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Christopher Isherwood : Un uomo solo / Guanda 1981. Recensione

Posted in cinema, Federico Novaro, letteratura americana, recensioni by federico novaro on 16 gennaio 2010

Christopher Isherwood
Un uomo solo
Traduzione dall’inglese di Dario Villa
131 p.; 7.000 Lire
Guanda – Prosa Contemporanea 7, Milano 1981
fuori catalogo

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981, frontespizio (part.

edizioni successive:
1983, Guanda – Prosa Contemporanea 7, 2° edizione
1991, Garzanti – Gli elefanti
1998, Guanda – Biblioteca Tascabile
2003, Guanda – Le Fenici Tascabili

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 2003. via web (http://www.guanda.it/)

ora riedito da Adelphi –Fabula, Milano 2010, 148 p.; 16 €

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Adelphi 2010. via web (http://www.adelphi.it/)

Un uomo solo, di Christopher Isherwood, Guanda 1981, Adelphi 2010

Quando, a Settembre 2009, venne presentato a Venezia il film A Single man, che Tom Ford ha tratto dall’omonimo testo di Christopher Isherwood, l’ultima edizione stampata in Italia di Un uomo solo, nella traduzione di Dario Villa per Guanda nella collana “Le Fenici Tascabili”, a 7, 50 €, era ancora reperibile nelle librerie, sia on-line che tradizionali.

Ora, alla vigilia dell’uscita nelle sale italiane del film, il libro è introvabile, se non in qualche libreria di buona volontà e vecchia cultura, sparito dagli scaffali immateriali (atterrerà a breve di certo nei remainder e su e-bay) e sostituito, a partire dal 13 gennaio, dalla nuova edizione Adelphi, medesima traduzione di Villa, negli algidi “Fabula”.

Invezzosito da una fascetta che reclamizza il film (“Da questo romanzo Tom Ford ha tratto il film / ‘A Single Man’ con Colin Firth e Julianne Moore, / distribuito in Italia da Archibald Enterprise Film”), che dovrebbe contribuire ad abbassare i costi trasformando il libro in un veicolo pubblicitario, Un uomo solo adesso costa 16 €.

L’Adelphi conferma così il suo nuovo corso modernamente aggressivo, e chi ancora si ostina a comprare libri ora paga 8,50 € in più per il medesimo prodotto (né l’Adelphi ha pensato fosse necessario fornire per quella cifra un’introduzione, una bibliografia, niente).

(in coda al post i due risvolti, quello Guanda 1981 e quello Adelphi 2010)

Per fortuna la lingua che usa Dario Villa (1953-1996; Abiti insoluti, Marsilio 1995; Tutte le poesie, Sipiel 2001) è molto bella, limpida, elegante, e non risente dei trent’anni passati.

Il testo di Isherwood è un capolavoro, e da solo riserverebbe all’autore un posto nodale nella storia della letteratura del Novecento.

(Qui vita e opere su Wikipedia, in italiano, qui su Wikipedia, in inglese)

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 3

Un uomo solo e la scrittura come ‘messa alla prova’ di sé

Scritto alla vigilia dei sessant’anni (Isherwood è nato nel 1904), uscito nel 1964 (in Italia nel 1981) Un uomo solo si pone su un crinale che contribuisce a definire; se il modo di narrare, l’attenzione ad un pathos costruito interamente di intangibili variazioni dei fatti più minuti, degli slittamenti progressivi dei pensieri, è compiutamente nella sua epoca (assumendo la lezione europea dei suoi coetanei, senza tralasciare, soprattutto nelle ultime righe, echi, amaramente ironici, del romaticismo tedesco), contribuendo ad aprire la strada negli Stati Uniti a quelli che vent’anni dopo saranno chiamati minimalisti, la maniera di affrontare la profondità sentimentale di un rapporto amoroso, affettivo, sessuale, fra due uomini, è interamente nuova, nella sua limpidezza priva di infingimenti, di cupi sensi di colpa, di vergogna, nei quali la letteratura che cercava di raccontare relazioni omosessuali si dibatteva sino ad allora (Maurice di Forster, amico di Isherwood, fu scritto nel 1914, e pubblicato, postumo, nel 1971).

