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La violetta del Prater / Christopher Isherwood. Adelphi 2011 (segnalazione)

Posted in letteratura americana, segnalazioni by federico novaro on 8 marzo 2011

É in libreria

Christopher Isherwood
La violetta del Prater

traduzione di Giorgio Monicelli
nota di Giorgio Manganelli
[responsabilità grafica non indicata]

136 p. ; 16€
Adelphi -Fabula 231, Milano 2011

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), cop. (part.), 1

Adelphi (che ha un nuovo sito, forse più banale e meno elegante, ma certo molto più utile e facile del precedente) prosegue nella ripubblicazione delle opere di Christopher Isherwood.

Sul sito il piano delle pubblicazioni non è indicato, ma si legge: “Nel Gennaio 2010, con Un uomo solo, abbiamo avviato la pubblicazione delle opere principali di Christopher Isherwood, alcune non disponibili da anni, altre ancora inedite”; nella breve pagina si indicano Un uomo solo e l’appena uscito La violetta del Prater; Adelphi ha anche pubblicato, ma nella collana “Biblioteca Adelphi”, Viaggio in una guerra, scritto insieme a W.H. Auden, che è ancora disponbile.

Titolo vagabondo, dalla prima uscita in Italia, presso Mondadori nel 1948, è stato ripubblicato, sempre nella medesima traduzione di Giorgio Monicelli, nel 1968 da De Donato e nel 1983 di nuovo da Mondadori, negli “Oscar“; poi uscì in una brutta edizione per le edicole con il marchio Mondadori / De Agostini nel 1987 e l’Einaudi l’anno dopo lo pubblicò nei “Supercoralli”, con prefazione di Giorgio Manganelli, che ora torna in coda al testo in questa edizione Adelphi.

La violetta del Prater, forse perchè parla del mondo del cinema, forse perché è uno dei testi di Isherwood che meno lavora sul frammento, sul quotidiano, ed ha invece un vero plot (anche se verso chi legge Isherwood compie un continuo atto di depistaggio, di sviamento, usando la trama apparente come esca, frantumandola mentre la svolge), forse per le evocate luci di Hollywood, o per le nebbie inglesi, per Vienna, brevi frammenti che lavorano come fonti di luce diffusa, ha un destino a parte, nel panorama delle sue opere tradotte in Italia, spesso pubblicate una volta e mai più. (Ne sia testimonanza la sorprendente presenza nella collana Mondadori / De Agostini, che pubblica “I grandi best-sellers“)

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), risvolto di cop. (part.), 1

In occasione della pubblicazione de La violetta del Prater da Adelphi, Irene Bignardi ne ha parlato su Repubblica:

“[…] La violetta del Prater … comincia come una cronaca frivola sulla lavorazione di un film che nessuno ha voglia di fare (chi sente il bisogno di un ennesimo musical su una ragazza povera, un principe in incognito e poi in esilio, e il trionfo dell’ amore mitteleuropeo?) per cadere bruscamente, anche se con tutte le morbidezze di Isherwood, nella tragedia del nazismo. Ecco dunque che il giovane Isherwood, men che trentenne ma già esperto di cose tedesche, reduce da Berlino viene convocato con tipica urgenza cinematografica dal factotum di tale Chatsworth, produttore, che sogna di realizzare una Tosca interpretata dalla Garbo e scritta da Somerset Maugham, e invece ha per le mani solo La violetta del Prater, l’ ancora inesperto Isherwood come sceneggiatore e Bergmann, il grande regista più o meno in esilio, che lavora ovviamente obtorto collo […].

E mentre (cito Manganelli [autore della prefazione dell’edizione Einaudi, ora in coda al testo. n.d.r.]) «in una lontana, apparente, feroce realtà accadono eventi atroci: la Germania nazista celebra il processo per l’ incendio del Reichstag, in Austria la guerra civile distrugge le milizie operaie: si fucila, si impicca… sta arrivando una guerra orrenda», alla periferia di Londra ci si gingilla con le ombre del cinema […]”.

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), cop. (part.), 3

Tullio Ketzich scrisse (in occasione del cinquantenario dalla pubblicazione, sul Corriere della sera) un articolo su La violetta del Prater, soffermandosi sulle vere identità che Isherwood nasconde dietro i nomi dei suoi personaggi:

[…] Il britannico autore di Addio a Berlino lo completò infatti negli ultimi mesi della guerra immerso nella tranquillità del suo rifugio californiano, dove di lì a poco avrebbe adottato la cittadinanza statunitense. La formula narrativa è quella solitamente praticata da Isherwood, sempre a cavallo tra autobiografia e affabulazione: mentre lui è presente con nome e cognome, i personaggi intorno hanno tutti denominazioni di fantasia. Eppure, si capisce benissimo che sono esistiti davvero: proprio come Sally Bowles, divenuta mitica nell’ incarnazione di Liza Minnelli in Cabaret, che nella realtà era una sgallettata chiamata Jean Ross.

La violetta del Prater è la storia di un film girato a Londra nella seconda meta’ del ’33 dall’ austriaco Dr. Friedrich Bergmann con la collaborazione riluttante e imbarazzata, in qualita’ di improvvisato sceneggiatore, di Isherwood parcheggiato in famiglia tra un soggiorno berlinese e l’ altro. Nelle settimane della lavorazione, mentre ne seguiamo le alterne vicende, si verifica il tragico aggravarsi della situazione europea: non molti in Inghilterra, sull’ eco del processo per l’ incendio del Reichstag, hanno una percezione chiara di cio’ che sta succedendo, solo il profetico Friedrich avverte i segnali della catastrofe incombente che, amareggiandolo, finiscono per distrarlo dalla concentrazione sul suo operettistico filmetto. Magnifico quadro dell’ ambiente cinematografico con le sue illusioni di solidarietà , partecipazione, affetti, il romanzo ne evidenzia con ironia sventatezze e negatività : pettegolezzi, tradimenti, vigliaccherie.

