federico novaro libri

Joseph Hansen, ATTO DI MORTE / elliot 2012. (segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 7 settembre 2012

È in libreria

Atto di morte
(Death Clains)
di Joseph Hansen

traduzione di Manuela Francescon
cover design & illustration: IFIX

190 p. ; cartaceo, 15€
elliot edizioni -Raggi gialli, Castel Gandolfo (RM), 2012

Joseph Hansen, Atto di morte, Elliot 2012. cover design e illustration: IFIX. Copertina (part.), 1

Secondo, della serie in dodici volumi “The Dave Brandstetter Mysteries”, dopo Scomparso, pubblicato, sempre da elliot, all’inizio del 2012.

Joseph Hansen, Atto di morte, Elliot 2012. cover design e illustration: IFIX. Risvolto della quarta di copertina (part.), 2

Emanuela d’Alessio lo ha recensito in Via dei serpenti:

“[...]

Sono molteplici gli attori chiamati in causa da Hansen in questo Atto di morte, il secondo dei dodici romanzi dedicati a Dave Brandstetter. Un figlio devoto, Peter Oats, con la passione per il teatro, scomparso dopo l’incidente e beneficiario dell’assicurazione sulla vita stipulata dal padre; una ex moglie meno devota, Eve, irrigidita dal rancore e dall’alcool, «le rughe la segnavano come una finestra di una casa di campagna una mattina d’inverno»; un socio in affari, Charles Norwood, dal sorriso dolente e la voce profonda sebbene avesse «un che di zitellesco»; una celebrità della televisione, l’attore Wade Choran, bello e statuario, «probabilmente c’erano al mondo uomini più attraenti, Dave non li aveva visti», e altri ancora, fugaci comparse ma tutti legati da un sottile intreccio che li colloca a turno sul banco dei colpevoli, dei complici e degli innocenti.

[...]

Nota sull’autore
Nato nel 1923 inSouth Dakota, è stato un poeta e scrittore, conosciuto soprattutto grazie alla serie dedicata all’investigatore privato Dave Brandstetter. Nel 1970, anno di pubblicazione del romanzo Scomparso, Joseph Hansen partecipò alla realizzazione del primo Gay Pride a Hollywood. Insieme a Tennessee Williams e Christopher Isherwood, fu uno dei pochi scrittori omosessuali a essere pubblicato negli Stati Uniti in quegli anni. Nel 1992 vinse il Premio alla carriera dell’associazione Private Eye Writers of America e il Lambda Literary Award for Gay Men’s Mystery della Lambda Literary Foundation. Hansen è morto nel 2004 per un attacco di cuore nella sua casa a Laguna Beach, California. [...]“

Joseph Hansen, Atto di morte, Elliot 2012. cover design e illustration: IFIX. Risvolto di copertina (part.), 2

Su dieci righe dai libri sono disponibili in pdf i primi cinque capitoli

“Un nome appropriato, Arena Blanca. La sabbia che cingeva la piccola baia era di un biancore che feriva gli occhi. La spiaggia era delimitata da uno sparuto gruppo di strette case di legno, dai cornicioni alti e il tetto piatto. Sebbene ridipinte di fresco – giallo, blu, lavanda – erano squallide sotto il sole dell’inverno. Sopra i tetti i gabbiani fendevano un cielo che non era più allegro di un pezzo di denim nuovo. [...]“

Joseph Hansen, Atto di morte, Elliot 2012. cover design e illustration: IFIX. Quarta di copertina (part.), 2

Marilina Piccone ne parla in Stradanove:

“[...] Se già si è letto il primo, Scomparso,[...] è impossibile aver dimenticato Dave Brandstetter, il gentile investigatore omosessuale il cui padre – ironia della sorte famigliare – si è sposato nove volte. Anche in Atto di morte Joseph Hansen intreccia con discrezione ed equilibrio le vicende di due uomini molto diversi- l’investigatore gay e il bibliofilo che alla fin fine è stato assassinato e tocca a Dave scoprire da chi e perché.

[...]“

I libri “d’epoca”, come possono essere quelli di Joseph Hansen, hanno un fascino particolare: ci portano indietro nel tempo, ci fanno rivivere emozioni, sentimenti, problemi che credevamo avere dimenticato, rallentano il passo delle nostre vite seguendo delle indagini meno concitate, meno supportate dalla tecnologia imprescindibile nella letteratura di genere dei nostri giorni. [...]“

Joseph Hansen, Atto di morte, Elliot 2012. cover design e illustration: IFIX. Copertina (part.), 2 Joseph Hansen, Atto di morte, Elliot 2012. cover design e illustration: IFIX. Copertina (part.), 3 Joseph Hansen, Atto di morte, Elliot 2012. cover design e illustration: IFIX. Copertina (part.), 4

(chi ha pagato il libro? FN dice: -non me lo ricordo. Ricordo di averne comprato su amazon una copia affinché la recapitassero a Federico Boccaccini perché lo potesse recensire, ma non ricordo se la copia che ho fotografato l’abbia comprata io, e dove, o se invece me l’abbia mandata in gentile omaggio la casa editrice elliot. Che dire -aggiunge- invecchio-)