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981, p. 7 (part.)

Come in Miss Dalloway di Virginia Woolf (uscito quando Isherwood aveva vent’anni –la Hogart Press, casa editrice di Leonard e Virginia Woolf, pubblicò il secondo romanzo di Isherwood, The Memorial, nel 1932), la misura del racconto è una giornata, lasso temporale che nel Novecento ha avuto una così grande importanza, arco breve da attraversare e dove la scrittura può rallentare facendosi più prossima alla materia narrata, la scala degli avvenimenti avvicinarsi al quotidiano, e nello stesso tempo offrire uno spazio conchiuso, un inizio e una fine.

Svegliarsi è cominciare a dire sono e ora. […]”, così inizia Un uomo solo, con un arrivo alla coscienza, “[…] Qui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamane è qui che si aspettava di trovarsi, come a dire a casa propria. […]”, per chiudersi nel sonno di quella stessa notte.
Il risveglio è un ritorno nel mondo, la casa è la protezione dal mondo che l’amore ha reso possibile.

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 2

George, il protagonista, è l’oggetto della narrazione. Il testo è in terza persona, ma la prossimità anagrafica e biografica con l’autore –George ha sessant’anni, è un accademico che vive e insegna in California, emigrato dall’Inghilterra; siamo a fine Novembre del 1962, “[…] Poco più di un mese fa, prima che Kruscev accettasse di ritirare i suoi missili da Cuba […]”, (p. 73)- orientano verso la sovrapposizione autobiografica, è chiaro da subito che il narratore parla di sé in terza persona, in una coincidenza che nulla smentisce, sino al sonno della pagina finale.

Chi è narrato, chi narra, chi scrive, chi legge

Talvolta compare il verbo vedere alla prima persona plurale, un movimento laterale confronto all’oggetto, che accomuna al narratore chi legge. “[…] E ora, mentre guida, […] vediamo il suo volto rilassarsi […]”, (p. 25); “[…] A questo punto vediamo le sopracciglia contrarsi in un moto più violento che mai, […]”, (p. 27).

La narrazione è al presente, le cose accadono mentre vengono raccontate. Il passato è conosciuto da chi racconta come da chi è raccontato, e chi legge ne riceve frammenti che hanno funzione esplicativa, contestuale, illuminano dei passaggi, e restituiscono gli avvenimenti narrati alla loro dimensione storica.

Continuo è l’uso di deittici, anche più nella stessa frase: adesso, ora, “nel nostro Paese”, qui, questo, quei, a questo punto: “[…] Questo locale è un antiristorante. […] Quasi tutta questa gente è relativamente giovane. George è uno dei più anziani. […]”, (p. 58). “[…] E quel linguaggio, benchè alcuni fra noi lo sciorinino con tanta speditezza- non ha significato reale in questo mondo; nelle nostre bocche, […]”, (p. 71); “[…] George è lontanissimo, in questo momento, dal ridere di qualcuno di questi nostri simili […]”, (p. 73); “[…] E ora, all’improvviso, ecco una grande, un’apocalittica ondata […]“, (p. 115).

Isherwood usa anche la seconda persona singolare in funzione impersonale, ma con effetti di avvicinamento fra George, il narratore, e chi legge, “[…] Scostavi le tende da oscuramento e ti aprivi la strada coi gomiti attraverso una folla di avventori pressati come sardine, […] Qui, nella totale intimità del chiasso e della folla tu e la tua marchetta vi urlavate le preliminari avances sessuali. […]”, (p. 103).

Tutta la costruzione del racconto è tesa a creare una vicinanza fra i tre poli, chi racconta, chi è raccontato, chi legge; talvolta il narratore si rivolge direttamente a Jim, il compagno morto: “[…] Io so una cosa, Jim, ne ho la certezza. […]”, (p. 68), precipitando nella voce del narratore quella del personaggio, e, insieme, quella dello scrittore. Chi legge è come sobbalzato indietro da un’improvvisa prossimità, che rende complici, nell’esercizio dell’osservazione.

