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L’editoria contemporanea e gli one shot (a proposito di un articolo di Roberto Calasso)

Posted in approfondimenti, editoria by federico novaro on 28 giugno 2009

Roberto Calasso, l’Adelphi, gli one shot e l’editoria contemporanea

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Un po’ old-style, di buona e un po’ tendenziosa divulgazione, ma interessante, Grassi posta su Dentro il cerchio un articolo di Roberto Calasso, uscito sul Corriere il 20 giugno, sull’editoria oggi, molto teso su uno sguardo all’indietro e alla propria autopromozione (che l’Adelphi debba essere la migliore e più perfetta casa editrice della storia è ormai un modo di dire, un birignao simpatico che si perdona dopo averci troppo esasperato), ma che proprio per questo sembra rivelare con maggior forza problematiche, ma soprattutto incertezze, dell’editoria contemporanea.

L’editoria e la “sua sempre più flebile convinzione nella propria necessità”

L’attacco dell’articolo è interessante: l’idea che l’editoria tradizionale soffra in primis di una crisi profonda di motivazioni.
Per decenni la questione principe di chi facesse l’editore riguardava i titoli, quali, e perché. Ma la sostanza del mestiere, il dato tangibile, la produzione di oggetti materiali, non era in discussione.

Una crisi esistenziale

Ora invece, dopo un secolo che così bene si può rappresentare simbolicamente con un libro, questo sembra vacillare, sopravvivere in un flusso comunicativo che sembra suggerire di poterne fare a meno.
Lo sfarinarsi delle competenze, e delle certezze che parevano utili in una casa editrice solo dieci, cinque, anni fa, sembra irrimediabile, e sconcertante per chi quelle competenze si trovi ad esercitare.

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L’one shot

Calasso lega all’indebolirsi della percezione del mestiere di editore il principio dell’one shot, quell’idea cioè che tende a ridurre un testo al suo inveramento in libro, qui, ora, nuovo, unico. Non al libro come manifestazione storica del testo, mutato nella sua percezione dai legami (dal contesto) all’interno dei quali si manifesta, e creatore a sua volta di legami, rimandi, memoria, bensì al libro come evento epifanico, che emerge concentrando in un flusso centripeto ogni attenzione, e così producendo il massimo di incasso possibile.

Dall’idea che anche una casa editrice sia un’impresa come le altre, mantra ipnotico degli anni ’80 e ’90, se sono restati sul terreno bilanci in ordine per qualche anno, gli one shot sono il vero frutto avvelenato.
L’inversa proporzione fra redditività dell’oggetto prodotto e sua vita commerciale ha portato le redazioni delle case editrici a lavorare su tempi e orizzonti sempre più brevi, e, senza voler evocare la cicala e la formica, a distruggere valore trascurando la manutenzione dei cataloghi, feticisticamente considerati la sede di ciò che è ormai vecchio (in opposizione alla memoria), e come tale nemici della novità, volatile in termini.

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Non è che proprio Adelphi sia estranea alla cultura dell’one shot, perché se è vero che tutti i suoi titoli –salvo piccole variazioni, sono irrigimentati in collane graficamente molto connotate e quasi immote, è pur vero che il genio Adelphi si manifestò nello stile dei risvolti, ognuno teso a tratteggiare il capolavoro unico, inarrivabile, producendo forse all’inizio un effetto solidale alla creazione dell’aura Adelphi, ma poi col tempo, aumentato il numero dei titoli, contribuendo a sgretolarla, e, rivelandosi straordinariamente fortunato, così da essere imitato e reso canonico, a spargere ora i propri effetti tossici intorno ai testi di ogni editore.
Perché la debolezza connaturata all’idea dell’one shot è che, per definizione, ha coincidenza fra nome e cosa una volta; regge poi forse per due o tre; ma centinaia di one shot non sono dati, e diventano stucchevoli, un po’ ridicoli, si spengono.

Ma forse inizia a sembrare difficile che imprese così ancora legate alla fisicità del prodotto venduto possano a lungo prosperare sulle brevi fiammate, sull’evento.