Joseph Hansen, Atto di morte, Elliot 2012. cover design e illustration: IFIX. Quarta di copertina (part.), 1

Il diario di Sintra, di AUDEN, ISHERWOOD, SPENDER / Barbès 2012. (Recensione di Federico Boccaccini)

Posted in recensioni by federico novaro on 18 luglio 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Dorso

Il diario di Sintra
a cura di Matthew Spender
cura e traduzione dell’edizione italiana di Luca Scarlini

testi di W. H. Auden, Brian Howard, Tony Hyndman, Christopher Isherwood, Humphrey Spender, Stephen Spender, James Stern

[responsabilità grafica non indicata]

267 p., ill., b/n ; cartaceo, 16 €
Barbès -[Intersection], Firenze 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. frontespizio (part.), 1

Tratti da una diaspora, di Federico Boccaccini

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Molti anni fa, in una intervista Michel Foucault osservò che riflettere sull’omosessualità è un atto che non si esaurisce nel domandarsi cosa essa sia o non sia, come nel volerne fissare una natura, piuttosto significa porsi di fronte alla propria vita cercando di capire come la si vuole vivere.
Nel primo caso si cerca la definizione di un oggetto, nel secondo, invece, si rivela il senso di una esperienza morale. L’esperienza di una forma di vita diversa dalle altre, con le sue regole, i suoi sotterranei conflitti, la sua etica dell’amore e dell’amicizia. Le pagine del Diario di Sintra testimoniano in limine questa esperienza.
Ma testimoniano anche la ricerca di una homeland. All’osservazione ricca di conseguenze del filosofo francese si potrebbe aggiungere in nota che, per gli indesiderati del mondo, il come vivere molto spesso ha coinciso con il problema del dove vivere.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

Tra il dicembre del 1935 e l’agosto del 1936 Stephen Spender, Christopher Isherwood e i loro rispettivi compagni, Tony Hyndman e Heinz Neddermayer, vissero insieme sotto lo stesso tetto a Sintra, in Portogallo.
Saranno accolti nel paese lusitano da un’altra coppia in fuga dalla marginalizzazione, Toni Altman e Brian Howard, raggiunti in seguito prima da Humphrey Spender, fratello di Stephen, e poi da Wystan H. Auden, in marzo, dopo la partenza di Spender e Tony.
Per circa un paio di mesi –dall’inizio del loro viaggio dal porto di Anversa il 12 dicembre 1935 al 5 febbraio 1936- il gruppo dei quattro terrà un diario comune di questa convivenza.
Per anni si è parlato di questo diario il cui originale rimase tra le carte di Isherwood. Finalmente, viene pubblicato in anteprima mondiale nell’edizione italiana da Barbès Editore, Il diario di Sintra, a cura di Matthew Spender, figlio di Stephen, con traduzione e cura di L. Scarlini.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. q. di cop. (part.), 1

Davvero un’occasione editoriale importante, soprattutto per la bella curatela che ha arricchito e completato le pagine del diario con materiali epistolari e pagine estrapolate dai diari personali dei protagonisti, fornendoci un effetto prospettico caleidoscopico, capace di far maggiore chiarezza su alcune vicende e permettendoci così di seguire il dipanarsi delle loro vite fino al mese di agosto, tantoché il diario comune, atteso per tutto questo tempo, risulta infine la parte meno interessante poiché nessuno dei protagonisti può scrivere apertamente ciò che pensa e sente.

Curioso includere il nome di Auden tra gli autori, quando in realtà non ha mai scritto una sola riga del diario, e del quale è riportata una sola breve lettera. Si ha l’impressione che si voglia vendere più un’idea che un libro, e in questo caso la bella copertina e l’immancabile fascetta risultano un po’ ingannevoli anche se attirano certamente di più.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 4

A dispetto di quanto si possa supporre, Il diario di Sintra non appartiene alla letteratura di viaggio ma alla letteratura civile.
Il vino di Madeira, il tè con vecchie signore inglesi che cercano di leggere l’aura dei loro ospiti, i tarocchi, il costo delle domestiche, il porto con i biscotti, le mattonelle di ceramica azzurre, una casetta di legno per i conigli, galline che scorrazzano in giardino, le coste con il mare che arriva violento sulla spiaggia, le colline di terra rossa che corrono verso Sisimbra, i villaggi di pescatori con fila di barche; le pagine del diario descrivono tutto questo, certo.
Ma soprattutto descrivono la ricerca di una casa dove vivere mentre l’Europa corre verso l’abisso. Descrivono una diaspora dell’affetto.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Si intersecano tra queste pagine due assi di lettura di eguale importanza, l’uno contenuto nel diario comune e che affiora dal materiale privato, l’altro invece dobbiamo aggiungerlo noi attraverso gli strumenti della critica affinati dalle riflessioni contemporanee post-coloniali e sul gender, capaci nello specifico di riconcettualizzare il tema della sessualità umana da un punto di vista geopolitico.
Se riflettiamo su quanti scrittori sono migrati dalla periferia al centro, dalla campagna alla città, dal Sud al Nord, da una nazione ad un’altra per poter vivere, scrivere, amare, ecco che siamo costretti a pensare che il luogo geografico sia stato per loro importante tanto quanto il foglio su cui scrivere e che forse tanta letteratura non sarebbe mai nata se non a causa di questo sradicamento e di questa delocalizzazione forzata.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Non mi sembra che i critici facciano molta attenzione a questo elemento che tuttavia appare costante pur nel variare delle lingue. Si dovrebbe accettare allora l’idea che la categoria “letteratura della diaspora” non classifichi solo quella scritta in una lingua meticcia che rappresenta una dispersione geografica, poiché la dispersione dei membri di una comunità in diversi paesi riguarda anche culture che non hanno costruito una identità intorno ad una lingua, bensì intorno ad un’altra esperienza morale della vita.
Questo è il caso davvero peculiare –e forse ne è uno dei suoi tratti più costitutivi- della cultura omosessuale e della parola che la rappresenta. Bisognerebbe dunque estendere il concetto di “diaspora” in letteratura.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Certo, parlare di letteratura gay significa porre la questione se esista una letteratura senza una lingua. Ma significa anche riconsiderare il rapporto tra la parola e l’immaginazione del poeta. Immaginare vite diverse è ciò che permette di scriverne, in quale lingua è questione successiva. Per questa ragione questa opera è prima di tutto letteratura civile, poi semmai di viaggio.
Racconta un episodio di questa diaspora non del sangue ma dell’affetto, di una comunità umana che non ha mai avuto una terra d’origine a cui far ritorno, semmai un luogo da immaginare solo somewhere over the rainbow.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 2 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3

L’altro asse di lettura si manifesta maggiormente nei diari privati. Parla sottovoce della disparità tra amante e amato, emerge a tratti nelle loro giornate e rende l’aria elettrica. Isherwood annota il 2 marzo nel suo diario privato di voler cercare di “scrivere della depressione che mi ha preso dalla scorsa settimana [...] Che è successo? Beh, solo questo: Stephen e Tony partono da Sintra a metà mese: vanno in Spagna, Grecia, Austria. Tutto in modo molto amichevole e ne siamo contenti, ma ovviamente sappiamo tutti che il nostro tentativo di vivere insieme è stato un fiasco completo”.
Qualcosa ha turbato il ménage, la ricerca dell’Eden ha rivelato la sua fragilità.

Nella sua preziosa introduzione –che avrebbe meritato meno refusi-, Matthew Spender osserva acutamente che la tensione tra le due coppie è dovuta ad una difficile stabilità degli affetti e, rievocando dei toccanti versi di Auden (‘Se uguale affetto non possiamo avere / fa che sia io a provare più amore’), sottolinea come la parola chiave in questa forma d’esperienza sia ‘uguale’.

“Ogni tipo di uguaglianza tra due persone che vivono insieme è problematica, ma nel caso di due dello stesso sesso, la richiesta è particolarmente difficile, perché non c’è in ballo la differenza tra maschile e femminile. Nell’assenza di una polarità di gender, tutto ha bisogno di essere ridefinito. Classe, cultura, uso del linguaggio, gusto in letteratura, in cucina o nell’abbigliamento: tutto ha bisogno di negoziazioni. E la lotta per l’uguaglianza fornirà sempre la qualità dell’affetto”.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. incipit (part.), 1

Questa considerazione del curatore riassume perfettamente la situazione emotiva a Sintra. Tony e Heinz sono più giovani, sono di una classe sociale inferiore, sono intellettualmente e economicamente più poveri. Tony è gallese, Heinz tedesco e non parla inglese. Spender e Isherwood sono amici, sono scrittori, il primo ha studiato ad Oxford con Auden, il secondo a Cambridge. Come tutta la loro generazione, vedono la scrittura come impegno politico e vogliono scrollarsi via di dosso la loro formazione borghese, la englishness dei loro padri. Entrambi percepiscono il pericolo hitleriano, entrambi non pensano che il comunismo sia la risposta adeguata ai mali del mondo. Perché allora non è stato possibile vivere insieme?

