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Helen Humpreys : Coventry / Playground 2010. Recensione di Camilla Valletti

Posted in camilla valletti, lesbian, letteratura canadese, recensioni, straight by federico novaro on 28 marzo 2010

Coventry
Helen Humphreys

Traduzione di Carlotta Scarlata
Graphic Designer: Federico Borghi

154 p. ; 13 €

Playground, Roma 2010

Helen Humphreys, Coventry, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi; frontespizio (part.)

Coverntry, di Helen Humphreys

Un nuovo, appassionante, romanzo di Helen Humphreys.
Sì, può davvero essere accolto con una certa retorica da strillone, questo nuovo lavoro della scrittrice canadese, con cui si è guadagnata molti premi e molto onore.

In linea con l’ambientazione del precedente, uscito in Italia con il titolo Il giardino perduto, (traduzione di Carlotta Scarlata, Playground 2008; The Lost Garden, 2002) qui Humphreys sceglie di contrarre in tempi al punto di far accadere tutto il possibile nell’arco di una sola notte.

Helen Humphreys, Coventry, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi; cop. (part.), 4

Il 14 novembre del 1940, quando gli attacchi della Luftwaffe tedesca sull’Inghilterra si fecero sempre più intensi, in seguito anche all’irrigidimento di Churchill, le città a forte vocazione industriale furono soggette a bombardamenti a tappeto.
Cinque sei anche nove sequenze di bombe a distanza ravvicinata per una notte su sei: a questo regime furono sottoposte molte città. Tra queste anche Coventry nel 14 di novembre del 1940.

Helen Humphreys, Coventry, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi; cop. (part.), 6

Due donne della medesima età, Maeve e Harriet che si erano di sfuggita incontrate in un glorioso giorno di primavera, quando il giovane marito di Harriet, Owen, partì volontario per il fronte nel 1919 per non tornare mai più, si trovano indistricabilmente legate da un affetto che le accomuna.

Harriet, vedova di guerra, è vissuta quasi vent’anni col ricordo vivo del giovane marito, rievocando senza sosta il suo corpo dinoccolato di ragazzo. Ha lavorato e ha cominciato a provare a scrivere brevi testi che abbiano la funzione di aiutarla a spiegare il reale. Maeve è una donna più emancipata, ha fatto un figlio da sola, è passata di lavoro in lavoro, e di relazione in relazione. Ha avuto un figlio, Jeremy, che è la sua ricchezza, la sua ipoteca per il futuro. Fa la pittrice, quando può, ma crede di avere scarso talento.

Helen Humphreys, Coventry, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi; cop. (part.), 6


La notte fatidica, Harriet è chiamata a svolgere il suo compito di sorveglianza sui tetti (alla Humphreys interessa la reazione disciplinata dei civili inglesi, il loro patriottismo, la loro volontà di tenere ordine nel caos). Insieme a lei, che indossa per non essere riconosciuta una divisa, un ragazzo. Jeremy, appunto, il figlio di ventidue anni di Maeve.

Tra i due nasce un’intimità forte, improvvisa. La donna rivede in Jeremy il marito morto, ne ritrova la schiena, le gambe lunghe, l’ardimento. Non si separeranno più. Dentro alla notte gelida, tra i rumori assordanti, i gemiti, la polvere, i primi cadaveri, i due cercano di ritornare alle proprie case, ai propri affetti. Harriet ritrova il suo appartamento distrutto, Jeremy le chiede di scortarlo al suo indirizzo per ritrovare la madre.

Helen Humphreys, Coventry, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi; cop. (part.), 3

In questa corsa, quando ormai buona parte dei palazzi Tudor è andata distrutta, alcune apparizioni (che ricordano certe pagine di Austerliz di Sebald) segnano la drammaticità della scena.
Un cavallo bianco abbandonato accanto a cui spira una giovane donna, un asino disperso, un uomo intento a farsi la barba sicuro che l’indomani sarà un giorno di lavoro come tutti gli altri.

Helen Humphreys, Coventry, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi; cop. (part.), 5

Quando finalmente raggiungono la casa di Jeremy, Maeve non c’è più. Jeremy accompagna Harriet nella sua camera, una camera di ragazzo con i giochi di un bambino, e fanno frettolosamente l’amore. Jeremy riesce appena a penetrare la donna, subito dopo si addormenta. Spinto dalla vergogna, o forse da un’acquisita maturità, Jeremy lascia Harriet per andare in aiuto di altri civili. Morirà nel tentativo di trarre in salvo una uomo intrappolato tra le macerie.

Sfollate da Coventry, le due donne si riconosceranno perché Harriet indossa il cappotto di Jeremy. La morte del figlio/amante è il nodo di questa vicenda. La ragione dolorosa di un’amicizia tra donne solitarie. Le due infatti si scambieranno cartoline e disegni. Il ricordo di Jeremy, la sua eterna giovinezza, non sarà mai scalfito dal passare del tempo. Per le due donne, la consapevolezza di aver sconfitto la solitudine grazie alla presenza dell’altra è una specie di silente vittoria contro la morte.
“Nel più solitario dei dolori, lei non è sola” pensa rinfrancata Maeve apprestandosi a leggere l’ultima cartolina di Harriet. La scrittura composta, piana, capace di riflessioni e assalti narrativi, accompagna il lettore lungo una storia che ha molti debiti con Virginia Woolf, soprattutto nel trattare l’estensione del tempo, pur mantenendo un passo contemporaneo. Un romanzo, ancora una volta, sulla epifania amorosa, sul suo rivelarsi per poi scomparire brutalmente.

Helen Humphreys, Coventry, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi; cop. (part.), 5

Riassunto bibliografico:
queer / letteratura canadese / prime edizioni italiane

Coventry / Helen Humphreys
1. ed. – Roma : Playground. – 154 p. ; 20 x 15 cm.
Scarlata, Carlotta (trad. di) ; Borghi, Federico (graphic designer)
Brossura, con risvolti
©2010 Playground
©2008 Helen Humphreys, Harper Collins, Canada
Tit. orig.: Coventry

Playground, materiale pubblicitario per Coventry, di Helen Humphreys, 2010 (part.)

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Helen Humphreys, Coventry, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi; cop. (part.), 8

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