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Evviva la neve / Delia Vaccarello. Mondadori – Strade blu 2010. (segnalazione)

Posted in grafica editoriale, letteratura italiana, segnalazioni, transgender by federico novaro on 20 ottobre 2010

É in libreria

Delia Vaccarello
Evviva la neve

Art Director Giacomo Callo
Progetto grafico Susanna Tosatti

180 p. ; 17,50 €

“Vite di trans e transgender”, l’esplicativo sopratitolo in copertina.

Delia Vaccarello, Evviva la neve, Mondadori Strade Blu 2010, Art Director Giacomo Callo, Progetto Grafico Susanna Tosatti, alla cop. © Loren Lodgers / Shutterstock: cop. (part.), 1

Peccato la copertina. Su fondo nero la spata bianca di una calla si apre a rivelare lo spadice giallo. Il gioco pesantemente allusivo fra maschile e femminile, fra fallico e femmineo, lo sfondo nero, l’uso di un fiore che l’Art Nouveau sparse in trionfo sulle tombe e insieme simbolo di purezza infantile, risulta volgare e inutilmente assertivo proprio nel tentativo d’essere elegante.

Delia Vaccarello, Evviva la neve, Mondadori Strade Blu 2010, Art Director Giacomo Callo, Progetto Grafico Susanna Tosatti, incipit, [p. 3] (part.), 1

Evviva la neve è anche un blog, che segue le presentazioni del libro, archivia le recensioni, riposta interviste. Dalla grafica un po’ artigianale è molto interessante e ricco, e prosegue in maniera attiva i propositi -più narrativi- del testo: dare voce a persone che la comunicazione mediatica stringe spesso in stereotipi violenti.

Qui, il blog, dove trovate tutte le informazioni

Delia Vaccarello è autrice anche di:
Gli svergognati, vite di gay, lesbiche, trans… storie di tutti (La tartaruga, 2002)
L’amore secondo noi. Ragazze e ragazzi in cerca dell’identità (Mondadori, 2005)
Quando si ama si deve partire (Mondadori, 2008)

Ha curato la serie Principesse azzurre, per Mondadori (2003, 2004, 2005, 2006, 2007)

Da YouTube: “Delia Vaccarello, giornalista e scrittrice, parla di omosentimentalità su Rai 1, Uno Mattina, del 27 marzo 2010”

(il “preferirei parlare di omoaffettivi del conduttore vale il video)

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5 Risposte

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  1. mario said, on 20 ottobre 2010 at 2:15 pm

    Ad un certo momento lo sguardo smarrito del conduttore verso Delia racconta più di tante parole…e la dice lunga però anche su certe velleità comunicative, come quelle di Delia, secondo me. che non tengono conto del contesto

  2. silvia mercante said, on 20 ottobre 2010 at 4:58 pm

    già immagino cosa lei voglia dire: che quella rara volta che una persona “vera” come delia, lesbica, controcorrente, rivoluzionaria (e purtroppo con la pelle bianca) finalmente viene invitata nel salottino patinato, no, non deve raccontare di sè e di chi rappresenta, ma deve fustigarsi, genuflettersi o meglio sorridere e annuire, attenta a non stupire irritare e a non DISTURBARE…anzi delia vaccarello e don maggi avreber fatto meglio a non andarci nemmeno in quella trasmisssione….
    signor mario ma che senso avrebbe avuto compotarsi come lei suggersce?

  3. elvira seminara said, on 6 febbraio 2011 at 7:11 pm

    brava Delia ! Efficacissima e sobria, e poi quel sorriso perfetto, fermo e saggio !

  4. anna macchi said, on 24 maggio 2011 at 6:39 am

    a me la copertina piace
    non necessariamente il fiore di mappelthorpe viene usato per uno scopo volgare…
    in tal caso è invece vitale e simbolo di rinascita legata prorpio all’idenità sessuale …ma questo si può afferrare solo se si legge il libro veramente

  5. federico novaro said, on 24 maggio 2011 at 11:46 am

    Gentile Anna,
    il post si limitava a segalare la presenza in libreria del libro e a dare alcuni link di contorno. detto questo i libri comunicano in primo luogo (tempo) con la copertina, e di quella mi dolevo, inserendolo in una linea iconografica a mio vedere stantia. (ma non per questo non attuale – come si può vedere qui
    https://federiconovaro.wordpress.com/2011/05/16/laurana-edizioni-saluti-dal-salone-del-libro-di-torino-2011/ )
    la calla è sempre nel novecento stata usata accostata all’immagine degli omosessuali, maschi. alludendo ad una compresenza di maschile e femminile che era la chiave interpretativa che dell’omosessualità si dava allora, e che si spera sorpassata.
    La volgarità non sta per me nell’allusione al sesso o a non so cosa, ma alla superficialità di usare un’iconografia senza saperla davvero maneggiare, senza aver provato a interrogarsi sulle sue valenze storiche e culturali. o, ancora peggio, sposandole.
    I tempi sono per fortuna cambiati -e il libro di Vaccarello ne è, anche, una testimonianza. Bisognerebbe aggiornare anche le immagini con le quali si comunica.
    Infine: i credits sul risvolto di copertina non attribuiscono la foto a Mapplethorpe, ma: “© loren roddgers / Shutterstock”.
    Un saluto, e grazie
    f


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