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Circolo Pink (a cura del): Le ragioni di un silenzio – La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo. Ombre corte 2002. Recensione. (da L’Indice dei Libri – XIX – Luglio 2002)

Posted in Federico Novaro, recensioni by federico novaro on 28 maggio 2009

Le ragioni di un silenzio – La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo.

(Forse uno dei primi articoli che ho scritto per L’Indice. Sul sito di ombre corte non lo trovo più -ma non c’è un “cerca”, quindi magari non l’ho visto io, invece i vari ibs, unilibro, bol lo danno per disponibile)

Circolo Pink (a cura del), Le ragioni di un silenzio, Ombre corte 2002; frontespizio

AAVV (a cura del gruppo PinK)
Le ragioni di un silenzio
La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo

pagg 156. Euro 13.50
ombre corte
Verona 2002

Il Paragrafo 175

Durante il regime nazista in Germania le leggi che punivano gli atti omosessuali e, poi, l’omosessualità stessa, ed infine anche le sole fantasie omosessuali, vengono inasprite in senso repressivo e persecutorio sino a portare un numero, che probabilmente non si potrà mai quantificare esattamente, di omosessuali e di lesbiche nei campi di concentramento, dove moltissimi e moltissime di loro trovarono la morte (“Furono da 10 a 15 mila gli uomini internati come omosessuali … un numero considerato realistico dalla maggior parte degli storici. La percentuale dei morti viene stimata del 60 per cento”, Klaus Muller, nel saggio Uccisi dalle barbarie, sepolti dal silenzio, pag 111); molti dei sopravvissuti vennero in seguito riarrestati, perchè il Paragrafo 175, secondo il quale erano stati condannati rimase in vigore sino al 1969, e, seppur riformato, abolito definitivamente soltanto nel 1994.

Molti, tornando a casa dalle loro famiglie non vi furono riaccolti, (meglio un figlio morto che frocio è espressione che resiste tuttora).
A nessuno fu calcolato nel computo della pensione la permanenza nei campi.
A nessuno fu riconosciuto alcun risarcimento da parte del governo tedesco.
Nessuno di loro fu nominato nel processo di Norimberga, nessun discorso portò alla luce al processo di Norimberga la presenza nei campi di sterminio degli omosessuali e delle lesbiche.

Quando nel secondo dopoguerra, sulla spinta delle nuove generazioni e dei movimenti di liberazione fu rivendicata la presenza di gruppi omosessuali alle commemorazioni per le vittime dei campi di sterminio, questa fu negata, e solo nel corso degli anni ‘80 accettata. In Italia questo è tutt’oggi motivo di scontro.

Da una parte vi è dunque il silenzio delle vittime, dall’altra quello della ricerca storica e della società.

Il discorso sui campi di concentramento ha creato, nel suo formarsi, una retorica della memoria, con le sue figure, i suoi interdetti. Non è stato, forse non poteva essere, libero da pregiudizi e discriminazioni.

Omosessuali, lesbiche, travestiti, Sinti e Rom, disabili, prostitute, testimoni di Jeova, anarchici, tutti coloro che il regime nazista definì come antisociali, e che non erano uniti dal pregiudizio razziale, ma considerati in ugual misura colpevoli di minare alle radici la purezza della razza ariana, dopo la liberazione, sconfitta la follia nazista, ritrovarono intatta, seppur certo meno violenta, l’ostilità e la discriminazione, che li aveva perseguitati durante il regime.
Il silenzio fu imposto e sistematico; escluse dai programmi di risarcimento, dalle commemorazioni, dalla ricerca storica; escluse dal discorso sui campi a molte vittime non fu che riservato il silenzio.

Le pochissime vittime omosessuali che finora hanno scelto di testimoniare, ed è avvenuto in tempi recentissimi, raccontano il loro silenzio come necessario. Come infatti raccontare di sè, se la stessa accusa che li portò all’interno dei campi fu fondata su un articolo di legge che ancora avrebbe potuto riportarli all’interno delle carceri della democrazia? E ancora: a chi poteva interessare il loro racconto?

Le ragioni di un silenzio oltre a tentare di fare di quel discorso una voce udibile ha il merito fondamentale di farci interrogare sulla natura e sullo stato della democrazia e del diritto, ed insieme sulla nostra stessa identità.

100 POST! (13)

Il volume è frutto di un seminario svoltosi a cura del Gruppo Pink a Verona nell’Ottobre ‘99. Vengono pubblicati cinque interventi, di diverso spessore e tono, più una serie di materiale documentario (una cronologia dei fatti notevoli, dati e stralci delle pochissime testimonianze). Ogni saggio è inoltre corredato da preziose e significative bibliografie (gli unici altri libri comparsi in italiano: Homocaust, M. Consoli, Kaos edizioni, 1991 Milano; Bent. Nazismo, fascismo e omosessualità, R. Lautmann, Edizioni Gruppo Abele, 1984 Torino; Gli uomini col triangolo rosa, H. Heger, Sonda, 1991 Torino; I luoghi di Pino, confinato politico omosessuale nel 1939, G. Goretti, Officine Edizioni, 1991 Catania).
Il volume contiene anche un lucido e serrato saggio di Klaus Muller, promotore nel 2000 di Paragraph 175, regia di R. Epstein e J. Friedman, presentato nello stesso anno a Torino al Gay Film Festival e vincitore del premio della giuria e del pubblico.
Infine può essere utile ricordare che quando negli anni ‘80 Act Up cominciò a lottare negli Stati Uniti contro l’occultamento dell’AIDS e delle sue vittime scelse come slogan “Silenzio=Morte”, a conferma che diritto di cittadinanza e diritto di parola sono ancora nodi attorno ai quali la democrazia non ha finito di confrontarsi.

Riassunto bibliografico:
queer / saggi / prime edizioni

AAVV (a cura del) Circolo Pink
Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo
1. ed. – Verona : Ombre Corte. – 156 p. ; 22 x 14 cm. – (Culture – 7)
©2002 ombre corte, Verona.

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 7 – XIX – Febbraio 2002.

L'indice dei Libri, logo. (part.)L’Indice è di nuovo on-line: qui.

Su federiconovaro.eu trovate i link a tutti gli articoli comparsi sul blog, ordinati per categorie e ordine alfabetico.

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