Girimonti Greco, Martina, Piazza (a cura di), PROUST E GLI OGGETTI / LE CÁRITI 2012 (Segnalazione)
È in libreria (ma un po’ introvabile)
Proust e gli oggetti
a cura di Giuseppe Girimonti Greco,
Sabrina Martina,
Marco Piazza
direzione di collana di Mascia Cardelli
impaginazione e grafica di DMD
cartaceo, 300 p.: 7 tav b/n fuori testo; 38€
Le Cáriti Editore -Logos 25, Firenze 2012
Con questa Segnalazione FN contravviene un po’ alle sue regole: occuparsi di libri LGBTQ editi da case editrici medio-grandi (quel che a FN interessa è capire che spazio e con quali caratteristiche l’editoria italiana generalista si occupi -in letteratura- di cose LGBTQ); non occuparsi di saggi; non occuparsi di libri fatti o scritti da persone che collaborano con FN: Proust e gli oggetti è edito da una piccola, specialistica, casa editrice di Firenze, Le Cáriti, che ha una distribuzione impossibile; è a cura di Giuseppe Girimonti Greco, che non collabora ancora con FN ma che FN spera di avere presto fra le proprie fila; la Prefazione è di Mariolina Bertini, curatrice della sezione Grazie Liala di FN, e titolare della rubrica, sempre per FN, Fuorisede; infine contiene un saggio di Massimo Scotti, che per FN scrisse un intervento sul centenario di Peter Pan.
Ma insomma, ogni regola ha le sue eccezioni.
Inoltre Proust e gli oggetti mi ha dato l’occasione di conoscere una casa editrice che mi era sconosciuta. Certo, è una casa editrice orientata a un pubblico di studiosi e di studiose, con tirature e circolazione molto limitate (questo giustifica in qualche modo il prezzo esorbitante del volume); è una casa editrice “di una volta”, con nessuna preoccupazione di tipo generalista (il sito è ridicolo), focalizzata a produrre e a diffondere sapere. Nessuna concessione all’entertainment, che è l’unico faro dell’editoria contemporanea. Quindi fa anche dire oh che bello che esista ancora una cosa così. Poi certo, pure loro finiranno sui tablet e bon. Ma intanto. E poi i libri sono molto belli: un progetto grafico davvero semplice, ma molto efficace, che sopravanza di gran lunga molto di quel che si trova nelle librerie oggi: un tutto bianco molto poco einaudiano benchè inalberi in alto -come nella Nuovo Politecnico di Munari per esempio, a sinistra il nome della collana e il numero del volume, a destra il nome della casa editrice; subito sotto il titolo, in corsivo, e autore, e molto più sotto l’illustrazione, spesso monocroma. Nei due risvolti, molto stretti, testi informativi in margini molto sottili. Il tutto è molto chic, molto chiaro, bello.
Proust e gli oggetti, come si conviene a una raccolta di saggi certo non destinata al grande -ma neanche al medio-piccolo- pubblico, ospita testi in italiano e in francese, ça va sans dire. Salvo la presenza dei testi in francese è davvero un peccato che libri come questo non arrivino più ad un pubblico più vasto. Un Paese che ha distrutto parallelamente il sistema scolastico e il prestigio dello studio e del lavoro culturale è un Paese dal quale si vorrebbe solo fuggire. Possiamo bene immaginare le facce di qualunque ufficio marketing di una qualunque casa editrice, non settoriale come Le Cáriti, se questo volume fosse loro sottoposto. Eppure se sfogliamo i cataloghi delle case editrici di dieci-venti anni fa, certo il panorama era diverso. È colpa di tutto: della crisi, dell’impoverimento culturale di un paese che ha aderito con entusiasmo al disprezzo della cultura, dalle figurine veltroniane al modello Mediaset di intrattenimento. Ma, non c’è dubbio, è colpa anche delle case editrici.
La cosa triste e divertente insieme è che questo libro, -così elitario! direbbero gli alfieri di una democrazia populista- mentre parla con le armi della critica letteraria di un solo -per quanto infinito- libro di cent’anni fa, dice molto anche a, e di, noi, viventi in un epoca che degli oggetti fa una vera ossessione.
