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Angelo Morino: Quando internet non c’era / Sellerio. Norman Gobetti: Recensione

Posted in letteratura italiana, norman gobetti, recensioni by federico novaro on 13 settembre 2009

Angelo Morino
Quando internet non c’era
Nota al testo di Elsa Guccino
Sellerio – La memoria 781, Palermo 2009
240 p. ; 13 €

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, frontespizio (part.)

Recensione inedita di Norman Gobetti, spero la prima di una lunga serie. (grazie Norman)

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, risvolto dx di copertina (part.)

Il mistero di una voce semplice e inconfondibile

Angelo Morino scriveva in modo semplice. Cosa nient’affatto scontata per un erudito come lui, professore universitario fin da giovane, lettore onnivoro, traduttore prolifico e coltissimo, nonché scrittore dotato di una voce inconfondibile.

In questo suo libro postumo ritroviamo quella sua voce semplice, misteriosa proprio nel suo essere schietta, piana, a tratti quasi legnosa, una voce che pare limitarsi a dire le cose come stanno, e che pure ci lascia inquieti, formicolanti di un senso di inquietudine, commossi e turbati da un qualcosa di sotterraneo che con grande precisione nella Nota editoriale viene descritto come “un’eco sommessa o un sordo rombo, che non sale mai di tono, di passione”.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 7

In questo senso Quando internet non c’era si pone in perfetta continuità con i due libri che lo hanno preceduto, In viaggio con Junior (Sellerio, 2002) e Rosso Taranta (Sellerio, 2006).

Tutt’e tre frammenti autobiografici “ricomposti dalle esigenze del raccontare” o anche, come li definiva l’autore, “romanzi in forma di diario”; tutt’e tre narrati al presente e in prima persona; tutt’e tre espliciti nel mettere in scena aspetti intimi della vita dell’autore (“una perdita di pudore, un’effervescenza del sangue, una smania su smania”, si legge nel Post scriptum a Rosso taranta), tutt’e tre giocati su un continuo intreccio di vita materiale e vita intellettuale, quotidianità e letteratura.

Preparare una minestra, riordinare le stoviglie

Ma è forse ancora più indietro che bisogna risalire per trovare la chiave del mistero di questa scrittura semplice e tuttavia inconfondibile.

Bisogna riprendere in mano il piccolo Libro di cucina di Juana Inés de la Cruz (1999), scritto da Morino in “un agosto difficile e solitario”, subito prima di partire per New York, dove avrebbe concepito il primo abbozzo di In viaggio con Junior.

Nel Post scriptum al saggio che introduce il ricettario di Inés de la Cruz, Morino si definisce “un uomo attento ai richiami della vita materiale, i quali non cessano di farsi sentire neppure allorché mi ritrovo preso da esercizi che si vorrebbero depurati dagli intralci domestici (…) tant’è che mi accade spesso di allontanarmi dallo schermo del computer, all’improvviso divenuto intollerabile, e di intrattenermi a preparare una minestra di verdure o a riordinare stoviglie e cassetti”.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 2

Ecco, c’è qui, in queste parole tanto scarne e dimesse, una vera e propria dichiarazione di poetica, la premessa indispensabile per capire il senso che aveva per Morino la sua recente produzione narrativo/autobiografica, in cui la minuziosa registrazione degli avvenimenti di una giornata, la descrizione di una camera d’albergo o di un edificio universitario, la menzione di un’amica o la cronaca di un incontro amoroso sono ingredienti che, mescolati insieme e offerti al lettore con un gesto letterario di pacata umiltà, forniscono il ritratto più vero di una vita, anche della vita di un professore che, come si legge nell’epigrafe di Cesare Cases a Quando internet non c’era, “dopo tutto non differisce dai comuni mortali”. In questo amor di descrizione, in questo scorrere dello sguardo, in questa parvenza di superficialità che superficialità non è, si ritrova l’eco di quei “romanzi su gomme, gelosie e labirinti” che l’autore leggeva in gioventù.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 6

Ed è in fondo l’eredità più preziosa dello strutturalismo, il metodo critico su cui Morino, nelle prime pagine del libro, racconta di essersi formato agli albori della propria carriera accademica, godendo dell’euforico senso di libertà, dello “spirito da pionieri”, di una metodologia che pareva finalmente trarre in salvo “da passive ripetizioni di quello che altri hanno detto”. Ma anche lo strutturalismo presto divenne una gabbia, e Morino si affrettò a darsi alla fuga, volgendosi proprio alle aborrite “vite degli scrittori”, e infine (con una mossa a ben guardare non dissimile da quella dell’ultimo Roland Barthes) alla propria stessa vita.

Vanità e vento?

Ma perché raccontare la propria vita, perché “mescolare cose in un viaggio che ha per meta solo la vanità e il vento” (sono le ultime parole dell’ultimo libro pubblicato in vita da Morino)? Evidentemente perché non se ne può fare a meno, perché solo così la vita appare degna di essere vissuta. È questa la nota profonda che in questi libri risuona sotto la superficie poco increspata della narrazione. In Quando internet non c’era l’autore si presenta così: “Io sono (…) uno che, bene o male che sia, vive come se la letteratura fosse la cosa più importante, non solo per sé, ma anche per gli altri”.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 3

Il particolare sapore della scrittura di Morino nasce proprio da questo paradosso: scrivere come se nulla fosse, senza alcun virtuosismo, senza la minima pomposità, e nello stesso tempo sentire (e far sentire al lettore) che nella letteratura ne va della vita intera, che non c’è niente di più importante della letteratura.

