Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagine interne (part.), 4

Non si affronta New York in stato di assoluta solitudine se non con la certezza che lì ci aspetta se non altro una corposa compagnia di ombre, personaggi di mille romanzi, e film, che hanno incrociato i nostri passi. Non si raggiungono i Sassi di Matera -attraversando terre un tempo di briganti e leggende- con le ferrovie Appulo Lucane se non si è meditato Carlo Levi, se non si vuole in quelche misura rintracciarne insieme l’esilio e il perdurante amore per le pennellate larghe, pastose, vitali.
Non ci si mette in viaggio con una persona amata ma imbottita di farmaci, se non ci si sente in qualche modo protetti almeno dalle voci che nel tempo si sono immaginate. Come si può fronteggiare il suo smarrimento, il suo impacciato tentativo di ancorarsi ad atlanti e carte geografiche per non perdere completamente la direzione? Come si può fronteggiare la sua paura senza esserne devastati?

Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina 11 (part.), 1

Quale destino fa sì che una storia d’amore felice si trasformi in una grande ingiuistizia? Domande non retoriche, alla lettura di queste pagine. Affiorano nell’attesa di un treno in una minuscola stazione del sud d’Italia, ma potrebbe essere il Messico di Juan Rulfo. Aleggiano nell’aria, e non importa se intorno scoppiano fuochi artificiali di un capodanno meridionale che ci riporta agli anni Cinquenta, e invece è dei nostri giorni. Lo sguardo che scruta il mondo dal finestrino del treno -e che ricorda l’ultimo film di De Oliveira, Il principio dell’incertezza- è uno sguardo penetrante ma distaccato, che cerca nei tratti delle cose, nei contorni delle colline, nelle improvvise asperità del terreno qualcosa a cui aggrapparsi, gesto speculare a quello del compagno che si aggrappa alle mappe. “Così, seduti faccia a faccia, mentre lui fuma e io lo guardo fumare, procediamo insieme verso la capitale del Levante che ci aspetta in fondo a questo buio ormai diventato compatto”.

Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Pagina dell'occhiello (part.), 1

È molto interessante, e narrativamente -o forse dovrei dire drammaturgicamente- riuscita, l’opera in due atti che Angelo Morino mette in scena: romanzo che tuttavia è un diario, diario che tuttavia è silenzioso dialogo con l’altro. “Forse, sì, occore trovare un padre di elezione perché uno scambio di parole avvenga fra due uomini. Con quello di appartenenza c’è un blocco nel parlare. Troppa grammatica, troppa sintassi, messe lì ad arginare i sentimenti e gli abbandoni”. Una rigidità di strutture discorsive che forse -c’è bisogno di un forse?- solo una voce più profonda, femminile e materna, consente di spezzare.
“Avevo spazzato la casa, pulito tutto come prima dei miei fumerali… E poi ho cominciato a scrivere. Tutto era pronto per la mia morte, allora ho cominciato a scrivere ciò di cui so benissimo che non potreste mai intuire la ragione, cogliere il divenire. È così che succede” (Marguerite Duras).

Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Frontespizio (part.), 1

In occasione dell’uscita de Il film della mia vita (Sellerio 2012) su FN s’è tentata una ricognizione della memoria di Morino in rete, per provare a tracciarne un ritratto.

Il film della mia vita fu recensito da Anna Chiarloni in una recensione che comparve su L’Indice, e che grazie alla gentilezza dell’autrice, fu trascritta su FN.

Angelo Morino, In viaggio con Junior. Sellerio 2002. [resp. grafica non indicata], alla cop.: Great Wave, di Michael Langenstein. Taglio superiore (part.), 1

Il film della sua vita, di ANGELO MORINO / Sellerio 2012 (recensione di Anna Chiarloni per L’Indice dei Libri, 7/2012)

Posted in recensioni by federico novaro on 17 luglio 2012

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Dorso (part.), 1

Il film della sua vita
di Angelo Morino

a cura di Vittoria Martinetto
in coda al testo: Note; La notte in pieno giorno; bibliografia essenziale
[responsabilità grafica non indicata]

218 p. ; cartaceo, 13€
Sellerio -La memoria 888, palermo 2012

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Frontespizio (part.), 2

L’Indice dei Libri del mese, sul numero di Luglio 2012, ha pubblicato un testo di Angelo Morino, mai letto, scritto per una conferenza, titolato Le letture pericolose. La gioventù non ha bisogno di tutele. Parlando dei testi nei quali compare il tema delle letture pericolose (dal Don Chisciotte a Madame Bovary, da Il rosso e il nero a Il ritratto di Dorian Gray) Morino racconta come il medesimo tema fosse precipitato nella sua esperienza diretta, giovane liceale di un paese alle porte di Torino, attraverso un’insegnante che dell’idea delle letture pericolose impersona il motore: il censore. Chiedendosi se e come il tema possa ancora essere attuale in realtà Morino pone l’accento su una questione centrale nella sua produzione e nel suo lavoro di intellettuale: di come cioè le proprie esperienze di vita abbiano un ruolo fondamentale anche nella produzione saggistica, quanto cioè la biografia di chi scrive sia intrecciata al proprio sguardo e alla propria voce non solo quando si producono testi letterari, dei quali è consueto cercare ascendenze e tracce autobiografiche, ma anche quando si producono discorsi sulla letteratura, che si vogliono invece più sottoposti ad un vaglio oggettivo dei propri strumenti.

