Il grado zero della scrittura / Roland Barthes.
Dopo due post introduttivi, uno programmatico e uno biobibliografico, il Bar Barthes di Marco Mondino affronta il primo testo di Roland Barthes, Il grado zero della scrittura.
“[...]
Gli anniversari sono una costante a cui la nostra cultura non sembra mai rinunciare, vuoi per moda, vuoi perché spesso si tratta di operazioni di marketing, quando ricorre un decennale, un ventennale o un cinquantesimo è sempre l’occasione per ripubblicare un libro, per fare una mostra o per tornare a parlare di un movimento. Restando nella nostra piccola dimensione del Bar Barthes e legandoci a questa pratica celebrativa, quest’anno festeggiamo da un lato il sessantesimo dalla pubblicazione del Grado Zero della Scrittura, dall’altro il quarantesimo del Piacere del Testo.
Del Grado Zero iniziamo a parlare in questo post ma visto che il tema è complesso e il libro come ricorda Greimas «contiene già tutto Barthes», ci torneremo a più riprese arricchendo questo sessantesimo anniversario di riflessioni e analisi.
La complessità di questo testo sta nel fatto che si tratta del primo libro pubblicato da Roland Barthes ed è possibile dunque individuare elementi e un certo metodo che ritorneranno a più riprese nelle opere successive. Così da un lato si individua l’interesse per il campo letterario dall’altro quello per la scrittura, tema che Barthes affronta anche successivamente e sotto diversi punti di vista.
Formato da una serie di interventi pubblicati tra il 1947 e il 1951 sulla rivista «Combat», sotto la spinta di Nadeau, Il grado zero della scrittura compare nelle librerie francesi nel 1953.
«Mi ricordo che una sera, quando ormai era sicuro che il Grado Zero sarebbe stato pubblicato da Seuil, camminando lungo il boulevard Saint-Michel arrossii da solo al pensiero che il libro non potesse più tornare indietro. Questo sentimento di panico mi prende ancor oggi, dopo aver scritto certi testi (non parlo neanche della mia ripugnanza, che è in fin dei conti una paura, a rileggere i miei libri passati): tutto d’un colpo il potere delle parole mi appare esorbitante, la loro responsabilità insostenibile, mi sento troppo debole dinanzi alla mia stessa scrittura»
(Autopresentazione, p. 8)
[...]” Lingua, stile, scrittura, il terzo post di Marco Mondino per il Bar Barthes, solo su FN.
Roland Barthes, Il grado zero della scrittura
traduzione di Giuseppe Bartolucci
Lerici editore, 1960. 1a edizione italiana.
“Saggi, 12″
brossura
21,5 x 15 cm.
titolo originale: Le degré zéro de l’écriture
© 1960 by Lerici editori S. p. A., Via S. Tecla, Milano
© 1953 by Editions du Seuil, Parigi
Lire 800
Alla quarta di copertina:
“-Ho creduto di scorgere nell’opera di certi scrittori d’oggi la pratica di un non-stile, o di uno stile meramente parlato, in breve di un grado zero della scrittura letteraria. Mi sono domandato perché questi scrittori non potessero più tollerare il tipo di densità speciale del linguaggio tradizionale ed ho ritenuto di poter fissare alla metà del 19esimo secolo il momento chiave in cui lo scrittore ha gettato uno sguardo sul suo linguaggio e l’ha considerato non più come uno strumento naturale, ma come una specie di oggetto minaccioso, glorioso e compromettente a seconda dei casi.
-M’è parso che questo fosse un fatto molto importante perché per la prima volta introduceva nella nostra letteratura, sempre così sicura della sua forma, una responsabilità del linguaggio letterario, la quale diveniva, com’è naturale, evidente il giorno stesso in cui la Storia sociale obbligava gli scrittori a guardare in faccia la dura disparità della società moderna. Ritengo che ciò possa costituire l’oggetto di una storia, poiché gli scrittori, di fronte alla loro scrittura, hanno assunto atteggiamenti diversi a seconda delle epoche, e possa anche costituire l’oggetto di un’etica poiché il linguaggio anche e soprattutto letterario, è una fatalità che ci esclude e ci individua, separandoci dagli altri uomini.
-Naturalemnte, Il grado zero della scrittura non è che un’ipotesi: non vuole essere che il sistema che provoca alla conoscenza-. Roland Barthes
Roland Barthes è nato in Francia nel 1915; ha fatto gli studi classici alla Sorbona ed ha insegnato letteratura francese in Francia e all’estero. Attualmente dirige l’Ecole Pratique de Hautes Etudes presso la Sorbona. Ha pubblicato tre saggi: Le degré zéro de l’écriture, Michelet par lui-même, Mytologies. Ha collaborato e collabora alle migliori riviste francesi, tra cui: Lettres Nouvelles, Critique, Esprit e Revue Française de Sociologie.”
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
• ![Roland Barthes, Il grado zero della scrittura. Lerici editori 1960, [progetto grafico di Ilio Negri?]. Taglio superiore (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8109/8519213038_aaff9bc27a_z.jpg)
[...]” Lingua, stile, scrittura, il terzo post di Marco Mondino per il Bar Barthes, solo su FN.
Share this:
Tropico del Libro / Federico Novaro, domande e risposte su FN
Tropico del libro è un sito unico nel suo genere. È un sito di servizio rivolto a chi lavori nel mondo dell’editoria. Mondo angusto e sfruttatore come pochi altri, ma che inspiegabilmente in Italia sembra attirare frotte di giovani votati all’umiliazione di sé e del proprio tempo, prede dell’idea eidetica di un mestiere che, esso solo, potrebbe soddisfare ogni aspetto dell’umana vita. Avendo a disposizione una tale ricchezza pressoché gratuita, i cattivi dell’editoria -spesso più piccoli che grandi, spesso più nobili che squali- se ne cibano con gran ciangottìo di mascelle.
Tropico del libro tenta di mettere in mano a tutte queste persone un po’ di strumenti -non solo per il loro bene: per esempio ha anche una sezione di ricerca lavoro, cosa che istiga i giovani speranzosi a pensare che ce ne sia- per muoversi in sì crudele ambiente.
Elegante nel design come pochissimi (inspiegabilmente spesso amore per l’editoria si sposa con ignoranza assoluta d’ogni minima regola grafica), ci si orienta facilmente nella messe di sezioni sempre aggiornate. Grande attenzione al libro digitale, Tropico del libro è come un quotidiano pre-rete: da leggere la mattina prima di cominciare la giornata.
Ne parlai bene già altrove quindi è senza tema di piaggeria che dopo questo panegirico segnalo che Tropico ha chiesto un questionario compilato che parlasse di FN.
Ne è sortito un ritartto incerto, e perciò, direi, fedele.
Il post si intitola: FN | di letteratura LGBTQ e di libri-merce
Cito solo un passaggio:
“[...]
Cosa significa fare critica letteraria
Per FN, sia che si occupi di testi LGBTQ, con le Recensioni e le Segnalazioni, sia che si occupi di genere rosa, con Grazie Liala (a cura di Mariolina Bertini), o di scrittura contemporanea in italiano, con Avvertenze (di Caterina da Padova), o di letteratura gay (Queer Ship di Federico Boccaccini), o con affondi monografici su intellettuali straordinari come Roland Barthes (Bar Barthes, di Marco Mondino), o si cerchi di tornare su testi scomparsi dai cataloghi (con le Mancanze di Giacomo Giossi), fare critica letteraia è sempre cercare di dare degli strumenti, tentare degli avvisi solo se si è in grado di argomentarli, sopendo sempre l’esibizione dell’io e il palpito dell’emozione. Si tratta di cercare di capire come mai un libro sia, per qualche ragione, importante, saperle indicare, e tentare di darne delle spiegazioni verificabili, delle ipotesi valicabili.
Linea editoriale presente e passata
La linea di FN è sempre stata quella di fuggire la comunicazione emotiva, la sensazione di chi legge, l’emozione della lettura. Pare che ad FN ci se ne abbia già troppo delle proprie, di queste cose. Quello che invece sembra a FN mancare è un luogo dove si possa, anche con leggerezza, ragionare. Il tentativo è di costruirte tassello su tassello un ragionamento sul mondo contemporaneo dell’editoria da più aspetti, usando format diversi e che sono destinati a cambiare e ad avvicendarsi. Non importa qui dire: quel libro è fighissimo, si preferisce, se lo si pensa, dirlo solo se si è in grado di tradurre quel pensiero in un discorso argomentato, informativo, durevole.
