federico novaro libri

Jonathan Ames / Io e Henry. Baldini Castoldi Dalai 2009. (segnalazione)

Posted in letteratura americana, segnalazioni, straight, transgender by federico novaro on 15 ottobre 2009

E’ in libreria
Io e Henry / Jonathan Ames
Traduzione di Gioia Guerzoni
345 p. ; 17,50
Baldini Castoldi Dalai -Icone 20, Milano 2009

Jonathan Ames, Io e Henry, Baldini Castoldi Dalai editore 2009; Art Director Mara Scanavino, alla copertina: illustrazione di Stefano Fabbri (part.)

Di Jonathan Ames, nel 1990 SugarCo pubblicò, con prefazione di Fernanda Pivano, Notti newyorkesi (I pass like night), tradotto da Katia Bagnoli e Steve Piccolo; nel 2002 Einaudi Stile libero pubblicò Io e Henry (The Extra Man), tradotto da Gioia Guerzoni; nel 2006 Baldini Casoldi Dalai tradusse Wake up, Sir! (Sveglia Sir!, a cura di Sara Caraffini); nel 2007 riprese I pass like night, titolandolo Veloce come la notte; nel 2008 tradusse What’s not to love? (Cosa (non) amare : confessioni di un giovane scrittore timidamente pervertito, a cura di Francesco Casolo).
Ora coerentemente ripubblica Io e Henry, dandogli una bella copertina di Mara Scanavino (con illustrazione di Stefano Fabbri) -quella di Stile Libero, con quel sottotitolato era davvero dimenticabile.

Jonathan Ames, Io e Henry, Einaudi Stle libero 2002, alla copertina: illustrazione di John Craig (part.)

L’edizione presenta due cose curiose:
nella pagina dei crediti, sotto il “© 1998 by Jonathan Ames”, si riporta un pudicissimo: “Io e Henry, Torino, 2002″, un po’ incomprensibile per chi non sia addetto ai lavori.

Ma più curiosi sono gli apparati di copertina.
Ecco un passo dell’edizione Einaudi:
“[…] Louis Ives è un giovane professore di provincia romantico, colto e con un fascino chic e démodé alla Scott Fitzgerald. Peccato che a causa di quella sua fissazione per il look e i vestiti da donna si sia fatto sorprendere in sala professori con addosso un reggiseno sottratto a una collega […]”.
Un passo del risvolto dell’edizione Baldini Castoldi:
“[…] Louis Ives è un giovane professore di belle speranze, romantico, colto e desideroso di somigliare ai personaggi di Fitzgrald e Maugham. Peccato, che a causa della sua fissazione per il travestitismo, venga sorpreso con indosso il reggiseno di una collega e licenziato dalla scuola di provincia dove insegna. […]”.

Il resto poi si differenzia molto, per stile e sottolineature, ma è buffo questo medesimo inizio. (Sulla scelta di cambiare “look e i vestiti da donna” in “travestitismo”, sono dubbioso. Forse era più centrato il primo.)

TT, 12

Tempo fa parlando qui di un’immagine che si vedeva fluttuare identica da una pubblicità a una copertina, Tiziano Scarpa osservò trattarsi di “[…] tendenza sempre più ricorrente, di interscambi, di clima culturale diffuso […]”; anche questi ritorni da un apparato all’altro, trasmigrati da una casa editrice all’altra, mi pare testimonino di un modo di lavorare, e di intendere i prodotti culturali, forse non necessariamente censurabili; frutto non solo di tempi sempre più contingentati, ma anche di una concezione non tradizionale dei libri come prodotto, che è come modificasse i confini fra un oggetto e l’altro, indebolendone le separazioni, aderendo anche nella pratica all’idea di flusso, di universo liquido, vago.
Forse da verificare resta se all’indebolimento del libro come oggetto corrisponda o meno l’indebolimento del testo, e se la concezione certo più feticisista che ha sorretto l’editoria per tutta la sua storia moderna, non stia, anche felicemente, declinando anche attraverso questi prodromi, per lasciare spazio all’editoria compiutamente digitale.

Jonathan Ames, Io e Henry, Baldini Castoldi Dalai editore 2009; Art Director Mara Scanavino, alla copertina: illustrazione di Stefano Fabbri (part.) 2

(A proposito di tempi di lavoro Denise Silvestri, commentando il post sulla quarta de La confessione, di Mario Soldati, mi chiede di linkare questo sito, della Rete dei Redattori Precari, che casca a fagiolo)

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