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Dave Eggers : Le creature selvagge / Mondadori 2009. Recensione (2 di 4)

Posted in cinema, Federico Novaro, film, letteratura americana, letteratura ebraica, recensioni, straight by federico novaro on 6 dicembre 2009

Seconda parte di un lungo post su
Le creature selvagge, di Dave Eggers.

Dave Eggers, Le creature selvagge, Mondadori 2009, p. 5 (part.)

(Nel post precedente, qui, si diceva che da quando il libro di Sendak, Where the Wild Things Are, uscì negli Stati Uniti, è stato sottoposto ad innumerevoli prove, che l’hanno visto rielaborato in molti modi diversi, e, qui, ne potete vedere degli esempi)

Le creature selvagge

Al di là della scelta italiana che fece tradurre nel 1963 il titolo del libro di Sendak con Nel paese dei mostri selvaggi e ora il film con Nel paese delle creature selvagge, la persistenza del titolo originale lungo le varie versioni è stata costante, cosi il titolo ora può indicare anche un’opera, un balletto, dei cartoni animati e così via.
Eggers ritrae il titolo a The Wild Things, reso con Le creature selvagge, restringendo, mentre dilata il testo, il fuoco sui personaggi, ma soprattutto sul sentimento, e non più su un luogo, che era pura evocazione (tutto già sta in quell’evocazione di hic sunt leones).

Dave Eggers, Le creature selvagge, Mondadori 2009, p. 88 (part.), 4

Eggers scrittore realista

La scelta più evidente, e molto efficace, di Eggers, è quella di avere scelto di scrivere un libro realista.
Da un’opera fatta di grandi illustrazioni che sono soprattutto fantastiche, Eggers precipita la sua in un realismo minuzioso, controllato. Mentre accompagna Max, i mostri, sé, e i suoi lettori, nel mondo delle creature selvagge, tiene salda la barra della scrittura, forse qui più che altrove nei suoi lavori, senza concedersi sviature, facili suggestioni formali.
Solo spuntano, un po’ incongrui, alle p. 88 e 89, sette ritratti a matita dei mostri, con sotto i nomi, sui margini dei fogli, un po’ inutili forse.

Dave Eggers, Le creature selvagge, Mondadori 2009, p. 88 (part.), 3Dave Eggers, Le creature selvagge, Mondadori 2009, p. 89 (part.), 1Dave Eggers, Le creature selvagge, Mondadori 2009, p. 89 (part.), 2

Alla pagina dopo il frontespizio un’epigrafe dichiara il percorso: “LE CREATURE SELVAGGE / romanzo di Dave Eggers / adattamento del libro illustrato / ‘Nel paese dei mostri selvaggi’ / di / MAURICE SENDAK / basato sulla sceneggiatura del film / ‘Nel paese delle creature selvagge’ / scritta in collaborazione da D. E. e / SPIKE JONZE”.

Il Max di Dave Eggers

Un bambino ipercinetico, Max, apre il testo, inseguendo il suo cane, come nella seconda tavola del libro di Sendak; subito entra in scena Claire, sorella quattordicenne, compagna di giochi sino a poco prima e ora allontanata dalla crudeltà adolescente e ricollocata vicino ai suoi amici, grandi, che non si occupano di Max, che non gli badano.
Claire, come l’accennato padre assente, i suoi amici, gli abitanti del villaggio, il villaggio, il parco, è una selva di invenzioni di Eggers che iniziano da subito a popolare il libro.
Lo sguardo del narratore è sempre vicinissimo a Max, e se vede più di quel che Max vede è perché lo sta guardando da un luogo dove Max non è ancora: la maturità, assunta, qualche volta controvoglia, dal narratore, come luogo della ragionevolezza, del racconto ordinato.
La misura del realismo è usata anche per rendere via via più semplice l’identificazione fra chi legge (Eggers, come Sendak, parla di maschi ai maschi, di sé ai propri simili) e Max, facendo scivolare, in maniera prima leggera poi trionfante, la realtà di riferimento fra lo sguardo degli adulti e lo sguardo del bambino.

