federico novaro libri

Edmund White: Caos / Playground 2009. Recensione.

Posted in Federico Novaro, recensioni by federico novaro on 1 settembre 2009

Edmund White
Caos

Traduzione dall’inglese di Giorgio Testa
Playground – [collana principale – 28], Roma 2009
171 p. ; 14 €

Edmund White, Caos, Playground 2009; frontespizio (part.)

Edmund White, Playground

Terzo libro di Edmund White da Playground, dopo Hotel de Dream (2008), e My Lives (2007).
Dei precedenti ho parlato qui, (per Hotel de Dream, da L’Indice dei Libri), qui (per My Lives, sempre da L’Indice), e qui (la bibliografia italiana).
Sul sito di Playground, qui, come sempre, si trova la rassegna stampa aggiornata.
Edmund White, Caos, Playground 2009; graphic designer: Federico Borghi (flickr name: ƒe); alla copertina: ill. fotog. col., ©Luis Mariano Gonzales (flickr name: una certa mirada), (part.), 6

“[…] i romanzi si costruiscono faticosamente partendo da ricordi veri, o almeno persuasivi, ibridati con brandelli sparsi di memoria […]”, p. 12.

Edmund White, Caos, Playground 2009; graphic designer: Federico Borghi (flickr name: ƒe); alla copertina: ill. fotog. col., ©Luis Mariano Gonzales (flickr name: una certa mirada), (part.), 3

Caos

Caos è un testo un po’ spurio, fatto di un racconto lungo, che dà il titolo al libro, e tre molto più corti. Tutti e quattro parlano della vecchiaia, della scrittura, dell’amore, e dell’essere gay, due scritti in prima persona, due in terza. E tutti e quattro continuano l’incessante ragionamento che White fa sull’autobiografia, qui condotto con l’abilità del giocoliere.

Con l’ironia talvolta un po’ stanca di chi sente di avere molto vissuto, in Caos White si dà un nome diverso per ogni racconto, e un mestiere, e degli amanti, senza deflettere mai dall’idea che di fondo non sia così importante, che l’infingimento, o il rispetto rigoroso del dato reale, dei nomi, dei luoghi, si equivalgano, perché quello che importa è lo sguardo con cui si è scelto di illuminare ciò che si racconta.

Caos, il primo dei quattro

Il primo dei quattro racconti, molto complesso e a strati come una millefoglie, si chiude con una vera giravolta: una mail scritta dal suo amante Seth, cui il protagonista ha inviato le pagine che sta scrivendo sulla propria vita, che inizia con queste frasi: “[…] Caro “Jack” (visto che vuoi farti chiamare così). / Mi ha fatto ridere il tuo Caos […]. Immagino che metterai nel libro anche questa lettera […]”, p. 86.

Edmund White, Caos, Playground 2009; graphic designer: Federico Borghi (flickr name: ƒe); alla copertina: ill. fotog. col., ©Luis Mariano Gonzales (flickr name: una certa mirada), (part.), 2

“Jack” è qui uno scrittore sessantaseienne (White è del 1940, Caos è uscito nel 2007), buffo (White lo, e si, prende in giro costantemente, costruendo una figura debole, imbranata, un po’ mollemente romantico, un po’ sconcertato dalla velocità del mondo, che un po’ si vergogna, di sé, e anche di non vergognarsi, ciclotimico, smemorato, “[…] ‘Abbiamo detto martedì alle tre?’, ‘No, giovedì della settimana prossima alle quattro’ […]”, p. 23), sfibrato dal suo incerto successo la cui misura deve costantemente compulsare, “[…] il suo nome era più celebrato dei suoi libri e le sue bandelle più richieste dei suoi racconti […]”, p. 26, (così come ossessivamente cerca sesso su internet: “Più si aggravavano i suoi problemi economici, più andava a caccia di maschi […]”, p. 11), fiaccato dall’editor quarantenne della sua casa editrice che gli rifiuta la pubblicazione di una biografia di Nijinsky (di cui Caos riporta larghi tratti, in un rimbalzo continuo con Hotel de Dream): “[…] ‘Ho dato uno sguardo alle tue pagine su Nureyev’. / ‘Nijinsky’. / ‘Sì, e sinceramente non credo che i lettori di oggi li distinguano […]”.

