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Francesco Orlando : La doppia seduzione / Einaudi 2010. Recensione di Mariolina Bertini (via aNobii)

Posted in film, L'Indice dei Libri, letteratura italiana, mariolina bertini, recensioni by federico novaro on 7 giugno 2010

Francesco Orlando
La doppia seduzione

55 p. ; 13 €

Einaudi – L’Arcipelago Einaudi 160, Torino 2010

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; frontespizio (part.)

(di solito FNl ospita solo testi inediti e scritti apposta per il blog, qui si fa un’eccezione. Mariolina Bertini, francesista massima, sguardo acutissimo, in occasione della presentazione de La doppia seduzione di Francesco Orlando (che, qui, sinora s’era solo segnalato) a Villa Malfitano a Palermo (il 26 maggio 2010, per l’Istituto Gramsci), ha scritto un testo che ha in seguito affisso su aNobii. Visto sulla sua pagina fb le ho subito chiesto se potevo riprodurlo qui, e, con mio grande orgoglio ha accettato. Grazie)

(Mariolina Bertini / Facebook), 1

Dal sito dell’Associazione Sigismondo Maltesta, qui, una nota bio-bibliografica:

“Mariolina Bertini insegna Letteratura francese all’Università di Parma. Ha curato edizioni delle principali opere proustiane (per Einaudi, Contre Sainte-Beuve, 1975 e 1991; Jean Santeuil 1976, Scritti mondani e letterari, 1984, oltre alla revisione generale della Ricerca, 1978; per Bollati Boringhieri, I piaceri e i giorni, 1988; per Suhrkamp Jean Santeuil, 1992, e in collaborazione con Luzius Keller, Contre Sainte-Beuve, 1997). A Proust ha dedicato due monografie introduttive, Guida a Proust, Mondadori, 1981 e Introduzione a Proust, Laterza, 1991, e una raccolta di saggi, Proust e la teoria del romanzo, Bollati Boringhieri 1996. Ha curato un’edizione di prefazioni e altri scritti teorici di Balzac (H. de Balzac, Poetica del romanzo, Sansoni, 2000) e cura per i Meridiani Mondadori un’ampia scelta della Commedia umana il cui primo volume è uscito nel 1994 e il secondo nel 2005. Ha curato, insieme a Patrizia Oppici, il volume collettivo Autour de Wann-Chlore. Le dernier roman de jeunesse de Balzac, 234 pp., Peter Lang, Bern, 2008, n.5 della collana Franco-Italica diretta da Luca Badini Confalonieri e Daniela Dalla Valle. E’ vicedirettore della rivista “L’Indice”. “

Qui, una selezione dai titoli einaudiani.


Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.)13

Francesco Orlando e il “realismo del desiderio”

1. Doppia seduzione e doppia modernità.

Scritto, nelle sue prime versioni, tra il ’56 e il ’58, proprio nel momento cruciale in cui il romanzo del novecento taglia i ponti con il modello ottocentesco della narrazione “realista”, con le sue ambizioni di spiegare il mondo riproducendolo in ogni aspetto e dettaglio, La doppia seduzione esercita, anche sul lettore , secondo il dettato del titolo, una duplice e contraddittoria fascinazione.

A un primo livello, è la fascinazione di una scrittura nuda, spoglia e asciutta che realizza il rifiuto totale di ogni enfasi, di ogni abbellimento retorico; una scrittura ascetica che prende le distanze dall’enfiato Ottocento carducciano e dannunziano ma in una direzione spettacolarmente diversa da quella del coevo neorealismo italiano.

Una direzione che lettori e recensori hanno avvertito come “stendhaliana”: la rapidità e l’essenzialità di Stendhal -troppo moderne, come lui ben sapeva, per i lettori del 1840- sono carte vincenti per il narratore di metà novecento, e si distinguono felicemente da un altro tipo di rapidità e di essenzialità, a quell’altezza cronologica ormai inflazionato e decaduto a maniera troppo facilmente imitabile: quello dei più corrivi e fortunati narratori americani, in primo luogo Hemingway e Dos Passos.

