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Sandro Campani / NEL PAESE DEL MAGNANO. Italic 2010. Recensione

Posted in recensioni by federico novaro on 16 settembre 2011

Il più bel libro dell’anno passato

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. dorso (part.), 1

Nel paese del Magnano
di Sandro Campani

Grafica di copertina di Giordano Giunta

164 p. ; 14 €
Italic -Pequod, Ancona 2010

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. frontespizio (part.), 1

(Parlare a fine 2011 di un libro uscito a fine 2010 non è cosa che s’usi. La regola è questa: parlare dei libri prima che escano. Ad un Salone del Libro di qualche anno fa un editore mi disse di dire all’Indice di abbreviare i tempi, che spesso le recensioni escono quando il libro ormai “non si trova più”, e allora la recensione non serve a niente. Dei tanti tratti ormai fuori tempo massimo de L’Indice, questo mi piace ancora. Ci vuole pervicacia nel resistere ai tempi ridicoli della pubblicità editoriale. Ormai usa che, dei libri, gli uffici stampa mandino i pdf, per fare collimare presenza del libro in libreria e recensione, o, meglio, perché la seconda preceda la prima. Parliamo naturalmente di quei buoni casi in cui si presuppone alla recensione la lettura del testo. In questo la rete, che tanto agisce sullo scandire del tempo, crolla fallimentare, esibisce la propria disutilità, prona alla retorica dell’accelerazione, di un presente dal passo cortissimo, non solo supina ai desideri del commercio, ma esaltandone le storture. Esserci prima, surfare sulla cresta dell’indicizzazione, piace come un piacere infantile, tutto teso all’immediato. Grandi taglia/incolla nell’illusione di vincere guadagnando l’attenzione degli algoritmi di Google. Divertente, se s’avesse tempo, cercare di ricostruirne i percorsi, dalla prima emissione dell’ufficio stampa alle infinite ripetizioni sin sull’infimo, irrilevante, propagatore. Ci si dirà ch’è tutta una questione d’intenti, e probabilmente quell’editore pensava che le recensioni potessero servire solo se avessero servito lui. L’editore era piccolo e spesso adottava quella retorica frusta che si dice resistenziale: -noi come facciamo a resistere se neanche L’Indice ci aiuta? Un po’ abitato dalla certezza di far bene quell’editore non vedeva che il proprio fine, dimentico che così perpetuava l’odiata sudditanza alle catene librarie, alle loro logiche. Forse bisogna un po’ tutti provare a interrogarsi di nuovo sul perché si debba parlare di libri, e in che termini. Ciascuno avrà le sue ragioni. Quell’editore intendeva che una recensione che esca quando il libro non sia più sugli scaffali non serve a vendere. D’accordo, diamogli ragione. E quindi? Se la recensione deve essere utile a vendere ci dovrebbe, almeno, essere un utile per chi le scrive. Trovai invece bizzarro che ci ritenesse lui ed io uniti da un identico interesse: mi avesse almeno proposto un euro per ogni copia venduta in più, l’avrei trovato meno meschino.

Il libro del quale voglio parlare qui, è uscito nel Novembre del 2010. Dopo essermelo portato dietro per ogni dove, come si fa con le cose alle quali non si vuole dedicare un tempo distratto, ora mi viene da ritardare ancora il parlarne per non dovermene separare. Ma di questi giorni è la notizia che nel paese del Magnano ha vinto il premio Loria, in gara con augusti nomi, e così eccomi qui a celebrarlo, e spassionatamente ad invitarvi a comprarlo, annoiate i librai, sfrucugliate on-line, scrivete a Italic, ma compratelo, leggetelo, è il libro più bello dell’anno passato.)

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. incipit (part.), 1

Sandro Campani aveva pubblicato da Playground È dolcissimo non appartenerti più, nel 2005, nella collana “Riserva indiana”, breve collezione, presto chiusa, di testi straight di una casa editrice vocata alla pubblicazione, come dice il fondatore e editore Bergamini in un’intervista rilasciata al blog Via dei Serpenti, di testi “che avessero tra i loro protagonisti almeno un personaggio gay”.

