Peter Cameron, IL WEEKEND / Adelphi 2013 (Segnalazione)
È in libreria
Il weekend
(The Weekend)
di Peter Cameron
traduzione di Giuseppina Oneto
[responsabilità grafica e iconografica non indicata]
cartaceo, brossura con risvolti: 177 pag.; 16 €
Adelphi -Fabula 256, Milano 2013
Peter Cameron è l’Adelphi perfetto degli anni 2000. Levigato, d’un glamour sottotono, un vago -retrivo- afflato woolfiano, frasi evocative ma mai complesse. È un po’ la Vicki Baum dei giorni nostri. Gay in modo così elegante da non dar fastidio, per certi versi lo si può avvicinare a Michael Cunningam, anche se quest’ultimo è autore molto più mosso nelle forme e nella ricerca. Un libro di Cameron lo si aspetta come il ricordo di una festa alla quale non siamo andati ma che negli anni ci convinceremo che sì, ed era stata così bella. Certe volte sembra un po’ come se Barbie giocasse a fare Mrs Dalloway. Questo rende i libri di Cameron dei libri da pomeriggio, magari sul patio, s’un dondolo. Certi sono molto belli.
Paolo Armelli ne ha scritto molto bene su Liberlist, il suo blog bello assai.
“[...] Il weekend di Peter Cameron (edito da Adelphi), pur essendo stato pubblicato nel 1994, sotto molti punti di vista sembra un romanzo più compiuto, levigato e profondo del più recente Coral Glynn, che in confronto sembra più patinato, distaccato, in qualche modo insicuro. Per certi versi in questa breve opera degli esordi Cameron sembra più vicino alla sua vena letteraria più propria, quando parla di omosessualità, depressione, lutti, il legame fra arte e esistenza, vite irrisolte.
[...]
ciò che questo romanzo fa è parlare delle e alle esperienze che molti possono avere avuto: dice di come non possiamo lasciarci alle spalle i nostri morti, di quanto sia complicato convincerci che gli altri possano essere felici nonostante la nostra insofferenza o infelicità, di come siamo sempre troppo giovani, fragili o diversi per accettarci o essere accettati fino in fondo, di come una volta che alle nostre esistenze vogliamo far prendere delle curve poi difficilmente riusciremo a raddrizzarle o a farcele raddrizzare
[...]
Il weekend è una specie di storia che ti scortica e poi lascia la tua ferita lì, a bruciare e impolverarsi, mentre tu ti poni domande di cui non vorresti sapere le risposte troppo presto [...]“
L’Internazionale ha tradotto una brevissima recensione di Michael Dorris
“[...] Peter Cameron ha la rara capacità di prendere un fatto ordinario, un periodo di tempo in cui apparentemente non succede nulla di speciale, e investirlo di sentimento e di significato.
[...]
L’ombra lunga del passato s’intromette costantemente nel presente, e una forte tensione permea ogni incontro. Cameron è in grado di farci prendere profondamente a cuore questi personaggi, di farci sentire le loro sofferenze, i loro imbarazzi e le loro speranze. Il libro si legge d’un fiato e poi s’imprime nell’immaginazione. [...]“
Francesca Magni ne ha scritto sul suo blog Letto fra noi
“[...]
La narrazione ha un andamento da pièce teatrale, piena di dialoghi di realistica bellezza. E ha l’acutezza di un film girato con passione per il particolare. Dopo le prime pagine in cui ancora ci si deve ambientare, ogni parola guida l’occhio dell’immaginazione su un dettaglio che diventa sostanza della situazione, del carattere di chi parla, dell’ambientazione
[...]
Credo si debba aver vissuto un po’ per cogliere l’indulgenza con cui Peter Cameron osserva le debolezze dei personaggi, gli errori, il loro procedere nella vita tentati talvolta, ciascuno a proprio modo, di cedere, di mollare il colpo e smettere di lottare, disillusi.