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Quarta di copertina (part.), 1

Nelle stesse pagine Anna Chiarloni pubblica la recensione a Il film della sua vita, secondo libro postumo di Angelo Morino, che trascrivo qui:

Cappio materno, di Anna Chiarloni,
da L’Indice dei libri del mese, n.7/8, luglio/agosto 2012

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 3

Questo è il secondo romanzo postumo di Angelo Morino, rintracciato nel computer dopo la sua morte improvvisa a Torino nel 2007.
Ambedue autobiografici, i testi hanno al centro figure di donna. Ma se Quando internet non c’era (Sellerio, 2009; cfr. “L’Indice, 2009, n.7) il noto esperto di letteratura ispanoamericana riattraversava l’ordito letterario di una scrittrice cilena, Maria Luisa Bombal, ricostruendo la propria formazione intellettuale, qui Morino narra la malattia della madre, morta di cancro nel 1997, ripercorrendo al contempo, a blocchi alterni, la storia della sua famiglia, se pur variata e protetta dall’uso dello pseudonimo.

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. pagina dell'occhiello, verso (part.), 1

Il romanzo è incompiuto e dobbiamo all’attenta cura di Vittoria Martinetto la redazione finale che opportunamente richiama una struttura cara all’autore: quella di un testo binario in cui il corpo centrale si articola in ‘note’: frammenti narrativi di un sottocanto sospeso che consente di entrare nell’officina dello scrittore scomparso.
Nella ricostruzione a ritroso dell’ epos domestico, che procede in terza persona ma attingendo al parlato materno, scorrono i fotogrammi della storia di tanti italiani: l’emigrazione dei nonni nella Francia degli anni Venti, il ritorno in un Veneto povero, percorso dai carrozzoni degli zingari provenienti dall’est -“chiedevano qualcosa da mangiare, pane, farina bianca o gialla, un pezzo di lardo, fagioli secchi…”- poi quella guerra che si piglia i figli e quando non ammazza ne mutila le membra.

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Pagina dell'occhiello (part.), 1

In primo piano la figura di dignitosa bellezza della madre, che andrà sposa in una valle piemontese a Rino, il partigiano sceso dalla montagna con tre dita storpiate, un uomo schivo e discreto, mentre di lei s’intravede il carattere indomito -e più tardi i rimossi di una gioventù non goduta, compromessa in quel difficile dopoguerra da una gravidanza non voluta:”No, proprio non lo voleva, un bambino. Era il peggio che potesse accadere. Certe volte, anni e anni dopo, l’avrebbe raccontato a suo figlio. Che non lo voleva e che aveva pianto, disperata, quando aveva saputo di essere incinta”.

Se è vero che la psicologia richiama le figure della retorica antica, il caso di questo figlio riprende il chiasmo. Fin dall’infanzia il rapporto con la madre si divarica nella doppia sollecitazione tra cielo e inferno, tra il sonno rassicurante di lui dodicenne ancora insediato nel letto materno e la condanna di un’urgenza erotica che il corpo adolescente gli impone.
La speleografia degli intrecci confusi nelle prime pulsioni di un’inclinazione contro corrente è tracciata con mano soffice e salda. Dall’adolescenziale conquista di Susy, un primo corteggiamento dettato dalla norma sociale del gruppo, e peraltro umiliato dal cappio sarcastico della madre, alle segrete scorribande di amicizie maschili nella campagna intorno, fino alla consapevolezza del sedicenne di essere omosessuale, e dunque solo e sperduto come in un “deserto”.

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Frontespizio (part.), 1

Nel presente del romanzo quel ragazzo è ormai un intellettuale affermato e il racconto passa ad una narrazione in prima persona, quasi un diario al capezzale, col cancro che giorno dopo giorno devasta il corpo materno. Di fronte alla progressiva corruzione della carne tutto sembra disfarsi e lui, figlio unico proteso a lenire l’onda del dolore con la pietà della menzogna, cade al centro di un vivere grigio e torbido, penetrato dal grido continuo di una sofferenza ribelle.
Perché lei, “pronta ad insorgere, ad aggredire, non solo verbalmente”, si rivolta contro lo scandalo di una malattia che le si è insinuata dentro, e colpisce il figlio, fino a che i suoi scatti d’ira, quell’asprezza irritata, quel suo abbattersi risentito sugli arredi di casa la ribattezzano nel suo “odio rabbioso, scatenato contro tutti”.

Sono pagine straziate, di eco tolstojano, che richiamano La morte di Ivan Ill’ic. In preda a un dolore lacerante e tenace, è la stessa madre, sull’ultimo ciglio della coscienza, a chiedere di morire.

E non ci ha lasciato, Morino, senza confrontare il lettore con l’angoscia dell’eutanasia. La madre è per lui radice di sangue, sesso e dolore –e con lei si chiude l’abbraccio, “in un nodo che sembra non doversi più sciogliere”, con lei si spinge sulla soglia delle tenebre. Interrogandosi e lasciando a noi le risposte. Anche in questo senso il romanzo va oltre l’orizzonte di un testo incompiuto.