Questo il Sommario:
Mariolina Bertini, Prefazione
Giuseppe Girimonti Greco, Marco Piazza, Presentazione
Sabrina Martina, Marco Piazza, Introduzione
Parte prima. Gli oggetti nello spazio e nel tempo
1. Il movimento
Michel Sandras, Train
Jean-Christophe Valtat, L’automobile: une technologie de la réminiscence
proustienne
Viviana Agostini-Ouafi, Gli ascensori della Recherche: non più scale, non ancora
aerei, forse scatole magiche
Hiroya Sakamoto, Objet insaisissable: Proust et la femme à bicyclette
2. La comunicazione
Chloé Deroy, Le téléphone et le «dorophone», féeries intermittentes
dans À la recherche du temps perdu et dans Ada de Vladimir Nabokov
Thomas Barège, Le Téléphone & le Télégraphe: les objets parlants
dans À la recherche du temps perdu
3. La visione
Thanh Vân Ton-That, Les fruits: dès realia de la vie quotidienne à la métaphore
poétique du monde
Mieke Bal, Strumenti ottici
Sabrina Martina, La lampada in Proust fra illuminazione selettiva dei Possibili
e «tragique quotidien»
Sara Guindani, Le guance in Proust: oggetti parziali tra pulsione scopica
e accecamento
Thomas Barège, Une érotique de l’objet dans la Recherche?
4. La memoria
Thanh Vân Ton-That, La Madeleine: naissance d’un objet de mémoire
Marco Piazza, La camera oscura della memoria. L’archivio proustiano
Parte seconda. Gli oggetti dell’espressione e della rappresentazione
5. La scrittura narrativa: dal libro nel libro al libro ideale
Bernard Brun, Le livre objet et l’objet livre
Anna Lushenkova, Le livre et la bibliothèque sur la voie de la vocation artistique
Joseph Brami, Porte-manteaux à sept branches comme le Chandelier de l’Écriture
Michel Sandras, Boeuf mode
6. La rappresentazione artistica: dalla riproduzione alla trasfigurazione
Alessandro Grilli, Diamanti, falsari e minatori da L’affaire Lemoine
alla Recherche
Federica Pich, Intorno a Miss Sacripant (I). «Plus tard une photographie
m’expliqua pourquoi»
Massimo Scotti, Angeli veglianti. Le sette copertine della Recherche
nell’edizione Einaudi del 1978
Guillaume Perrier, L’affiche
Federica Pich, Intorno a Miss Sacripant (II). L’angelo e l’icona
Bernard Urbani, Robes
Mirko Francioni, Piatti dipinti, porcellane, coperti: le nature vive di Proust
Thanh Vân Ton-That, Les couverts: un art de la table et du langage
Tavole
Gli Autori
Come forse avrete notato nascosto nel libro c’è anche un saggio che non poteva che attirare l’attenzione di FN, del quale anzi FN è gelosissimo e tanto leggendolo s’è rammaricato di non averlo lui, sulle sue pagine digitali: il saggio di Massimo Scotti Bibesco: Angeli veglianti. Le sette copertine della Recherche nell’edizione Einaudi del 1978: “[...] si parlerà proprio del libro nel suo aspetto fisico e concreto, quindi della Recherche come oggetto, editoriale e grafico; in particolare, si parlerà delle copertine e dei suoi sette volumi nell’edizione Einaudi, scelte per la celebre collana degli “Struzzi”, e delle fotografie di Atget che vi sono riprodotte [...]” (peccato la qualità fotografica delle tavole, davvero mediocre).
Il saggio è una coltissima, divertente e appassionate disanima di cosa abbia voluto dire creare una copertina in quegli anni in una casa editrice come Einaudi, che dovrebbe essere letta da tutti e da tutte i/le partecipanti a qualunque dei mille corsi di editoria che nascono in questo Paese di lettori smarriti.
Davvero un bel saggio di editoria. E così, almeno una delle eccezioni per FN che questo post rappresenta, è sanata.