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Il 3 gennaio Isherwood confessa nel suo diario privato che i suoi giorni sono avvelenati dalla paura della guerra, “non posso più discutere apertamente con Stephen, perché siamo divisi tra noi dalla segreta conoscenza reciproca: se le cose si mettono male, lui vuole tornare in Inghilterra, io no.”
Se le cose si mettono male, entrambi sanno che persone vogliono essere. E come sappiamo le cose si metteranno male. Spender tornerà malinconicamente all’ordine, Isherwood partirà nuovamente, con Auden, alla ricerca ancora una volta di un’altra patria. Ma dentro questo conflitto d’ideali che sembra più una scommessa con se stessi se ne consuma un altro tra classe e sesso, uguaglianza e amore, forse il solo davvero politico e che, forse per questo, brucia di più.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Il rapporto tra Spender e Tony Hyndman è stato raccontato da Spender stesso in World Within World (1951) (Un mondo nel mondo, Barbès, 2009).
Ma immaginiamo un altro scenario.
Immaginiamo Maurice Hall e Alec Scudder, gli amanti del romanzo Maurice di E. M. Foster, fuggire dall’Inghilterra per vivere insieme a Sintra. Foster era amico e mentore del giovane Isherwood il quale aveva letto privatamente Maurice che, scritto nel 1913, fu pubblicato solo dopo la morte di Foster nel 1971, in un mondo che avrebbe iniziato ad accettare lo scandalo del risveglio felice tra due uomini, l’affetto tra due persone che metteva in pericolo le rigide regole vittoriane di distinzione tra classi che tanti romanzi hanno raccontato e accettato.
Come in un racconto di Foster, i due inglesi di buona famiglia amano due ragazzi di classe diversa. Eppure qui il finale è diverso, nessuno si allontana nella nebbia per raggiungere e vivere per sempre con il proprio amato. Se eguali non siamo per la società, lasciamo almeno che sia il nostro amore a renderci tali, sembra suggerire il finale scandaloso e perfetto di Maurice.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Eppure a Sintra i due scrittori non sembrano riuscire a dimenticare la differenza di classe. Tra socialismo e liberalismo, politica e poesia, Isherwood vuole tenere per sé Heinz perché ha paura che una donna possa portarglielo via, Spender al contrario vuole rendere indipendente Tony istruendolo. Ma entrambi non vogliono vedere i loro difetti perché amano tenerli con loro “come un cagnone buono accanto al fuoco”.
Tener con sé in questo modo il proprio amato vuol dire non dover pensare al sesso e potersi consacrare completamente alla scrittura ma, con una punta di dolore, si ammette anche il desiderio di possedere qualcuno che sentiamo inferiore. È probabile che entrambi lo sapessero e che entrambi detestassero vedere questa verità riflessa nell’altro.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

In trasparenza il Diario di Sintra evoca, senza parlarne, la ricerca antica e difficile dell’amicizia perfetta e del perfetto amore tra uomini. Eppure questo non sopravvive quando si vive errando, quando il proprio desiderio è straniero a se stesso, quando ogni mattina si deve fingere agli occhi degli altri di non essere altro che quattro amici in vacanza. Nella sua vita immaginaria Maurice ha capito chi voleva essere e quale vita voleva vivere, è riuscito là dove venti anni più tardi nelle loro vite reali Isherwood e Spender a Sintra hanno fallito, non aver capito che l’amore è arte e non natura.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 29 (part.), 1

Riassunto bibliografio:
Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

queer / letteratura inglese / prime edizioni italiane
Il diario di Sintra. Dicembre 1935 – Agosto 1936 / a cura di Matthew Spenmder
1. ed – Firenze : Barbés. – 267 p. ill. b/n, ritr. fotog. 21 x 14 cm. – (Intersection)
[il nome della collezione è desunto dal catalogo, non è presente sul volume]
Spender, Matthew (a cura di) ; Scarlini, Luca (edizione italiana a cura di) ; Scarlini, Luca (traduzione a cura di)
alla copertina: “Wystan Hugh Auden, Stephen Spender e Christopher Isherwood in una foto del 1929. (Probabilmente un autoscatto di Stephen Spender)”
brossura
©2012 Matthew Spender for Introduction and Notes
@2012 The Estate of Christopher Isherwood
©2012 The Estate of Stephen Spender
©2012 The Estate of Tony Hyndman
©2012 The Estate of Humphrey Spender
@2012 Barbès editore, per l’edizione italiana
tit. orig.: Sintra Diary

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 30 (part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 134-135(part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 238-239(part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 207-208 (part.), 1

Federico Boccaccini ha recensito per FN, in ordine cronologico:

Michael Holroyd / LYTTON STRACHEY. ilSaggiatore 2011

Helen Humphreys / LA VERITÀ, SOLTANTO LA VERITÀ. Playground 2011

W. H. Auden / GRAZIE, NEBBIA. Adelphi 2011

Yukio Mishima / LA DECOMPOSIZIONE DELL’ANGELO. Feltrinelli 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. dell'indice(part.), 1

Sul Flickr di FN potete trovare altre fotografie de Il Diario di Sintra

Tutte le recensioni di testi LGBTQ comparse qui le trovate belle ordinate su FN / Recensioni

Tutte le segnalazioni di testi LGBTQ comparse qui le trovate pure loro belle ordinate su FN / Segnalazioni

(chi ha pagato il libro: la copia qui ritratta in fotografia è un omaggio del curatore, Luca Scarlini, portato personalmente a FN in occasione dell’FN/PaperShop, tenutosi a Torino l’11 maggio 2012; la copia sulla quale Federico Boccaccini ha condotto la sue recensione è stata acquistata da FN su Amazon, affinchè gli venisse recapitata in terra belga, dove Federico Boccaccini attualmente risiede)

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Quarta, dorso, cop. (part.)

Auden, Isherwood, Spender / IL DIARIO DI SINTRA. Barbès 2012 (segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 6 giugno 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Dorso

È in libreria

Il Diario di Sintra
Dicembre 1935 – Agosto 1936
(Sintra Diary)
a cura di Matthew Spender
testo di
W. H. Auden, Brian Howard, Tony Hyndman, Christopher Isherwood, Humphrey Spender, Stephen Spender, James Stern

traduzione e cura dell’edizione italiana
di Luca Scarlini
[responsabilità grafica non indicata]

265 p. ; cartaceo | 16 €
Barbès -Intersections, Firenze 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

Auden, Isherwood e Spender a Sintra, in Portogallo. È il 1935 e per sei mesi i tre scrittori, oltre a Heinz Neddermayer, compagno di Isherwood, e a Tony Hyndmann, compagno di Spender, cercano e poi abitano una grande casa, destinata ad accoglierli per sempre, ma infine abbandonata; durante il viaggio, la ricerca, e poi i mesi di permanenza, tengono a più mani un diario, restato sinora inedito.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. q. di cop. (part.), 1

Il Diario è preceduto da una prefazione di Matthew Spender, figlio di Stephen e curatore, che sulla scorta di memorie personali traccia una breve ricostruzione dei rapporti che legavano i componenti del gruppo. In coda al testo, delle Brevi Biografie aiutano a ricostruire la tessitura amicale citata nei Diari. Segue un Indice dei nomi e un Indice delle opere.
Nella nota al testo, il curatore italiano segnala:

“[...] L’originale del Diario di Sintra è rimasto con Isherwood. la presente versione deriva da due fotocopie del manoscritto, una nell’Archivio Sthephen Spender alla Bodleian Library di Oxford e l’altra alla Huntingon Library in California. [...] Isherwood lavorò al Diario di Sintra almeno due volte [...] La regola che gli scrittori si erano dati era che le registrazioni sul diario non potessero essere corrette e dovessero rimanere anche con errori di grammatica. [...] Il materiale non ha prodotto un romanzo, ma alcuni passaggi sono citati in Christopher e il suo mondo. [...] Nel testo compiaono materiali epistolari e pagine di diario di persone in qualche modo legate a questo momento, che non fanno parte dell’originale Diario di Sintra. Questi testi illuminano elementi e dettagli meno chiari nel manoscritto originale. [...]“

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3

In occasione dell’uscita dei Diari, Davide Mazzocco ne ha parlato su Quotidianopiemontese.it:

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 4

“[...] Nel Portogallo legato da un’alleanza millenaria all’Inghilterra, questo diario a sei mani scoperchia al lettore la vita dei tre scrittori a contatto con il calore e i profumi del mondo lusitano raggiunto dagli echi della guerra civile spagnola e di quanto avveniva a Berlino dove Hitler preparava il terreno per il secondo conflitto mondiale. [...] Nonostante i protagonisti siano due dei più importanti scrittori del Novecento inglese come Wystan Hugh Auden e Christopher Isherwood nessuno in Gran Bretagna si è dimostrato disponibile alla pubblicazione. La toscana Barbès Editore non si è fatta sfuggire l’occasione e ha pubblicato il libro in anteprima mondiale. Nei prossimi mesi il libro uscirà in Svezia, Francia e Spagna, forse in Germania. Dovrebbe partire a breve una trattativa per pubblicarlo negli Stati Uniti. In Inghilterra, invece, nessuno sembra interessato a scavare in questo diario vecchio di quasi ottant’anni. [...]“

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 5

Su L’Unità Maria Serena Palieri Spalieri ha intervistato Mattehw Spender; la chiosa dell’intervista è interessante perché contestualizza la sua Introduzione, arricchendola di una parzialità che nel libro manca:

“[...] In copertina campeggiano i volti ridenti di tre ancora giovanissimi futuri pezzi da novanta della letteratura britannica: da sinistra ecco il più goffo di loro – ma diventerà il poeta più grande – Wystan Hugh Auden, poi svettante come un campanile e un po’ divo Stephen Spender e infine piccolo, grazioso e legnoso, Christopher Isherwood.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 2 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 1

[...]

arricchito con altri materiali epistolari e con un’appendice di cenni biografici sugli altri che vi compaiono, dal Gerard Hamilton che ispirò l’ambigua figura di Mr Norris nei racconti berlinesi di Isherwood alla Norton autrice di libri per ragazzi (poi grazie alla trasposizione disneyana di Pomi d’ottone e manici di scopa diventata ricchissima). Questa parte biografica è di una bellezza sui generis, lampeggiante, perché Matthew Spender ci dice, dei personaggi, solo ciò che è funzionale a illuminare meglio la storia

[...]

osserva Matthew Spender. «Prima della guerra civile spagnola, dei processi di Mosca e dell’Anschluss, loro sapevano che stava arrivando la catastrofe. Perché erano vissuti a Berlino. Avevano visto i loro compagni occasionali diventare da comunisti camicie brune nel giro di una notte. E avevano visto la persecuzione nazista degli omosessuali. Dentro una comunità britannica in prevalenza ancora filo-nazista, erano dei giovani profeti»

[...]