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 5

Riassunto bibliografico:
queer / letteratura italiana / prime edizioni
Angelo Morino / Il film della sua vita
Palermo : Sellerio. ; 218 p. ; 16,5 x 12 cm. ; (la memoria – 888)
Martinetto, Vittoria (a cura di)
[responsabilità grafica non indicata]
in coda al testo: in coda al testo: Note; La notte in pieno giorno; bibliografia essenziale
brossura con risvolti
©2012 Sellerio editore via Siracusa 50 Palermo

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Quarta di copertina (part.), 2

Quando internet non c’era (Sellerio 2009) è stato recensito per FN da Norman Gobetti

All’interno della Segnalazione su FN de Il film della sua vita, una ricognizione in rete della figura di Angelo Morino

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1

L’INDICE DEI LIBRI di Luglio, è in edicola

Posted in Uncategorized by federico novaro on 10 luglio 2012

È in edicola

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Appunti (purtroppo mozzato a metà di una parola che non prosegue da nessuna parte: infortuni estivi, diciamo), parla di cose sghimbescie: la nuova collana da Guanda: “Microcosmi”, il nuovo corso di Meridiano Zero, e una serie estiva di BUR.

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Ci sono due pagine dedicate a Angelo Morino: un lungo inedito: Le letture pericolose, e una bella recensione a I film della sua vita, di Anna Chiarloni.

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Camilla Valletti s’imbarca sul Titanic, a proposito di Lo spettro del ghiaccio (Einaudi 2012), recensito da Angelo Ferracuti, e scheda Una lettera dal passato, di Max Simon Ehrlich (Frassinelli 2012) e Squali! di Pietro Spirito (Greco & Greco, 2012)

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Luca Scarlini scheda I racconti dell’arcipelago, di August Strinberg (Felici, 2012)

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Mariolina Bertini torna su Betibù, di Claudia Piñeiro (Feltrinelli 2012) (già oggetto di una recensione per Grazie Liala)

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Angelo Morino / IL FILM DELLA SUA VITA. Sellerio 2012. (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 7 luglio 2012

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Dorso (part.), 1

È in libreria

Il film della sua vita
di Angelo Morino

a cura di Vittoria Martinetto
in coda al testo: Note; La notte in pieno giorno; bibliografia essenziale
[responsabilità grafica non indicata]

218 p. ; cartaceo, 13€
Sellerio -La memoria 888, palermo 2012

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 1

Esce da Sellerio il secondo libro postumo di Angelo Morino: Il film della sua vita

Anima discreta e essenziale del catalogo Sellerio per le letterature spagnole e latino americane, Angelo Morino morì, ancora giovane, nell’estate del 2007.

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 5

La rete, spesso smemorata, è invece ricca di testi e immagini su Morino. In vita, lui complice, gli fu riservato uno spazio laterale, rispettoso forse del suo stesso modo di lavorare, secondo una ricca tradizione intellettule che privilegia il lavoro dietro le quinte, e che ha forse impedito un riconoscimento più immediato, anche quando si fece scrittore. Da molti ricordi in rete di chi lo conobbe, di persona o attraverso il suo lavoro, traspare un affetto e una riconoscenza che raramente si manifestano in toni così sentiti e insieme riservati.

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 1

Su Sagarana.it, il giorno dopo la morte, un breve pezzo di Marco Dotti (già su il manifesto) accompagnava la messa in rete di un saggio di Angelo Morino su Clarice Lispector (già in Cose d’America, Sellerio, Palermo 1995):

“[...] Professore di letteratura ispanoamericana all’università di Torino, dopo esserlo stato per alcuni anni in quella dell’Aquila, Morino era un infaticabile traduttore ma, soprattutto, contribuendo alla ricezione e alla diffusione di autori come Héctor Bianciotti, Violette Leduc, Vargas Llosa o José Lezama Lima, oltre ai già citati Bolaño e Puig, di cui fu amico, era riuscito nel non facile compito di realizzare una costante opera di mediazione «alta» e indipendente fra la cultura tout court e il mondo, spesso disattento, dell’editoria. Tra il 1978 e il 1985, assieme a Edda Melon e Elide La Rosa, era stato anche editore (aveva contribuito a fondare le edizioni La Rosa)

[...]

nella Donna marina, edito da Sellerio nel 1984 (ripubblicato in un’edizione rivista e ampliata nel 1992), Morino aveva ricostruito le vicende della conquista del Messico attraverso gli occhi, i pensieri e i piccoli gesti di Marina [...] nei successivi In viaggio con Junior (2002) e Rosso taranta (2006), editi anch’essi da Sellerio, Morino si era aperto ancora di più alla sfida della forma-romanzo lavorando sulla scrittura diaristica e al tempo stesso trasgredendola. «Organizzando con parole scritte certi momenti della mia vita, selezionandoli, assoggettandoli alle esigenze del raccontare – osservava Morino a proposito di In viaggio con Junior – ho messo una distanza nei confronti di quegli stessi momenti. Li ho depurati, li ho chiusi in una compostezza che all’origine non avevano, li ho spinti dentro una trama più vasta, di ordine generale. È così che mi ritrovo ad avere scritto, in forma di diario, un romanzo» [...]“.