Gli uffici stampa e il loro ruolo nella costruzione dei libri one shot

Gli uffici stampa in questo sono diabolici alleati e forse anche in questo si sostituiscono alla verifica diretta: ogni libro sembra il primo e l’ultimo; un carattere dei comunicati stampa, qui quasi un orgoglio di corporazione, sembra essere diventato la rescissione dei collegamenti, la capacità raffinata di fare tabula rasa intorno ai testi: spariscono le edizioni precedenti, la vita editoriale si smagrisce, volatilizza; se vi è un dato storico da citare sono le vendite alte nell’edizione originale, se vi sono state. Complice poi un uso amplissimo del copia/incolla nella divulgazione (e dalla copia/incollabilità di un comunicato stampa si vede la bravura dell’estensore) la memoria dei legami di un testo s’assottiglia e tende a sparire. Certo, ci sono mille eccezioni.

La politica dell’one shot, della monadizzazione del volume singolo, è molto interessante, perché sembra tradire una così forte incertezza sul proprio mestiere, una deriva dai tratti così marcatamente feticisti, accompagnata da una serie così lunga di conferme del proprio fallimento (per una così breve del proprio successo, quasi mai riconducibile ad un’intenzione), che si riuscisse a decifrare nelle sue motivazioni spicciole, anche personali, credo che darebbe utili indicazioni sullo stato dell’arte di un mestiere che sembra così fragile.

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Legare i libri uno all’altro

Nel contempo oggi la sterminata uniformità de “La memoria” di Sellerio inizia a sembrare più che una eroica resistenza un reperto muto, così impermeabile al mutare del contesto.

E ci sono grandi eccezioni, nel grande e nel piccolo (basti, nel grande, la BUR, e nel piccolo per le ristampe “i Quindici” di Minimum Fax; per gli inediti “Greenwich” di Nutrimenti, più recentemente i “MarcosUltra”), che innovano, che inventano.
O esperienze spurie, per questo interessanti, come la serie celebrativa di 8 volumi di Oscar Mondadori per festeggiare l’ottantesimo anniversario della nascita dei “Gialli”, dove il concetto di one shot si allarga alla collana (com’è appunto anche per “i Quindici” di Minimum Fax, o i “Quindicilibri” di Fandango) o forzando il concetto creando delle collane atte ad accogliere libri eccezionali per grafica, per formato (com’è per i “BUR Extra” o i “Deluxe” di Newton Compton).

Spostare la soglia del pubblicabile

Calasso all’one shot invita a reagire con la frase più evocativa dell’articolo, citata da Grassi nel titolo del post: “[…] Di fatto, oggi più che mai l’editoria potrebbe porsi come uno dei suoi primi obiettivi quello di spostare la soglia del pubblicabile, includendo fra le cose fattibili molto di ciò che al momento è escluso.[,,,]”, ma qui, oltre a farsi ufficio stampa per l’Adelphi, ricordando le prossime uscite del marchio e ritornando sull’annosa rivalità fra adelphiani e einaudiani, Calasso torna a farne una questione di titoli, invitando sostanzialmente a forzare un interdetto del gusto, come Adelphi, si gloria Calasso, ha fatto per Simenon.

Ma le cose, a me pare, sembrano essere più complicate.

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Trovate l’articolo di Calasso sul Corriere qui, o qui, postato su Dentro il cerchio.

Su federiconovaro.eu trovate i link a tutti gli articoli comparsi sul blog, ordinati per categorie e ordine alfabetico.

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6 Risposte

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  1. […] Excerpt from: Editoria: approfondimenti. 2: l'editoria contemporanea e gli one … […]

  2. […] Riguardo ai libri come one-shot, e a proposito di un articolo di Roberto Calasso, ne ho parlato qui. […]

  3. fr said, on 22 ottobre 2009 at 5:12 pm

    assolutamente d’accordo con le tue riflessioni e sugli esempi di editoriali che citi.

    parlo di cose relativamente analoghe in una mia recensione, qui:
    http://www.leparoledeglialtri.com/2009/10/19/la-solitudine-del-maratoneta-recensione/

    ciao!

    fr

  4. federico novaro said, on 22 ottobre 2009 at 8:22 pm

    accidenti che modo di scrivere diverso che abbiamo, anche quando diciamo cose, come dici, relativamente analoghe! questo è molto bello. ciao a te, f (gaio?)

  5. […] il passato dei testi nelle nuove edizioni è sempre più comune, e FNl ne ha già parlato qua e là; Marsilio qui si comporta bene, e non tace la vicenda editoriale precedente, ma nel colophon […]

  6. […] da acrobata, l’idea del libro evento, unico e isolato (FNlibri ha già parlato del fenomeno degli one-shot a proposito dell’Adelphi) con l’idea di collana come sistema di relazione fra i testi, in […]


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