«Da bambino ho osservato da vicino il sentimentalismo di mio padre e lo stoicismo di mia madre. Finché lei viveva – è morta diciotto mesi fa – pensavo che il problema fosse loro, non mio. Adesso devo tirare i conti con tutti: con lui, con lei, e con le mie emozioni. Credo di essere un po’ omofobo. Ci sono dei rapporti di potere ambigui, nelle relazioni omosessuali, che mi fanno paura. Sono alle prese, ora, con questo mio bisogno di chiarire tutto» [...]“

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. incipit (part.), 1

Su ilGiornale si possone leggere degli stralci del Diario di Sintra

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 29 (part.), 1

A giorni nella sezione Editoria > Note, su FN, un intervento già apparso su Alias, di Luca Scarlini, traduttore e curatore del Diario di Sintra.

Su FN la bibliografia di Christopher Isherwood vergognosamente non aggiornata.

Di Auden Federico Boccaccini ha recensito Addio, nebbia, Adelphi 2012.

Fra le Segnalazioni, su FN, Un mondo nel mondo, ripubblicato da Barbès nel 2009

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. frontespizio (part.), 2

Barbès (Saluti dal salone). 4

Posted in cartoline by federico novaro on 20 maggio 2012

voland

Barbès è una casa
editrice molto interessante
ma che non sempre capisco.
Esiste da neanche 4 anni,
ma con la scelta ardita
di affidare tutte le sue copertine
a Roberto Mastai,
che le istoriava di disegni dai
tratti marcati, qualche volta
in contrasto non felice coi
titoli
che ne risultavano offuscati,
è riuscita a farsi largo,
ben distribuita da RCS, sugli scaffali.
Poi Mastai ha lasciato spazio anche a delle fotografie ma
devo dire,
con esiti molto alterni, e a riconoscibilità
attenuata. Naturalmente qui parliamo di superficie,
il catalogo è sempre interessante,
così come la nuova branca, Nikita,
che porta in Italia la letteratura dell’ex
blocco sovietico.
Ma questa collanina qui, “Poesia”,
forse porterà soldi, non ho idea,
ma è proprio un po’ inutile.
Sul sito, dove,
cattivi, non
indicano mai l’anno di pubblicazione dei titoli,
è raro che per questi libretti indichino
la cura, la traduzione, niente.
Ora, detto che se un editore
pubblicasse solo i titoli
in qualche modo considerati
“necessari”
chiuderebbe, forse spero,
subito, c’era davvero bisogno
di un altro libretto per avere sempre in tasca
Shakespeare Leopardi Gozzano Rilke?
E se sì: non meritava forse la pena di
fare uno sforzo minimo per inventarsi una grafica,
scegliere una carta,
trovare da qualche parte un articoletto,
per non fare dei librini così inconsistenti,
così scalcagnati nella dimensione variabile dei caratteri,
col marchio così difficilmente -bianco su colore- leggibile,
mai fermo, una volta sopra una volta sotto il nome della collana?
Certo, costano 6€,
ma è una ragione sufficiente?
Ecco.
Invece è molto bella la copertina
e la cura e l’intelligenza
che sembrano concentrarsi ne
Il diario di Sintra, diario a più
mani di W. H. Auden, Christopher Isherwood e Stephen Spender
a cura di Matthew Spender,
e, per l’edizione italiana, di Luca Scarlini in uscita ora fra gli “Intersections”.
Come dice la quarta:
“Un libro leggendario, un “mito” di cui si | parla
da sessant’anni. Pubblicato in
anteprima | mondiale nell’edizione italiana”.
Evviva!

Un saluto,
a presto
FN

La violetta del Prater / Christopher Isherwood. Adelphi 2011 (segnalazione)

Posted in letteratura americana, segnalazioni by federico novaro on 8 marzo 2011

É in libreria

Christopher Isherwood
La violetta del Prater

traduzione di Giorgio Monicelli
nota di Giorgio Manganelli
[responsabilità grafica non indicata]

136 p. ; 16€
Adelphi -Fabula 231, Milano 2011

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), cop. (part.), 1

Adelphi (che ha un nuovo sito, forse più banale e meno elegante, ma certo molto più utile e facile del precedente) prosegue nella ripubblicazione delle opere di Christopher Isherwood.

Sul sito il piano delle pubblicazioni non è indicato, ma si legge: “Nel Gennaio 2010, con Un uomo solo, abbiamo avviato la pubblicazione delle opere principali di Christopher Isherwood, alcune non disponibili da anni, altre ancora inedite”; nella breve pagina si indicano Un uomo solo e l’appena uscito La violetta del Prater; Adelphi ha anche pubblicato, ma nella collana “Biblioteca Adelphi”, Viaggio in una guerra, scritto insieme a W.H. Auden, che è ancora disponbile.

Titolo vagabondo, dalla prima uscita in Italia, presso Mondadori nel 1948, è stato ripubblicato, sempre nella medesima traduzione di Giorgio Monicelli, nel 1968 da De Donato e nel 1983 di nuovo da Mondadori, negli “Oscar“; poi uscì in una brutta edizione per le edicole con il marchio Mondadori / De Agostini nel 1987 e l’Einaudi l’anno dopo lo pubblicò nei “Supercoralli”, con prefazione di Giorgio Manganelli, che ora torna in coda al testo in questa edizione Adelphi.

La violetta del Prater, forse perchè parla del mondo del cinema, forse perché è uno dei testi di Isherwood che meno lavora sul frammento, sul quotidiano, ed ha invece un vero plot (anche se verso chi legge Isherwood compie un continuo atto di depistaggio, di sviamento, usando la trama apparente come esca, frantumandola mentre la svolge), forse per le evocate luci di Hollywood, o per le nebbie inglesi, per Vienna, brevi frammenti che lavorano come fonti di luce diffusa, ha un destino a parte, nel panorama delle sue opere tradotte in Italia, spesso pubblicate una volta e mai più. (Ne sia testimonanza la sorprendente presenza nella collana Mondadori / De Agostini, che pubblica “I grandi best-sellers“)

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), risvolto di cop. (part.), 1

In occasione della pubblicazione de La violetta del Prater da Adelphi, Irene Bignardi ne ha parlato su Repubblica:

“[...] La violetta del Prater … comincia come una cronaca frivola sulla lavorazione di un film che nessuno ha voglia di fare (chi sente il bisogno di un ennesimo musical su una ragazza povera, un principe in incognito e poi in esilio, e il trionfo dell’ amore mitteleuropeo?) per cadere bruscamente, anche se con tutte le morbidezze di Isherwood, nella tragedia del nazismo. Ecco dunque che il giovane Isherwood, men che trentenne ma già esperto di cose tedesche, reduce da Berlino viene convocato con tipica urgenza cinematografica dal factotum di tale Chatsworth, produttore, che sogna di realizzare una Tosca interpretata dalla Garbo e scritta da Somerset Maugham, e invece ha per le mani solo La violetta del Prater, l’ ancora inesperto Isherwood come sceneggiatore e Bergmann, il grande regista più o meno in esilio, che lavora ovviamente obtorto collo [...].

E mentre (cito Manganelli [autore della prefazione dell'edizione Einaudi, ora in coda al testo. n.d.r.]) «in una lontana, apparente, feroce realtà accadono eventi atroci: la Germania nazista celebra il processo per l’ incendio del Reichstag, in Austria la guerra civile distrugge le milizie operaie: si fucila, si impicca… sta arrivando una guerra orrenda», alla periferia di Londra ci si gingilla con le ombre del cinema [...]“.

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), cop. (part.), 3

Tullio Ketzich scrisse (in occasione del cinquantenario dalla pubblicazione, sul Corriere della sera) un articolo su La violetta del Prater, soffermandosi sulle vere identità che Isherwood nasconde dietro i nomi dei suoi personaggi:

[...] Il britannico autore di Addio a Berlino lo completò infatti negli ultimi mesi della guerra immerso nella tranquillità del suo rifugio californiano, dove di lì a poco avrebbe adottato la cittadinanza statunitense. La formula narrativa è quella solitamente praticata da Isherwood, sempre a cavallo tra autobiografia e affabulazione: mentre lui è presente con nome e cognome, i personaggi intorno hanno tutti denominazioni di fantasia. Eppure, si capisce benissimo che sono esistiti davvero: proprio come Sally Bowles, divenuta mitica nell’ incarnazione di Liza Minnelli in Cabaret, che nella realtà era una sgallettata chiamata Jean Ross.

La violetta del Prater è la storia di un film girato a Londra nella seconda meta’ del ’33 dall’ austriaco Dr. Friedrich Bergmann con la collaborazione riluttante e imbarazzata, in qualita’ di improvvisato sceneggiatore, di Isherwood parcheggiato in famiglia tra un soggiorno berlinese e l’ altro. Nelle settimane della lavorazione, mentre ne seguiamo le alterne vicende, si verifica il tragico aggravarsi della situazione europea: non molti in Inghilterra, sull’ eco del processo per l’ incendio del Reichstag, hanno una percezione chiara di cio’ che sta succedendo, solo il profetico Friedrich avverte i segnali della catastrofe incombente che, amareggiandolo, finiscono per distrarlo dalla concentrazione sul suo operettistico filmetto. Magnifico quadro dell’ ambiente cinematografico con le sue illusioni di solidarietà , partecipazione, affetti, il romanzo ne evidenzia con ironia sventatezze e negatività : pettegolezzi, tradimenti, vigliaccherie.

Isherwood, … come sceneggiatore si professionalizzò appena alla fine del decennio, dopo il trasferimento in California. Infatti, il suo film inglese sembrerebbe uno solo, uscito nell’ agosto ‘ 34 e mai arrivato in Italia, Little friend della Gaumont, da un romanzo di Ernest Lothar, con attori i cui nomi dicono poco: Matheson, Lang e Nova Pilbeam. In Prater Violet la storia e’ quella della piccola violetera Toni che si innamora di uno studentello ignorando trattarsi del principe ereditario di Borodania, con le conseguenze del caso. Nel modello vero la vicenda è tutt’ altra, il dramma di un bambino che, tentando il suicidio, impedisce il divorzio dei genitori. Però il regista di Little friend ha ispirato, senza ombra di dubbio, il gran personaggio di Bergmann: oggi pochi ricordano Berthold Viertel (1885 1953), ma da tracce lasciate lavorando in vari Paesi (anche, a differenza di Bergmann, a Hollywood fin dal 1926, firmando titoli come Il velo dell’Islam) non c’è dubbio che fosse un personaggio in tutto degno del monumento letterario che Isherwood gli ha dedicato. Viennese, attore, carismatico teatrante secondo solo a Max Reinhardt, commediografo, amico e collaboratore di Karl Kraus: la sua attivita’ internazionale gli consentì di lasciare in tempo la patria dove, come ebreo, avrebbe rischiato la vita. [...]“

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), cop. (part.), 2

Anche l’articolo di Bignardi si sofferma sulla natura di roman à clef de La violetta del Prater:

“[...] rinunciando per una volta al suo tradizionale aplomb ironico, Isherwood, parla d’ amore, del suo amore, del suo amore del momento, che si nasconde sotto la lettera J. E che, nel libro, curiosamente non ha genere – anche se sappiamo che le preferenze di Isherwood, come del suo amico del cuore e compagno nell’esilio americano W.H. Auden, erano omossessuali. [...]“.

Sul blog SulRomanzo, un lungo e interessante articolo di Giovanni Ragonesi: Ritratto dell’artista da giovane: Christopher, Mr. Isherwood e il futuro del romanzo inglese, in occasione dell’uscita in Italia del film di Tom Ford, Un uomo solo, che Adelphi ripubblicava in quei giorni; Ragonesi coglie Isherwood lungo tre decenni, prima del trasferimento negli Stati Uniti:

“[...]il giovane Christopher aveva tenuto in mano il futuro del romanzo inglese. Quantomeno così fu presentato a Mrs Virginia Woolf durante una serata del Bloomsbury Set: “quel giovanotto tiene in mano il futuro del romanzo inglese” fu l’introduzione di John Lehmann. All’epoca, ventiquattrenne, aveva da poco dato alle stampe il suo primo romanzo, Tutti i cospiratori, stroncato da buona parte della stampa di settore ma apprezzato dai non pochi che avevano amato l’agilità della sua prosa e che vedevano in lui un promettente autore da collocare, sulla scia di E. M. Forster, nella vague del romanzo antivittoriano.
Quella sera Mrs Woolf conversò amorevolmente col quel giovane che aveva le fattezze fisiche e l’agilità di un fantino. Christopher si lasciò sopraffare dal fascino di Virginia e accettò di rimanere a cena scordandosi che alle 10 p.m. lo attendeva un treno per Dover e da lì una nave che lo avrebbe condotto in Francia per un convegno amoroso da tempo organizzato. Rimase tutta la serata ad ascoltare i coniugi Woolf e a pianificare una futura pubblicazione per la Hogart Press (Ritratto di famiglia avrebbe visto la luce nel 1932)

Non sapeva cosa ne sarebbe stato della sua scrittura, per adesso non aveva alcun progetto, soltanto una mezza idea, una ulteriore spremitura dai suoi diari per una sorta di proseguito dei romanzi berlinesi, quello che poi sarà Ritorno all’inferno e che non riuscirà ad affiancarsi ai precedenti, impresa in cui non riusciranno neanche i libri futuri con l’eccezione de La violetta del Prater e Un uomo solo, gli unici romanzi che la critica si prenderà il disturbo di salvare dal periodo americano, che sarà poi il resto della vita [...]“.

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), cop. (part.), 11

Su FNlibri, l’anno scorso, s’è messa on-line la bibliografia italiana dei libri di isherwood

Che poi, a fine anno, è diventata di carta: l’Elenco delle opere di Christopher Isherwood tradotte in italiano è bellissimo, e si può comprare

FNlibri ha recensito Un uomo solo, nell’edizione Guanda del 1981

e ha scritto una nota sull’edizione Adelphi del 2010

in occasione della pubblicazione de La violetta del Prater FNlibri ha aperto una piccola sezione di “Gay Scanner”, dedicata alle edizioni precedenti

la Mondadori, del ’48
la De Donato, del ’68
la Mondadori / De Agostini, dell”87
la Einaudi, dell”88

manca l’Oscar Mondadori dell’83, per ora

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Mondadori / De Agostini 1987. Dorso

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