A un certo punto di In viaggio con Junior si parla di Paul Auster. L’autore/protagonista sta cercando di leggere la Trilogia di New York, ma non riesce ad andare avanti: “Ne ho avuto l’impressione di un libro senza vita (…) pagine divenute asettiche, tanta è stata la volontà, nello scriverle, di tenere lontano ogni residuo organico”. Be’, la scrittura di Morino è esattamente l’opposto: “circolano scarti, grumi di materie poco nobili, poco depurate” e proprio per questo la vita (di chi scrive e di chi legge) entra veramente in gioco.

La riorganizzazione della disorganizzazione

A questo si deve la presenza nelle pagine dei suoi libri di quella che l’autore definisce, con un termine che sarebbe sbagliato considerare un eufemismo, la “disorganizzazione”, e cioè la presenza nella vita quotidiana di elementi centrifughi rispetto al “vivere dedito solo alla mia passione: la letteratura”. Gli incontri sessuali più o meno occasionali con ragazzi molto più giovani, i periodi di alcolismo, il ricorrente faccia a faccia con la droga, sono aspetti della vita che Morino sceglie a bella posta di non lasciar fuori, di non censurare, senza per questo assumere toni morbosi. Anzi, ben pochi riescono a scrivere di tali cose con questa limpidezza, con questa pulizia.

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 5

E se l’autore/protagonista di Quando internet non c’era soffre per la presenza nella sua vita di questi “grumi di materie poco nobili” non è per un’obiezione di ordine astrattamente morale, ma esattamente perché le sente come “disorganizzazione”, mentre la letteratura (studiata, tradotta, scritta) è “organizzazione”.

Come combattere dunque la disorganizzazione se non riorganizzandola? Ecco, gli ultimi libri di Morino sono proprio questo: una sorta di magia, una miracolosa riorganizzazione della disorganizzazione. Da ciò la brezza di felicità che soffia in queste pagine, e che di primo acchito non si capisce da dove provenga.

Una magia a doppio taglio

Del resto il filo conduttore della storia raccontata nel libro è proprio un tentativo di mettere ordine in una vita, quella di una scrittrice cilena pressoché sconosciuta, María Luisa Bombal, ultima fra le tante figure femminili intorno a cui Morino ha costruito i suoi libri (dalla schiava india Marina a Marta Riquelme, da Teresa d’Avila a Inés de la Cruz, da Assunta Spina a Marguerite Duras).

E quando internet non c’era ricomporre i frammenti di una vita significava viaggiare, spulciare in librerie magari in capo al mondo, incontrare persone, muoversi e talvolta smarrirsi, significava insomma far qualcosa che può anche diventare la materia di un romanzo. In questo caso la vita della scrittrice misteriosa viene più o meno ricostruita, le lacune più o meno colmate.

Però a questo punto cosa rimane? Le ultime pagine del libro sono dedicate alla breve biografia ricomposta di María Luisa Bombal (è la decima delle dieci lunghe note al testo che assurgono al rango di veri e propri piccoli racconti), ma ecco il commento dell’autore: “Disinteresse per la vita riorganizzata. Aveva ragione lo strutturalismo?”

Alla fine la letteratura è una magia a doppio taglio.

Norman Gobetti

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.), 4

Riassunto bibliografico:

Angelo Morino, Quando internet non c'era, Sellerio 2009, ill. di cop.: Begonia e libro, di Francesco Trombadori (part.)

queer / letteratura italiana / prime edizioni

Quando internet non c’era / Angelo Morino
1.ed. – Palermo : Sellerio. – 240 p. ; 16,5 x 12 cm. – (La memoria – 781)
Guggino, Elsa (con una nota di)
Precede il testo una Nota dell’editore
Alla copertina: Begonia e libro, di Francesco Trombadori, 1937
©2009 Sellerio editore s.r.l., Palermo

Il sito della Sellerio, qui.

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6 Risposte

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  1. fr said, on 22 ottobre 2009 at 4:13 pm

    molto interessante. ho sempre ammirato angelo morino perché ha tradotto alcuni dei libri che ho amato intensamente. c’è una bella affinità con il mondo sud americano: lui riesce ad estrarne quel retro gusto di amarezza che spesso è così difficile da catturare.

    questo suo libro in particolare mi ha intrigato e me lo andrò a cercare.

    complimenti anche per questo blogghétto niente male.

    ciao.

    fr

  2. federico novaro said, on 22 ottobre 2009 at 4:37 pm

    grazie per i complimenti al bloggétto, e passerò a Norman Gobetti (che secondo me ha fatto proprio una bella recensione e che spero ne faccia presto altre) il commento, saròà molto contento di avere conquistato all’ultimo libro di Angelo Morino un nuovo lettore. Ciao, f

  3. fr said, on 23 ottobre 2009 at 5:35 pm

    l’ho promesso e l’ho fatto: libro comprato.

    ho letto l’introduzione di Morino e lui propone due modalità di lettura del libro. ne ho scelta (tanto per essere originale) una terza, tutta mia: leggerò prima tutte le note, e poi affronterò il libro in sé. che cattivo ragazzo che sono.

    ciao!

    fr

  4. federico novaro said, on 23 ottobre 2009 at 6:09 pm

    un originalone! 🙂
    forse il punto che interessava Morino era che chi leggesse si confrontasse con l’esistenza di modalità diverse, che lo avesse sempre presente, un modo suadente di condurre chi legge in un terreno incerto.
    ciao a te!

    f

  5. […] Norman Gobetti, qui su FN, recensì Quando internet non c’era: […]

  6. […] Quando internet non c’era (Sellerio 2009) è stato recensito per FN da Norman Gobetti […]


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