Eppure –ci spostiamo qui sul secondo livello- questa scrittura trasparente e incisiva, segnata dall’orrore dell’approssimazione e dal culto di una precisione matematica, ci trasmette una vicenda che più ambigua , sfumata e complessa non potrebbe essere. Il rigore stendhaliano è qui al servizio di un enigmatico e crudelissimo “teatro d’ombre” che mette in gioco tutti i fantasmi del profondo e la loro invisibile potenza distruttiva. Nitida e sorvegliata all’estremo, la scrittura de La doppia seduzione affronta un mondo di forze smisurate, oscure e indomabili.
E’ come se il romanziere obbedisse, a suo modo, a una frase suggestiva del giovane Proust (che è accanto a Stendhal tra i suoi numi tutelari): “se il poeta percorre la notte, deve farlo come l’Angelo delle tenebre: portandovi la luce.”

La notte in cui vive (e muore) Ferdinando, il protagonista de La doppia seduzione, non è, nel momento in cui Orlando scrive il suo romanzo, un territorio inesplorato: vi si sono avventurati, tra gli altri, Flaubert, Dostoevskij e Proust.E’ stato René Girard a fornirne la più convincente definizione, nel 1961: è la notte del “desiderio mediato”.

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.) 14

Tipico del mondo moderno, privo ormai di modelli e riferimenti ultraterreni, il desiderio mediato è per Girard un fenomeno contagioso e violento.
Nel personaggio di Don Chisciotte si presenta in una forma ancora innocua: l’eroe di Cervantes, incapace di desiderare spontaneamente, adotta come propri i desideri dei cavalieri erranti che popolano i romanzi, e in base a tali “desideri mediati” si perde in un mondo di fantasmi e di illusioni. In seguito, in Madame Bovary, nel dostoevskiano uomo del sottosuolo, così come negli snob di Proust, il desiderio mediato compie ben più gravi devastazioni. Spinge un soggetto solitario e fragile a scegliersi un Modello cui attribuire tutto quel che a lui manca, in particolare la debordante pienezza dell’energia vitale; per questo modello (che è un ideale e un ostacolo al tempo stesso) proverà sentimenti alterni e ambivalenti, che oscilleranno –apparentemente senza spiegazione- dall’odio più forsennato alla più servile idolatria.

Nel 1961 Girard identificava, da Cervantes a Proust, una linea del romanzo moderno fondata non sulla “menzogna romantica” (cioè sul mito di un’idealizzata spontaneità) ma sulla “verità romanzesca”, cioè sullo svelamento dell’onnipresenza del desiderio mediato.

E’ a questa linea che appartiene La doppia seduzione, ed è questa appartenenza a sancire –accanto al nitore e all’essenzialità della scrittura– la sua seconda modernità.
La “verità romanzesca” dei desideri incrociati che condannano il goffo e solitario Ferdinando a idolatrare Mario, socievole e sportivo, e il superficiale Mario ad invidiare il prestigio intellettuale di Ferdinando, sostituisce quella verità delle apparenze, degli scenari minuziosamente evocati, dei compiaciuti ritratti che caratterizzava il romanzo realista.

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.) 17

Siamo di fronte a quello che Girard stesso ha definito “realismo del desiderio”; ma la definizione va qui intesa in un’accezione più estesa della sua Le analisi di Girard, infatti, tendono sempre a minimizzare o a censurare tutto ciò che attiene alla sfera della fisicità, all’urgenza elementare delle pulsioni. Nessuna censura, invece, nella Doppia seduzione: è un romanzo del desiderio a parte intera.

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.) 11

Nei labirinti del desiderio, i suoi personaggi si smarriscono , come la Phèdre di Racine sognava di smarrirsi con l’oggetto della sua passione, il giovane Hippolyte.
Con loro non si smarrisce però il romanziere, che dispone per il lettore un calcolatissimo itinerario tra segni, indizi e presagi, il cui esito tragico non ha nulla di casuale.
Ogni passo di Ferdinando e di Mario, proprio come in un labirinto, li pone in una situazione irrevocabile dalla quale non è possibile ritornare allo stadio precedente; ed è questa irrevocabilità di ogni gesto umano la vera, terribile, universale sostanza del racconto, ben al di là dell’orientamento sessuale di Ferdinando, della sua melanconica solitudine in una provincia remota, dell’atmosfera di ottuso conformismo che lo spingerà al suicidio.

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.) 9

2. Svolte

Abbiamo parlato di segni, indizi e presagi. La doppia seduzione è un romanzo dell’implicito e del non detto. Quel che i personaggi dicono, certo, conta più delle scarne informazioni che su di loro ci fornisce il non sempre affidabile narratore; ma molto più ancora di quel che dicono, conta quel che fanno, e soprattutto i messaggi che si trasmettono, attraverso una fitta trama di avances e denegazioni, di fughe e inseguimenti, di gesti equivoci e di atteggiamenti provocatori.

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.) 10

Anche qui, sullo sfondo, si indovina la lezione di Proust, per il quale “la verità non ha bisogno di venir pronunciata per essere detta”, dato che “è forse possibile coglierla con più sicurezza, senza aspettar le parole, e anzi senza tenerne alcun conto, in mille segni esteriori “ (RTP, II, 365).

Due correnti sotterranee di desiderio attraversano il testo sin dal primo capitolo, ma il lettore ne coglierà i segni soltanto retrospettivamente, quando il nodo dell’intreccio metterà Ferdinando e Mario, sempre più isolati, l’uno di fronte all’altro. La prima corrente va dall’introverso Ferdinando a Mario, bello e sfacciato, e dobbiamo intuirla rovesciando radicalmente un’affermazione del narratore:

“[…] Tenuto conto del suo bell’aspetto generalmente indiscusso Mario avrebbe dovuto poi piacere molto a Ferdinando. Ma se anche ci fosse stato qualcuno in grado di fare una simile deduzione, e non c’era, avrebbe sbagliato. Mario non piaceva affatto a Ferdinando. […]“, (p. 4).

Mario, che dovrebbe “piacer molto” a un Ferdinando ancora liceale, non gli piace affatto, afferma la voce narrante. Nella sua “santa ignoranza” Ferdinando non sa ancora dare un nome alle pulsioni che si celano nei suoi trasporti per qualche compagno di scuola. Le conseguenze di questo suo disarmante “candore” sono paradossali:

“[…] Nessuno scrupolo morale dunque gli impediva di proclamare Mario il suo amico più intimo. Avrebbe potuto esortarlo ed assisterlo amorosamente negli studi, e quando avessero detto che non era il più simpatico della classe prenderla come un’offesa. […]”, (p.4).

Le intenzioni di Ferdinando non sono per nulla in armonia con quanto il narratore, riprendendo evidentemente una convinzione illusoria di Ferdinando stesso, ci aveva poco prima annunciato. D’altronde la pagina seguente ci fa intravedere Ferdinando, molto turbato davanti alle attività erotiche di Mario con diverse fanciulle, al mare, “nella penombra degli interstizi tra le cabine”:

“[…] Cercò nel suo frasario delle parole per sistemare la vertiginosa impressione che gli faceva il nuovo compagno. Gli si presentò da sola questa qualifica: ‘Mario è un individuo immorale’. […]”, (p. 6).

Alla corrente di desiderio che da Ferdinando va verso Mario, Mario non risponde certo con indifferenza. Indispettito perché Ferdinando sembra evitarlo, Mario è tanto più attratto da lui quanto l’altro gli sfugge (meccanismo ben noto agli analisti del desiderio mediato). Il primo capitolo si chiude dunque con un’improvvisa apparizione di Mario –ancora liceale perché bocciato– nella cameretta di Ferdinando, ormai studente universitario. Mario chiede a Ferdinando lezioni di letteratura italiana; la risposta di Ferdinando sarà gravida di conseguenze:

“[…] E Ferdinando colto di sorpresa accettò lusingato. Tutti i giorni alle tre, durante due mesi, misurò il pavimento della sua camera declamando acuti rilievi e capillari discriminazioni. Mario lo invidiava allungandosi a torso nudo sul disordine estivo della ottomana-letto. […]”, (p. 21).

Siamo soltanto alla chiusa del primo capitolo; devono ancora dipanarsi davanti a noi il tentativo di ascesa sociale e di affermazione personale di Mario, che corteggerà l’aristocratica Dolly, e l’amore non solo incorrisposto, ma insospettato, di Ferdinando per il bel Giuliano, tanto desiderabile quanto intellettualmente sprovveduto.

Eppure, nella chiusa del primo capitolo, sono davanti a noi i dati della tragedia finale: l’invidia di Mario per l’intellettuale Ferdinando (un’invidia che si farà più rancorosa e feroce quando Mario si sentirà respinto e umiliato dall’ambiente aristocratico ed intellettuale in cui vive Dolly), l’ineludibile presenza della fisicità infinitamente desiderabile di Mario “a torso nudo”.
La conclusione del primo capitolo racchiude, come un emblema, il romanzo intero, e il suo scioglimento ancora lontano, facendocelo balenare come nell’ouverture di un’opera si affacciano i motivi che l’attraverseranno.

