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Christopher Isherwood, Un uomo solo / breve nota in merito all’edizione Adelphi 2009

Posted in letteratura americana, note by federico novaro on 31 gennaio 2010

E’ in libreria,

Christopher Isherwood / Un uomo solo
Traduzione di Dario Villa

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Adelphi 2009, cop. (part.), 1

Milano : Adelphi. – 148 p. ; 22 x 14 cm. – (Fabula 217)
Stampa: Consorzio Artigiano ‘L.V.G.’, dicembre 2009
Brossura, con risvolto.

(Qui la recensione al testo su FNl)

1

isherwood, 4isherwood, 3

L’incipit, nella versione di Dario Villa (Milano, 1953-1996), da Guanda (Parma, 1981):
Svegliarsi è cominciare a dire sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta sdraiato per un momento a osservare il soffitto e dentro se stesso finché non abbia riconosciuto Io, e da questo dedotto Io sono, Io sono ora. […], (Guanda, 1981, p. 9)

L’incipit, nella versione di Dario Villa, ristampata ora da Adelphi:
“Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e a dedurne Io sono ora. […]“, (Adelphi, 2009, p. 9).

Poco oltre,
Guanda:
[…] Ogni ora è etichettato con la propria data, rende obsoleti tutti gli ora passati, finché – presto o tardi, forse – no, non forse, certamente: la Cosa accadrà. / La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, in qualche luogo là fuori, attende dritto davanti. […]“, (Guanda, ibid.).

Adelphi:
[…] Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro – succederà. / La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando. […]“, (Adelphi, ibid.).

Più in là:

Guanda:
[…] Ed ora. intorno a George, andandogli incontro, attraversandogli la strada, ecco da tutte le parti il materiale grezzo maschile e femminile che alimenta quotidianamente, grazie a quelle catene di montaggio che sono le autostrade, questa fabbrica che lo lavora, lo confezione e lo immette sul mercato. Negri, Messicani, Ebrei, Giapponesi, Cinesi, Latini, Slavi, Nordici; i capelli scuri predominano sui biondi. Corrono alla ricerca delle loro schede, ciondolano flirtando, circolano in dotte discussioni, borbottano fra sé e sé le lezioni; tutti carichi di libri, tutti agitati. […] “, (Guanda, ibid., p. 33)

Adelphi:
[…] Ed ecco, da ogni parte intorno a George, la materia prima che, attraverso la catena di montaggio delle autostrade, alimenta la fabbrica da cui verrà lavorata, confezionata e poi immessa sul mercato. Neri, messicani, ebrei, giapponesi, cinesi, latini, slavi, nordici; i capelli scuri predominano sui biondi. Corrono alla ricerca delle loro schede, ciondolano flirtando, discutono temi molto colti, borbottano fra sé e sé le lezioni; tutti carichi di libri, tutti agitati. […]” (Adelphi, ibid., p. 37)

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Verso la fine:
Guanda:
[…] E ora gli occhi di George si muovono lungo il banco; si fermano su una figura solitaria seduta in fondo vicino alla porta. Il giovane non guarda la TV; anzi è intento a scrivere qualcosa sul retro di una busta. Mentre scrive, ride tra sé grattandosi con l’indice la pinna del suo grande naso. E’ Kenny Potter. […]“, (Guanda, ibid., p. 105).

Adelphi:
[…] Ora gli occhi di George si muovono lungo il bancone, fermandosi su una figura solitaria seduta in fondo vicino alla porta. Il ragazzo non guarda la tv; sta scrivendo qualcosa sul retro di una busta. Mentre scrive, ride tra sé grattandosi con l’indice la narice del suo nasone. E’ Kenny Potter. […]“. (Adelphi, ibid., p. 119).

