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Alan Bennet : Una vita come le altre / Adelphi 2010. Recensione di Camilla Valletti

Posted in camilla valletti, recensioni by federico novaro on 26 gennaio 2011

Una vita come le altre
di Alan Bennet

traduzione di Mariagrazia Gini
[responsabilità grafica non indicata]

172 p.: ill. b/n ; 17 €
Adelphi -Fabula 228, Milano 2010

Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", frontespizio. (part.), 1

Una recensione inedita di Camilla Valletti

Uscito qualche anno fa da Faber and Faber (in Untold Stories, 2006), il memoir di Alan Bennet è fatto di una materia che non gioca soltanto coi ricordi ma che piuttosto fa leva sui propri sentimenti come guida al passato.

Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", cop. (part.), 2

La storia dei suoi genitori, una coppia di estrazione medio bassa (il babbo fa il macellaio, mestiere ereditato dal padre, la madre casalinga) è narrata attraverso alcuni momenti topici densi di senso all’interno di un andamento altrimenti del tutto deprivato di fatti, di relazioni, di curiosità particolari.

Solo il suicidio del nonno – il padre della madre di Bennet – su cui le figlie sono sempre state reticenti, non certo per vergogna ma per salvaguardarne la dignità, è il nucleo intorno a cui si snodano le varie infelicità delle figlie.

Lillian, una donna minuta, timida al massimo grado, carina ma incapace di aggiungere valore artificiale alla sua gradevolezza, è stretta da due sorelle, le zie, che hanno ben altri progetti.

Catturate per sempre da uno dei pochi film che hanno potuto vedere, “Perdutamente tua” (Now Voyager, USA 1942), con una Bette Davis nella quale identificarsi, sperano anche loro di poter vantare una carriera internazionale a fianco di uomini galanti.

Ma non andrà esattamente come speravano: restano le fotografie di viaggi esotici, un marito morto troppo giovane per un cancro e un altro fuggito in Canada.

Donne logorroiche, un po’ attratte dalla volgarità, confuse ma meticolose nel reggere la casa e le proprie cose.

Lillian sfugge a queste tensioni, vive in sordina trovando i gusti delle sorelle in fondo “ordinari” ovvero comuni mentre lei, per qualche oscura ragione, riesce a cogliere la bellezza delle consuetudini, delle convenzioni capaci di farti emergere in mezzo agli altri, ma di nasconderti nella loro ala protettiva.

Come Lillian, Walter, il futuro padre di Alan, detesta “il circo” dei rapporti tra gli umani, tanto che preferisce sposarsi all’alba nella vecchia chiesa di quartiere per poi precipitarsi al lavoro piuttosto che organizzare una festa di nozze.

E al figlio bambino alla ricerca di un segno che denunci l’avvenuto matrimonio, non restano che fotografie, immagini dei suoi ancora ragazzi, con i quali misurarsi da sopra la credenza.

Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", cop. (part.), 3Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", cop. (part.), 4Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", cop. (part.), 5Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", cop. (part.), 6

E se l’infanzia sembra scorrere serena, o almeno quieta e originalmente povera grazie anche alla vitalità della nonna, sono i 40 anni di Bennet a risultare più difficili: la madre si ammala di depressione, in anni in cui la fa da padrone Laing con i suoi messaggi consolatori.

Entra ed esce dall’ospedale, è ricoverata per lunghi periodi e addirittura sottoposta a quattro elettroshock.

Il padre diventa madre, prende ad occuparsi della spesa, delle pulizie, prende la patente per poter andare a visitare la moglie in ospedale.

Tanta la fatica e il dolore che morirà d’infarto dopo quasi sette anni di assistenza continua alla moglie.

Mentre lei, ormai totalmente incapace di riconoscere il figlio, sarà spogliata della sua identità, dei suoi stessi vestiti in un cronicario dove si finisce per morire di fame, dato che il personale, “le ragazze”, spesso dimenticano di imboccare le anziane pazienti.

Certamente le pagine sulla vecchiaia e su come ci si spenga senza clamori, regredendo ad uno stadio infantile che ci permette di accettare con gratitudine ciò che ci sembrava intollerabile, sono le più belle e le più strazianti. Come straziante è la verità delle improvvise “guarigioni” di Lillian, devastata dalle cure, cui il padre e i due figli si inchinano, dimentichi di qualsiasi sovrastruttura culturale, speranzosi soltanto di vedere tornare la donna di sempre.

Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", p. 171 (part.), 1Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", p. 151 (part.), 1Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", [p. 173] (part.), 1

Certo, in questo diario di malattia e d’amor filiale, è difficile rintracciare la comicità di certe pièces che hanno reso famoso lo scrittore inglese, piuttosto si apprezza la misura, la moderazione, il tono medio con cui sceglie di restituire le persone a lui più care.

Una coppia solo in apparenza anodina ma profondamente eccentrica nell’insistita volontà di “starne fuori”, di non lasciarsi consumare dal brusio esterno, dolcissima e reciprocamente amorevole senza mai darlo a vedere, unita dalla distanza e dalla malattia di lei, capaci di trasmettere al figlio uno sguardo e una orgogliosa noncuranza per i benpensanti che gli salva la vita.

Oggi Bennet vive nella casa dei suoi genitori insieme al compagno “o partner come si usa dire” che ha trent’anni meno di lui e di quello che pensa il vicinato non gliene importa più nulla.

Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", cop. (part.), 1

Riassunto bibliografico

queer / letteratura inglese / prime edizioni italiane
Una vita come le altre / Alan Bennet
1. ed. – Milano – Adelphi. – 172 p. ; 22 x 14 cm. – (Fabula, 228)
Gini, Mariagrazia (trad. di)
brossura, con risvolti
alla cop.: rielaborazione grafica di [autore sconosciuto] di una fotogr. b/n: “La famiglia Bennet in riva al mare (1938)”
©2010 Adelphi Editore S.p.A., Milano
©2009 Forelake ltd.
tit. orig.: A Life Other People’s

Alan Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010, [responsabilità grafica non indicata]; "In copertina: La famiglia Bennet al mare (1938)", p. dell'occhiello, verso: lista dei titoli dell'autore [presso lo stesso editorie] (part.), 1

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