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.) 15

Un altro esempio di svolta del racconto carica di impliciti significati si colloca nel quinto capitolo. E’ un capitolo che ha una sua cruciale centralità: Mario, ormai al corrente delle inclinazioni di Ferdinando, sembra offrirgli “il tepore di una sconosciuta fraternità umana”, gli si propone come confidente e consolatore.
In questo contesto si inserisce un episodio apparentemente minimo e irrilevante. L’ipersensibile Ferdinando non si è ancora consolato della fine della sua amicizia con il bel motociclista Giuliano, che quando passava a prenderlo, si annunciava sotto le sue finestre con un fischio. Una sera di maggio, un fischio limpidissimo risuona sotto le sue finestre. Ma allo sconvolto Ferdinando non si presenta l’amato perduto, bensì Mario, che gli ha consapevolmente inflitto una cocente delusione, e cerca poi di compensarlo con una conversazione particolarmente brillante e carica di complicità.

Gesto enigmatico e sbarazzino, il fischio di Mario è ben intonato al suo carattere beffardo, al suo personaggio istrionesco e superficiale. Ma senza che il narratore ce lo segnali in alcun modo, è un gesto che ha anche un significato profondo: Mario si sostituisce a Giuliano, si offre a Ferdinando come sostituto di Giuliano, e il suo scherzo non potrebbe avere un senso più forte né una portata più micidiale.
E’ da questo punto di svolta che la tragedia di Ferdinando diventa senza via d’uscita.

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.) 18

Nel capitolo successivo Mario divenuto consapevole, almeno a livello subliminale, del proprio denegato desiderio di “mettersi al posto di Giuliano”, reagirà moltiplicando nei confronti di Ferdinando i comportamenti sadici e persecutori.
Nella spirale del desiderio mediato, né per Ferdinando né per Mario esisterà una possibile via d’uscita: l’invidia di Mario per i doni intellettuali di Ferdinando lo inchioderà ad un odio-amore profondamente distruttivo, mentre il desiderio di Ferdinando per l’amico conoscerà l’intensità atroce del desiderio proustiano per gli “êtres de fuite”.
Lo scioglimento tragico vedrà il suicidio di Ferdinando e una sorta di “suicidio intellettuale” di Mario, regredito, per sfuggire ad ogni consapevolezza di sé, a una sorta di eterno limbo adolescenziale.

3. Prigioni

La doppia seduzione è un romanzo fortemente claustrofobico, in cui tutti i personaggi sembrano condividere un’esistenza relegata, murata, stretta tra limiti angusti.
Dà un’impressione di soffocante provincialismo il salotto della madre di Dolly, Stefanina, nel suo mimetismo patetico di mode intellettuali e politiche maturate altrove; Mario, bancario insofferente, vive la quotidiana prigionia nel luogo di lavoro come una tortura; Ferdinando, chiuso nel cerchio della propria solitudine, sconta la sua superiorità intellettuale ancor più della sua diversità sessuale, perché la superiorità intellettuale non può essere in nessun modo dissimulata e lo addita come vittima predestinata all’invidia di Mario ma anche a quella più generale della società che lo circonda.
D’altronde, come la seduzione del titolo, anche la prigionia di Ferdinando è una “doppia prigionia “, e lo segna irrevocabilmente.

Ferdinando non è soltanto prigioniero della solitudine; è prigioniero di tutte le anacronistiche seduzioni del dramma romantico e del melodramma. Non solo a dodici anni “leggeva freneticamente i libretti d’opera prescindendo dalla musica”, non solo il teatro di Victor Hugo è tra le maggiori rivelazioni della sua adolescenza, ma per due volte lo vediamo impegnato in tentativi, d’altronde fallimentari, di creazione teatrale: al ginnasio concepisce un “dramma in costume” la cui parentela con l’Amleto balza agli occhi, più tardi, ormai studente universitario, mette mano a un improbabile Don Giovanni scrupoloso che esprime in forma indiretta e deviata le difficoltà della sua vita amorosa.
Quanto gli stereotipi drammatici e melodrammatici dominino l’immaginazione di Ferdinando ci viene gradualmente svelato con il maturare del suo destino.