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Pagina dell'occhiello (part.), 1

Edda Melon ne scrive in memoria sul sito Duras Mon Amour:

“[...]
La lettura di Marguerite Duras lo aveva sempre accompagnato. “I libri di Marguerite Duras che ho tradotto sono fra quelli che più mi hanno coinvolto, per via delle parole, così nude, messe sulla pagina in forma scarna, eppure piena di echi”. Con la sua solita finezza, con grande scrupolo di adesione al testo originale, aveva tradotto Il viceconsole (Feltrinelli 1986), L’amore (Mondadori 1989), India Song – Hiroshima mon amour – Nathalie Granger – La donna del Gange (Mondadori 1991), Agatha (Sellerio 1997).

[...]

Aveva conosciuto Marguerite Duras di persona, in un pomeriggio trascorso in rue Saint-Benoît il 18 febbraio del 1988, quando mi accompagnò per un’intervista. Comprammo un mazzo di margherite al mercato della rue de Buci e le lasciammo lì nel salotto d’attesa, dove incrociammo un’altra italiana, Leopoldina Pallotta della Torre, che stava svolgendo la sua serie di interviste. Poi fummo ammessi nella camera di Marguerite, alla piccola scrivania, noi di spalle alla finestra, lei di fronte. “Dell’incontro vedo ancora soprattutto le mani con begli anelli dalle pietre chiare, intente a scartare caramelle alla menta” – così scrisse poi Angelo nel 1996. [...]“

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 3

Su Retroguardia 2.0 Giuseppe Panella recensì Quando internet non c’era, romanzo postumo che ha preceduto Il film della sua vita:

“[...] In principio vi fu Leonardo Sciascia (quando ancora la Sellerio si chiamava Esse Edizioni e lo scrittore di Racalmuto vi pubblicava gli Atti relativi alla morte di Raymond Roussel); poi curatori, autori di culto e consulenti più o meno prestigiosi si sono susseguiti – Antonio Tabucchi, Beppe Benvenuto, Salvatore Silvano Nigro – ma sicuramente uno dei più costanti e dei più appassionati è stato Angelo Morino. In questo suo romanzo postumo trovato nel suo computer, dopo la sua morte improvvisa a cinquantasette anni, l’ispanista piemontese descrive non tanto il suo rapporto con la casa editrice palermitana con la quale ha collaborato a titolo diverso (traduzione, introduzione, postfazione, scelta delle opere da pubblicare) per ben centocinquanta volte quanto la propria vita di uomo e di studioso. Ma le sue non sono tanto le “memorie di un universitario” (come erano state le pur prestigiose scritture in limine mortis di Cesare Cases citate nel secondo esergo del libro) quanto quelle di un appassionato “amatore di letteratura”.

[...]

il romanzo di Morino non è soltanto la storia di una ricerca letteraria portata all’estremo (come quelle che avevano contraddistinto la vita avventurosa di Bruce Chatwin, tanto per fare un esempio). Racconta anche le storie d’amore vissute dallo stesso autore, omosessuale dichiarato e mai riluttante a dichiararsi tale, anche se restio all’impegno politico nel FUORI che a Torino grazie a figure esemplari come il libraio Angelo Pezzana o a Gianni Vattimo ha avuto un ruolo culturale di prima grandezza (questo suo ritrarsi dall’impegno diretto nelle organizzazioni intese a salvaguardare i diritti dei “diversi” è descritto a chiare lettere alle pp. 189-191 del romanzo). Racconta del periodo, lungo e spesso dolorosamente angoscioso, trascorso all’Università dell’Aquila, racconta della fine della Casa Editrice, racconta di viaggi a Rio de Janeiro e a Buenos Aires per motivi di studio e di ricerca. Ma narra soprattutto di un amore viscerale, insopprimibile, potente e insormontabile per la letteratura come macchina costitutiva del mondo in cui vive, dei libri scovati a fiuto in libreria come molla insopprimibile e capace di permettergli di superare gravi difficoltà esistenziali, amori andati a male, abissi di vuoto di senso, una sensibilità eccessiva, spesso ai limiti della morbosità, la morte del padre, la sua incapacità a trovare un centro in altro che non fosse la letteratura (come pure l’evento tragico della morte del padre). [...]“.

