Chris Adrian, LA GRANDE NOTTE / Einaudi 2013 (Segnalazione)
È in libreria
La Grande Notte
(The Great Night)
di Chris Adrian
traduzione di Eva Kampmann
[responsabilità grafica non indicata]
cartaceo, rilegato tutta tela verde salvia, con sovracoperta: 352 p.; 22€
ebook: 9,99€
Einaudi -Supercoralli, Torino 2013
Esce nei Supercoralli un young book, di Chris Adrian, una collocazione inconsueta.
Questa Segnalazione riporta solo testi in inglese. Perché è solo andando sui siti inglesi che scopriamo che Chris Adrian è gay e che i suoi testi parlano sempre, anche, di gay.
Se può esser vero, certo, come si legge nella prima intervista che riporto, “I don’t think of you as a gay writer, or someone who’s writing gay stories, but you’re clearly not in the closet either.”, sembra altrettanto evidente che gli armadi, in Italia, siano molto capienti.
C’è un’intervista molto divertente a Chris Adrian, uscita nel 2008 su Bookslut
“[...] Incidentally, I don’t think of you as a gay writer, or someone who’s writing gay stories, but you’re clearly not in the closet either.
Someone looking hard enough at my books could probably find some stuff that makes sense in that way. But I never thought I warranted a cover with a shirtless guy with 3D nipples. That’s what seems to be on the cover of a lot of gay writers’ books. You get the shirtless 3D nipple cover. [...]“
Il New Yorker nel 2010 ha stilato una lista di under 40 promettenti scrittori e scrittrici, fra i quali c’era Chris Adrian; ne ha parlato Lambda Literary, soffermandosi su di lui:
“[...] One member of the coveted list, Chris Adrian, is gay, and though his books are not generally gay-themed, a gay doctor (whose name is an anagram of Adrian’s) does appear in all of his books. In addition to writing, Adrian is an MD himself and has also studied at Harvard Divinity School. [...]“
Il New Yorker nell’occasione pubblicò anche un’intervista a Adrian
“[...] What are you working on now?
I’m finishing up a novel that’s a retelling of “A Midsummer Night’s Dream” set in Buena Vista Park, in San Francisco, and a novel for young adults about a girl who makes a deal with the Devil to try to get her mother out of a supernatural jail.
Who are your favorite writers over forty?
Ursula K. Le Guin and Marilynne Robinson, John Crowley and Padgett Powell. [...]“
Un’intervista su KQED a Chris Adrian (leggetela tutta fa molto ridere) di Hemmanuel Hapsis, in occasione dell’uscita de La Grande Notte:
“[...] Your latest novel, The Great Night, takes on the Bard’s A Midsummer Night’s Dream. What sparked your interest in tackling that specific material?
Chris Adrian: I had wanted to try retelling a Shakespeare play as a novel for a long time, but could never choose from his abundance of riches, or figure out what my contribution would be to make it worth appropriating something from him; it always seemed like I would need to have something urgent to tell that would fit necessarily into one of his stories. Then I moved to San Francisco, and was consistently exposed to Buena Vista Park. I had to walk through on the way to and from work usually, and it’s not a very long stretch of the imagination to think of it as a place where magic might happen, especially at dusk and dawn when, shrouded by fog or bathed in a particular lovely sort of light, it is frankly magical-looking. Finally, I had a relationship fall apart in just the right way that made it suddenly urgent and necessary to write about love and A Midsummer Night’s Dream was the perfect vehicle, and Buena Vista Park the perfect setting, for the story I wanted and needed to tell.
[...]
What was your coming out experience like?
CA: Very late! I came out when I moved to San Francisco, where it was a little like revealing to everyone that my hair and eyes are brown.
Was there anyone you looked up to as a queer icon, while you were growing up?
CA: I was so closeted as a kid I barely knew how to identify a gay icon, so perhaps the closest I had to that was Jaime Sommers. She wasn’t gay, but I knew even when I was six years old that I wanted to be her instead of Steve Austin, her bionic male counterpart, that I wanted to have a receptive, all-hearing bionic ear instead of a penetrating, all-seeing bionic eye, and that she had something he lacked, something I wanted to have myself, namely fabulousness.
[...]
If you could live inside one movie, which would it be and why?
CA: The Never-Ending Story. For the Luck Dragon. [...]“
Su Work in Progress Rivka Galchen ha intervistato Chris Adrian a proposito de La grande notte:
“[...] Galchen: I understand that this book’s ending kept revising itself. What power won out?
Adrian: I had the idea for the novel long before I figured out how to write it or became possessed of the sustained inspiration necessary to bring it out of the realm of daydreams into actual words that other people could read. What brought both of those things about was the disintegration of my relationship with my boyfriend. The novel became a sort of open letter to him about why it was in the universe’s best interest that we get back together, and at the same time it was a sort of weapon of mass emotional destruction aimed, rather angrily, at his heart. It was written out of order, so I had the ending done even when I had only about half of the total manuscript done, and near the halfway mark he asked to get back together, and suddenly it no longer seemed appropriate to seek to bring him to permanent tears by means of a national publication. The novel got a much happier ending after that, and the obsessive particulars of our relationship that had been figuratively transcribed into the novel got subsumed by a movement in the story that was considerably more general and generalizable. Which was all for the best, I think, though I kind of still want it to make him cry (a little). [...]“
I BELLI SUI GIUNTI (Saluti dal salone del Libro, 19)
Sono bellissimi?
O sono bruttisimi?
Manca lo scandaloso
Cuore di tenebra
che su Lipperatura,
un blog monoautoriale
di Loredana Lipperini,
scrittrice, giornalista, conduttrice,
fu molto criticato.
Come a lei non è piaciuto neanche a
Le pagine strappate (dove trovate l’immagine contestata)
e neanche a Giramenti,
e neanche a WasteLand
e neanche al Digitoriale
e neanche a Una vita vagabonda.
La copertina manca per le critiche veementi
o forse perché
l’attore che avrete visto
in questa cartolina ch’è magica
perché c’ha i link (avete visto? se cliccate sulle parole evidenziate
vi compaiono delle altre cose)
è Josh Holloway, di Lost.
Il che fa pensare, forse, magari,
che non è che hanno davvero pensato di farla
‘sta copertina, e di pagarsi i diritti per il tenebroso Hollaway.
Un’operazione di puro
marketing -dài, annunciare un mese prima
che fai una copertina
col figone su Cuore di tenebra
non sembra
quello che si chiama
specchietto per le allodole?
Che tutti e tutte ci si son
buttati
a dire
uuuuuuh lesa
letteratura!
uuuuuuh lese
femmine!
Ma magari mi sbaglio,
naturalmente.
Però FN c’ha un carattere
che se vede alzarsi un
unanime coro di veemente protesta
gli viene sempre di cercare di vedere le ragioni
dell’oggetto dello scandalo.
Che tanto, quelli che protestano, non hanno
bisogno
d’esser difesi.
Insomma: FN è un bastian contrario, si sa.
Che la sezione Y di Giunti
non fosse proprio
l’Einaudi del 1970
l’avevo, confesso,
già sospettato anche io -nel 2009.
Eppure.
A me -lasciamo da parte
Lost-
‘ste copertine:
1. non mi dispiacciono affatto
2 spesso sono assolutamente pertinenti al testo
2.1 almeno con un tasso di pertinenza pari se non superiore alla media
3. lo scandalo che si pensi di conquistare il
mercato femminile
coi fusti… uuuuuh che cosa in-cre-di-bi-le!
3.1. probabilmente hanno copiato da tutti gli editori che per anni hanno messo dei
torsi nudi maschili su qualunque libro
avesse attinenza con una storia fra due maschi
-senza mi pare grande scandalo dei cori
4. l’operazione di mettere copertine
incongrue rispetto all’epoca, all’autore, al testo
percorre tutta l’editoria popolare del Novecento
5. ci voleva il figo di Lost (che poi figo era più l’altro coi capelli corti)
ad accorgersi che la discrasia fra testo e confezione
spesso in modo fallimentare per l’esito commerciale
-vedi qualche cartolina fa il caso Campani / Rizzoli-
è ormai spesso legge?
6. sono composte bene queste copertine? sì
7. le immagini sono tagliate in modo intelligente? sì
8. i titoli sono validi? sì
9. si cita in quarta la responsabilità del progetto grafico? sì (Adria Villa)
10. Viva i Classici Giunti!
11. Viva i fighi in copertina!
12. Viva Viva Viva!
ecco
Un saluto,
a presto,
FN
ADELPHI LIBRINI POCO BELLI (Saluti dal Salone del Libro, 14)
Fra le tante collane
di librini
che ora paiono
irrinunciabili
per tanti motivi,
raramente più
interessanti
del fatto che il rapporto
ciò che si vende/quanto si incassa
è spesso più favorevole
di un librone,
la “Biblioteca minima” di
Adelphi
è forse la più longeva
e con tante cose
belle da leggere.
Il progetto grafico
di tutta l’Adelphi,
sappiamo bene,
si basa
-lo si legge nell’ultimo libro
autobiografico
di Calasso,
il capo del marchio
da tempo nel gruppo RCS-
su uno snobismo
nei confronti dei “grafici”
-nel suo libro “i grafici” suona un po’ come un’insulto
come fossero una conventicola
autoreferenziata-, -naturalmente snobismo in polemica
contrapposizione all’Einaudi dei Munari & C.-
che bellamente si misero
-all’epoca della mitica fondazione-
da parte, riciclando una griglia
di Aubrey Beardsley, e risparmiando un po’,
vien da dire.
Comunque fu fatto bene,
e anche se spesso pieni di imprecisioni,
talora sciatti, talora bellissimi,
i volumi Adelphi
han sempre spiccato per riconoscibilità
e riconducibilità al marchio, due punti saldi di qualunque progetto
di grafica editoriale.
Bene.
Però,
per questa “Biblioteca Minima”
uno sforzetto,
un pensierino,
un sfrizzolo d’intenzione,
forse potevano mettercela.
C’hanno invece sempre avuto un che
di sciatto,
che spiace.
Svilisce.
Ed è strano dall’Adelphi anni 2000.
Voglio dire:
son capaci di venderti
i romanzi di Fleming
come fossero una scatola di
cioccolatini
confezionata da
Tiffany
e prodotta da Louis Vitton,
forse qualcosa di meglio potevano fare.
Eppure.
Poi qualcuno
gli riesce anche bene eh, non dico di no.
Ma spesso no invece.
Io mai me ne capacito.
Ecco.
A presto,
un saluto
FN
LIBRINI, 1: Gemme, di Rosenberg&Sellier (Da L’Indice 1/2013)
Fra i librini, le “Gemme”
Librini, libretti, libriccini, libercoli, nelle librerie c’è di tutto a spintonare per arrivare alle casse.
Simili a pile, rasoi, chewing gum, cercano d’accaparrarsi i soldini, quelle monete che un tempo si davano ai bambini e ora scambiamo noi con delle piccolezze, per l’ebrezza di comprare di più. Come quelle confezioni di Tic Tac Ferrero che lillipuzianamente contengono quattro, forse cinque pastiglie. L’investimento nel contenuto è ridotto, il margine di guadagno un pelo meno risicato. Non sono in sé cattiva cosa. Basti pensare a quel che, nel genere del librino, seppe fare Scheiwiller, coi suoi volumetti in 32°, fragili per programma, o a quelli, sontuosi nella minima dimensione, copertinati in cuoio addirittura scolpito a sbalzo nella “Raccolta di breviari intellettuali” che l’Istituto Editoriale Italiano nei primi decenni del secolo scorso fece in gran copia, e che ancora girano nei cataloghi, robusti, indenni.
Erano anche librini quelli che fece Einaudi, filiazione della serie “Scrittori tradotti da scrittori”, rosso scuro, erano i “Saggi brevi”, librini nell’idea dell’elaborazione d’occasione, nella lateralità sapienziale; erano libretti gli “Incipit” di Bollati Boringhieri, la prima collana della gestione Cataluccio, esternalizzata e raffinatissima, ora un po’ svilita da GeMS.
I celeberrimi “Millelire” di Stampa Alternativa, spillati, sono stati il trionfo del librino, così scanzonati da poter essere rubricati sotto la voce “fanzine”, pur dispersa in decine di titoli.
La forma breve si addice agli eccessi, distillato di raffinatezza intellettuale, scherzo, concentrato d’inutilità. Difficilmente si conservano –quando i libri si conservavano, i marosi dei traslochi erano i primi a disperdere-.
Ora la loro natura migliore sembra l’essere graziosi. Si rivolgono anche a un piacere diverso, difficile essere indecisi fra un volumazzo di Faletti che riempie le mani come una zolla e un librino come l’ultimo di Pericoli da Adelphi, Attraverso l’albero, nell’ormai longeva –e sempre così graficamente mediocre, anche se recentemente un po’ casualmente mossa- “Biblioteca minima”, che si dimentica d’avere in tasca.
Alla romana decembrina Fiera della Piccola e Media editoria, Più Libri più liberi, librini ce n’erano un po’ in tutti gli stand.
Tralasciando i già conosciuti “Zoo | Scritture animali” della :due punti edizioni, esercizi di racconto breve in lingua italiana, o “i piccoli” di Terre di Mezzo, con un’anima scanzonatamente manualistica, o, certo, i raffinatissimi, dilaganti nei remainder, de “Il divano” di Sellerio, c’erano però molti nuovi librini affacciantesi al mercato crudele o meglio impoverito.
I più arzigogolati come programma, acciaccati purtroppo da un progetto grafico degno di una drogheria chic del centro (di Marco Antonaci), sono i librini della collana “Gemme” della seriosa, storica e indomita torinese Rosenberg & Sellier: neri di una carta semilucida che reca memoria d’ogni unghia che gli si avvicini, hanno tracciata in basso in corsivo la parola del titolo in vernice selettiva lucida noir sur noir; i dati sono scritti in bianco, con in alto una breve linea-lampo che sfuma nel grigio a separare il nome della collana, “Gemme”, dall’indicazione del marchio editoriale, più in alto, e in corpo più grande; più in basso, verso il centro, l’indicazione d’autore e titolo, divisi da una linea che diventa goffamente racemo.
È interessante la scelta di mettere in alto, al centro, bello grande, il marchio editoriale. È un’impostazione grafica più da locandina di teatro, che da copertina; potrebbe non essere casuale: la collana, in cui ogni volume reca come titolo una parola (Parola, Maria Luisa Altieri Biagi; Vita, Amos Luzzatto; Autorità, Luisa Muraro, Eredità, Chiara Saraceno, per citarne alcune) si vuole chiusa –sono previsti 24 titoli- e parte d’un progetto più grande, che dal libro prosegua in una serie d’eventi e di attività on-line.
Il libro, il librino, come appoggio, brochure, viatico.
Una serie di citazioni può chiarirne gli intenti: “Gemme | Sono voci d’autore [e che tristezza che proprio Rosenber & Sellier opti per un neo-consevatore monogenere] che offrono messaggi ricchi e spesso inattesi e suscitano un dialogo che potrà continuare sul sito e nei grandi incontri culturali in tutta Italia … sono 24 parole da curare e che ci cureranno … [in coda al testo, sei pagine bianche con in alto a sinistra e destra, in orizzontale, il titolo e la parola “tu”] Un dialogo fatto di voci diverse [sic]: per questo, qui, le pagine sono ancora da scrivere. Da te.”
(Appunti, che qui trascrivo in una versione ampliata e corredata di fotografie, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri [chiocciola] gmail.com, grazie)
Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 1 – XXX, Gennaio 2013.
Tutti gli Appunti precedenti sono nella sezione Editoria / Notizie di FN
L’INDICE DEI LIBRI / Febbraio 2013
È in edicola -e sull’ipad (in pdf)
Appunti parla di librini, un po’ in generale e poi soffermandosi sulle “Gemme” di Rosemberg & Sellier
Mariolina Bertini recensisce Il condottiero di Perec, uscito da Voland
Camilla Valletti scheda Ai piani bassi, di Margaret Powell, Einaudi
![Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. Prima di sovracoperta (part.), 4](http://farm8.staticflickr.com/7369/8722728335_8fd38138d0_z.jpg)
![Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. Pagina dell'esergo (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7455/8723745138_dea5407451_n.jpg)
![Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. Sovracoperta e copertina (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7372/8722656237_8f20b3a9ee.jpg)
![Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. carta di protez alla cop e c. di guardia (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7390/8722652007_2026da26b5_n.jpg)
![Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. Pagina della dedica (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7320/8722630403_899b954f10_n.jpg)
![Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images.Incipit (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7340/8723739044_26e9e161c8_z.jpg)
![Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. quarta di sovracoperta (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7376/8722596219_0e34182750_n.jpg)
![Chris Adrian, La grande notte. Einaudi 2013. [resp. gr. non indicate]; alla cop.: Sean Boggs/Vetta/Getty Images. Totale di sovracoperta (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7304/8722661925_b9cf50fcea_z.jpg)
































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