Ormai ferito a morte dal sadismo di Mario, e dal proprio incontrollabile amore per lui, Ferdinando ha l’occasione di vedere al cinema un grandioso e recentissimo melodramma cinematografico: Senso, di Visconti. La sua identificazione con la contessa tradita dall’amante , e da lui trascinata nell’infamia della delazione, è totale.

Nel mondo del melodramma i sentimenti sono assoluti e il loro esito fatale irrinunciabile: Ferdinando vi si riconosce sino in fondo, come Emma Bovary si riconosceva nelle passionali eroine dei suoi romanzi prediletti. Alle soglie della morte, Ferdinando ravvisa un’analogia tra il rapporto tra don José e Carmen e gli ultimi sviluppi del suo rapporto con Mario:

“[…] Prima che lui colpisse imperdonabilmente Mario, Mario lo aveva disprezzato una volta avutolo ai piedi. Tale e quale come nella Carmen, prima che il brigadiere colpisca la zingara fa la zingara col brigadiere. O come in Senso fa il tenente con la contessa. […]”, (p. 151)

Attraverso il melodramma (il grido finale di don José accompagnerà la sua morte) , Ferdinando rilegge la propria storia e per un attimo si illude di poterla scrivere, di poterla trasformare in opera d’arte, come il narratore della Ricerca che nella rilettura “a rovescio” della propria esistenza trova la salvezza. Ma l’opera che Ferdinando vorrebbe realizzare gli sfugge e ci sfugge , si profila condannata all’ impossibilità:

“[…] Avrebbe dovuto, per raccontare, capire le responsabilità volontarie o involontarie. Avrebbe voluto rifare con la scrittura la danzante crudeltà della musica di quell’opera. Ma a che scopo, se poi non poteva pensare di far leggere niente a nessuno.
Del resto, su fogli troppo macchiati di lacrime, non si formava ogni volta che un miscuglio disorganico degli stili di diversi autori. Il problema era un altro ed era ormai insolubile, ingannare il tempo.
[…]”, (p. 151).

Doppiamente prigioniero, delle seduzioni del desiderio mediato e di quelle del melodramma, Ferdinando non può che andare incontro a un suicidio che è la sua melodrammatica risposta alle ingiustizie della vita. Il romanziere che riuscirà a raccontare la sua storia – e a dar voce anche ad ogni sfumatura dei suoi sentimenti e delle sue ragioni – dovrà essere fuori e al di là di quelle seduzioni, di quegli scenari. Saprà così decifrarli e ricomporli , nella prospettiva di quel “realismo del desiderio” in cui giustamente René Girard ha additato una delle vie maestre del romanzo moderno.

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.) 5

Riassunto bibliografico:
La doppia seduzione / Francesco Orlando
1. ed. – Torino : Einaudi. – 155 p. – 18 x 12 cm. – (L’Arcipelago Einaudi – 160)
Brossura, con risvolti
©2010 Einaudi, Torino

Francesco Orlando è saggista e critico letterario, il suo capolavoro è il meraviglioso
Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura, einaudi 1993

francesco orlando, gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura, einaudi, 1993, copertina, 2

francesco orlando, gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura, einaudi, 1993, frontespizio, 2

Francesco Orlando, La doppia seduzione, Einaudi 2010; alla cop.: ill. col.: Spiaggia, di Moses Levy, 1921, coll. priv., © Moses Levy, by SIAE 2009, (part.) 1

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5 Risposte

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  1. […] breve saggio di Mariolina Bertini, su La doppia seduzione di Francesco […]

  2. raffaella said, on 8 aprile 2011 at 6:37 pm

    Caro Federico, bellissima e interessantissima recensione…mi suscita un pensiero immediato: solo la letteratura puo’ spiegare l’animo umano, le sue pulsioni, la sua tragica quotidianita’, per questo la letteratura e’ passione infinita

  3. federico novaro said, on 9 aprile 2011 at 10:10 pm

    grazie grazie, giro subito a mariolina bertini

  4. Cristiana said, on 11 maggio 2011 at 9:16 pm

    Federico, grazie per questo testo! Per me è ancora più emozionante perché ritrovo la mia docente di tesi in tutta la sua infinita bravura. Ne riconosco lo sguardo attento, la riflessione e l’intelligenza sottile.
    Grazie di cuore,
    Cristiana

  5. federico novaro said, on 12 maggio 2011 at 12:28 am

    gentile cristiana,
    mariolina bertini è fantastica, e la cosa bellissima è che presto la potremo leggere su FNlibri con maggior frequenza (a presto notizie)!


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