[...]“
Il molto resto, lo trovate sul Tropico. Che ringrazio
Share this:
Roland Barthes al Bar di Marco Mondino
È iniziata una nuova Rubrica su FN
Bar Barthes, di Marco Mondino
Bar Barthes è un tentativo di esplorare con cura il pensiero di Roland Barthes attaverso i suoi libri, condotto attraverso lo sguardo attento e interrogante di chi si accosta a Barthes decenni dopo la scrittura delle sue opere.
Marco Mondino apre il suo Bar su FN, con un gesto ambizioso e pacato, che vuole dar conto di tutti i testi di Barthes pubblicati in Italia -presentati, nelle illustrazioni, nelle loro prime edizioni-, uno per uno, cronologicamente; ai post monografici se ne affiancheranno altri, più mossi, inaspettati, d’occasione. Concluso, con la pubblicazione degli inediti più personali, il tempo presente di un autore che ha segnato profondamente almeno tre decenni del pensiero culturale, il Bar Barthes si propone di inziarne una rilettura, informativa, puntuale, divertita.
La prima puntata, Linee programmatiche, illustra il piano di lavoro:
“[...] Il Bar Barthes è tutto da costruire, l’idea di fondo che lo anima è la volontà di rileggere le opere di Barthes di ricostruirne la complessa storia intellettuale facendo parlare i testi.
Barthes viene spesso sfiorato e continuamente citato, il Bar vuole invece provare a scendere in profondità e a cogliere le diverse dimensioni che hanno caratterizzato la sua avventura intellettuale.
Si procederà nel presentare i suoi testi cronologicamente, in modo da far emergere le continuità ma anche le discontinuità che lo hanno caratterizzato.
È una ricerca, quella del Bar, che non pretende di trovare nuove chiavi di lettura e nuove svolte interpretative ma piuttosto è uno stimolo a conoscere e a cercare nel frammento, nelle pieghe della sua scrittura e in un certo metodo che lo ha contraddistinto. I percorsi di lettura del resto riservano sempre sorprese e dalla connessione, dalla giustapposizione o dal confronto possono emergere nuovi spunti di riflessione e si possono tracciare traiettorie di pensiero.
[...]
Qua e là ci saranno incursioni, video, chicche bibliografiche, frammenti barthesiani, collezioni di elementi che arricchiscono e rendono plurale e polifonico il discorso che intorno a Barthes si costruirà.[...]“
La seconda puntata, Linee biografiche, inquadra brevemente la vita di Roland Barthes:
“[...] Mettere ordine e raccontare una vita richiede sempre delle scelte e un’opera di selezione. Si ritagliano così quei frammenti e quegli eventi che in qualche modo risultano essenziali.
Barthes sembra aver parlato molto di sé, ha scritto un’autobiografia per frammenti in cui il suo sistema di idee e i risultati del suo pensiero si mescolano a ricordi di vita e ha anche rilasciato diverse interviste in cui torna a riflettere sulla sua infanzia, sui suoi libri e sul suo percorso intellettuale. La lettura di alcuni scritti dello stesso Barthes torna allora utile per provare a delineare una biografia, che non può essere esaustiva ma che tenta in qualche modo di tracciare un percorso. [...]“
Bar Barthes, di Marco Mondino.
1: Linee programmatiche
2: Linee biografiche
Share this:
Roland Barthes, Critica e verità, Einaudi 1985. (gay scanner)
per la serie “gay scanner“
guardala gigante su flickr
guardala gigante su flickr
guardala gigante su flickr
Share this:
Roland Barthes, La grana della voce. Einaudi 1986. (gay scanner)
per la serie “gay scanner“
guardala gigante su flickr
guardala gigante su flickr
guardala gigante su flickr
![Roland Barthes, Il grado zero della scrittura. Lerici editori 1960, [progetto grafico di Ilio Negri?]. Pagina 21 (part.), 1](http://farm9.staticflickr.com/8250/8519223408_fa53463652_z.jpg)



































leave a comment