Il racconto non prende mai, ne è anzi radicalmente distante, i toni della confessione, dell’esposizione di sé. Anche se la prossimità autobiografica è netta, ci si trova piuttosto a partecipare ad un esercizio di osservazione, nelle forme empatiche di un resoconto oggettivo. La laicità radicale del gruppo di Bloomsbury, l’eco della libertà drammatica della Repubblica di Weimar, il passato prossimo del libertarismo californiano dell’immediato dopoguerra, si fondono nell’idea che osservarsi sia una pratica di conoscenza, che aveva trovato, negli anni immediatamente seguenti al suo arrivo negli Stati Uniti, sponda e sostegno nelle pratiche e idee induiste che Isherwood abbracciò.

Il testo è costantemente inframezzato di parentesi, anche successive una all’altra, come degli appunti di chi torni e ritorni sulla medesima scena notando nuovi particolari, cogliendo significati che erano stati trascurati.

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 2

Nelle pagine finali del libro, mentre la giornata volge al termine, George si lascia andare ad un esercizio di fantasia: “[…] c’è qualcosa che gli impedisce di dormire : un prurito del sangue e dei nervi, all’inguine. […] Sdraiato nel buio, evoca Kenny e Lois […] li fa guidare con discrezione […] salire al piano di sopra […] No, non funziona. George ci prova parecchie volte […] ormai il gioco è cominciato […] George trasforma Lois nel tennista messicano […] anche questo non funziona […] ci serve un sostituto! […] Oh, molto meglio! Perfetto! […] George incombe su di loro, guardandoli […] Egli è tutti e due: Tutti e due contemporaneamente. […]”, (p. 126).

Questo gioco può apparire come una chiave dei nessi fra narrazione e autobiografia in Un uomo solo. Il testo racconta una giornata di George, sessantenne professore inglese da tempo trapiantato in California. Se l’eco autobiografica nella biografia del personaggio è scoperta, la storia che viene raccontata non la può essere. La giornata narrata termina con la morte di George, la sua scomparsa nel sonno; se, com’è stato ipotizzato, l’incontro del professore con Kenny cela l’incontro di Isherwood con Don Bachardy, avvenuto nel 1953, è pur vero che quest’ultimo sopravvive a Isherwood (morto nel 1986). Ma come George fa muovere sullo schermo della sua immaginazione notturna i suoi personaggi, in una tesa ricerca dello scenario desiderato e insieme verosimile, così forse fa Isherwood.

E se il mio amore morisse? Chi sarei, io, se diventassi un uomo solo?

Forse, il testo, alla luce della trentennale storia d’amore fra lui e Bachardy, può essere letto come una messa alla prova che Isherwood conduce sulla carta, dandogli forma definita.
E’ questo provarsi forse che rende il testo così commovente, un gioco dell’immaginazione cui tutti siamo portati, anche nei suoi aspetti più dolorosi, che ci fa tornare e ritornare alle ipotesi più terribili per provarci, per confermarci che sopravviveremo anche nel dolore.

E se Don morisse? Come sarei, io, investito dal lutto? Cosa fa l’amore alle nostre vite?

[…] Se io fossi quello investito dal camion, dice tra sé, entrando in cucina, Jim sarebbe esattamente qui, in questa stessa sera, a varcare proprio questa soglia, portando questi due bicchieri. Così semplici sono le cose. […]”, (p. 90).

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 3 Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 3 Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 3 Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 3

I risvolti di copertina di Un uomo solo di Christopher Isherwood, nelle edizioni Guanda e Adelphi

Questo il testo del risvolto di copertina dell’edizione Guanda del 1981, la prima traduzione in Italia, nella collana “Prosa Contemporanea”, diretta da Franco Cordelli:

“Perché alcuni tra i più bei racconti degli anni settanta sono scritti da vecchi o riguardano la vecchiaia? E’ la letteratura ad essere invecchiata o sono invecchiati i ‘grandi scrittori’? Oppure, grandi sono soltanto gli scrittori che invecchiano, quelli capaci di invecchiare, che ‘arrivano sino in fondo’? Perché soltanto in vecchiaia, in Caro suocero, Tibor Dèry ha scritto un racconto bello come il giovanile Amore? E perché Borges con La rosa di Paracelso ha ritrovato il grande sé stesso degli anni quaranta e ci ha consegnato un’idea della letteratura come tecnica e risultato della Sopravvivenza? E Singer solo in Vecchio amore e in Sabbath in Portogallo è riusciro ad annullare il suo troppo disadorno, e dunque curvilineo, e dunque manieristico stile, a situarsi, cioè, ad un livello in cui lo stile si fa trasparente non fino ad un qualche solo lineare, togato, obnubilante neoclassicismo ma fino ad annullarsi, a farsi non-stile?
In Un uomo solo di Isherwood il protagonista è un autobiografico professore inglese trapiantato in un college della California. E’ solo perché è vecchio, perché è straniero, perché è un intellettuale, perché è omosessuale, perché il suo amico è morto, perché ha scelto di essere solo. La solitudine è la sua resistenza –e la forza che lo fa sprofondare nella tradizione e trascurare un futuro tutto prevedibile, e vivere immerso nel presente non come carpe diem (al modo di quell’altro grande vecchio amico di Isherwood, il poeta Auden) ma come fervido monologo teso alla provocazione e accensione di un mirabile dialogo platonico. La ‘paideia’ di George è tutta partecipe del presente, di cui assume la casualità e il nomadismo, l’arroganza e la non scommessa: il bagliore dei giovani corpi dorati, la lusinga kavafiana di una spalla denudata, l’attesa che il giovane dio capisca e voglia leggere il libro che lui è. George non ignora la saggezza dell’esperienza accumulata ma non la utilizza; vive, modernamente, come se: come se fosse ignaro, stupido, allo sbaraglio; come se scacchi e vittorie non lasciassero segno; come se giovinezza e vecchiaia fossero entità simboliche che il fulmineo circuito di un ‘rapporto’ pareggia o contrappone in una fantastica querelle. Immagine di superba eleganza morale, l’uomo da solo non conosce altra umidità che quella del mare californiano, il suo occhio, la sua voce, la sua anima sono asciutti e asciugano il mondo.”

Questo il risvolto di copertina dell’edizione Adelphi, 2010:

“Già negli anni Trenta, quando scrisse Addio a Berlino, Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il suo occhio di romanziere nell’obiettivo di una macchina fotografica. Ma per lungo tempo – attraverso libri molto diversi fra loro, e spesso segnati dai personaggi fittizi o reali che raccontavano – l’intenzione rimase una di quelle fantasticherie stilistiche che spesso gli scrittori inseguono per tutta la vita senza realizzarle mai. E invece nel suo ultimo romanzo – questo – Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, un professore inglese non più giovane che vive in California, in un’asciutta, e proprio per questo struggente, sequenza di scatti. Non è una giornata particolare per George: solo altre ventiquattr’ore senza Jim, il suo compagno morto in un incidente. Ventiquattr’ore fra il sospetto dei vicini, la consolante vicinanza di Charlotte, la rabbia contro i libri letti per una vita ma ormai inutili, e il desiderio di un corpo giovane appena intravisto ma che forse è già troppo tardi per toccare. Quanto basta per comporre un ritratto che non si può dimenticare, e che alla sua uscita sorprese tutti, suonando troppo vero per non essere scandaloso.

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 5

Riassunto bibliografico:

queer / letteratura americana / prime edizioni italiane

Un uomo solo / Christopher Isherwood

1. ed. – Milano : Guanda. – 131 p. ; 20 x 12 cm. – (Prosa Contemporanea – 7)
Villa, Dario (traduzione di)
alla copertina: Gas, di Edward Hopper (particolare), 1940
brossura con risvolti
©1981 Ugo Guanda Editore s.r.l., Milano
©1964 Christopher Isherwood
titolo originale: A Single man

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 6

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20 Risposte

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  1. […] View original post here:  Christopher Isherwood : Un uomo solo / Guanda 1981. Recensione … […]

  2. lukiz said, on 17 gennaio 2010 at 4:35 pm

    uff e puff.
    io lo cerco invano da un po’, e ora mi tocca comprarlo adelphi. la copertina algida però è bella almeno, dai.