Isherwood, … come sceneggiatore si professionalizzò appena alla fine del decennio, dopo il trasferimento in California. Infatti, il suo film inglese sembrerebbe uno solo, uscito nell’ agosto ‘ 34 e mai arrivato in Italia, Little friend della Gaumont, da un romanzo di Ernest Lothar, con attori i cui nomi dicono poco: Matheson, Lang e Nova Pilbeam. In Prater Violet la storia e’ quella della piccola violetera Toni che si innamora di uno studentello ignorando trattarsi del principe ereditario di Borodania, con le conseguenze del caso. Nel modello vero la vicenda è tutt’ altra, il dramma di un bambino che, tentando il suicidio, impedisce il divorzio dei genitori. Però il regista di Little friend ha ispirato, senza ombra di dubbio, il gran personaggio di Bergmann: oggi pochi ricordano Berthold Viertel (1885 1953), ma da tracce lasciate lavorando in vari Paesi (anche, a differenza di Bergmann, a Hollywood fin dal 1926, firmando titoli come Il velo dell’Islam) non c’è dubbio che fosse un personaggio in tutto degno del monumento letterario che Isherwood gli ha dedicato. Viennese, attore, carismatico teatrante secondo solo a Max Reinhardt, commediografo, amico e collaboratore di Karl Kraus: la sua attivita’ internazionale gli consentì di lasciare in tempo la patria dove, come ebreo, avrebbe rischiato la vita. […]”

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), cop. (part.), 2

Anche l’articolo di Bignardi si sofferma sulla natura di roman à clef de La violetta del Prater:

“[…] rinunciando per una volta al suo tradizionale aplomb ironico, Isherwood, parla d’ amore, del suo amore, del suo amore del momento, che si nasconde sotto la lettera J. E che, nel libro, curiosamente non ha genere – anche se sappiamo che le preferenze di Isherwood, come del suo amico del cuore e compagno nell’esilio americano W.H. Auden, erano omossessuali. […]”.

Sul blog SulRomanzo, un lungo e interessante articolo di Giovanni Ragonesi: Ritratto dell’artista da giovane: Christopher, Mr. Isherwood e il futuro del romanzo inglese, in occasione dell’uscita in Italia del film di Tom Ford, Un uomo solo, che Adelphi ripubblicava in quei giorni; Ragonesi coglie Isherwood lungo tre decenni, prima del trasferimento negli Stati Uniti:

“[…]il giovane Christopher aveva tenuto in mano il futuro del romanzo inglese. Quantomeno così fu presentato a Mrs Virginia Woolf durante una serata del Bloomsbury Set: “quel giovanotto tiene in mano il futuro del romanzo inglese” fu l’introduzione di John Lehmann. All’epoca, ventiquattrenne, aveva da poco dato alle stampe il suo primo romanzo, Tutti i cospiratori, stroncato da buona parte della stampa di settore ma apprezzato dai non pochi che avevano amato l’agilità della sua prosa e che vedevano in lui un promettente autore da collocare, sulla scia di E. M. Forster, nella vague del romanzo antivittoriano.
Quella sera Mrs Woolf conversò amorevolmente col quel giovane che aveva le fattezze fisiche e l’agilità di un fantino. Christopher si lasciò sopraffare dal fascino di Virginia e accettò di rimanere a cena scordandosi che alle 10 p.m. lo attendeva un treno per Dover e da lì una nave che lo avrebbe condotto in Francia per un convegno amoroso da tempo organizzato. Rimase tutta la serata ad ascoltare i coniugi Woolf e a pianificare una futura pubblicazione per la Hogart Press (Ritratto di famiglia avrebbe visto la luce nel 1932)

Non sapeva cosa ne sarebbe stato della sua scrittura, per adesso non aveva alcun progetto, soltanto una mezza idea, una ulteriore spremitura dai suoi diari per una sorta di proseguito dei romanzi berlinesi, quello che poi sarà Ritorno all’inferno e che non riuscirà ad affiancarsi ai precedenti, impresa in cui non riusciranno neanche i libri futuri con l’eccezione de La violetta del Prater e Un uomo solo, gli unici romanzi che la critica si prenderà il disturbo di salvare dal periodo americano, che sarà poi il resto della vita […]”.

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Adelphi 2011; [responsabilità grafica non indicata], alla cop.:"Fotografia di scena dal film "The Barker" (1928), cop. (part.), 11

Su FNlibri, l’anno scorso, s’è messa on-line la bibliografia italiana dei libri di isherwood

Che poi, a fine anno, è diventata di carta: l’Elenco delle opere di Christopher Isherwood tradotte in italiano è bellissimo, e si può comprare

FNlibri ha recensito Un uomo solo, nell’edizione Guanda del 1981

e ha scritto una nota sull’edizione Adelphi del 2010

in occasione della pubblicazione de La violetta del Prater FNlibri ha aperto una piccola sezione di “Gay Scanner”, dedicata alle edizioni precedenti

la Mondadori, del ’48
la De Donato, del ’68
la Mondadori / De Agostini, dell”87
la Einaudi, dell”88

manca l’Oscar Mondadori dell’83, per ora

Christopher Isherwood, La violetta del Prater, Mondadori / De Agostini 1987. Dorso

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