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 2

Tradurre ha da poco postato un lungo pezzo di Morino sulla pratica della traduzione: Le mani sporche, comparso, credo, in Le mani sporche : appunti sul tradurre letteratura, Novara : Interlinea, 2004

“[...] Personalmente, tradurre è un’attività che mi ha stancato e che ormai non mi attrae molto. Nella mia biblioteca non ho più, da parecchio tempo, uno scomparto dove sistemare i libri che ho tradotto. Addirittura, evito di guardarli, perché in genere hanno finito per suscitare in me un senso quasi di ripugnanza. Qualche anno fa, sapevo di avere tradotto un certo numero di libri, ma poi ho smesso di tenere il conto. Se entro in una libreria e lo sguardo mi cade su un libro che ho tradotto, non sento più entusiasmo e mi ritrovo a girarne alla larga. Traduco sempre di meno: ultimamente lo faccio solo se mi viene offerto un compenso sostanzioso, che mi permetta di togliermi qualche capriccio, o se si tratta di un libro che mi ha appassionato. Parlo di questa mia stanchezza perché so che non si tratta di una situazione personale. [...]“

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Risvolto di copertina (part.), 1 Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Risvolto della quarta di copertina (part.), 1

Mario Marchetti, a proposito del saggio Le mani sporche, su tradurre, diceva:

“[...] in realtà, ci dice Morino – col suo stile a spirale, a guizzi e a scarti come un bolero – essa è un oggetto sfuggente, difficilmente incasellabile e inquadrabile. Morino non ama particolarmente la «traduttologia», o per lo meno non pensa che possa essere di aiuto nella traduzione concreta, che è un corpo a corpo col testo, un corpo a corpo in cui ci si sporcano le mani (come insinuava, in modo ambivalente, Sartre per l’impegno politico… Les mains sales, appunto). Purezza e traduzione non possono stare insieme: la traduzione è meticciato, e il traduttore è un uomo di frontiera, un uomo che attraversa le frontiere. La traduzione è un lavoro artigianale (un lavoro bello, non fordista, che non ha orari, ovvero ha troppo orario) che non si può insegnare ex cathedra, che può venire trasmesso solo attraverso la bottega, lavorando fianco a fianco, insieme, ma occorre anche che il «garzone» sappia raccogliere l’esempio: deve avere letto molto, deve avere molto amato i libri e giocare con la lingua deve essere per lui un divertimento. Insomma, la traduzione, se vogliamo insegnarla, è un «suggerimento», un suggerimento che deve trovare un terreno fertile. [...]“

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Quarta di copertina (part.), 1

Carla Palmieri, lo vedeva oltre la sua finestra; così lo racconta ne La stanza del traduttore:

“[...] riesco a vedere oltre i vetri una parte dell’antico palazzo dell’Inquisizione: quattro finestre al secondo piano, quattro abbaini, svariati comignoli. Dietro quegli abbaini c’era, non molti anni fa, la casa di Angelo Morino: il traduttore di Garcia Márquez, Puig, Vargas Llosa, Soriano, Allende, Duras, e molti altri.

[...]

Morino non l’ho mai conosciuto di persona, anche se da giovane lo incrociavo spesso nei corridoi della SETL, dove lui insegnava a tradurre dallo spagnolo e io imparavo a tradurre dall’inglese. Per una di quelle bizzarre coincidenze della vita, abbiamo anche condiviso temporaneamente – e sempre senza conoscerci – la stessa, preziosissima aiutante di casa: la signora Anna. In fatto di traduzione, Morino aveva opinioni a volte provocatorie: ad esempio, «Chi teorizza sul tradurre non traduce, e chi traduce non teorizza sul tradurre». E poi era convinto – lo disse in un’intervista a Ilide Carmignani − che questo mestiere e il lavoro domestico avessero qualcosa in comune: l’invisibilità, il fatto di essere attività poco remunerative e tuttavia indispensabili, perché servono a creare armonia, ad allontanare il caos. Traduttori come «casalinghe e casalinghi della letteratura», intenti «a pasticciare fra il significante e il significato o, se si vuole, a svolgere attività di riordino, talvolta di ripristino, da artigiani del linguaggio». [...]“

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. pagina dell'occhiello, verso (part.), 1

Da Le mani sporche, il blog di Maria Nicola Studio ha tratto una citazione:

«Sebbene i risultati della mia attività di traduttore apparissero più visibili — forse per la quantità dei testi volti in italiano, forse per la notorietà di alcuni autori cui il mio nome si ritrovava unito —, li ho quasi sempre considerati frutto di una fatica che mi sarei evitato volentieri. Li ritenevo utili solo a permettermi di articolare un discorso su argomenti che non fossero noti solo a una ristretta cerchia di studiosi. Molto spesso mi è accaduto — per quanto inverosimile possa sembrare — di sottopormi alla fatica di volgere in italiano un determinato testo solo in vista del successivo piacere di accompagnarlo con uno scritto illustrativo, senza che il discorso si consumasse fra pochi interlocutori.»

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Frontespizio (part.), 1

Norman Gobetti, qui su FN, recensì Quando internet non c’era:

“[...] Il particolare sapore della scrittura di Morino nasce proprio da questo paradosso: scrivere come se nulla fosse, senza alcun virtuosismo, senza la minima pomposità, e nello stesso tempo sentire (e far sentire al lettore) che nella letteratura ne va della vita intera, che non c’è niente di più importante della letteratura.

A un certo punto di In viaggio con Junior si parla di Paul Auster. L’autore/protagonista sta cercando di leggere la Trilogia di New York, ma non riesce ad andare avanti: “Ne ho avuto l’impressione di un libro senza vita (…) pagine divenute asettiche, tanta è stata la volontà, nello scriverle, di tenere lontano ogni residuo organico”. Be’, la scrittura di Morino è esattamente l’opposto: “circolano scarti, grumi di materie poco nobili, poco depurate” e proprio per questo la vita (di chi scrive e di chi legge) entra veramente in gioco.