  3. federico novaro said, on 17 gennaio 2010 at 5:23 pm

    sì, sì, bella, però ma venire i nervi 🙂

  4. federico novaro said, on 17 gennaio 2010 at 5:26 pm

    guanda lo dà come ancora in vendita…
    http://www.guanda.it/scheda.asp?editore=Guanda&idlibro=6375&titolo=Un+uomo+solo
    ma magari sono lenti ad aggiornare

  5. orlando said, on 17 gennaio 2010 at 6:40 pm

    A me la copertina Adelphi piace. E’ comunque una ristampa che ci voleva.
    A proposito, sai che è in arrivo anche una ristampa di “Rose e cenere” di James Purdy?
    😉

  6. Giulio said, on 17 gennaio 2010 at 7:27 pm

    la guerra dei prezzi continua: notavo che sul sito della Feltrinelli lo mette a 12,80!

  7. federico novaro said, on 17 gennaio 2010 at 9:02 pm

    sono d’accordo che ci volesse, io mi lamento solo dell’aumento assurdo di prezzo per il medesimo prodotto che due settimane prima si comprava a molto meno. ma poi, accidenti, due righe no? un’introduzione, qualcosa.
    Riguardo a Rose e cenere non lo sapevo: EVVIVA! Da chi?

  8. federico novaro said, on 17 gennaio 2010 at 9:02 pm

    bene. peccato che le librerie indipendenti non possano permettersi simili sconti 😦

  9. orlando said, on 18 gennaio 2010 at 1:50 pm

    wuz.it/catalogo/libri/scheda.aspx?i=1146743

  10. federico novaro said, on 18 gennaio 2010 at 2:21 pm

    grazie! spero di farne un pezzo, magari anche per L’Indice. Grazie per la segnalazione, continua così ^_^

  11. orlando said, on 18 gennaio 2010 at 2:24 pm

    😉

  12. leonardo said, on 19 gennaio 2010 at 10:52 pm

    pezzo bellissimo, ricchissimo.

    presto dirò qualcosa sulla traduzione di villa.

  13. federico novaro said, on 19 gennaio 2010 at 11:06 pm

    grazie! forse è una prima puntata -ma pile di libri mi minacciano da sul tavolo… Aspetto le cose sulla trad di Villa, io so solo apprezzarne l’italiano, che molto mi piace. (nel fratt ho visto il film: che brutto. peccato)

  14. […] (Qui la recensione al testo su FNl) […]

  15. […] Qui la recensione a Un uomo solo (Guanda 1981) […]

  16. […] qui la recensione di Un uomo solo, Guanda 1981 […]

  17. M. said, on 21 marzo 2010 at 12:48 pm

    Bhè, la ristampa è sicuramente più elegante dell’edizione Guanda in commercio fino a qualche tempo fa, però, visto il numero di pagg. e visto il fatto che non è inedito ma, appunto, una riedizione, credo che il prezzo sia un pochino esagerato. Vabbè.

    Ad ogni modo, io ho preso (per fortuna?) l’edizione Guanda lo scorso autunno, quando ho sentito parlare del film… ma ancora non ho avuto il coraggio di leggerlo.

    Ma lo farò, entro breve, perchè poi c’è il film che mi aspetta al cinemino della provincia 😀

    Saluti, e ottimo articolo, come al solito 🙂

  18. federico novaro said, on 21 marzo 2010 at 3:36 pm

    sono d’accordo, l’ultima versione Guanda aveva davvero una copertina brutta.
    Leggilo, leggilo, è un caposaldo.
    (e: meglio leggere prima il libro e vedere poi il film, secondo me)
    grazie dei complimenti.

  19. M. said, on 21 marzo 2010 at 6:33 pm

    “(e: meglio leggere prima il libro e vedere poi il film, secondo me)”

    Sempre. 😀

  20. […] ha recensito Un uomo solo, nell’edizione Guanda del […]


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