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Edmund White : Ragazzo di città / Playground 2010. Recensione (da L’Indice dei Libri)

Posted in Federico Novaro, L'Indice dei Libri, letteratura americana, recensioni by federico novaro on 15 novembre 2010

Edmund White
Ragazzo di città

versione italiana di Alessandro Bocchi
graphic designer: Federico Borghi

301 p. ; 18 €
Playground, Roma 2010

Edmund White, Ragazzo di città, Playground 2010, Graphic Designer: Federico Borghi , alla cop.: [ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati] frontespizio (part.), 1

Edmund White torna a forme esplicitamente autobiografiche con questo Ragazzo di città; è il suo quarto libro pubblicato da Playground, che ha assunto l’ormai raro compito di esserne fedele editore italiano (dopo My Lives, nel 2007, cfr. “L’Indice”, 2007, n. 10; Hotel de Dream, nel 2008, cfr. “L’Indice”, 2008, n. 12;Caos, nel 2009; due testi di non-fiction, La doppia vita di Rimbaud, cfr. “L’Indice”, 2010, n. 2; e Ritratto di Marcel Proust, sono usciti da minimum fax nel 2009 e Lindau nel 2010, tutti tradotti da Giorgio Testa, eccetto la piccola biografia di Marcel Proust, tradotta da Diana Mengo [in coda al testo i link]).

Edmund White, Ragazzo di città, Playground 2010, Graphic Designer: Federico Borghi , alla cop.: [ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati] cop., 5 (part.), 1

Peccato non avere mantenuto nell’edizione italiana il sottotitolo che compare in quella originale: My Life in New York. During the 1960s and ’70 (Bloomsbury 2009), che, oltre a legare il testo al precedente My Lives –e insieme, col passaggio al singolare, distaccarsene-, circoscrive e indirizza ambito e intenzione. La delimitazione temporale sembra provocare nel ritmo, sovente lungo, della narrazione di White una accelerazione, sin un affastellamento.

Edmund White, Ragazzo di città, Playground 2010, Graphic Designer: Federico Borghi , alla cop.: [ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati] cop., 6 (part.), 1

Diviso in diciotto capitoli (peccato, manca l’indice, e manca tantissimo, ma avrebbe allontanato dall’intenzione che è, anche, romanzesca, un indice dei nomi) che s’accentrano con apparente indolenza su un momento, o più spesso su una persona, e che costruiscono una sorta di sdrucciolevole sistema di pianeti, di stelle, galassie dove White ha agio di descriversi sempre come laterale, come incidentale, Ragazzo di città è un testo divertito, e divertente.

Edmund White, Ragazzo di città, Playground 2010, Graphic Designer: Federico Borghi , alla cop.: [ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati] frontespizio (part.), 7

Anche forse gioca il fatto, fondatore in White, di ripresentare materiali che già sono comparsi altrove, le stesse persone, gli stessi fatti, magari con altri nomi, con altri aspetti, verso i quali, a chi avesse letto altri libri di White (e questo infatti non è il migliore per cominciare), si crea una ironica solidarietà, una sorta di bonus di simpatia, che ben dispone verso quello che è in realtà un complesso tour de force, non solo lungo due decenni pirotecnici come pochi altri (compressi fra i ’50 e i ’90 sembrano contenere lo spazio di vite intere) ma lungo il potere definitorio della forma autobiografica.

Edmund White, Ragazzo di città, Playground 2010, Graphic Designer: Federico Borghi , alla cop.: [ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati] cop., 2 (part.), 1

Il passaggio dalla prima persona singolare, alla prima plurale, è orchestrato con rara maestria, si fa generazionale, quando descrive la messe di artisti che popolarono il panorama intellettuale di allora (e pagine divertenti, commosse, acute, pure perfide, sono dedicate a Susan Sontag –che chiude il libro, a suggello, insieme all’avvento dell’AIDS- Robert Mapplethorpe, Robert Wilson, ma anche Truman Capote, Vadimir Nabokov, Roland Barthes e, sembra, infiniti altri e altre), di gruppo, quando il ragazzo di provincia arrivato in città diventa parte di una comunità, nel mentre stesso della nascita di quella comunità (“noi gay”, la partecipazione ai fatti dello Stonewall), nazionale, nel pendolarismo lento fra Europa e Stati Uniti.

Edmund White, Ragazzo di città, Playground 2010, Graphic Designer: Federico Borghi , alla cop.: [ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati] cop., 3 (part.), 1

Dalla sua piana lateralità White pone costantemente a sé e a chi legge, senza mai dedicarvi una riga, il problema della distanza fra chi racconta e chi ascolta, e della loro, mutua, definizione.

Edmund White, Ragazzo di città, Playground 2010, Graphic Designer: Federico Borghi , alla cop.: [ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati] frontespizio, 3 (part.), 1

Riassunto bibliografico:
queer / letteratura americana / prime edizioni italiane
Ragazzo di città
1. ed. – Roma : Playground. – 301 p. ; 20 x 15,5 cm.
Bocchi, Alessandro (trad. di) ; Borghi, Federico (graphic designer)
[alla cop.: ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati]
Brossura, con risvolti
18 €
©2010 Playground
©2009 Edmund White
Tit. orig.: My Life in New York. During the 1960s and ’70

Edmund White, Ragazzo di città, Playground 2010, Graphic Designer: Federico Borghi , alla cop.: [ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati] pagina del colophon (part.), 2

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 11 – XXVII, Novembre 2010.

*lindice

Qui, il sito de L’Indice.

I testi di Edmund White recensiti su FNl:
My Lives, qui
Hotel de Dream, qui
Caos, qui
La doppia vita di Rimbaud, qui

Il sito di Playground, con la rassegna stampa relativa a Ragazzo di città, qui

Edmund White, Ragazzo di città, Playground 2010, Graphic Designer: Federico Borghi , alla cop.: [ritr. fotog. b/n di E. W., © e anno non indicati] risvolto della q. di cop., 1 (part.), 1

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2 Risposte

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  1. tomaso mannarino said, on 15 novembre 2010 at 9:00 pm

    Ma veramente vi è piaciuto? Sono esterrefatto!
    A parte il continuo riferimento alla vita gay, il libro non fa che parlare di autori (letterari ed artistici), che io, nella mia ignoranza, non ho quasi mai sentito nominare. Naturalmente, quasi tutti gay.
    Sono sincero: non sono riuscito ad arrivare a metà del libro.
    Aveva ragione la signora Crociani, che, quando dissi che volevo comprare questo libro, mi disse che non era sicura che mi sarebbe piaciuto.


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