Mi viene da dire che sia un libro per chi ha passato i quarant’anni.[...]“
Ne ha scritto Marco Missiroli su Underworld:
“[...] Peter Cameron conosce di gran lunga i tre dettagli umani più pericolosi. Il primo, la tendenza al segreto. Cameron sa che l’evoluzione della specie si gioca tra chi mantiene un mistero e chi lo sparge al mondo. Custodire il silenzio fa invecchiare bene, ma non solo: fa amare meglio. E qui arriviamo al secondo codice dello scrittore newyorkese, l’illusione dei legami. Quando i cuori giurano devozione, ignorano che la stanchezza probabilmente li tradirà. È questione di tempo, e di spazio. Così si avvera la terza legge cameroniana: ogni luogo, compreso il più minuscolo, fa mutare traiettoria all’esistenza. Viaggiare porta il rischio di una rivoluzione, anche un fine settimana poco lontano mischia le carte del destino.
[...]
[Il Weekend] Ripete la magia del libro più celebre del narratore americano, Quella sera dorata, sia per l’atmosfera assolata, sia per un viaggio in certi luoghi d’infanzia che nascondono qualcosa di maledettamente adulto.
[...]
«È un libro nato in un modo particolare: inizialmente lo scrissi come un racconto breve. Ero soddisfatto del risultato, ma continuavo a pensare ai personaggi e piano piano mi resi conto che volevo esplorarli di più. Quindi ripresi la storia e ricominciai a riscrivere gli eventi in modo profondo e complesso. Mentre davo spazio alla narrazione, capii che il passato assumeva un’importanza fondamentale per i personaggi, allora decisi di strutturare il libro in modo che mi fosse consentito muovermi con disinvoltura tra ricordi e presente» [la fonte non è indicata]
[...]
«Nei miei romanzi cerco di includere un’abilità quasi sensuale con cui i personaggi si godono ogni aspetto della vita, è un tratto che mi sembra molto italiano. Insomma, c’è un po’ di voi in tutte le mie storie e questo potrebbe spiegare perché amo così tanto visitare l’Italia e perché i lettori italiani amino così tanto i miei libri. È un mistero grande e meraviglioso per me, ma mi rende molto felice. Forse i lettori italiani sono particolarmente sensibili agli argomenti che tratto — le relazioni tra amanti, amici e membri della famiglia?» [idem] [...]“
Ne ha scritto Pietro Cheli su Leiweb:
“[...] È semplice nella struttura, complesso nella profondità, Il weekend. Peter Cameron, con questo romanzo pubblicato nel 1994, mai tradotto in Italia e ancora perfetto, anzi universale, entra nella vita dei personaggi facendone sentire debolezze e fragilità. Lo scrittore americano è bravissimo a riempire di emozioni, crescenti pagina dopo pagina, momenti di grigia quotidianità. E, per di più, usando poche parole, ma perfette [...]“
Su FN s’era trascritta le recensione a Un giorno questo dolore ti sarà utile, di Peter Cameron
(chi ha pagato il libro: FN, ma non si ricorda più in che libreria)
Eduardo Savarese, NON PASSARE PER IL SANGUE / edizioni e/o 2012. (Segnalazione)
È in libreria
Non passare per il sangue
di Eduardo Savarese
grafica di Emanuele Ragnisco (mekkanografici.com)
collezione diretta da Colomba Rossi
a cura di Massimo Carlotto
cartaceo, brossura, 188 p. ; 16 € | ebook (ePub con DRM) 12,99
edizioni e/o -collezione Sabot/age 5, Milano 2012
Rielaborazione de L’amore assente, finalista al Premio Calvino 2012, Non passare per il sangue di Eduardo Savarese esce da e/o, nella “collezione sabot/age”, diretta, come si dice in quarta, da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto, autore di punta della casa editrice. Collana di letteratura italiana contemporanea dalle ambizioni forse non ancora comunicate in modo chiarissimo, noir ma non noir -forse il genere in cui viene spesso inserito Carlotto ne orienta la percezione- ma Rossi e lo stesso Carlotto ne ribadiscono la natura meno angusta.
Su Carmilla on line, un’intervista di Marilù Oliva dà modo a Rossi (“Colomba Rossi, cagliaritana, per anni fiscalista poi libraia, agente del suo autore preferito (Massimo Carlotto)”) di chiarire i loro intenti:
“[...] Partiamo dalla collana che dirigi per edizioni e/o, Sabot/age, il cui nome si presta a una doppia lettura: “Sabotaggio” ed “Era del Sabot”, lo zoccolo di legno che, ai tempi della rivoluzione industriale, veniva lanciato dagli operai negli ingranaggi delle macchine, quando erano esausti. Come e quando è nata l’idea?
L’idea è nata con l’antologia di romanzi Donne a perdere pubblicato con le edizioni e/o.
Da una riflessione condivisa con Massimo e cioè che la letteratura di genere non poteva più essere considerata come “l’unica” in grado di leggere, analizzare, radiografare la realtà, ci siamo resi conto che di fronte alla complessità del momento tutte le forme letterarie dovevano concorrere a raccontare le trasformazioni imposte dalla crisi.
[...]
Scorrendo i titoli, mi son fatta l’idea è che i libri non siano ingabbiati severamente in generi: un pulp, La ballata di Mila di Matteo Strukul, un romanzo poliziesco, Lupi di fronte al mare di Carlo Mazza, poi una saga criminale con Una brutta storia di Piergiorgio Pulixi e un fantapolitico con Sinistri di Tersite Rossi: l’appartenenza a un genere non è quindi la conditio sine qua non della collana?
Assolutamente no. A noi interessa proporre letteratura di contenuti e non di genere.
E in questo dobbiamo ringraziare i nostri editori e il fantastico staff delle Edizioni e/o per aver creduto fin dall’inizio nel progetto. È la qualità della storia che la rende o meno inseribile nella collezione. L’altra discriminante è la qualità letteraria, a noi non interessa pubblicare a discapito della buona letteratura. [...]“
Sul sito del curatore oltre all’intervista qui sopra citata ci sono molti altri materiali e nella presentazione alla collana si legge: “[...] Romanzi e solo romanzi, non inchieste travestite. E una volonta’ precisa nel ricercare nuovi autori che si affacciano nel panorama letterario con storie “potenti” e molto, e sottolineo molto, ben scritte. Qualità e rigore che hanno da sempre caratterizzato la casa editrice E/O [...]“.
Dal punto di vista grafico la collana, anzi, la “collezione”, come è indicato in copertina, non è indimenticabile, grandi font bastone per i titolo, talvolta in colore, autore più in piccolo e con grazie, spesso il nome della casa editrice non è indicato, se non sul dorso -il marchio- e in quarta; cornice bianca che contraddistingue molte delle pubblicazioni della casa editrice; illustrazioni in grigio-bianco-nero con talvolta, come nel caso del titolo di Savarese, un tocco di colore, medesimo del titolo.
L’illustrazione (di Luca Laurenti) poi del titolo di Savarese è forse la meno efficace di quelle uscite sinora, col papavero galleggiante sull’ombra del soldato solo timidamente kitsch, che forse evoca più la rosa de La Belle e la Bestia che i campi dell’Afghanistan, luogo di guerra evocato nel testo. E la piccola ferita/crepa da cui un po’ goffamente sembra spuntare, con tanto di sbaffo rosso sangue è quasi illeggibile.
Nella comunicazione che si è fatta intorno al libro, a cominciare dalla quarta, e poi rimbalzata di sito in sito nella solita acritica pratica del taglia/incolla, si pone una vecchia questione omofoba, che cerca di inquadrare e stigmatizzare le relazioni omosessuali come sterili. È un cavallo di battaglia da sempre di chi vuole ridurre all’interno del recinto della famiglia nucleare eterosessuale tutta l’esperienza affettiva umana. Si afferma insieme che solo le coppie eterosessuali possano avere figli, e che le relazioni omosessuali, in quanto non finalizzate alla riproduzione, sono sterili, cioè cattive.
Per fortuna è un’idiozia che va via via depotenziandosi, ma certo, almeno sottotraccia, ancora presente.