Su Flickr una cartella di foto del libro in tutte le sue parti: Proust e gli oggetti
(chi ha pagato il libro: il libro è stato gentilmente inviato a FN da Giuseppe Girimondi Greco)
Per sempre tuo, di Daniel Glattauer. Camilla Valletti e Christel Martinod per Grazie Liala
Per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, Camilla Valletti recensisce
Per sempre tuo, di Daniel Glattauer
con un ritratto di parola di Christel Martinod
Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini
con un ritratto di parola di Christel Martinod
“[...] Lui è rapito immediatamente dalla bella donna sulla soglia dei quaranta, certamente vestita alla moda senza esibizione. Lei è incuriosita dal grande omone che sembra uscito da una fotografia degli anni Venti, lo sguardo sincero, il piglio sportivo, il sorriso abbagliante (anche la schiera di denti bianchi è un must di genere). E l’amore scoppia, improvviso, completo. Hannes non si risparmia; sessualmente, affettivamente è l’uomo che ogni donna desidera. [...]“
9: Scivolando s’una buccia di banana, di Camilla Valletti, solo su FN
LIALA LOVES ZOLA! e io ve lo dimostro, Mariolina Bertini per Grazie Liala
Nuova uscita per Grazie Liala, la serie a cura di Mariolina Bertini, illustrata da Christel Martinod
Nella sesta puntata Bertini rintraccia in Chiamami con un altro nome di Liala le tracce della letture e dell’ammirazione per Zola
“[...] Non è una “biblioteca di Babele” l’universo di Liala , e l’opinione di Mallarmé che il mondo esista soltanto “pour aboutir à un livre” non potrebbe mai riscuotere la sua approvazione.
Gli autori che ogni tanto fanno capolino nei suoi romanzi -D’Annunzio, Fogazzaro, Virgilio Brocchi– hanno certo statuto di modelli, ma sono evocati con parsimonia; rarissimi i casi in cui, come nei Gelsomini del plenilunio, una citazione (nella fattispecie di D’Annunzio) apre e chiude il racconto, offrendosi alla protagonista come una sintesi ante litteram del suo destino.
In un’unica occasione mi è parso di riscontrare un esempio di quella che gli accademici degli anni ottanta chiamavano “intertestualità’”: l’appropriazione implicita, da parte di Liala, di un intreccio altrui.
Su questo unicum vorrei ora soffermarmi, rintracciando all’origine di Chiamami con un altro nome (1958) un debito inconfessato ma a mio parere evidentissimo nei confronti del Paradiso delle Signore (Au Bonheur des Dames) (1883) di Emile Zola.[...]“
Liala love Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome di Mariolina Bertini, prosegue in Grazie Liala, solo su FN
Rosamunde Pilcher. Giulia Visintin per Grazie Liala, con Christel Martinod
Rosamunde Pilcher è al centro della nuova puntata di
Grazie Liala, indagini sul rosa. A cura di Mariolina Bertini,
con un ritratto di parola di Christel Martinod
“[...] Le storie si svolgono quasi tutte in due regioni nelle quali l’autrice stessa ha vissuto: Cornovaglia e Scozia, nomi che già da soli evocano suggestive atmosfere per qualunque romantica anglofila. Sono sempre popolate di una folla di personaggi, delineati con attenzione anche quando occupano una piccola parte nella vicenda, ed è sempre difficile determinare chi abbia il ruolo di protagonista. È molto piacevole immergersi nella rete di relazioni, di avvenimenti, di svolte inattese – inattese, spesso, anche per i canoni del genere, che pure predilige l’ingrediente della sorpresa. E naturalmente godersi la descrizione della vita quotidiana nella variante albionica: i pasti, le passeggiate col cane, il golf praticato per diletto, le scogliere corniche, le brughiere delle Highlands.
Non c’è quasi umorismo, come se ne trova perfino in certi Agatha Christie tutti concentrati sul delitto e sulla sua soluzione, ma c’è sempre una visione delle persone e dei casi della vita intelligente, tollerante e coraggiosa -umana, in una parola. In quasi tutte le storie la morte ha un ruolo non secondario, ma intrecciato con un amore per l’esistenza che dà altrettanto conforto ai personaggi sulla pagina e alla persona che quella pagina legge. [...]“
Tutta l’estate con Rosamunde Pilcher, di Giulia Visintin. Per Grazie Liala, solo su FN.




































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