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Franco Buffoni: Zamel / Marcos y Marcos. Recensione

Posted in Federico Novaro, letteratura italiana, recensioni by federico novaro on 20 settembre 2009

Franco Buffoni
Zamel

Marcos y Marcos, MarcosUltra – 2, Milano 2009
233 p. ; 12 €

Franco Buffoni, Zamel, Marcos y Marcos 2009, frontespizio, (part), 1

Secondo titolo della giovane collana “MarcosUltra”, di Marcos y Marcos (ne ho parlato qui), Zamel, di Franco Buffoni, pone soprattutto un problema di forma.

Al risvolto della copertina, sotto le note bio-biliografiche (“Franco Buffoni ha pubblicato Suora carmelitana (Guanda 1997), Il profilo del Rosa (Mondadori 2000), Guerra (Mondadori 2005), Noi e loro (Donzelli 2008). Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005). E’ autore dei romanzi Più luce, padre (Sossella 2006) e Reperto 74 (Zona 2008). http://www.francobuffoni.it”), subito troviamo il nucleo della trama: “Nabil si sente insultato, quando Aldo lo chiama zamel, frocio, dopo aver fatto l’amore con lui. Reagisce con violenza, lo uccide. […]”. Questa anticipazione chiarisce che è da quella morte che il testo parte, dalla fine.

Un altro romanzo gay dove l’eroe muore

Maurice di Forster non era stato un libro coraggioso solo perché descriveva una storia d’amore fra due uomini, ma soprattutto perché tutt’e due solcavano incolumi la soglia dell’ultima pagina (un morto comunque ci doveva essere, e così Forster lo volle pubblicato postumo).
Certo, qui chi muore è portatore di un modo di essere, e di vivere il desiderio e le relazioni, omosessuali (maschili) vecchio, retaggio di una cultura che la modernità insegna a superare, ma comunque muore, ammazzato.
Ammazzato dall’“ira giusta” (così dice l’autore in una intervista disponibile qui, su RadioAlt, molto illuminante, e nel testo), “[…] cresciuto [Aldo Nabil, l’assassino] in una cultura che concepisce l’ira ‘giusta’ come strumento di difesa del proprio onore […]”, p.23), ira suscitata dallo sfrido insopportabile fra la nascostezza degli atti non detti e il marchio d’infamia che quegli atti può rivelare. La mano dell’assassino è armata dalle parole subite, e l’assassino si fa portatore incolpevole alla fine di una lunga, secolare, teoria di parole omofobe.

Franco Buffoni, Aldo, Edo, Nabil

Nell’intervista su citata Buffoni dice alcune cose importanti sull’origine del testo: un lavoro di sei anni pensato come saggistico, una (cito sempre dall’intrevista) “[…] storia della cultura omosessuale nel mondo occidentale[…]”, che muta forma alla notizia che un amico dell’autore, ritiratosi in pensione in Tunisia, alla ricerca della “[…] sessualità mediterranea, la sessualità pasoliniana, -tra virgolette, che un tempo si viveva anche in Italia e che oggi si va a cercare sull’altra sponda del Mediterraneo […], era stato assassinato, […] da un giovane tunisino col quale da sei mesi aveva una relazione […]”.

Franco Buffoni, Zamel, Marcos y Marcos 2009, graphic design: non indicato, illustrazione di copertina: David Dalla Venezia, (part), 2

Il testo giunto alle stampe è costruito in forma di cerchio: un flashback ripercorre i quattro mesi precedenti il processo raccontato all’inizio, e vi ritorna alla fine. Edo è un trentenne milanese, si occupa di storia della cultura omosessuale, giovane alter ego dello stesso Buffoni (nato nel 1948); Aldo è un pensionato romano, “[…] Edo è gay, Aldo è frocio […]”; Nabil è un giovane tunisino che intrattiene con Aldo una relazione dai tratti anche sentimentali, e che, quando Aldo, anche sulla scorta delle sollecitazioni intellettuali di Edo, chiamerà col nome di zamel, che in tunisino significa frocio, privo di alcun tratto antifrastico e rivendicativo, lo ammazzerà, mosso dall’insopportabilità dell’infamia.
Il ragazzo tunisino, subito individuato, viene processato e condannato a venti anni, in una sentenza che spoglia, nell’accordo unanime delle famiglie degli attori, di ogni connotazione vergognosa l’assassinio, rubricato come omicidio per rapina.

Franco Buffoni, Zamel, Marcos y Marcos 2009, graphic design: non indicato, illustrazione di copertina: David Dalla Venezia, (part), 3

Le prime trenta pagine, scritte in prima persona, tracciano un ritratto di Aldo attraverso i libri della sua biblioteca.
Edo è nella sua stanza, l’assassinio si è già compiuto, si svolge il processo. “So già che questa notte non riuscirò a dormire, meglio che cerchi subito qualcosa da leggere […]” (p. 9). Mosso dal dolore per la perdita, Edo ripercorre attraverso citazioni dai libri che trova nella stanza, rimarcando le sottolineature, i commenti, compulsando i segni di frequenti, o meno, letture, la formazione di Edo, e ne delinea un ritratto che riesce ad essere insieme intimo e culturale, tracciando una sorta di carta delle responsabilità del cammino faticoso e spesso buio che ha formato generazioni di maschi omosessuali italiani.

Franco Buffoni, Zamel, Marcos y Marcos 2009, graphic design: non indicato, illustrazione di copertina: David Dalla Venezia, (part), 4

Sono le pagine più belle del testo; spesso rivolte all’amico morto mettono in scena una delicata ricognizione, nel compianto per la morte s’intreccia la valutazione delle prove, una non detta procedura di accusa, che, parallela al vero processo all’assassino, cerca i responsabili nelle parole lette e amate, nel rispecchiamento in descrizioni distorte ma fatte proprie da Aldo con tenerezza e riconoscenza, che Edo restituisce nella loro natura violenta.

Dialogo fra Edo e Aldo, il gay e il frocio

Il secondo capitolo, diviso in 23 paragrafi (“Chi è più etero”, “Quanto sei gay”, “Queer”, “Fuori Stonewall”, “Coming out”, “Cazzi e diritti” …) è la parte che più conserva le istanze saggistiche e divulgative del progetto originario, volte però qui in forma di dialogo.
Lontane da ogni intenzione mimetica, sposando recisamente l’impostazione della retorica classica dei dialoghi, Buffoni mette a confronto le ragioni e i sentimenti dei suoi due eroi, sacrificando necessariamente l’empatia fra chi legge e i due, coerentemente manichei e presto fastidiosamente quasi macchiettistici. Lontani dalla commozione delle pagine iniziali, i dialoghi si fanno leggere con fatica, e si rimpiange il progetto originale.

Fine

Infine due mail riportano il linguaggio ad una verosimiglianza emotiva, concludono il flashback, e accompagnano verso l’assassinio; c’è qui però una venatura melodrammatica e un certo compiacimento che impediscono l’evocazione del tono delle prime pagine.

Un saggio mancato

Forse l’avvertenza al risvolto, o in quarta o in una nota, della forma originaria del testo, così come raccontato nell’intervista, avrebbe aiutato un libro che risulta invece spurio e claudicante.
Il romanzo del libro, così come Buffoni ci racconta alla radio, è interessante e commovente, l’idea di una materia saggistica frutto del lavoro di anni che, sulla scorta di un lutto, si muta in materia narrativa illumina il testo sulla sua natura di omaggio postumo, sposta l’attenzione sulle intenzioni dell’autore, e risolleva l’irrisolta ambiguità formale; risolverebbe forse anche le inevitabili connotazioni generazionali, forse sfasate fra l’elter ego e l’autore, che allontanano dalla limpidezza argomentativa le dissertazioni di Edo.

Così com’è invece, il testo non fa che interrogare pagina dopo pagina sul perché in Italia sia necessario trasfondere in narrazione ciò che sarebbe materia di saggio, perché si sia pensato che quella stessa materia in forma di saggio non avrebbe trovato un pubblico, se non specialistico e minoritario.

In coda al testo si trova una interessante Bibliografia.

Franco Buffoni, Zamel, Marcos y Marcos 2009, graphic design: non indicato, illustrazione di copertina: David Dalla Venezia, (part), 5

Il sito di Buffoni, qui.

Riassunto bibliografico:
Zamel / Franco Buffoni

1. ed. – Milano : Marcos y Marcos. – 233 p. ; 16,5 x 10,5 cm. – (MarcosUltra -2)
David Dalla Venezia (immagini di copertina di)
Brossura, con risvolti
©2009 Marcos y Marcos, Milano

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