“[…] Si potrebbe supporre che un ragazzino rimasto tanto a lungo all’aperto tra la neve abbia freddo, ma Max non ne aveva. Era al calduccio, invece, un po’ perché era coperto da molti strati e un po’ perché un bambino che è per metà lupo e per metà vento non può avere freddo. […]”, p. 20.

Dave Eggers, Le creature selvagge, Mondadori 2009, cop. (part.), 1

L’arrivo all’isola, settima tavola della versione di Sendak, in Eggers arriva al 15° capitolo, dopo un’ottantina di pagine.

Descrivendo Max e la sua vita da ragazzino, fra frustrazioni e rabbie, avendo in mente tanti altri bambini letterari, da Calvin di Calvin & Hobbes, a Little Nemo, dove il diaframma fra realtà vicine è costantemente solcato, Eggers forse tradisce un doppio movimento, la commozione per sé bambino, e la nostalgia per un’infanzia che non può più essere così com’è stata, cristallizzata negli anni ’70, nei sobborghi urbani. La neve, e i giochi con la neve, e la sua natura mutevole e insieme tangibile, l’uso degli spazi collettivi, la libertà data dalla bicicletta, dai tempi lunghi e fertili della noia, in cui Eggers, e Jonze (nati nel 1970, e nel 1969), collocano Max, sono insieme interessanti, perché contribuiscono a tracciare un autoritratto affettivo di una generazione, e insieme molto fragili, di fronte alla forza universale del Max di Sendak.

Maschi, etero

Eggers, coerentemente con i suoi precedenti testi, apparecchia intorno alle frustrazioni di Max, un discorso sulla virilità e sul maschile. Il padre assente, l’allenatore burbero, il compagno bullo, il nuovo compagno della mamma, il capo della mamma, la mamma, la sorella, le donne future, (e poi le loro traduzioni nei mostri) sono tutte figure che Eggers disegna per chiarire che qui non si tratta soltanto di diventare grandi, ma soprattutto di diventare maschi, anzi, di poterlo essere. In certi passaggi (vedi cap. 9), è forte la sensazione che Eggers stia regolando dei suoi conti, parlando a sé e ai suoi, senza riuscire a farcene davvero partecipi.

Max, noi, io

E’ molto interessante leggere le prime ottanta pagine, quelle che Eggers usa per descrivere la formazione di Max, i suoi rapporti con i familiari, la scuola, i coetanei, tenendo in mente che sta esercitandosi su un testo scritto da un maschio gay, improvvisamente la parzialità della sua lettura è stridente.
Il genio di Sendak ha saputo consegnarci un testo tanto breve quanto denso e capace di toccare l’animo di una moltitudine di persone, le più diverse. Eggers ci consegna invece il suo viaggio nel testo di Sendak, aggiunge un tassello alla propria autobiografia di scrittore, e ce l’affida, vestito del suo costume da lupo, occhieggiante dietro gli enormi costumi da creatura selvaggia.
E’ un peccato che l’operazione non sia più scoperta, che Eggers tenti invece di fondere terza persona singolare, prima plurale, prima singolare, senza ben evidenziarne l’ordito.

Nel paese delle creature selvagge. Il libro puzzle (Spike Jonze, Dave Eggers, Maurice Sendak, Elisa Fratton -traduzione); Mondadori 2009; p. [3] (part.)

Continua…
(la prima parte di questo post è qui)

Dave Eggers, Le creature selvagge, Mondadori 2009, q. di cop. (part.), 1

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Una Risposta

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  1. […] diceva delle debolezze del testo di Eggers, potete leggerne qui, nel post precedente. I dati dei libri li trovate qui. Materiali su Sendak e Jonze qui. La […]


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