L’explicit (chi non ha ancora letto il libro sorvoli):
Guanda:
[…] Per qualche minuto, forse, la vita si attarda nei tessuti di certe regioni periferiche del corpo. Poi, una per una, le luci si spengono e c’è il buio totale. E se da qualche parte della non-entità che chiamavamo George era davvero assente al momento di questo colpo finale, se era là nelle acque porofonde, in alto mare, quando tornerà si ritroverà senza casa. perché non potrà più associarsi a ciò che qui giace, senza russare, sul letto. Ciò è ora parente della spazzatura nel bidone in cortile. Bisognerà sollecitamente portar via entrambi, e provvedervi. […]“, ( Guanda, ibid., p.131)

Adelphi:
[…] Per qualche minuto, forse, la vita si attarda nei tessuti di certe regioni periferiche. Poi, una a una, le luci si spengono e il buio è totale. E se da qualche parte della non-entità che chiamavamo George era davvero assente al momento del colpo finale, se era là nelle acque profonde, in alto mare, quando tornerà si ritroverà senza casa. Perché non potrà più associarsi a ciò che qui giace, senza più russare, sul letto. A ciò che è ora parente della spazzatura nel secchio, in cortile. Entrambi andranno rimossi, a entrambi bisognerà provvedere. […]“, (Adelphi, ibid., p. 148).

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981, p. 9 (part.)

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Adelphi 2009, frontespizio. (part.), 1

Il lavoro fatto è imponente, è come se il testo fosse stato dissodato per eliminarne ogni termine anche solo lontanamente desueto, per eliminare ogni passaggio di frase che potesse apparire ‘difficile’, ricco; il testo è stato interamente rifatto; sembra, più per esigenze di ricezione del testo che per fedeltà all’originale.

L’Adelphi non dà indicazione di responsabilità per la revisione. Né notizia dei criteri seguiti, che sembrano tesi a cancellare ogni prospettiva storica al tessuto lessicale e formale della versione.

È interessante notare che non si sia scelto di commissionare una nuova traduzione, ma che comunque, una volta deciso di utilizzare quella esistente, si sia ritenuto necessario un lavoro di riscrittura radicale.

2

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 1

Un uomo solo è uscito nel 1964, quasi cinquant’anni fa. È un libro importante, che in Italia è stato trascurato, non conosciuto come dovrebbe.

Isherwood ha un ruolo chiave nella storia della letteratura del Novecento, nei suoi rapporti fra Europa e Stati Uniti, nel rapporto con il genere autobiografico, nel rapporto con due diverse generazioni, ai capi opposti del secolo, Bloomsbury e la letteratura post-Aids, usando una definizione di Edmund White, che di Isherwood è erede diretto. Ma un po’ il caso, un po’ (molto) l’omofobia, un po’ l’ignoranza, hanno mantenuto in Italia i suoi testi in una posizione laterale.
Adelphi, con Un uomo solo annuncia di avere “in preparazione le opere principali”, (risvolto della q. di cop.), (nel 2007 aveva ristampato Viaggio in una guerra, già SE, 1993), ma non abbina al testo alcun apparato, non un’introduzione, non una bibliografia, non un inquadramento.


3

Al centro del risvolto di Un uomo solo nell’edizione Adelphi (la trascrizione completa qui, in coda al post), si legge: “[…] nel suo ultimo romanzo -questo- Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, […]”.

E’ difficile però non considerare romanzo almeno A Meeting by the River del 1967 (tradotto in Italia da Francesca Wagner per Guanda nel 1994 col titolo di Incontro al fiume) (grazie Stf per avermelo fatto notare) e probabilmente anche Christopher and His Kind, (Christopher e il suo mondo, 1976; SE 1989, traduzione di Giancarlo Pavanello), pur nella sua forma esplicita di autobiografia (ma scritta in terza persona), si può far rientrare nel genere romanzo.

4

Una versione levigata e spogliata dagli elementi di ricchezza lessicale e strutturale che la caratterizzano; l’assenza di notizie sul testo; un’abile accordatura del risvolto tesa a suggerire una forte aurea extratestuale; la data d’uscita coincidente con quella del film (il 13 gennaio); il richiamo al film sulla bandella pubblicitaria; questi sembrano essere i principali elementi che allestiscono la riproposta di Adelphi, tesa, secondo le linee espresse forse ironicamente qui, a costruire un oggetto iconico, un ‘solitario’, non toccato dalla storia, in una contemporaneità che sembra tendere ad un neoclassicismo atemporale.

5

Sarà un meccanismo redditizio? Quasi certamente sì (in vendita c’è ora la seconda edizione), il dubbio è che questa tecnica della ‘terra bruciata’ intorno ai testi possa inaridirne le potenzialità, soprattutto commerciali, in un raggio temporale più lungo della permanenza nelle sale di un film, dell’eco di un anniversario, dell’assegnazione di un premio. Certo quanto si sia venuto contraendo l’orizzonte di redditività di un libro, e di un testo, e quanto muti a seconda degli apparati extratestuali è uno dei nodi che caratterizza l’editoria contemporanea, soprattutto in rapporto alle dimensioni di ciascun marchio (e con la diffusione degli e-book? Cambierà di nuovo tutto).

E forse è anche da calcolare come muti la credibilità di una casa editrice, il saldo fra nuovo pubblico, conquistato da confezioni antiaccademiche, e vecchio pubblico, deluso da atteggiamenti che possono essere considerati scorretti; nel breve, e nel lungo periodo.

Christopher Isherwood, Il mio guru, Garzanti 1989, alla copertina: Christopher Isherwood in un disegno di Don Bachardy, (part.), 2

6


Leonardo [Luccone] il 19 gennaio lasciando un commento alla recensione di Un uomo solo prometteva: “presto dirò qualcosa sulla traduzione di Villa”, ora capisco perché forse; io spero qui di non avere detto sciocchezze, e aspetto una voce più autorevole.
Qui il suo blog.

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18 Risposte

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  1. luccone said, on 31 gennaio 2010 at 7:16 pm

    beh, caro federico in realtà il suo ragionamento è ineccepibile. ha detto (e mostrato) ciò che in sostanza volevo dire.
    mi ero ripromesso di verificare se potesse essere stato villa stesso a rivedere la traduzione, ma dubito.
    questo non è un caso isolato. è il marchio adelphi.

  2. federico novaro said, on 31 gennaio 2010 at 8:49 pm

    😦
    non mi da che brutte notizie, speravo d’essermi un po’ sbagliato.

  3. cartografo_queer said, on 4 febbraio 2010 at 11:49 am

    Non ho letto i passaggi incriminati citati nel post perchè non ho ancora letto il libro, comunque a mio parere una volta che si traduce da una lingua all’altra ormai il danno è fatto… Quello che mi dà fastidio sono solo gli errori grossolani nelle traduzioni, che
    sono purtroppo frequenti.
    PS Ho trovato in una bancarella dell’usato l’ultima edizione in condizioni perfette, l’ho
    pagata la metà ed è come nuova, alla faccia di kindle. 😛

  4. […] Qui alcune note a proposito de Un uomo solo (Adelphi 2009) Taggato con:bibliografia, books, christopher isherwood, editoria, garzanti, guanda, letteratura americana, letteratura gay, letteratura inglese, lgtb, libri, queer, SE […]

  5. federico novaro said, on 4 febbraio 2010 at 12:12 pm

    mah, i passaggi sono proprio una campionatura, non sono meglio o peggio di altri, tutta la traduzione è stata interamente rivista. Non saprei dire se in meglio o in peggio (anche se io preferisco l’italiano della prima versione), certo le scelte per le modifiche sono molto chiare. Spero che presto qualche anglofono ben attrezzato possa dircene qualcosa di più puntuale.
    Sei stato fortunato! Bancarelle e ebay e maremagnum ecc sono sempre più importanti.
    ciao a presto!
    f

  6. Aless said, on 8 febbraio 2010 at 4:14 pm

    Complimenti all’Adelphi, operazione in stile Canale 5.

  7. federico novaro said, on 8 febbraio 2010 at 4:32 pm

    🙂
    comunque io non mi tendo a dire sin che la nuova versione sia più brutta o meno fedele della prima, non lo so. Certo l’italiano della nuova è più brutto. E in ogni caso si doveva darne nota.