Nel paese del Magnano è stato una delle prime uscite della casa editrice Italic, di cui si parlò a più riprese qui su FNl (vedi: Notizie / 33 Notizie / 68 e ).
Il risvolto di copertina è, come accade raramente, fedele al testo, senza tentare di mascherarlo per renderlo più appetibile (e anche l’adelphiano “stupendi” si giustifica, una volta letto il libro). Lo trascrivo pressoché integralmente:

“Questa raccolta di stupendi racconti, Nel paese del Magnano, è il secondo libro di Sandro Campani […]. Come nel suo primo libro, l’autore ci ripropone, in questi nove racconti, un mondo rurale che sembrerebbe non esitere più, quello dell’Appennino tra Reggio Emilia e Modena: la “sua” terra. Campani riesce a farlo con una precisione rara e toccante e con la sua scrittura personale e libera. […] Nel paese del Magnano è anche un libro di malinconica sobrietà e intensità. Intensità che proviene soprattutto da quella descrittività insistita e volutamente opaca con cui ci rende partecipi dell’interiorità dei personaggi. Campani, diversamente da tanti scrittori suoi coetanei, con uno sforzo di autenticità e con la sua lingua felicemente inquinata di italiano-modenese, riesce a darci conto di una provincia italiana ad un tempo desolata e magica. “C’è nella prosa di Campani un’esattezza scientifica che non si fa mai pedante, la forza non documentabile se non attraverso il prodotto finale di cui è espressione ogni buon libro”. Daniele Scalise, ‘Il foglio’.”

(di passaggio riporto qui un brano della presentazione che di Campani fa Playground: “[…] La prosa di Sandro Campani colpisce per una straordinaria esigenza descrittiva che da vita a una lingua felicemente inquinata di italiano-modenese; una lingua spesso libera ma che non abdica mai al desiderio di raccontare luoghi, persone, stati d’animo con una precisione assoluta. Uno sforzo di autenticità che diversamente dalla gran parte dei suoi coetanei non lo porta a immaginare improbabili fughe verso le capitali più trendy dell’Occidente ma a concentrarsi su una provincia italiana che riesce ad essere ad un tempo magica e desolata […]”. Oltre che forse una questione di pigrizia il passaggio uguale da un volume all’altro testimonia anche della difficoltà di parlare dei testi di Campani, che richiedono uno sforzo critico e un’attrezzatura di cui siamo in molti ad essere sprovvisti)

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. precedenti pubblicazioni e indice (part.), 1

I racconti di Campani, visti dall’angusto pertugio della letteratura contemporanea italiana, sembrano racconti di fantascienza; c’è un raro, affascinante, scollamento fra il panorama che Campani descrive e l’Italia immancabile e sempre uguale che compare nelle pagine dei titoli più venduti. Nel risvolto si crea un’equivoco, quando si dice “un mondo rurale che sembrerebbe non esitere più” si lascia pensare che Campani descriva un mondo che non esiste più perché è ormai passato, ipotizza uno sguardo nostalgico che invece è assente. La realtà che Campani descrive ci è interamente contemporanea, solo si è persa la capacità di vederla. Gli stessi oggetti in Campani sembrano riportati alla luce da un oblio che ce li aveva rubati, ma che sono invece sempre stati lì, davanti a noi, nelle nostre mani, nella nostra esperienza, solo che nessuno li aveva più nominati, nessuno ci aveva più accompagnato a trovare loro un posto nella nostra lingua.

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. copertina (part.), 5

I personaggi di Campani abitano in un minuscolo frammento del paesaggio italiano, monti e valli fatti di rocce, di alberi chiamati per nome, di rogge e di capanni, di Vespe, di corde, di bici, di radure, con lontana la pianura, uno spazio aperto vastissimo immisurabile. C’è la droga, ci sono i tradimenti, ci sono gli omicidi, c’è il sesso. Ma non fa scandalo, non fa notizia, non è riassumibile. Non ne trarranno un film. La lingua di Campani è rara e ogni parola conserva la fatica dell’approssimazione all’esattezza. C’è un’insistenza, nel dovere che la materia chiede per essere rappresentata, e che traspare dalle pagine di Campani, che ricorda Morandi.

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. copertina (part.), 8

Fra i racconti presenti ne Il paese del Magnano, Le utili abitudini era uscito nell’antologia di racconti Bloody Europe, sempre da Playground, nel 2004, un’antologia di racconti che aveva segnato gli esordi della casa editrice.
Qui compare in una versione differente, segnata da un cambio di nome, là, l’amico dell’io narrante, si chiamava Luca, qui Davide. Il cambio di nome è spia di un metodo. In sei anni la materia non è cambiata. Grezza è la medesima in ognuno dei tre titoli. Ragazzi di provincia fra la pubertà e la giovinezza, le valli dell’Appennino modenese, la modernità fatta di oggetti, di pratiche, di abitudini, di televisione e scooter, di feste nelle case, del bar, delle feste di paese, vissuta in valli rade di case, con la natura presente ad ogni passo. Così come non è cambiato lo sguardo, indagatore, sospeso, stupito, che si fa scrittura per rendere visibile un’ipotesi di esistenza delle cose, del loro significato. Ma il lavoro di molatura è incessante.

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. esergo (part.), 1

Fra le due versioni si sono ora eliminate alcune asprezze che erano figlie della giovane età che Campani aveva allora, la lingua si è pulita, alcuni facili effetti, un certo uso del colloquiale, eliminati. Questo lavoro Campani sembra farlo sulla sua materia narrativa incessante. Non c’è mai vetta in Campani, o abisso, tutto è riportato ad un registro piano, pudico, anacronistico rispetto all’arroganza ottusa della comunicazione autistica che si privilegia ora.

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. copertina (part.), 2

Forse Campani potrebbe scrivere sempre dello stesso episodio, assumere sempre lo stesso io narrante, ascoltare sempre il medesimo rombare di uno scooter in curva: il suo lavoro non è raccontare storie, bensì sperimentare se vi sia nella scrittura la capacità di rendere il nostro mondo un luogo, seppur per un frammento minuscolo, più comprensibile.

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. copertina (part.), 9

Se si vuole cercare una linea, nella scrittura di Campani, forse la si può rintracciare dalle parti di Fenoglio, di Calvino, di Arpino, sin a Celati, una scuola che ha le radici nelle generazioni precedenti, in un idea civile del proprio lavoro, che non ha come fine il solo perseguimento del profitto, economico e sociale, ma è il tentativo di fornire uno sguardo nuovo sulle cose, di descrivere il proprio mondo, la propria contemporaneità in modo onesto e rivelatore, per quanto sia possibile, per rendere le cose visibili. Che va per tentativi, per molature successive. Il contrario di ciò che viene richiesto oggi, di partecipare ad un gigantesco infingimento che ci fa credere che scrivere sia raccontare il mondo come si crede che chi leggerà si aspetti che sia.

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. copertina (part.), 6

Quanti dei libri che sono stati in questi anni in classifica saranno spazzati via? Quanti fra cinque, dieci anni, non sembreranno così invecchiati da risultare illeggibili? Non Campani. Campani scrive per chi leggerà i suoi libri, votato al servizio della sua scrittura e di chi avrà la fortuna di accostarvisi, trascurando l’immane inutile chiasso della letteratura come carburante del proprio narcisismo.

La forza de Nel paese del Magnano è anche la pervicacia con la quale Campani si tiene lontano dalle regole ottundenti dell’entertainment, diventate in Italia tavole d’oro della legge con tale forza che l’allontanarsene è stigmatizzato come comportamento inutile e velleitario. Nel pastone immangiabile al quale ci si è obtorto collo abituati, con la complicità attiva di ogni attore, di chi scrive, di chi edita, di chi pubblica, di chi vende, di chi divulga, e nell’impotenza sfinita e complice di chi legge, Il paese del Magnano dimostra che un’altra scrittura è possibile, che è possibile fare letteratura contemporanea italiana senza essere asserviti al pensiero livellante di chi confonde i fini coi mezzi, al riparo dalla mondanità becera dei supplementi illustrati, delle trasmissioni tv della sinistra benpensante.

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. copertina (part.), 1

Riassunto bibliografico:
straight / letteratura italiana / prime edizioni
Nel paese del Magnano / Sandro Campani
1. ed. – Ancona : Italic. – 164 p. ; 19 x 12 cm. – (Pequod)
Giunta, Giordano (grafica di copertina di)
brossura, con bandelle
©2010, Italic

Sandro Campani, Nel paese del Magnano; italic 2010; Grafica di copertina di Giordano Giunta. frontespizio (part.), 2

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