[...]

A questo si deve la presenza nelle pagine dei suoi libri di quella che l’autore definisce, con un termine che sarebbe sbagliato considerare un eufemismo, la “disorganizzazione”, e cioè la presenza nella vita quotidiana di elementi centrifughi rispetto al “vivere dedito solo alla mia passione: la letteratura”. Gli incontri sessuali più o meno occasionali con ragazzi molto più giovani, i periodi di alcolismo, il ricorrente faccia a faccia con la droga, sono aspetti della vita che Morino sceglie a bella posta di non lasciar fuori, di non censurare, senza per questo assumere toni morbosi. Anzi, ben pochi riescono a scrivere di tali cose con questa limpidezza, con questa pulizia. [...]“

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Frontespizio (part.), 2

Elisa Ponassi, sul suo La lettrice rampante, recensisce Il film della sua vita. Morino era stato suo insegnante:

“[...] Angelo Morino era in grado di trasmettere tanto durante queste sue lezioni: niente nozioni, niente regole (se non quelle del buonsenso), solo una grande passione per la voglia di conoscere, per la cultura e per le lingue. E sebbene in lui la passione e la voglia di tradurre stesse ormai scemando ( e considerando quante opere ha tradotto è abbastanza comprensibile), quello che riusciva a dare a noi studenti, che invece stavamo affacciandoci per la prima volta su questo mondo, era una grande amore per il suo lavoro, che si basava soprattutto sulla curiosità e la voglia di scoprire e rendere accessibili a tutti testi che altrimenti non lo sarebbero.

[...]

Angelo Morino se n’è andato all’improvviso, lasciando un ricordo molto forte e affettuoso di sé anche per chi, come me, lo ha conosciuto pochissimo di persona (ma tantissimo attraverso le sue traduzioni).
Oltre al ricordo, ha lasciato un computer pieno di appunti, di idee e di opere incompiute.

[...]

Si tratta però di un’opera incompiuta, che ha preso luce grazie alla dedizione di chi ha cercato di mettere insieme tutti i pezzi: solo la prima parte è stata dichiarata “definitiva” da Morino stesso. Il resto sono suoi appunti, sue bozze che molto probabilmente sarebbero state modificate e corrette, se ne avesse avuto il tempo. La Sellerio, casa editrice con cui ha collaborato parecchi anni, e Vittoria Martinetto (anche lei mia docente all’università, nonché traduttrice e donna dalla cultura smisurata), che ha curato il libro, hanno voluto mettere insieme tutte le parti e pubblicare il libro, posizionando quelle non definitive in fondo al romanzo, sottoforma di note.
Lo stile di Angelo Morino è incredibile: a tratti leggero, a tratti profondo, con un modo di narrare che quasi ipnotizza, che cattura, impedendoti di posare il libro. Ancora una volta, proprio come succedeva a lezione, ci si ritrova a pendere dalle sue labbra. [...]“

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Frontespizio (part.), 3

Jaime Riera Rehren che partecipò alla presentazione de Il film della sua vita al salone del Libro di Torino, ne ha scritto su il manifesto:

“[...] Si parla della vita e della morte della madre del narratore, bambina cresciuta in umili ambienti contadini nel Veneto, giovane donna che si trasferisce in provincia di Torino negli anni della resistenza antifascista e nel dopoguerra sposa un modesto impiegato, madre controvoglia di un ragazzo omosessuale che, oppresso dal clima repressivo della piccola provincia, emigra in città e diventa redattore nella più nota casa editrice torinese, infine donna incattivita da una vita mediocre e solitaria, in guerra col mondo e specialmente con il figlio che vede come un uomo inutile e ingrato.
Se seguiamo la traccia dei suoi precedenti romanzi, possiamo dedurre che con ogni evidenza Morino scrive qui della propria vita e dei drammatici rapporti con sua madre, ma bastano piccole alterazioni dei dati autobiografici per trasformare quello che poteva essere un esercizio di memoria in un convincente testo letterario. Un elaborato estro stilistico, una prosa in apparenza senza pretese ma densa di significati obliqui in ogni riga, un impietoso senso dell’umorismo nero debitore della tradizione spagnola, la capacità di rendere con brevi tratti illuminanti le vicende italiane degli anni in cui la madre prima si emancipa dai legami originari e poi costruisce il tortuoso legame col figlio, sono gli aspetti che più colpiscono in questo romanzo di Morino. [...]“

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Pag. 7 (part.), 1

Angelo Morino è stato straordinario traduttore di Puig; a proposito dell’autore de Il bacio della donna ragno il blog SUR -il marchio di minimum fax dedicato alle letterature dell’America latina, ha pubblicato un saggio breve di Morino: Manuel Puig attraverso le sue lettere

Un sito immobile dal 2008 ricorda in rete che la biblioteca di Angelo Morino, in un raro caso di efficienza, è già a disposizione, ordinata e accessibile a tutti.

