federico novaro libri

The Art of Cruelty / Maggie Nelson / Christopher Brand

Posted in cartoline by federico novaro on 17 agosto 2011

Cartoline da nyc. 6

(Anni fa andai con il mio fidanzato a Budapest; la città è meravigliosa e bellissima, ma quello che ci colpì molto furono le librerie, tantissime, ovunque, spesso molto grandi, e la persistenza di un’arte delle vetrine che affondava le sue radici visibili negli anni ’50, in un design pulito e ortogonale, lontanissimo dalle grida e dai cartonati. Quest’anno torniamo da New York, la città è meravigliosa e bellissima, ma ci ha molto colpito la rarità delle librerie. Ce ne sono, naturalmente, grandi e piccole, storiche e più recenti, ma sembrano luoghi eccezionali, legati a presenze esterne, la prossimità di una università, un quartiere che attira un ceto colto, ma certo sembra di entrare in luoghi residuali, non di passaggio, non di servizio, ma solo simbolici di una presenza, tassello dell’identità di una comunità che vi si riconosce, che attorno alla libreria tesse rapporti, legami, dinamiche sociali. Probabilmente è il loro destino, di diventare un po’ degli oratori per adulti, porti rassicuranti in un paesaggio disancorato dalle attività produttive. È una piega interessante che prende il consumo dei libri, dopo secoli all’insegna della solitudine, dell’esperienza singolare, si ribalta in vicenda plurale, occasione e pretesto di socialità, nodo di legami, l’acquisto e la lettura sempre più ridotti a esperienza scabra nella sua povertà anche sensoriale, fatta di scambi di bit, e poco di atomi. Anche questo senso un po’ resistenziale ci ha tenuti lontani dalle librerie, e fatti grandi frequentatori di supermercati. FN avrebbe fatto diverso, ma a occuparsi solo di libri si finisce a credere che il mondo sia tutto lì)


Cover parade. 4



The Art of Cruelty, Maggie Nelson; cover design Christopher Brand


The Art of Cruelty / Maggie Nelson / Dana Sloan

Christopher Brand è un grafico newyorkese, fra i suoi clienti molte e diverse case editrici.

Queste quelle che elenca nell’info del suo sito:

Farrar, Straus and Giroux
Hachette Book Group
Knopf
Little, Brown and Company
The New York Times
Penguin
Simon & Schuster
W. W. Norton
Bloomberg Businessweek
The Boston Globe
Lonely Planet

Sul sito di Christopher Brand, molto semplice e pulito, utile perché per ogni copertina, o disegnino fatto per periodici, aggiunge anche il nome di chi vi ha collaborato in altra veste (art director, fotografo, ecc.) (ma peccato che non metta i link a ciascuno di loro, sarebbe stato ancora più bello), ci sono i suoi lavori.

Naturalmente solo le copertine, niente dorsi, quarte ecc.

Sono lavori diversi fra loro, ma tutti in qualche modo sorprendenti. Come quello nella fotografia qui sopra, Brand sembra concentrarsi sul titolo, e allestire delle copertine come dialogo visivo fra questo e il suo significato. Sono come degli anagrammi rivelati. Non è una scelta leggera. L’illustrazione di copertina nell’editoria novecentesca è stata preferibilmente collegata al contenuto del libro. L’illustrazione scelta era una specie di affondo nel corpo del testo. Se il titolo manteneva la sua funzione di soglia, l’illustrazione la si riteneva tanto più efficace in quanto come un carotaggio fosse in grado di rivelare al pubblico l’interno che il testo comprendeva.

Qui invece si sceglie di fare vibrare il titolo in superfice, orientandolo verso il proprio significato letterale in un dialogo che tutto si gioca sulla superficie della copertina, fra immagine, lettering, e parole del titolo. Il testo, contenuto all’interno, ne diventa come un correlato aggiunto.
Naturalmente perché il tutto funzioni il rapporto col testo deve essere sotteso a tutto il processo. Uno dei risultati che rendono onore alla pratica di questo processo è la copertina per Salò, di Pasolini.

(Come spesso capita i grafici amano parlare un po’ fra di loro, maestri di un’arte poco riconosciuta fuori dagli addetti ai lavori, così nella copertina di The Art of Cruelty, nella scelta di spezzare la cornice, renderne un lato insopportabilmente e sottilmente obliquo, si può trovare una divertita allusione al proprio mestiere).

Per chi ama il giocho degli echi, se possono trovare fra la copertina disegnata da Christopher Brand per Glover’s Mistake, di Mick Laird e Bacio a cinque, di Giulia Sagramola per Topipittori

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: