federico novaro libri

Quentin Bell / Virginia Woolf, mia zia. La Tartaruga 2011. (segnalazione)

Posted in letteratura inglese, segnalazioni by federico novaro on 4 maggio 2011

È in libreria
Virginia Woolf, mia zia
di Quentin Bell

Traduzione di Marco Papi
Art Director: Mara Scanavino

552 p. ; 22 €
La Tartaruga edizioni -Saggistica, Milano 2011

Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; cop. (part.), 1

Scomparso da tempo dalle librerie torna ora con il marchio La Tartaruga edizioni (gruppo Baldini Castaldi Dalai editore) un testo che seppur criticabile per omissioni e parzialità resta fondamentale nella bibliografia di memorie intorno a Virginia Woolf.

Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; q. di cop.. (part.), 1

Lo aveva pubblicato Garzanti nella medesima traduzione di Marco Papi nel 1974 (come correttamente si indica nel colophon, dimenticando, certo, di nominare l’editore: si da solo l’anno), nella collana “Saggi”, blu e austera tanto quanto è invece leziosa questa edizione. È questa una deriva che capita a Woolf in questi ultimi anni, femmina e inglese: si pensa la si debba ammantare di lievi toni, di leggere sfumature, che l’avrebbero certo fatta inorridire.

Woolf è stata pubblicata moltissimo in Italia, non si può certo dire che sia trascurata, ma il disordine e l’incoerenza con la quale è stato fatto è sconcertante.

Tutti gli editori hanno un po’ di Woolf, e il pubblico italiano ha anche la fortuna di avere un fantastico Mammut woolfiano di Newton Compton (che comprende: La crociera; Notte e giorno; La camera di Jacob; Mrs Dalloway; Gita al faro; Orlando; Le onde; Gli anni; Tra un atto e l’altro)

Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; cop. (part.), 4 Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; cop. (part.), 5 Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; cop. (part.), 6 Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; cop. (part.), 7 Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; cop. (part.), 8 Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; cop. (part.), 9

Einaudi a un certo punto (nel 1979) cominciò a pubblicare l’epistolario nei “Supercoralli” (operazione attestata al volume titolato Falce di luna, nel 2002, con le lettere dal 1932 al 1935: manca ancora il sesto, Leave the Letters Till We’re Dead), poi nel 1995, nella collana “Scrittori tradotti da scrittori” pubblicò la versione de Le onde di Nadia Fusini, ora negli “ET”; nel 2006 ristampò negli “ET classici” la versione di Maria Antonietta Saracino (con testo a fronte), che era uscita da Mondadori nel 2000.

Ma Woolf non è autrice Einaudi, troppo femminista, troppo seria, per la stretta tradizione maschile e eterosessuale di via Biancamano, e questo forse spiega la trascuratezza.

Naturalmente restano da tradurre i Diari, disponibili in francese, in tedesco, in spagnolo, mercati più ampi, più colti, con editori diversi.

Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; cop. (part.), 3

Ora il gruppo Baldini Castoldi Dalai editore (o Dalai e basta? non si capisce, ci sono dizioni diverse a seconda di dove si guardi) sembra avere iniziato una via di recuperi, e sotto il marchio Tartaruga esplora Bloomsbury, quasi disegnando una linea editoriale: è uscito ora Ingannata con dolcezza, di Angelica Garnett, figlia di Vanessa Bell, sorella di Virginia (era uscito sempre per La Tartaruga, nel 1990); l’anno scorso uscì Il bastone di Virginia Woolf, di Laurent Sagalovitsch, una sorta di digressione-fantasia sul suicidio di Woolf; forse tre libri sono pochi per tracciare una linea, ma chissà.

Infine:
Il titolo della biografia-memoire che Quentin Bell scrisse intorno a Virginia Woolf si intitolava: Virginia Woolf. A Biography. Garzanti lo tradusse e titolò: Virginia Woolf. E ‘sto “mia zia“? Che sciocchezza.

Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia, La tartaruga edizioni 2011; art director Mara Scanavino, alla cop.: "Virginia Woolf ritratta da George Charles Beresford; cop. (part.), 2

Annunci

25 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. lukiz said, on 4 maggio 2011 at 11:20 am

    ecco, le ultime due righe sintetizzano perfettamente il mio pensiero quando ho visto il tomo in libreria.
    attendo da sempre il volume che mai apparirà, gli altri li ho, delle lettere.
    ma, devo averlo da qualche pare ma non ricordo dove, domando: minimum fax non ha pubblicato una specie di diario tagliuzzato, forse con revisione di mr woolf, di sole robe letterarie/scritturali?
    🙂

    ps: sì, mi rendo conto, esprimermi in modo comprensibile è il mio miglior pregio. 🙂

  2. pierfranco said, on 4 maggio 2011 at 12:57 pm

    La nuova traduzione del titolo del libro di Quentin Bell, con l’aggiunta dell’espressione “mia zia” è forse il frutto di quello stesso fenomeno di “addomesticamento” adottato da alcune nuove edizioni di Woolf. È sintomatico: tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, quando Einaudi pubblicava i volumi delle Lettere, Virginia Woolf era sinonimo di lettura impegnata, non facile. Forse influiva anche l’eco del dramma di E. Albee, con il suo titolo Chi ha paura di Virginia Woolf? E diciamolo: Virginia Woolf e tutto il Circolo di Bloomsbury erano letture per una ristretta elite. Trent’anni dopo è arrivato Michael Cunningham con il suo Le ore e forse ha preparato la strada per un approccio meno “elitario”, perlomeno meno austero. Infine c’è stato il film: credo che sia stata la prima volta che si sia vista Virginia Woolf al cinema, oltretutto intepretata da un’attrice come Nicole Kidman alla quale forse nessuno avrebbe pensato fino a quel momento per quel ruolo. Ma soprattutto chi mai si sarebbe aspettato nell’ultimo trentennio del secolo passato che Virginia Woolf potesse essere intepretata da un’attrice come la Kidman? Evidentemente molte cose sono cambiate e l’ibridazione culturale che mescola la cultura elitaria e quella pop ha fatto passi da gigante. Adesso siamo al “mia zia” che suggerisce una visuale domestica, intima e quindi anche un approccio più semplice, meno serioso di quello che il termine biografia potrebbe suggerire a un pubblico italiano che certo non ha mai amato il genere biografia (basta confrontare gli scaffali che le librerie inglesi dedicano al settore biografa, rispetto alla pressoché totale assenza di quel settore in Italia, per capirlo). Quell’aggiunta è chiaramente un espediente. Però indubbiamente può servire. Certo trent’anni fa non lo avrebbe usato nessuno. Forse è proprio il mutamento culturale che questa interpolazione suggerisce che è interessante. Allo stesso tempo questo ripescaggio editoriale non può non suggerire una domanda: perché quella che è stata la più recente e aggiornata biografia di Virginia Woolf, quella di Hermione Lee uscita in Gran Bretagna nel 1996 e premiata come uno dei migliori libri anche dal New York Times non è mai stata tradotta in italiano? Forse perché è considerato un libro per quella stessa élite che negli anni ’70-’80 leggeva già Virginia Woolf e che forse non ha bisogno di una traduzione? E questo che cosa significa: che quella élite non viene più considerata dalle case editrici italiane, e quindi ha solo più una scelta: leggere in originale i libri che compra all’estero: per es. a Londra da Daunt Books, non solo la più celebrata libreria inglese ma anche quella che è diventata un punto di riferimento per le élite italiane che vanno a Londra. Perché è una libreria che programmaticamente fa solo scelte qualitative e con questo riesce a fare soldi. Una scelta che in Italia pochissimi hanno il coraggio di fare. E anche le scelte dell’editoria non aiutano. Ecco due termini di confronto che dicono molte cose: da un lato il semplice titolo Viriginia Woolf. A Biography e librerie come Daunt Books che hanno fatto della qualità e dell’austerità la loro bandiera, da un altro una certa editoria italiana che ha paura dell’austerità e certe (molte) librerie italiane che tolgono scaffali per fare spazio ad articoli di cartoleria (un po’ tutte), biscotti (Feltrinelli) e a titoli come Virginia Woolf, mia zia.

  3. federico novaro said, on 4 maggio 2011 at 2:28 pm

    ma se sei chiarissima!
    sì, minimum fax ha ristampato nell’eccellente collana dei Quindici il Diario di una scrittrice, a suo tempo più volte ristampato da Mondadori. L’edizione minimum fax è molto bella, (anche se, naturalmente, gli oscar mondadori nei quali uscì davano al testo un’aria fra lo sciatto e l’elitario molto divertente) e fa rimpiangere ancor più la total dei Diari. Ho come idea di averne anche parlato, ma cercando su goolge (tanto per dire la mia idea di ordine) novaro-woolf arrivo a flickr con tante foto di quel libro. E dove ne parlai? mistero. quando trovo del tempo provo anche a torvare se è vero o un programma che feci e non rispettai

  4. federico novaro said, on 4 maggio 2011 at 2:29 pm

    per tacere della mia dislessia dattilografica 🙂

  5. federico novaro said, on 4 maggio 2011 at 2:29 pm

    accidenti che commentone! posso farlo diventare un post?

  6. federico novaro said, on 4 maggio 2011 at 2:34 pm

    ma sì! ma l’ho trovato: eccolo qua
    https://federiconovaro.wordpress.com/2009/04/19/diario-di-una-scrittrice-virginia-woolf-minimum-fax-i-quindici-5-2009-segnalazione/

    il nuovo FN che spero presto arriverà, mi aiuterà a fare ordine? chissà: santo google

  7. federico novaro said, on 4 maggio 2011 at 2:37 pm

    ok, sono così imbranato che dopo due anni di post non so ancora che i commenti non si rispondono da soli l’un l’altro.
    allora: naturalmente quelli che cominciano con “ma”, “per”, e di nuovo “ma” sono per Lukiz, quello che comincia con “accidenti” è per pierfranco.

    -non diventerò mai autorevole 😦

    ^_^

  8. pierfranco said, on 4 maggio 2011 at 2:41 pm

    Un post? Per es. un port dal titolo: “Zie e biscotti in libreria? No grazie”. Va bene. Ma mi piacerebbe che venisse data almeno qualche indicazione sulle alternative: per es. andate lì o lì e non troverete né zie né biscotti ma … (e ci metti quello che di alternativo, valido, nuovo e invitante ci trovi e proponi per dargli visibilità. Le alternative esistono anche qui in Italia: sono solo un po’ nascoste 🙂
    Oppure: da un commento a un post anzi no: a una intera nuova rubrica dedicata a recensioni periodiche di vetrine di librerie: ma solo quelle che vale la pena fare. Dedicata ai flaneur librari.

  9. federico novaro said, on 4 maggio 2011 at 2:50 pm

    Ti dirò: pensavo (beh, ho pensato 20 secondi) a far diventare il commento una postilla. Una cosa sobria tipo ‘postilla alla segnalazione di ‘Virginia Woolf, mia zia’…
    le recensioni periodiche di vetrine di librerie mi convince in parte: come li immagini? con foto? senza? mi sa che FNlibri sia un blog un po’ troppo “austero”…
    non mi dispiace l’idea che un segugio flaneur dia consigli di dove trovare buone ‘alternative’.
    ma siamo vaghissimi.
    proviamo a immaginare qualcosa di più strutturato?
    scrivimi via mail, così che si combini o che non si combini, non roviniamo la sorpresa a chi segue FNlibri
    federico.novaro.libri [chiocciola] gmail.com
    ciao!
    (risponderò temo non prima di domani, ora vado via dal comp)

  10. Andrea De Poi said, on 13 luglio 2011 at 8:49 pm

    Rimango colpito dalla recensione e dai toni della discussione. Leggo la Woolf da qualche anno, a periodi. Oggi ho terminato la lettura del primo libro di lettere e ho già questa Biografia sul comodino, in attesa di essere aperta.

  11. federico novaro said, on 13 luglio 2011 at 10:19 pm

    le lettere si vorrebbe non finissero mai-(beh, anche che le pubblicassero, tutte 🙂 buona lettura, e raccontaci della biografia. a presto

  12. Andrea De Poi said, on 13 luglio 2011 at 10:24 pm

    per le lettere spero di recuperare presto gli altri volumi che ormai sono introvabili (1 copia su amazon, qualche copia in un libraccio di Milano e poco altro…). Spero di leggere ancora articoli su Virginia da queste parti!

  13. federico novaro said, on 14 luglio 2011 at 9:05 am

    se ne parlerà ancora cartamente (tra l’altro ci sono ancora due post su di lei se non sbaglio, uno su Tutti i racconti, di Newton Compton, scritto da Camilla Valletti, e uno su un libro di Alicia Giménez-Bartlett sul diario della domestica (trovi tutto mettendo su google nomi + novaro), e se cerchi: voce woolf+ novaro, avrai una sorpresa…
    (un po’ complicato trovare le cose qui, ma da settembre: tutto nuovo e facile: vedrai!)
    ciao

  14. federico novaro said, on 14 luglio 2011 at 9:08 am

    andrea: ho visto ora su fb che la Voce già l’avevi trovatra 🙂

  15. lukiz said, on 14 luglio 2011 at 9:11 am

    @Andrea: recuperarli in italiano (einaudi) è difficilissimo. tra le altre cose, temo mai più pubblicheranno il volume 6. io li ho tutti e 5, per una enorme botta di fortuna (ma costi adeguati), però il 6 me lo sono ordinato in uk. prenditeli tutti in inglese! tralasciando lo sterminato mondo di pubblicazioni, ad esempio i volumi dei suoi diari, e non quel cosi striminzito minimum fax. [ma sei il mio nuovo amico su anobii? :)]

  16. federico novaro said, on 14 luglio 2011 at 9:27 am

    una delle poche cose belle di essere vecchietto è che le lettere della W le ho viste uscire, e così ho potuto comprarle via via 🙂 (tra l’altro l’estratto dei diari di mnfx (che meno male almeno li ha ripresi, che la mondadori se li era dimenticati) è uscito ora nella Beat. In ogni caso l’interrotta pubblicazione delle lettere nei supecoralli einaudi è una vergogna assoluta. Come, io direi, il fatto che non abbiano mai tradotto i diari, che ho letto in francese (non so l’inlgese…) e che accidenti che paese poverino che siamo

  17. lukiz said, on 14 luglio 2011 at 9:31 am

    @federico: ci sono (ancora) in francese? fantastico, me li prenderò. il volume sei delle lettere, preso in inglese (che non sarò in grado di leggere senza soluzione di continuità) è uno dei mie tanti peccati di hybris.
    🙂
    corro a cercare i diari!

  18. federico novaro said, on 14 luglio 2011 at 10:04 am

    @lukiz credo di sì, mi sembra di averli visti l’altra settimana che era a Parsi, li ho anche fotografati per fare un post che poi non ho fatto così ho buttato le foto e non posso verificare ma direi fossero da Stock. forse in due volumi soltanto (l’edizione che ho letto io era tipo in 7)

  19. Andrea De Poi said, on 14 luglio 2011 at 11:14 am

    ALlora, andiamo con ordine:
    cercherò subito i tuoi articoli. Mi piace leggere di Virginia Woolf e poterne discutere. La buona vecchia Capra è pur sempre un’autrice che molti considerano d’elite, o meglio, considerano una lettura pesante.
    Il video con la sua voce l’ho sentito ieri sera e il suo discorso sulle parole è stato abbastanza illuminante, peccato che poi venga interrotto verso la fine. Fa un certo senso sentire la voce della scrittrice di cui si sono lette parole e parole e di cui si era solo immaginata.
    Passando al discorso delle lettere. Recuperarli in italiano sarebbe il mio intento, almeno i primi 5. Su Amazon.it ho visto che hanno una copia del secondo volume a 20€, però tempo fa lo vendevano a 15(sto aspettando che scenda ancora di prezzo!). Sul fatto delle non-ristampe è comprensibile, alla fanno gli editori di lavoro e non penso che oggi ci sia ancora tanta gente che comprerebbe le lettere ( per non parlare dei diari!) anche se ci spererei. Minimum Fax ha pubblicato il “Diario di una scrittrice” curato da Leonard Woolf e nonostante sia solo una piccola parte dell’intera raccolta dei diari, penso sia comunque interessante leggere che cosa Leonard ritenne importante pubblicare dopo la morte di VW (stesso discorso per la biografia fatta dal nipote, interessante proprio perchè è Quentin a scriverla).
    Per i libri in originale, so che alla fine dovrò optare per questi anche se la lettura non sarà fluente come quella in italiano e soprattutto avrei paura di perdermi alcuni giochi di parole che nell’edizione italiana sarebbero spiegati. Però l’inglese è la lingua madre che permette anche di gustare di più il suono delle parole così come sono state concepite dalla Woolf.
    Amazon.it è un ottimo sito anche per i libri in lingua originale. Libri nuovi che arrivano in poco tempo a prezzi scontati. Altrimenti il buon vecchio Ebay “.co.uk” per quelli inglesi e “.fr” per le traduzioni francesi.

    Cambiando discorso, sono giunto a questa pagina tramite Anobii. Cercavo persone con in “libreria” il secondo volume delle lettere, e magari anche che l’avessero votato con un voto scarso così da chiedergli un’eventuale vendita e mi sono imbattuto in alcune recensioni dove veniva linkato questo sito.

    Come ho già detto, è sempre un piacere discutere di queste cose di cui, almeno nel mio caso, pochi si interessano..

    Andrea

  20. federico novaro said, on 14 luglio 2011 at 12:26 pm

    la cosa triste delle mode culturali -come dei vestiti, d’altra parte, ma lì è un po’ più sopportabile 🙂 è l’eclissarsi di cose che in altri momenti sembravano dappertutto. Quand’ero ragazzo Woolf era pane quotidiano. Si riprese a stampare quello che si era perso, e la si lesse di nuovo -che al tornante prima era una scrittrice contemporanea. Sono stato fortunato in questo. Le lettere secondo me, con molta pazienza, si trovano. Bisogna monitorare spesso ebay e maremagnum anche. Il punto se oggi ci sarebbe o meno tanta gente che comprerebbe le lettere, chissà. Ma io credo che i punti siano due. Che un paese che pensa di non poter assorbire l’edizione delle lettere di Woolf -nessuno chiede tirature da Best seller, e ancor più dei Diari, è un triste paese. La deriva mercatista delle case editrici oltre che violenta è spesso miope. È ridicola la parola d’ordine “i libri sono prodotti come gli altri”, perché fa immaginare che ogni prodotto sia uguale. E ho come idea che chi vende automobili abbia strategie differenti da chi venda olio. L’edizione nei 15 di mnfx è bellissima e merita sono daccordo. (ora in brossura è meno bella ma costa meno) (ma su e.bay si trova la versione Oscar Mondadori, a pochissimo. Fortunato e bravo che leggi in Inglese. È un piacere che tu sia qui. ciao, f

  21. federico novaro said, on 14 luglio 2011 at 12:31 pm

    2) @andrea mi ero perso il secondo punto che volevo dire 🙂
    E cioè che mestiere delle case editrici non è solo stampare libri che si vendono, ma anche vendere i libri che si stampano. L’aleatorietà assoluta delle previsioni di vendite (e gli sprechi immensi che queste comportano) rende più razionale l’impostazione serrata di un programma culturale che l’inseguire il massimo ricavo sul singolo titolo. Ma quando si dice “il libro è un prodotto come gli altri” in realtà si intende “la casa editrice è un’azienda come le altre”, vero, se si intende che deve avere i bilanci in ordine, scemenza se si intende che chi la gestisce non ne capisca dei prodotti che mette sul mercato 🙂

  22. lukiz said, on 14 luglio 2011 at 2:21 pm

    @andrea: io mi prenderei quel secondo volume su amazon a 20,92 € di stra corsa; è molto bello, se ti fidi del mio parere.

    # il volo della mente è uscito a fine 1980, credo. la mia copia è la prima ristampa ed è dei primi mesi del ’81. i bei tempi dell’einaudi e di quando non si stampava a Cles.
    🙂

  23. Andrea De Poi said, on 14 luglio 2011 at 3:26 pm

    Ho appena trovato una copia in una libreria di Firenze a 14€. Ho scritto una mail e vedo cosa mi rispondono altrimenti vado di Amazon!

  24. Gioia de Paulis said, on 12 giugno 2013 at 6:51 am

    Perché non si occupa un altro editore dell ultimo volume di lettere di Wolf!? Perché non fare pressione sull editore einaudi allo scopo?

  25. federico novaro said, on 12 giugno 2013 at 10:52 am

    le pressioni non servono a niente, servirebbero solo dei pre-ordini da tipo 2000 copie, cosa che verosimilmente è impossibile ottenere 😉 Un altro editore… forse Einaudi ha i diritti di tutto. O anche gli altri editori sono intimoriti dal fatto che comunque per Einaudi sono state un flop…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: