Alexandre Dumas, Edgar Allan Poe, Mariolina Bertini: Fuorisede!
Mariolina Bertini, nel suo Fuorisede, libera la sua anima detective e si mette sulle tracce di Dumas, alla ricerca di Edgar Allan Poe, ne L’assassinio di Rue Saint-Roch.
“[...] Un primo indizio sulla natura molto particolare di questo racconto è offerto al lettore dalla copertina: non vi figura infatti il florido faccione di Alexandre Dumas, ma il volto affilato ed esangue di Edgar Allan Poe.
E con piena ragione: L’assassinio di rue Saint-Roch altro non è che uno sfrontato plagio del celeberrimo The Murders in the rue Morgue (1841), che Dumas aveva probabilmente letto nella splendida traduzione di Baudelaire, pubblicata sei anni prima.
Dumas aveva già fatto tradurre sul suo giornale, “Le Mousquetaire”, tra il ’54 e il ’55, alcuni racconti di Poe (allora debitamente attribuiti allo scrittore americano). Dovette risultargli chiaro che il pubblico napoletano sarebbe stato sedotto dalla vicenda raccapricciante dell’orango assassino, a quel tempo non ancora celebre e popolare come sarebbe diventata in seguito.
In calce a quel testo altrui pose spregiudicatamente la propria firma, ben più attraente, per il grande pubblico, di quella di Poe. A beneficio dei pochi lettori più colti e avvertiti, però, introdusse alcune varianti che erano il suo marchio di fabbrica ed equivalevano a una strizzata d’occhio di divertita complicità. È per queste varianti che val la pena di sfogliare la sua riscrittura dei Delitti della rue Morgue, dettata certo a suo tempo da motivi commerciali, ma non priva di particolari curiosi.
La prima, macroscopica variante riguarda i due personaggi principali della storia. [...]“
Fuorisede, di Mariolina Bertini
E. A. Poe nella Parigi di Dumas: storia di un plagio, prosegue su FN
con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo
Josephine Tey. Mariolina Bertini per Fuorisede, con Paola Monasterolo
Josephine Tey è al centro delle riflessioni che Mariolina Bertini fa
Fuorisede, pendolarismi letterari fra Torino e Parma.
Solo su FN, con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo
“[...] Sono arrivati in libreria tutti insieme. Qualcuno, da Mondadori, ha avuto un’illuminazione ed è andato a ripescare, per pubblicarli negli “Oscar”, quattro romanzi di Josephine Tey, usciti nei “Gialli” o nei “Capolavori dei Gialli”: È caduta una stella (1978); Il ritorno dell’erede (2002); La strana scomparsa di Leslie (2003); La figlia del tempo (1976).
Non sapeva, così facendo, di trasformare il mio tragitto di pendolare, dalle sabbie dell’asciuttissimo torrente Parma all’umidità semitropicale di Torino, in una sorta di paradiso estraneo alle vicissitudini metereologiche, ubicato nella stessa verdissima campagna inglese in cui Woodhouse ambientava i fulminei fidanzamenti di Bertie Wooster e le geniali strategie di fuga messe a punto per lui dal maggiordomo Jeeves.
L’ipnotica beatitudine nella quale mi immergono le indagini dell’ispettore Grant –uomo di Scotland Yard tra i più colti e garbati- è impermeabile a qualunque intrusione.
Tendine che schioccano, energumeni sbraitanti nel cellulare, equivoche mappe tracciate sul mio sedile da liquidi imprecisati non possono in nessun modo turbarla.
Con la complicità di Elisabeth Mackintosh (1896-1952), autrice di polizieschi sotto il nome di Josephine Tey, io sono altrove e il viaggio, quale che sia la temperatura segnata dal termometro, se non mi dà il tempo di arrivare all’ultima pagina mi sembrerà sempre troppo breve. [...]“
In viaggio con Josephine Tey, di Mariolina Bertini. Fuorisede, solo su FN
Sul Flickr di FN un set fotografico de La figlia del tempo, di Josephine Tey
Fuorisede, di Mariolina Bertini. 1: La bottega oscura di Georges Perec. Quodlibet 2011
(In vista dei tre anni dall’apertura, e dopo seicento post, il 5 settembre un sito tutto nuovo accoglierà tutti i materiali prodotti sin qui, ordinati e tutti facilmente recuperabili. Ci saranno tutti i post di FNlibri, ma anche quelli di FNsomeday, e quelli di FNabout; sarà facile e diretto raggiungermi su facebook e su twitter e su flickr e su tumblr. Tutta la serie delle copertine sarà lì ben ben navigabile.
Insomma: ordine e accessibilità, oltre a una veste grafica smagliante e bellissima!
Ma siccome mica bastava che fosse un ordinato magazzino, ho pensato di rilanciare: ci saranno anche nuove cose. Tante, e imperdibili. Rubriche fisse, che andranno ad affiancarsi al Falso amico di Norman Gobetti, e a L’argent de poche di Giacomo Giossi. E, beh, vedrete a settembre.
Si chiamerà FN, e sarà un magazzino, ma anche uno snodo. Fra tutte le mie cose, ma anche, beh, anche questo lo vedrete a settembre.
Qui intanto anticipo una delle rubriche, nei prossimi giorni, forse, altre.
Fuorisede, di Mariolina Bertini. Una serie di interventi serrati sulla letteratura francese tradotta in Italia. Recensioni brevi, interventi, note, ciascuna illustrata da un “ritratto di copertina” di Paola Monasterolo. Evviva!)
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Fuorisede, di Mariolina Bertini.
1: La bottega oscura di Georges Perec. Quodlibet 2011
ritratto di copertina di Paola Monasterolo
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Molto opportunamente, Quodlibet sembra aver raccolto il testimone da Bollati Boringhieri, che negli anni novanta del secolo scorso – su iniziativa di Alfredo Salsano – pescò tra gli scritti meno conosciuti di Perec una serie di testi straordinari, da Specie di spazi a Sono nato, dal Teatro a quell’esilarante pastiche del linguaggio scientifico che è Cantatrix sopranica.
I letterati di professione sono spesso diffidenti nei confronti di Perec, il cui humour sfugge alle definizioni accademiche e mette in ridicolo i gerghi sussiegosi della critica letteraria prima ancora che gli vengano applicati; Alfredo Salsano, che per nostra fortuna non era un letterato, ma un geniale economista, apprezzava di quello humour tutta la carica eversiva; per questo gli diede nel catalogo della casa editrice che allora dirigeva al fianco di Giulio Bollati, uno spazio imprevedibilmente ampio.
Dopo la bella edizione di Un uomo che dorme, ora Quodlibet ha mandato in libreria quello che è forse il meno letto, e il meno ristampato in Francia, dei libri di Perec, La bottega oscura.
Non è un romanzo, ma un catalogo di sogni; Perec lo ideò dopo la lettura di Nuits sans nuit, testo analogo di Michel Leiris. La trascrizione dei sogni era, insieme alla scrittura automatica, una pratica molto cara ai surrealisti, e Nuits sans nuits deve senz’altro le proprie origini al periodo surrealista del suo autore. Nel mondo di Perec però la poetica surrealista è ormai un oggetto da museo, e nulla potrebbe essere più lontano dall’autore di W, o il ricordo d’infanzia del mito surrealista della scrittura come espressione immediata e diretta dell’inconscio liberato da ogni censura morale e sociale.
Tutta l’opera di Perec è dominata dallo sforzo di raccontare in modo indiretto un’esperienza personale insostenibile (al centro, c’è il ricordo della separazione nel 1941 dalla madre che morirà ad Auschwitz ): strutture artificiose e complesse (dal lipogramma alle contraintes matematiche che reggono La vita istruzioni per l’uso) gli consentono di affrontare in modo allusivo e cifrato una materia autobiografica troppo carica di sofferenza, troppo irriducibile al linguaggio della cultura, troppo estranea alle convenzioni letterarie.
In apparenza, La bottega oscura, in cui Perec trascrisse, senza commenti, dei sogni fatti tra il 1968 e il 1972, parrebbe distaccarsi da questa poetica dell’allusione e della mediazione, che sboccherà nel realismo citazionale del grande romanzo del 1978. In realtà, è il simbolismo onirico a fungere da mediazione, e a trasporre il vissuto in una serie di straordinari quadri enigmatici; vi affiorano relitti inquietanti – come il riferimento ossessivo ai campi di sterminio – che ci riconducono instancabilmente, implacabilmente, al punto cieco centrale della memoria perecchiana, la scomparsa della madre. Il Perec parodista e umorista geniale affiora raramente; ma il sogno n. 21 su S/Z di Roland Barthes e le sue “coppie di termini” è piuttosto graffiante (“ce ne sono pagine e pagine. Ogni termine, o piuttosto coppia di termini, è così evidente che ci si chiede come sia stato possibile che nessuno se ne sia accorto prima e si sia dovuto aspettare Roland Barthes per accorgersene”).
Il traduttore , con pazienza certosina, ha chiarito in nota tutti i rimandi non evidenti per il lettore italiano, e si è avventurato anche nella spiegazione – biografia di Bellos alla mano – delle allusioni autobiografiche: oltre alla tragedia della scomparsa materna, i sogni della Bottega oscura raccontano anche la fine, per Perec dolorosissima, del suo amore per Suzanne Lipinska, l’animatrice della comunità di artisti che si ritrovava, tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta, al Moulin d’Andé, in Normandia.
Che questa edizione ben curata sia uscita nelle nostre librerie insieme alla ristampa, presso Einaudi, de Le Cose, introdotta da un saggio davvero esauriente di Andrea Canobbio, ci fa ben sperare per il futuro ; i lettori italiani di Perec si meritano un’edizione nella nostra lingua della biografia di David Bellos, esecrata dagli specialisti francesi, ma indispensabile per orientarsi nel mondo di Perec come la bussola a un viaggiatore dei tempi di Jules Verne.
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Fuorisede, di Mariolina Bertini.
1: La bottega oscura di Georges Perec. Quodlibet 2011
ritratto di copertina di Paola Monasterolo
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Georges Perec, La bottega oscura / traduzione e note di Ferdinando Amigoni / 336 p. ; 16 € / Quodlibet -Compagnia Extra, Macerata 2011
(Arrivederci con Fuoerisede di Mariolina Bertini, a settembre: sul nuovo FN!)





























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