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Helen Humphreys: Il giardino perduto / Playground 2009. Camilla Valletti: Recensione

Posted in camilla valletti, recensioni by federico novaro on 30 aprile 2009

(Una recensione inedita di Camilla Valletti de Il giardino perduto di Helen Humphreys)

Helen Humphreys
Il giardino perduto

Traduzione dall’inglese di Carlotta Scarlata
Playground, Roma 2008
193 p. ; 14 euro.

Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground 2009, frontespizio (part.) 1

Espedienti

“I nostri poveri espedienti hanno il loro giorno di gloria / Vivono un giorno e poi cessano di esistere”: una citazione diretta del poeta laureato inglese per eccellenza, Alfred Tennyson, in bocca al bellissimo e vibrante capitano Raley gettato insieme alla protagonista del romanzo, la botanica Gwen Davis, nella tenuta di Moses nel cuore del Devon, sono le parole/stigmate di tutto Il giardino perduto scritto da Helen Humpreys nel 2002, qualche anno prima di Cani selvaggi.

Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground 2009, graphic designer Federico Borghi, imm. di cop.: ©Luis Mariano Gonzales (part.) 2

I poveri espedienti sono i mezzi dell’attesa, gli strumenti per alleggerire il peso della coltre dolorosa dei giovani soldati canadesi e delle volontarie inglesi che si trovano, per necessità, radunati in un luogo sospeso, lontano dall’imperversare della guerra, fuori dall’orbita dei bombardamenti che, in quegli stessi mesi, stanno devastando Londra e tutta l’Inghilterra.

Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground 2009, graphic designer Federico Borghi, imm. di cop.: ©Luis Mariano Gonzales (part.) 6

Il 1941, la Royal Horticultural Society, Virginia Woolf

Il 1941 è l’anno fatidico descritto dalla voce di Gwen, una donna di oltre trent’anni che, fino ad allora, aveva trascorso la sua vita al riparo dalle emozioni studiando in particolare il cancro delle patate presso la Royal Horticultural Society. Non bella, colta abbastanza da innamorarsi di Virginia Woolf, povera di un trascorso amoroso (gli unici contatti fisici sono quelli avuti con un vicino di casa durante le fughe nei rifugi antiaerei), la donna è all’improvviso esposta ai desideri spezzati degli altri, delle compagne contadine che è chiamata a governare (lo sforzo bellico nazionalista imponeva la monocoltura delle patate per rifornire le truppe al fronte), dei semplici soldati strappati alla loro quotidianità.

Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground 2009, graphic designer Federico Borghi, imm. di cop.: ©Luis Mariano Gonzales (part.) 3

Il giardino perduto

In questo tempo appeso ai grandi rivolgimento della storia, Gwen e Raley, sono le guide spirituali di un gruppo di uomini e donne mutilati nella loro giovinezza e orbati delle attese.
Jane, una ragazza dal carattere forte, è il tramite tra Gwen e le “altre”: ha il carisma per entrare in comunicazione con il prossimo, la compassione che manca a Gwen.
Finalmente affiatate le donne arrivano a rimettere ordine negli orti della grande tenuta in disuso: in una delle sue lunghe e solitarie passeggiate, Gwen, un giorno, incappa nei segni di un’altro giardino. Quello perduto del titolo che, a costo di sforzi filologici e logici, a fine romanzo si capisce essere un dono d’amore.

Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground 2009, graphic designer Federico Borghi, imm. di cop.: ©Luis Mariano Gonzales (part.) 1

Ma un’altra scoperta aspetta Gwen, oltre alla rivelazione dell’omosessualità di Raley e della morte dell’amato; essa, grazie al sacrificio estremo di Jane che si lascia morire (anche lei) per consunzione dopo avere appreso che il fidanzato disperso è caduto, capisce di avere una personalità, un peso specifico indipendente dal riconoscimento altrui.

Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground 2009, graphic designer Federico Borghi, imm. di cop.: ©Luis Mariano Gonzales (part.) 4

E’ certamente un romanzo complesso e letterario, questo di Helen Humpreys, forse più del seguente Cani selvaggi (Wild Dogs, del 2004, tradotto da Caterina Cartolano e Daniela Fortezza per Playground nel 2007).
Un romanzo esperto di letteratura inglese, sapientemente costruito su quelle stesse atmosfere, carico di citazioni e suggestioni. Ma non gratuite.
Il meccanismo della scrittura, una terza persona che suona come io valgono a ristabilire un rapporto onesto, equilibrato con la presenza fantasmatica di Virginia Woolf, richiamata in morte e in vita. E con un finale che vale la pena di trascrivere” Ogni storia parla di morte. Ma forse, se siamo fortunati, la nostra storia di morte è anche una storia d’amore. E’ questo che ricordavo dell’amore”.

Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground 2009, graphic designer Federico Borghi, imm. di cop.: ©Luis Mariano Gonzales (part.) 7

Riassunto bibliografico:
queer / letteratura canadese / prime edizioni italiane
Il giardino perduto / Helen Humphreys
1. ed. – Roma : Playground. – 193 p. ; 20 x 15 cm.
Borghi, Federico (progetto grafico) ; Gonzales, Luis Mariano (ill. fotog. di copertina)
Brossura, con risvolti
14 €
©2008 Playground
©2002 Helen Humphrey.

Su flickr altre fotografie di Luis Mariano Gonzales, oltre a quella scelta da Playground per la copertina.

Altre recensioni di Camilla Valletti su questo blog:

Virginia Woolf, Tutti i racconti. Newton Compton, 2009 qui;
Denton Welch, Voce da una nube. Casagrande 2006, qui;
Colm Tóibín, Fuochi in lontananza. Fazi 2008, qui.

Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground 2009, graphic designer Federico Borghi, imm. di cop.: ©Luis Mariano Gonzales (part.) 8

Su federiconovaro.eu trovate i link a tutti gli articoli comparsi sul blog, ordinati per categorie e ordine alfabetico.

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4 Risposte

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  1. atellani said, on 20 luglio 2009 at 3:12 pm

    buongiorno,

    complimenti per il blog!

  2. federico novaro said, on 20 luglio 2009 at 3:39 pm

    grazie! ^_^

  3. […] Dove lei non è, di Roland Barthes (Einaudi 2010); Coventry, di Helen Humphreys (Playground 2010); Il giardino segreto, Helen Humphreys (Playground 2010); Pubblicità per me stesso, di Norman Mailer (Baldini Castoldi […]

  4. […] Qui, la recensione del precedente Il giardino perduto. […]


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