Edmund White, Caos, Playground 2009; graphic designer: Federico Borghi (flickr name: ƒe); alla copertina: ill. fotog. col., ©Luis Mariano Gonzales (flickr name: una certa mirada), (part.), 5

“[…] Tornando a casa sotto la pioggerellina autunnale (si era sentito troppo povero per prendere il taxi), gli occhi di Jack si riempirono di lacrime calde. […] parlò con un’amica esperta, che lavorava nel settore. Lei gli disse: ‘Basta con la narrativa gay. […] Anzi, basta con la narrativa in generale […] Prova con una biografia, ma non letteraria; degli scrittori non frega niente a nessuno’ […]”, p. 53.

edmund white, hotel de dream, playground, 1

Attorno a questo vuoto prospettico cresce, si nutre, discende e si attorciglia Caos, significativamente soffocando l’afasia che il rifiuto provoca con un’effervescenza di spunti, di snodi, moltiplicando le trame una dentro l’altra, raccontando degli Stati Uniti e del mondo dell’editoria preda degli uffici marketing, e della sempre un po’ mitizzata Europa, dell’amore, dell’amicizia, della fatica della vecchiaia, della scrittura, e della debolezza dei maschi, sempre come parlasse d’altro, sempre come non sapesse di cosa sta parlando (e anche qui, come in tutta la sua opera, White torna a farsi narratore di una storia pubblica, culturale, passando spesso alla terza persona plurale, che sottintende un “noi” storico., “[…] Nessuno aveva un centesimo, […] ma tutti spendevano per drogarsi, usando l’anticipo in contante di una carta di credito per saldare il rimborso minimo di un’altra […]”, p. 15; “[…] Ma ormai tutti i marchettari di New York lavoravano on-line e via cellulare; gli incontri spontanei e in carne ed ossa erano stati aboliti. Sembrava che nessuno potesse più reggere l’incertezza o la possibilità di un rifiuto. […]”, p. 68).

Professor Edmund White

Come succede? Com’è che uno smarrimento dovuto alla vecchiaia, al mercato culturale che cambia, alla stanchezza, si può trasformare in scrittura? Com’è che da questo smarrimento la scrittura può trovare motivo e ragione?

Il caos del testo se può alludere all’apparente guazzabuglio dai ritmi diseguali che le tante trame e aneddoti e dialoghi vanno a formare, forse meglio può riferirsi alla definizione che ne dà il De Mauro: “stato indistinto e disordinato della materia antecedente alla formazione del mondo”, il mondo essendo, qui, la scrittura.

Chiuso e cammuffato in ogni riga di Caos c’è un dubbio e un’ipotesi riguardo la scrittura come pratica, alla sua natura, e alla sua funzione. Ogni apparente divagazione, ogni introduzione di un nuovo personaggio, di un luogo, è un’interrogazione riguardo il proprio mestiere, e insieme, come solo è concesso ai vecchi, una risposta.

Con apparente nonchalance White, professore a Princeton di scrittura creativa da molti anni, si finge distratto, perdente, disinteressato, e con l’intima allegria di chi è felice di compiere un servizio, di adempiere ad un compito, compila uno straordinario libro di testo che chiunque scriva dovrebbe leggere con riverente riconoscenza.

Tre racconti dopo il caos

I tre racconti che seguono, brevi, e dalla forma più lineare, sono come degli affondi, dei ritorni, su temi e luoghi consueti in White, giocando con nuovi costumi, levigando e affinando lo strumento del suo mestiere.

Edmund White, Caos, Playground 2009; graphic designer: Federico Borghi (flickr name: ƒe); alla copertina: ill. fotog. col., ©Luis Mariano Gonzales (flickr name: una certa mirada), (part.), 4

Riassunto bibliografico:
queer / letteratura americana / prime edizioni italiane
1. ed. – Roma : Playground. – 171 p. ; 20 x 15 cm. – [(Collana principale – 28)]
Testa, Giorgio (traduzione di) ; Borghi, Federico (Graphic design di) ; Gonzáles, Luis Mariano (imm. fotog. col. alla cop. di)
©2009 Playground
©2007 Edmund White
Titolo originale: Caos. A Novella and Stories

Su federiconovaro.eu trovate i link a tutti gli articoli comparsi sul blog, ordinati per categorie e ordine alfabetico.

Annunci

5 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. […] Caos, Playground 2009, qui, […]

  2. […] testi di Edmund White recensiti su FNl: My Lives, qui Hotel de Dream, qui Caos, qui La doppia vita di Rimbaud, […]

  3. […] qui, la recensione a Caos (Playground 2009) […]

  4. […] è di Giorgio Testa, già traduttore di My Lives (ne ho parlato qui) e Hotel de Dream (qui), Caos (qui) ma anche, sempre per Playground, de Una visita degli spiriti, di Rendall […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: