federico novaro libri

SEF (saluti da Roma, fiera della piccola e media editoria, 2011), 3

Posted in cartoline by federico novaro on 20 dicembre 2011

#piùlibri2011 (Società editrice fiorentina)

Il Palazzo dei Congressi all’EUR,
pur magnifico,
è troppo piccolo,
per la Fiera.
Rende tutto faticoso,
e se ci fosse tanto spazio anche
i banchetti di cretinate o irrilevanti
li si sopporterebbe.
Forse non sarebbe male
il modello torinese di Artissima,
dove le gallerie sono selezionate
e l’accesso non è solo in base alla capacità
economica
delle singole case.
Così com’è
resta una Fiera
e allora io voglio anche i bastoncini di zucchero e le giostre.
La mancanza di spazi non rende servizio a nessuno.
Le ragioni economiche livellano in una sorta di
ridicola parità
case editrici eccellenti ma di nicchia
e case editrici inutili ma con maggior forza economica.
Lo scherzo che si fa sempre
sui banchetti dei libri
dei templari
va bene una
due
tre volte, poi uno vorrebbe proprio che
non ci fossero.
La mancanza di spazio crea anche
gerarchie,
stupide,
perché basate su argomenti che non hanno a che vedere
con la qualità del lavoro.
Nell’atrio (né muscoso, né cadente, ma polare e sferzato dai venti)
c’è uno strano miscuglio.
Gli stand sono grandi
ma il posto è sfigato.
Si è appena entri, ma si passa oltre.
Ma lì, c’era SEF, Società editrice fiorentina.
Casa editrice molto legata al territorio
(parola verso la quale io provo violenti desideri d’embargo).
Guardatevi il sito,
è certo settoriale, ma si scoprono cose sorprendenti,
e interessanti (c’hanno anche tanti ebook, in epub).
Fra le tante collane, 13, ne hanno una, ereditata da una sigla precedente, Zara (non la catena di vestiti),
“Le parole ritrovate”.
Ospita testi in edizione anastatica.
Non è vero, non esattamente.
Non vengono riproposti i testi -di solito si fa con le prime edizioni,
così com’erano,
ma, come dire: ricostruiti.
Il formato della collana è sempre lo stesso, ma sulle pagine
un filo sottile fa da cornice riproponendo la pagina nelle proporzioni
dell’originale.
I caratteri e la mise en page sono quelli originali,
ma come sottoposti a un lavoro di ripulitura.
Un’evocazione più che una riproposizione.
Inoltre i testi, anzi, i libri,
sono accompagnati da ampi apparati.
Io mi son preso Versi del conte Giacomo Leopardi (nell’edizione del 1826)
e La Festa, di Agostino G. Sinadinò,
una bizzarria pre-futurista con caratteri sghembi e colorati,
molto divertente.
Cosa c’entra con il discorso sugli spazi angusti
e sulla mancanza di selezione che non sia in base
alla capacità economica della casa editrice?
Che il povero gentilissimo standista,
ed io curioso,
morivamo di freddo,
mentre allo stand
delle false penne antiche, si stava al calduccio.

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