(chi ha pagato il libro: FN) (il reticente FN sollecitato a dire un po’ di più ha infine detto che: -prima, essendo che nei mesi estivi sto lontano dalla città e dalle librerie, l’ho ordinato su Amazon; non arrivava, non arrivava, ma perché, mi dicevo: perché insieme al libro di Morino ne avevo ordinati molti altri e uno di questi non era disponibile e allora aspettavano per mandare tutto insieme. Oh accidenti mi sono detto; allora ho disdetto l’ordine, che già sono sempre in ritardo su tutto; così salito sul motorino mi sono recato nella città, che come tale c’ha pure una libreria indipendente vicino a me verso la periferia. Ma non ce l’avevano, e non solo: mi hanno parlato e tutti erano amici ma io sono orso e timido e allora sono andato via; dopo poco uscivo dalla famigerata libreria di catena Mondadori con la mia pila di libri, tutti; nessuno mi aveva parlato e fatto commenti sul quel che leggo o meno, ho dato la lista e me li hanno tutti portati, con la mia Carta Musei Torino avevo diritto a uno sconto del 15% con cui mi sono poi comprato un gelato nel paese dove sto, che è molto buono)

Angelo Morino, Il film della sua vita, Sellerio 2012. [resp. grafica non indicata]. Pag. 9 (part.), 1

Angelo Morino: Quando internet non c’era / Sellerio. Norman Gobetti: Recensione

Posted in letteratura italiana, norman gobetti, recensioni by federico novaro on 13 settembre 2009

Angelo Morino
Quando internet non c’era
Nota al testo di Elsa Guccino
Sellerio – La memoria 781, Palermo 2009
240 p. ; 13 €

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, frontespizio (part.)

Recensione inedita di Norman Gobetti, spero la prima di una lunga serie. (grazie Norman)

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, risvolto dx di copertina (part.)

Il mistero di una voce semplice e inconfondibile

Angelo Morino scriveva in modo semplice. Cosa nient’affatto scontata per un erudito come lui, professore universitario fin da giovane, lettore onnivoro, traduttore prolifico e coltissimo, nonché scrittore dotato di una voce inconfondibile.

In questo suo libro postumo ritroviamo quella sua voce semplice, misteriosa proprio nel suo essere schietta, piana, a tratti quasi legnosa, una voce che pare limitarsi a dire le cose come stanno, e che pure ci lascia inquieti, formicolanti di un senso di inquietudine, commossi e turbati da un qualcosa di sotterraneo che con grande precisione nella Nota editoriale viene descritto come “un’eco sommessa o un sordo rombo, che non sale mai di tono, di passione”.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 7

In questo senso Quando internet non c’era si pone in perfetta continuità con i due libri che lo hanno preceduto, In viaggio con Junior (Sellerio, 2002) e Rosso Taranta (Sellerio, 2006).

Tutt’e tre frammenti autobiografici “ricomposti dalle esigenze del raccontare” o anche, come li definiva l’autore, “romanzi in forma di diario”; tutt’e tre narrati al presente e in prima persona; tutt’e tre espliciti nel mettere in scena aspetti intimi della vita dell’autore (“una perdita di pudore, un’effervescenza del sangue, una smania su smania”, si legge nel Post scriptum a Rosso taranta), tutt’e tre giocati su un continuo intreccio di vita materiale e vita intellettuale, quotidianità e letteratura.

Preparare una minestra, riordinare le stoviglie

Ma è forse ancora più indietro che bisogna risalire per trovare la chiave del mistero di questa scrittura semplice e tuttavia inconfondibile.

Bisogna riprendere in mano il piccolo Libro di cucina di Juana Inés de la Cruz (1999), scritto da Morino in “un agosto difficile e solitario”, subito prima di partire per New York, dove avrebbe concepito il primo abbozzo di In viaggio con Junior.

Nel Post scriptum al saggio che introduce il ricettario di Inés de la Cruz, Morino si definisce “un uomo attento ai richiami della vita materiale, i quali non cessano di farsi sentire neppure allorché mi ritrovo preso da esercizi che si vorrebbero depurati dagli intralci domestici (…) tant’è che mi accade spesso di allontanarmi dallo schermo del computer, all’improvviso divenuto intollerabile, e di intrattenermi a preparare una minestra di verdure o a riordinare stoviglie e cassetti”.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 2

Ecco, c’è qui, in queste parole tanto scarne e dimesse, una vera e propria dichiarazione di poetica, la premessa indispensabile per capire il senso che aveva per Morino la sua recente produzione narrativo/autobiografica, in cui la minuziosa registrazione degli avvenimenti di una giornata, la descrizione di una camera d’albergo o di un edificio universitario, la menzione di un’amica o la cronaca di un incontro amoroso sono ingredienti che, mescolati insieme e offerti al lettore con un gesto letterario di pacata umiltà, forniscono il ritratto più vero di una vita, anche della vita di un professore che, come si legge nell’epigrafe di Cesare Cases a Quando internet non c’era, “dopo tutto non differisce dai comuni mortali”. In questo amor di descrizione, in questo scorrere dello sguardo, in questa parvenza di superficialità che superficialità non è, si ritrova l’eco di quei “romanzi su gomme, gelosie e labirinti” che l’autore leggeva in gioventù.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 6

Ed è in fondo l’eredità più preziosa dello strutturalismo, il metodo critico su cui Morino, nelle prime pagine del libro, racconta di essersi formato agli albori della propria carriera accademica, godendo dell’euforico senso di libertà, dello “spirito da pionieri”, di una metodologia che pareva finalmente trarre in salvo “da passive ripetizioni di quello che altri hanno detto”. Ma anche lo strutturalismo presto divenne una gabbia, e Morino si affrettò a darsi alla fuga, volgendosi proprio alle aborrite “vite degli scrittori”, e infine (con una mossa a ben guardare non dissimile da quella dell’ultimo Roland Barthes) alla propria stessa vita.

