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Le brave ragazze non leggono romanzi / FRANCESCA SERRA

Posted in cartoline by federico novaro on 6 settembre 2011

cartoline da nyc. 14

(i bambini sono tornati, mi dice FN, alle loro case, e così anche il cane, e così pure FN, che è riuscito, non si sa come, ad aprire il nuovo sito, che, pare per brevità, ha chiamato come sè medesimo. C’era qualche cartolina arretrata, questa è una.

FN parla solo di letteratura di solito. Segnala qualche saggio, ma cerca di dare meritoriamente dei limiti alla sua azione di dilettante. Io infatti neanche glielo volevo dire che avevo letto questo libro mentre ero in volo per nyc, pensavo che subito mi chiedeva: -è narrativa?, e poi mi chiedeva: -è LGBTQ?, che a me mi vien male. Poi però gli ho voluto chiedere che ne pensava di un passaggio e lui mi ha detto: -mandami tutto; ma io mica lo sapevo che dovevo poi riferigli, e così non è che mi ero preso degli appunti. Insomma, io questo Le brave ragazze non leggono romanzi, di Francesca Serra l’ho letto, e ho fatto qualche orecchia soprattutto per una pagina. A me, che son facilone, il libro non mi ha fatto arrabbiare o altro, era ottimo per accompagnarmi nel sonno distrutto dal jetleg. È un piccolo livre de chevet o da ombrellone, non è che si pretenda molto. FN poi mi ha chiesto di fotografargli un libro di Tom of Finland, che cosa centri poi, lo sa solo lui)

[il 14 settembre, girullando fra i tumblr ho trovato un’immagine di Paul Cadmus, sul tumblr Perpetual Collapse, che mi ha fatto tanto ridere, la trovate in fondo al post]


Le brave ragazze non leggono romanzi

Tom of Finland sì

Francesca Serra, Le brave ragazze non leggono romanzi

Il punto IV del capitolo 3 (“Masturbazione”), a p. 91 de Le brave ragazze non leggono romanzi, si apre analizzando una celebre fotografia di Marylin Monroe scattata da Eve Arnold sulla spiaggia di Long Island, nel 1955: “[…] Tra le centinaia di foto che testimoniano quest’intesa [come viene detto nelle righe precedenti, Monroe e Arnold divennero amiche in occasione di una precedente sessione fotografica, nel 1952, N.d.R.], ve n’è una particolarmente curiosa […] Marilyn seduta dentro il cavo di un albero, mentre legge un libro. Salvo il reggiseno a scacchi bianco e nero del bikini e le scarpette nere di vernice, l’attrice appare praticamente nuda. Il libro occupa il centro esatto dell’inquadratura […]”. dalla foto si salta a quando l’Ulisse superò le maglie, nel 1933, della censura statunitense, si rimbalza ad Alice nel paese delle meraviglie del film di Walt Disney (che cadendo nella tana del Bianconiglio vede non più, come nel testo di Carroll, un vasetto di marmellata, bensì un libro, ma questo lo sapremo qualche pagina dopo), si pone Monroe all’apice inverso della persona che secondo il giudice che giudicò l’Ulisse leggibile immaginava lo leggesse ” […] ‘persona di istinti sessuali medi’. Probabilmente la cosa più lontana che l’immaginario maschile del secondo Novecento avrebbe concepito […]”, si passa attraverso il movimento ondulatorio delle macchine da cucire e si ritorna alle tante immagini di svenevoli fanciulle intente a leggere “con una mano sola” e si va alla masturbazione, che aleggiava fra le righe da inizio capitolo, esercitata a partire da queste infinite e sempre rinascenti immagini, sempre a […] disposizione della libidine maschile […]”, (p. 96).

Poi dice: “[…] Persino Marylin che legge mezza nuda l’Ulisse di Joyce, in costume da bagno a Long Island, viene da lì. Si mette in fila dietro a tutte le lettrici che da secoli sono state dipinte senza veli o semispogliate, così volentieri e in gran quantità […]”, (sempre p. 96).

E infine:”[…] Il ritratto di un uomo che legge senza vestiti sarebbe impensabile, ripugnante o per lo meno ridicolo; invece per le donne sembra la normalità, non importa cosa stiano leggendo, fosse pure la fiaba della buona notte. Eppure nessuna di noi si sogna di farlo in quel modo: in quella posizione, con quelle facce. E ignude come bruchi. […]”.

Tom of Finland, The art of pleasure (a cura di Micha Remakers), design di Catinka Keul; Taschen 1998; pp. 252-253 (part.)

Le brave ragazze non leggono romanzi, è un piccolo libro scritto da Francesca Serra per Bollati Boringhieri, uscito nella collana Incipit (Bollati Boringhieri, gruppo GeMS).

Molto se n’è parlato, certamente grazie a un titolo indovinato. Libro forse anche frainteso, e ridotto, dalle poche righe dei taglia/incolla in rete, in un oggetto dalle più diverse intenzioni. Libro che è stato molto criticato, soprattutto da Claudio Giunta sulla Domenica del Sole del 6 agosto 2011 per questioni di metodo.

Il libro sembra soprattutto un’occasione perduta. È interessante naturalmente cercare di ricostruire come si formino le immagini culturali, come gli stereotipi vengano formandosi negli anni e nei secoli. Sappiamo ormai che le immagini non sono innocenti, come innocente non è la lettura e l’uso che ne facciamo (sprovveduta magari), e la “lettrice”, che anche intuitivamente riconosciamo molto ben definita confronto al “lettore” è una bella spia per capirne un pezzo, anche solo della comunicazione commerciale fatta intorno ai libri.

Il metodo scelto però da Serra, non del saggio scientifico tradizionale, dove si cerchi di dar ragione via via delle proprie affermazioni, suffragandole di dati, bensì del pamphlet, dell’argomentare in io, comporta molti rischi, che Serra non sembra riuscire ad evitare, non riuscendo a proteggersene anche per l’assenza di una forza stilistica alta, di un brillare divertito dell’intelligenza, o almeno di una cupa rabbia rivendicativa, per esempio.

C’è l’ambizione, inalberata in copertina: “Quando sarete fuori da queste pagine mi permetto di sperare che abbiate perso per strada almeno una cosa: l’ingenuità […]”. Ora una simile smisurata ambizione fa anche un po’ ridere. E l’ironia e la leggerezza mancano a questo testo.

Senza entrare nel merito senza avere alcuna competenza, certo un passo come quello citato sopra è molto significativo di come talvolta, chiusi nello srotolarsi del proprio pensiero, si possa rischiare di non vedere il rischio alto di dire delle sciocchezze, memento per chiunque esponga pubblicamente il proprio pensiero, naturalmente.

Oltre al fatto che abbiamo tutte e tutti visto delle ragazze leggere in quelle posizioni e più o meno nude (la stagione in cui è uscito il libro è anche quella giusta), forse era interessante, e dal testo di Serra spesso lo si intuisce, quasi malgrado lei, capire come mai quelle posizioni vengano assunte, quelle e non altre, che Serra molto ben descrive, come mai si ritenga seduttivo l’esibirsi durante l’atto della lettura, come mai si possa essere rapite dalla propria immagine di lettrice, o come mai altri o altre la vogliano mettere in scena.

Purtroppo Serra è molto invaghita del proprio scrivere e del proprio sguardo, così da ritenere assunto condiviso che sia “ripugnante o per lo meno ridicolo” il ritratto di un uomo nudo che legge, al punto di farne argomento dimostrativo, senza il tempo di chiedersi per chi lo sia, e perché. Non sarebbe forse anche quella una costruzione culturale? È legittimo, naturalmente, provare quella ripugnanza, ma non senza assumerne la parzialità.

Altri sono i passaggi importanti del libro, ma questo colpisce nel montare musicale del testo, innamorato dal proprio procedere, teso alla conclusione trionfale e alla sconfitta dell’ingenuità, come da programma in copertina. Sarebbe bellissimo: leggere un libro e uscirne non più ingenui, rotti alle verità della vita -così come Serrra ci racconta si temeva facessero testi come La nouvelle Heloise di Rousseau-, e quante e quanti di noi non vorrebbero subire la seduzione di una simile promessa?

Ma ci si può fidare di Francesca Serra? Ecco, quella frase può essere interessante come spia di una seduzione fallita.

Se nel mondo di Serra “Il ritratto di un uomo che legge senza vestiti sarebbe impensabile, ripugnante o per lo meno ridicolo”, quel mondo non è il mio, e non mi contempla. Serra non pensa a me, e io la lascio parlare da sola.

Tom of Finland, The art of pleasure (a cura di Micha Remakers), design di Catinka Keul; Taschen 1998; pp. 252-253 (part.)

La foto di Monroe della quale si parla all’inizioè una delle foto di cui parlò anche Stefano Scalich sull’Archivio Caltari, nella sua breve serie su Joyce, nel giugno del 2011, pubblicandone anche altre, della stessa sessione. All’interno del post trovate anche un rimando ad un articolo comparso su Letter from Here blog di Peter Patau, anch’esso sulla stessa fotografia.

[Ecco l’immagine trovata dopo aver scritto il post]

Francesca Serra, Le brave ragazze non leggono romanzi

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