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Edmund White: My lives / Playground (da L’Indice dei libri)

Posted in Federico Novaro, letteratura americana, recensioni by federico novaro on 15 novembre 2008

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Edmund White, My Lives

Traduzione dall’inglese di Giorgio Testa

Roma: Playground

350 p. ; 17 euro.
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Tit. orig.: My Lives. – ©Edmund White 2005

“My Lives” è divertente, noioso, importante. White torna ai propri materiali autobiografici, come nella tetralogia di “Un giovane americano” (Einaudi, 1990), “E la bella stanza è vuota” (idem, 1992), “La sinfonia dell’addio” (Baldini & Castoldi, 1998), e “L’uomo sposato” (idem, 2001), e come in tutti i suoi altri libri, compresi “Stati del desiderio.” (Zoe, 1996) o “Il flâneur” (Guanda, 2005), che dichiarano un intento più saggistico. In “My Lives” però ogni connotazione romanzesca è accantonata, in favore di una scansione per insiemi, in questo vicino a “Stati del desiderio”, che è diviso per città.
In un’intervista a Francesco Gnerre (“Pride” n. 62, agosto 2004, ora reperibile qui), White riferendosi al futuro “My Lives”, dice: <<(…) Sto scrivendo le mie memorie e molti mi dicono: “Ma le hai già scritte!”. In verità credo che nei miei romanzi si mescolino sempre autobiografia e fiction. Queste memorie sono un’altra cosa (…).>>

White, My Lives

White, My Lives

Sottostà all’intera opera di White l’idea che la sua vita sia rappresentativa di qualcosa, lo spirito del tempo, il dolore del vivere, la gioia anche, che non appartenesse a sé soltanto, ma anche ad altri, e l’affresco che è venuto via via componendo a questo tende, a dare voce e illuminare delle vite che fino ad allora erano sconosciute, creare un tessuto di riconoscibilità e rispecchiamento, attraverso il gesto apparentemente svagato del parlare di sé, secondo un intento ch’è, sempre, invece, radicalmente politico e sociale.
Il narcisismo (ancora nella sua accezione pre-freudiana) è stato reso accusa che in tutta la cultura dominante del secolo passato ha sempre connotato negativamente i maschi omosessuali. Il ripiegamento su sé, opposto allo sguardo limpido che fiero oltrepassa la linea dell’orizzonte, era segno di mollezza morale, di vizio. Lì si è annidato White per combattere il pregiudizio e l’invisibilità. Raccontando apparentemente di sé, facendo di sé materia di romanzo, è riuscito a dire “io” e a fare intendere “noi”, accomunando a sé il lettore che vi si riconoscesse, mantenendo, attraverso il romanzesco, quella distanza da sé che rende il rispecchiamento possibile. L’abilità e l’arte della scrittura hanno allargato questo rispecchiamento anche a chi non trovasse nelle storie raccontate alcuna ragione d’appartenenza. A chi l’accusasse di parlare di sé i lettori di White (e questo era dirompente soprattutto quando cominciarono a uscire i suoi primi libri –“Stati del desiderio”, suo terzo libro, è del 1980) potevano rispondere –no, è anche di me che parla.

edmund White, My Lives

Edmund White, My Lives (cop., part., ©fnwriting)

Ora in “My Lives” cambiano il programma, e gli esiti. Cambiano statuto e ruolo dell’io narrante, e di conseguenza anche il “noi” viene a cambiare.
L’intenzione, manifesta, di redigere un “memoire” indirizza recisamente sull’autore, sulla sua vita, e il suo statuto pubblico. L’intenzione dichiarata è il disvelamento. La scansione per temi (“I miei analisti”, “Mio padre”, “Mia madre”, Le mie marchette” ecc.) annuncia una volontà di far ordine, entro un materiale che pre-esiste. Cronologicamente ci sono due assi, uno generale attraversa l’intero libro, l’altro, tortuoso e frammentato, ricomincia ad ogni capitolo, per ogni tema ritornando all’inizio. Questo comporta un andi e rivieni alla lunga un po’ estenuante e noioso, ma funzionale a consolidare l’intenzione archivistica.
“My Lives” è sempre divertente, l’ironia delicata di White qui raggiunge la sua formalizzazione più raffinata; lo sberleffo, soprattutto nei propri confronti è commosso, lieve. Il primo capitolo farà ridere chiunque abbia avuto a che fare con una qualche forma di terapia psico-dinamica.
Chi sia lettore affezionato di White qui troverà sciolti nomi e figure di altri libri, radici di episodi raccontati e attribuiti ai propri personaggi, e, nel capitolo su Genet, una panoramica sul mondo intellettuale francese a cavallo fra gli anni ’80 e ’90 malinconica e un po’ burlesca. Il libro è ovviamente anche serbatoio di pettegolezzi, manna per chi ami il genere.

White

White (da L'Indice, p. int., ©fnwriting)

In “My Lives” White alterna spesso alla prima singolare la terza persona plurale, con morbidezza, scivolando. E’ come se, dopo aver costantemente illuminato la propria singolarità per dimostrare a sé, e al mondo, di non essere tale, ora White si sciogliesse in una pluralità vasta, che è culturale, generazionale, di genere e sociale, di radicazione nazionale e, soprattutto, di mode del tempo. Questo è il nodo importante e la novità del libro. L’intento autobiografico nel suo scoprirsi non rivela un io alla ricerca di autoaffermazione, di conferma, di rappresentazione, ma al contrario lo scioglie nella temperie. Non c’è mai, come il programma autobiografico autorizza ad attendersi, la ricerca del “vero” White. Bensì la silente dimostrazione che non si sia se non secondo le mode del tempo, e che lì, nell’abbandono sublime –come nei rapporti che descrive ne “Il mio master”, sta la calma realtà dell’esistenza, che sia attraverso la passività alla forza della storia –in un rapporto sempre controllato e mai sopraffattore, come è dei rapporti s/m, la piana e serena evidenza delle nostre vite. Una sola costante attraversa il testo, che le mode, le temperie, non modificano: l’importanza attribuita all’amicizia. Più che all’amore, anche lui così preda delle mode culturali. L’ultimo capitolo, “I miei amici”, apparentemente il più scanzonato, è invece la chiosa solenne di un’esistenza e di tutto il lavoro di White.

riassunto bibliografico:
queer, letteratura americana, prime edizioni italiane
My lives / Edmund White
1. ed- Roma : Playground. – 350 p. ; 20 cm. x 15. – ([Collana principale – 16])
Testa, Giorgio (trad. di); Borghi, Federico (progetto grafico di)
©2007 Playground, Roma.
©2005 Edmund White. Tit. orig.: My Lives.

Mio articolo apparso su: L’Indice dei Libri, XXIV, ottobre 2007.

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  1. […] a Hotel de Dream (Playground 2008) è qui. La mia recensione a My Lives (Playground 2007) è qui. Il sito di Playground è qui. Il sito di Edmund White è qui. Su Flickr l’album di Federico […]

  2. […] & Co., 2008). La traduzione è di Giorgio Testa, già traduttore di My Lives (ne ho parlato qui) e Hotel de Dream (qui), Caos (qui) ma anche, sempre per Playground, de Una visita degli spiriti, […]

  3. […] FNl ha recensito My Lives, qui […]

  4. […] My lives, Playground 2007, qui, […]

  5. […] qui, la recensione a My Lives (Playground 2007) […]


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