Così la quarta di Non passare per il sangue inizia: “È possibile essere fecondi, costruire relazioni vive e sensate, | oltre e contro i legami di sangue? | Un amore omosessuale non passa per il sangue, ma è vita, amore e senso [...]“, tradendo, oltre ad un gusto kitsch che in effetti giustifica l’illustrazione, forse un po’ l’adesione all’assunto omofobo, nella logica ballerina della frase. Di cosa infatti si sta parlando? I legami di sangue sono la famiglia di orgine, si immagina. Ma in questo in cosa sarebbe diverso un amore eterosessuale avversato dai parenti?
Dopo l’esposizione, un po’ alata, della trama, si arriva al punto: “Luca svela ad Agar [nonna dell'amante morto di Luca] di avere avuto una relazione molto intensa con Marcello. La reazione della vecchia nonna è spietata: l’amore dei due è contronatura”.
A chi risponde allora la prima frase della quarta? Alla nonna? E cosa centra l’esser o meno feconda una relazione di coppia con l’avversità di un parente? Nulla, naturalmente; così forse si immagina che la nonna con quel contronatura si riferisca, fra le tante varianti del termine, a quella sterilità della quale si parlava, accusa così potente da nascondere la propria natura di falso infamante e da far temere che possa inverarsi invece in un deserto sentimentale, morto e insensato, e che lascia pensare che la frase dubitativa dell’inizio sia animata da quei fantasmi. Assumere così lo sguardo della nonna premettendolo al testo, è un’operazione meschina, perché lo si sposa, seppur fosse per apparecchiare un libro a dimostrarne la fallacia.
Si capirà nella lettura del testo naturalmente se il cortocircuito della quarta è fedele al dettato dell’autore o un infortunio della redazione, ma, da fuori, non attirerà, se non chi, fatto proprio profondamente l’assunto, non cerchi di esserne assolto piuttosto che di rivelarne l’idiozia.
Sempre su Carmilla, sempre Marilù Oliva scrive una vera recensione di Non passare per il sangue, e non una stanca rielaborazione della cartelle stampa:
“[...] Questo non è un romanzo sulla morte, ma sulla vita attraverso ciò che si è perso, ciò cui si è rinunciato, sulle disfatte ma anche sulle conquiste, i preconcetti – l’amore omosessuale e la strada per convivere con qualsiasi identità socialmente misconosciuta – e le affermazioni, le paure e il coraggio, l’aderenza all’esistenza, la ricostruzione. [...]“
Echi melodrammatici e un po’ sinistri nell’incipit della recensione che ne fa Tersite Rossi su MegaChip:
“[...] Passare per il sangue, ovvero avere figli. E, in senso lato, rispettare il ruolo assegnato dalla morale comune. “E’ difficile non passare per il sangue”, dice alla giovane Agar l’amica Mirtò, a Creta, durante la seconda guerra mondiale. “Vuol dire che, se è necessario passarci, una donna senza figli è inutile?”, chiede ad Agar, sessant’anni dopo, l’ufficiale dell’esercito Luca Solpietro. “Anche un uomo”, gli risponde severa la vecchia Agar. [...] Agar per il sangue ci è passata con fatica, contro una malattia che ancora giovanissima le aveva portato via un polmone e un destino che sembrava aver già deciso la sua impossibilità di avere figli. Oltre mezzo secolo dopo, il nipote Marcello, frutto indiretto del passaggio di Agar per il sangue, si innamora di Luca, dopo averlo conosciuto nell’esercito, durante gli addestramenti dei reparti speciali in partenza per l’Afghanistan. Un amore omosessuale, il loro, che per il sangue non potrà passare mai. [...]“
Alfredo Ronchi, su Il paradiso degli orchi entra nel merito della rappresentazione di una relazione omosessuale in un testo contemporaneo italiano:
“[...] si parla di omosessualità: e quando l’affaire si manifesta non sempre ci si trova davanti ad una mente agile che eviti le sabbie mobili di una consuetudinarietà che sfiora il luogo comune o il ritrattismo/santino da epoca tutto sommato politically correct.
Quel che Savarese ci offre non convince appieno (anzi, se devo essere sincero, un po’ infastidisce): un Marcello un po’ femminiello che gioca da bambino con la Barbie, che da grande ascolta musica classica e confessa di aver scelto la carriera militare per ‘restituire’ una figura maschia e virile ad una famiglia al limite della liceità, in tempi come questi sa un po’ di psicologia datata e ‘frivola’. Per non parlare del momento clou del coming out (attenzione: i media ancora sbagliano quando parlano della questione. Si dice coming out quando la persona confessa la tendenza sessuale; si dice outing quando una seconda svela la condizione della prima!) che nel 2012 vorremmo già superata o magari non ritratta in un contesto da vangelica apocalisse. [...]“
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Cos’è la letteratura gay? Queer Ship, di Federico Boccaccini. 1: Chi siamo noi?
La questione su cosa sia, se esista e cosa comprenda la letteratura gay è irrisolta dal suo apparire; soggetta a continue ridefinizioni, volontà d’inclusione e desiderio di non esservi compresi, la letteratura gay esiste, esiste nella percezione di chi la legge, di chi la scrive, di chi ordina i libri nei cataloghi, nelle librerie, nei siti, si chiami letteratura gay, omosessuale, gay and lesbian, LGBT, LGBTQI e tutta la serie di etichettatute varie e mai soddisfacenti, che vengano apposte alle opere come a chi le scrive.
FN, statutariamente volto a segnalare libri, come dice da qualche parte nel suo About, “variamente queer” è supercontento di farsi porto per un nuovo viaggio nelle acque incerte della letteratura gay.
Federico Boccaccini, al comando del suo veliero, comincia con Queer Ship, un’esplorazione che troverà la sua prossima rotta ad ogni titolo, di isola in isola, di porto in porto. Solo su FN, ça va sans dire.
“[...] Per molto tempo si è detto: -non solo non vi è una patria comune, ma non vi è né lingua qui, né storia comune di popolo. Di quale letteratura parlate, voi?-. Si è cercato così di neutralizzare la questione sostenendo che la letteratura gay non esista, esistono solo dei bravi e dei cattivi scrittori.
Il critico dallo sguardo benevolo ci spiega che non è tanto importante il fatto che il tale o il tal altro poeta andava in giro di notte a cercar fanciulli, ma l’universalità e la bellezza della sua poesia. Va bene, ma cosa, di grazia, racconta la sua poesia? Il fatto che di notte andasse in giro a cercar fanciulli. E succede, ad esempio, che questa «ricerca» è raccontata da molti, poco importa la lingua, il paese, la storia che si ha alle spalle.
Ciclicamente si ripete la stessa esperienza, di là dei confini di terra e di mare. E non conta neanche il tempo:Tu sa’ ch’i’ so, signor mie, che tu sai, confessa Michelangelo al giovane Tommaso Cavalieri in una delle sue Rime più struggenti. Tu sai che io so che tu sai. Cosa? Non solo ciò che io provo per te, ma anche cosa io sono e tu sei per gli altri. Sembra, dunque, che cosa si racconti in modo universale non sia soltanto la lingua, ma prima di tutto una forma di vita. Una forma che non è quella incarnata in un popolo storico radicato su un territorio, ma quella di una comunità da sempre dispersa, perduta, la cui origine è una diaspora affettiva.
Questa diaspora è l’essenza della letteratura omosessuale.