Vanità e vento?

Ma perché raccontare la propria vita, perché “mescolare cose in un viaggio che ha per meta solo la vanità e il vento” (sono le ultime parole dell’ultimo libro pubblicato in vita da Morino)? Evidentemente perché non se ne può fare a meno, perché solo così la vita appare degna di essere vissuta. È questa la nota profonda che in questi libri risuona sotto la superficie poco increspata della narrazione. In Quando internet non c’era l’autore si presenta così: “Io sono (…) uno che, bene o male che sia, vive come se la letteratura fosse la cosa più importante, non solo per sé, ma anche per gli altri”.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 3

Il particolare sapore della scrittura di Morino nasce proprio da questo paradosso: scrivere come se nulla fosse, senza alcun virtuosismo, senza la minima pomposità, e nello stesso tempo sentire (e far sentire al lettore) che nella letteratura ne va della vita intera, che non c’è niente di più importante della letteratura.

A un certo punto di In viaggio con Junior si parla di Paul Auster. L’autore/protagonista sta cercando di leggere la Trilogia di New York, ma non riesce ad andare avanti: “Ne ho avuto l’impressione di un libro senza vita (…) pagine divenute asettiche, tanta è stata la volontà, nello scriverle, di tenere lontano ogni residuo organico”. Be’, la scrittura di Morino è esattamente l’opposto: “circolano scarti, grumi di materie poco nobili, poco depurate” e proprio per questo la vita (di chi scrive e di chi legge) entra veramente in gioco.

La riorganizzazione della disorganizzazione

A questo si deve la presenza nelle pagine dei suoi libri di quella che l’autore definisce, con un termine che sarebbe sbagliato considerare un eufemismo, la “disorganizzazione”, e cioè la presenza nella vita quotidiana di elementi centrifughi rispetto al “vivere dedito solo alla mia passione: la letteratura”. Gli incontri sessuali più o meno occasionali con ragazzi molto più giovani, i periodi di alcolismo, il ricorrente faccia a faccia con la droga, sono aspetti della vita che Morino sceglie a bella posta di non lasciar fuori, di non censurare, senza per questo assumere toni morbosi. Anzi, ben pochi riescono a scrivere di tali cose con questa limpidezza, con questa pulizia.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 5

E se l’autore/protagonista di Quando internet non c’era soffre per la presenza nella sua vita di questi “grumi di materie poco nobili” non è per un’obiezione di ordine astrattamente morale, ma esattamente perché le sente come “disorganizzazione”, mentre la letteratura (studiata, tradotta, scritta) è “organizzazione”.

Come combattere dunque la disorganizzazione se non riorganizzandola? Ecco, gli ultimi libri di Morino sono proprio questo: una sorta di magia, una miracolosa riorganizzazione della disorganizzazione. Da ciò la brezza di felicità che soffia in queste pagine, e che di primo acchito non si capisce da dove provenga.

Una magia a doppio taglio

Del resto il filo conduttore della storia raccontata nel libro è proprio un tentativo di mettere ordine in una vita, quella di una scrittrice cilena pressoché sconosciuta, María Luisa Bombal, ultima fra le tante figure femminili intorno a cui Morino ha costruito i suoi libri (dalla schiava india Marina a Marta Riquelme, da Teresa d’Avila a Inés de la Cruz, da Assunta Spina a Marguerite Duras).

E quando internet non c’era ricomporre i frammenti di una vita significava viaggiare, spulciare in librerie magari in capo al mondo, incontrare persone, muoversi e talvolta smarrirsi, significava insomma far qualcosa che può anche diventare la materia di un romanzo. In questo caso la vita della scrittrice misteriosa viene più o meno ricostruita, le lacune più o meno colmate.

Però a questo punto cosa rimane? Le ultime pagine del libro sono dedicate alla breve biografia ricomposta di María Luisa Bombal (è la decima delle dieci lunghe note al testo che assurgono al rango di veri e propri piccoli racconti), ma ecco il commento dell’autore: “Disinteresse per la vita riorganizzata. Aveva ragione lo strutturalismo?”

Alla fine la letteratura è una magia a doppio taglio.

Norman Gobetti

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 4

Riassunto bibliografico:

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.)

queer / letteratura italiana / prime edizioni

Quando internet non c’era / Angelo Morino
1.ed. – Palermo : Sellerio. – 240 p. ; 16,5 x 12 cm. – (La memoria – 781)
Guggino, Elsa (con una nota di)
Precede il testo una Nota dell’editore
Alla copertina: Begonia e libro, di Francesco Trombadori, 1937
©2009 Sellerio editore s.r.l., Palermo

Il sito della Sellerio, qui.

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