  8. […] qui una nota sull’edizione Adelphi del […]

  9. M. said, on 21 marzo 2010 at 12:54 pm

    Azz, vedo da quest’altro articolo, che la nuova edizione è una… “ripulitura” (negativa?) della precedente. O_O
    Già mi sembrava assurdo riproporlo in questo modo, quando era ancora in vendita quella Guanda… ma così… mmm. Bah.
    Che roba…

  10. federico novaro said, on 21 marzo 2010 at 3:38 pm

    sì, è stato fatto un lavoro radicale e molto accurato di riscrittura. Non saprei però se sia stato peggiorativo o meno, nel senso: l’italiano della nuova versione (apocrifa) è sicuramente più brutto di quella dell’81, ma se sia più o meno fedele all’originale purtroppo non sono in grado di dire. (ogni tanto si può anche pensar bene)

  11. M. said, on 21 marzo 2010 at 6:39 pm

    (ogni tanto, sì, c’hai ragione)

  12. federico novaro said, on 21 marzo 2010 at 11:18 pm

    giusto ogni tanto 😉

  13. M. said, on 27 marzo 2010 at 12:43 pm

    L’incipit originale è:

    “Waking up begins with saying am and now. That which has awoken then lies for a while staring up at the ceiling and down into itself until it has recognized I, and therefrom deduced I am, I am now. Here comes next, and is at least negatively reassuring; because here, this morning, is where it has expected to find itself: what’s called at home.”

    Adelphi:

    “Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a ricoscere Io,e a dedurne Io sono ora. Qui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poichè stamattina è qui che ci si aspettava di essere; come dire, a casa.”

    Guanda:

    “Svegliarsi è cominciare a dire sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta sdraiato per un momento a osservare il soffitto e dentro se stesso finché non abbia riconosciuto Io, e da questo dedotto Io sono, Io sono ora. Qui viene dopo ed è, almeno in negativo, rassicurante; poichè stamane è qui che si aspettava di trovarsi; come dire, a casa propria.”

    A mio parere, decisamente meglio la versione Guanda.

    1. “due parole” è superfluo, non c’è nell’originale. Si avvicina di più l’edizione Guanda, “cominciare a dire” (“inizia col dire”?);
    2. “staring at” sarebbe meglio tradotto col “fissare” dell’Adelphi, ma poi avrebbe cozzato col (più giusto) “dentro se stesso” (“down into”) della Guanda;
    3. “e da questo dedotto” è decisamente più vicino all’ “and therefrom deduced” dell’originale;
    4. “I am” / “Io sono” prima di “I am now” / “Io sono ora” è completamente assente nell’Adelphi;
    5. “si aspettava di trovarsi” si avvicina di più al senso dell’originale;
    6. il “propria” della Guanda è abbastanza inutile.

    Tutto ciò, secondo il mio modesto parere, s’intende.

    Non continuo, perchè non ho l’originale e l’Adelphi a portata di mano, e pure perchè vorrei finire il libro entro breve…… 😀

    Saluti!

  14. federico novaro said, on 27 marzo 2010 at 3:46 pm

    grazie!

  15. M. said, on 13 novembre 2010 at 12:46 am

    A febbraio Adelphi pubblicherà “La violetta del Prater”.

    http://www.lafeltrinelli.it/products/9788845925627/La_violetta_del_Prater/Christopher_Isherwood.html?prkw=isherwood%20prater&srch=0&Cerca.x=0&Cerca.y=0&cat1=1&prm=

    Chissà se subirà lo stesso “trattamento”…

  16. M. said, on 13 novembre 2010 at 12:51 am

    (unilibro dice “novembre 2010”, ma credo sia più probabile febbraio…)

  17. federico novaro said, on 13 novembre 2010 at 4:05 pm

    ah che bello!
    grazie della segnalazione

    accidenti! dovrò subito fare un aggiornamento della bibliografia (hai visto che “il blog si fa di carta”?). da questo punto di vista spero lo facciano uscire per febbraio 🙂

    anche se per natale mi parrebbe più adelphiamente ragionevole

  18. […] ha scritto una nota sull’edizione Adelphi del […]


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