Non solo perché gli scrittori gay per fuggire dallo sguardo degli altri sono partiti in viaggio, dalla periferia al centro, dal Sud al Nord e dal Nord al Sud, dalla campagna alla città. Sempre. Ma anche perché capire chi si è, è anch’esso un viaggio dentro se stessi non meno difficile. Si fugge dal mondo che ci offende, per proteggersi, ma si fugge anche da se stessi per vergogna. Anche se, come fa l’albero, si nasce e si muore nello stesso luogo, abbiamo vissuto comunque in diaspora, come ospiti sgraditi.[...]“
Queer Ship, di Federico Boccaccini. 1: Chi siamo noi? lo trovate solo su FN
Gore Vidal è morto
La mattina del primo agosto 2012; lo annuncia Vogue.it:
“[...] È morto a 86 anni nella sua casa a Los Angeles lo scrittore Gore Vidal. Malato da tempo, il drammaturgo e romanziere è mancato, secondo quanto affermato dal nipote che ha comunicato la notizia, a causa di una polmonite. [...]“
Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1)
Il primo libro di Gore Vidal tradotto in Italia, secondo i dati del Servizio Biliotecario Nazionale, dovrebbe essere The City and the Pillar (1948), pubblicato da Elmo editore alla fine del 1949 nella versione di Giorgio Monicelli*, col titolo La città perversa (Elmo pubblicò anche il primo romanzo di Vidal, Williwaw (1946), L’uragano (1950), nella versione di Stanis La Bruna). Il libro ha avuto la fortuna abbastanza rara di essere tradotto in Italia tre volte, con tre titoli diversi.
Nel 1972 Bompiani pubblica la versione di Vincenzo Mantovani, intitolata Jim, nei “Delfini”.
Nel 1998 Fazi editore dà alle stampe la terza versione, di Alessandra Osti, intitolata questa volta La statua di sale, che darà il via a una lunga serie di titoli che Fazi verrà pubblicando negli anni (un particolare della copertina è riprodotto nell’immagine qui sopra).
Giorgio Monicelli è anche direttore della collana in cui compare La città perversa, come da colophon: “Collezione dei grandi capolavori anglosassoni | ‘L’Olimpo’ | diretta da Giorgio Monicelli”.
(La copia conservata nel Fondo FN**, è priva di sovracoperta, l’immagine qui sopra è stata trovata in rete, a corredo di un annuncio di vendita, FN non è stato in grado sinora di trovare indicazioni sulla responsabilità grafica.)
Oltre il disegno e la cura tipografica dell’interno (la font usata per i numeri delle pagine, il logo della casa editrice come una firma dell’editore, il titolo-illustrazione), è molto interessante la Nota dell’editore, che si riporta integralmente, implacabile nel ribadire ossessivo il tema del contagio, acuta nel fantastico deittico “noi uomini sani”, di grande forza retorica e strumentale, per separare ciò che si leggerà da chi legge, e alzando così, paradossalmente, una barriera difensiva attorno al testo che si pubblica; questa Nota dà il senso da sola di quale fosse il clima nel quale -era il 1949- Elmo, e il direttore-traduttore Monicelli, si accinsero a proporre il testo in Italia.
IL DRAMMA DEL TERZO SESSO
Questo libro ha una sua profonda moralità: non tende a un’esaltazione, nè a una giustificazione cinicamente apologetica del male; e tanto meno si affida a un estetismo deteriore o a speculazioni letterarie sul vizio nelle sue forme più abnormi. E il lettore neppure si aspetti rivelazioni pseudoscientifiche a carattere pornografico e sensazionale o scritture ‘neo-veristiche’ su uno degli aspetti più dolorosi e ripugnanti della sessualità.
La ‘Città perversa’ ci sembra un libro casto e tragico; casto perché rifugge dal velo d’ipocrisia e di clandestinità sotto cui il vizio si nasconde propagandosi e moltiplicandosi grazie appunto alla complicità del silenzio da parte di molti moralisti; tragico, perché nel suo esporre -non con cinica inverecondia, ma con triste e sereno coraggio- le sue tremende verità alla luce del sole, nel confessarsi al mondo, affinché il mondo sappia e comprenda, si sente un profondo bisogno di chiarificazione e di redenzione.
È dunque anche un libro coraggioso questa ‘Città perversa’: non si batte untuosamente il petto, non chiede indulgenza, ma comprensione, non vuole esaltare, ma guarire. E per comprendere e guarire, bisogna conoscere il male, sotto qualunque forma si presenti. Non sempre l’ignorare certi aspetti particolarmente spiacevoli della società umana è la miglior provenzione contro il pericolo del contagio. Quando vi sono mali che sembrano inalienabili dalle collettività umane, deviazioni e scadimenti che in ogni epoca della sua storia, in ogni cultura, in ogni razza e in ogni grado di civiltà si ripetono e si riproducono, così da indurre a credere che siano impliciti e connaturati, più che aquisiti, alla razza umana, si ha il dovere e il coraggio di osservarli e considerarli, obiettivamente, quasi scientificamente, per quel che valgono. Potrebbe forse essere il modo migliore di evitare il contagio.
Il ‘terzo sesso’ non merita nè il disprezzo nè l’odio con cui noi uomini sani, istintivamente, lo consideriamo, forti del privilegio della nostra normalità e del saperci in maggioranza; ma c’è anche un diritto delle minoranze ad essere ascoltate e capite…
Confessiamo d’aver letto questo romanzo con infinita tristezza, con un senso crescente di pietà, che prendevano l’una e l’altra il sopravvento sulla repulsione istintiva. E siamo stati indotti da questa lettura a più di una meditazione, a più di una titubanza. Ma è stato per un sentimento di sincera moralità in ossequio al significato vero del libro, alle sue intenzioni superiori, che ci siamo decisi a pubblicarlo.
L’Editore
Scheda bibliografica
Gore Vidal
La città perversa
Giorgio Monicelli (trad. di)
1. ed. ; Milano : Federico Elmo. – 292 p. ; 19 cm. – (L’Olimpo)
rilegato tutta tela, con impressioni oro sul dorso
sovracoperta editoriale mancante
(The City and the Pillar, 1948)
stampatore: Tipografia G. Rozza di T. Corbella, Milano. 5 dicembre 1949
*di Giorgio Monicelli, traduttore di centinaia di testi, creatore con Vittorini della “Medusa” Mondadori, inventore di “Urania”, si trovano tre testi molto interessanti su Scribd, in Fantafestival 1981: Giorgio Monicelli, tratti da La storia di Urania e della fantascienza in Italia, a cura di Luigi Cozzi
**FN ha insistito che si scrivesse così, dice che fa molto figo
Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1)
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![Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Pagina dell'esergo (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8249/8588345159_21f8fb95d9_z.jpg)
![Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Verso del frontespizio (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8375/8589445904_ed71b87bdd_z.jpg)
![Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Incipit (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8507/8588345571_d4d34ee3b8_z.jpg)
![Peter Cameron, Il weekend. Adelphi edizioni 2013. [resp. grafiche non indicate]; alla cop.: Fairfield Porter: Sotto gli olmi, 1972 ©Pennsylvania Ac. of the fine arts. Colophon (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8234/8588344289_b1f5d715b4_z.jpg)
































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![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9](http://farm8.staticflickr.com/7138/7596031120_047574b6cf_n.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.](http://farm9.staticflickr.com/8005/7341778298_77d598dc3e.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. q. di cop. (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7217/7156563423_2f070917dd.jpg)
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![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 2](http://farm8.staticflickr.com/7085/7341762968_3e3f52ca59_n.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3](http://farm8.staticflickr.com/7083/7341763946_265ec9997b_n.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. incipit (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8001/7156566579_dcecbc832d.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 29 (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7080/7156567353_fdd31de753_z.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.](http://farm9.staticflickr.com/8005/7341778298_77d598dc3e_m.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 30 (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7099/7341771886_c262e6da6b_n.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 134-135(part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8010/7341772816_c6be2b0946_n.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 238-239(part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7239/7156569881_74a115b963_n.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 207-208 (part.), 1](http://farm8.staticflickr.com/7216/7156570769_ce9f9e1042_n.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. dell'indice(part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8001/7156571647_6093a97f0a.jpg)
![Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Quarta, dorso, cop. (part.)](http://farm8.staticflickr.com/7074/7156557445_4c4c2178a6_z.jpg)

























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