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Angelica Garnett / INGANNATA CON DOLCEZZA. La tartaruga 2011 (recensione di Federico Sabatini)

Posted in recensioni by federico novaro on 5 gennaio 2012

Angelica Garnett, Ingannata con dolcezza, La Tartaruga edizioni 2011; Art director: Mara Scanavino, alla cop.: "Angelica Garnett con i fratelli Julian e Quentin Bell, fotografati dalla madre Vanessa Bell (1930-1932 ca.) @ Tate, Londra 2011"; cop. (part.),

Ingannata con dolcezza. Un’infanzia a Bloomsbury
di Angelica Garnett

traduzione di Nicoletta Della Casa
art director: Mara Scanavino

191 p. ; cartaceo, 17,50 €
La Tartaruga edizioni -Narrativa, Milano 2011 (già 1990)

Angelica Garnett, Ingannata con dolcezza, La Tartaruga edizioni 2011; Art director: Mara Scanavino, alla cop.: "Angelica Garnett con i fratelli Julian e Quentin Bell, fotografati dalla madre Vanessa Bell (1930-1932 ca.) @ Tate, Londra 2011"; frontespizio

(Un nuovo Federico si affaccia su FN! Dopo me medesimo e Federico Boccaccini, arriva Federico Sabatini. FN è lieto di accogliere cotanto altro Federico, e spera che si fermerà a lungo da queste parti.
Ma chi è?
Federico Sabatini è docente e ricercatore post-dottorato in Letteratura Inglese e Comparata presso l’Università di Torino. Autore di due volumi critici (
Im-marginable; James Joyce. Scrivere pericolosamente) e di numerosi articoli e racconti. Si è occupato di Joyce, Woolf, Beckett, Genet, Pound, Bruno, Leopardi).

Ecco la sua recensione a Ingannata con Dolcezza, di Angelica Garnett.

Angelica Garnett, Ingannata con dolcezza, La Tartaruga edizioni 2011; Art director: Mara Scanavino, alla cop.: "Angelica Garnett con i fratelli Julian e Quentin Bell, fotografati dalla madre Vanessa Bell (1930-1932 ca.) @ Tate, Londra 2011"; cop. (part.),

A partire dal seminale saggio di Philippe Lejeune sull’autobiografia (Il patto autobiografico, Il Mulino, 1986), tutta la teoria letteraria che si è occupata del tema ha sottolineato che il genere “autobiografico” è quasi un “non-genere” letterario, una tipologia testuale sempre incline a contraddire le sue stesse regole e a fuggire qualsiasi tentativo critico di categorizzazione.

Uno dei motivi comuni che però spingono gli scrittori a cimentarsi nella ricreazione letteraria della propria vita è quello, talvolta freudianamente terapeutico, di penetrare volontariamente nel proprio passato per soppesarne le influenze, carpirne i misteri o semplicemente per riviverne i tratti salienti e, infine, per vivere pienamente il presente: “Il passato può essere fecondo, oppure un fardello […] il presente, se non è vissuto pienamente può trasformare il passato in un serpente minaccioso […] i rapporti che non furono a suo tempo esplorati pienamente possono divenire ombre nella cui oscurità non ci sta a cuore indugiare”. Con queste parole, Angelica Garnett, figlia di Vanessa Bell e di Bloomsbury, introduce il suo libro e illustra, con una spiazzante sincerità, le intenzioni che hanno mosso la sua scrittura “autobiografica”.

Angelica Garnett, Ingannata con dolcezza, La Tartaruga edizioni 2011; Art director: Mara Scanavino, alla cop.: "Angelica Garnett con i fratelli Julian e Quentin Bell, fotografati dalla madre Vanessa Bell (1930-1932 ca.) @ Tate, Londra 2011"; cop. (part.),

Ingannata con dolcezza è infatti il resoconto, squisitamente e dichiaratamente soggettivo e dunque a tratti inaffidabile, della sua infanzia e di alcuni episodi cruciali della maturità (il matrimonio, la maternità, i lutti familiari) che si possono decifrare solo attraverso la comprensione dell’infanzia stessa.
Garnett si tuffa nei tempi passati a Bloomsbury e cerca, con una volontà quasi spasmodica, di comprendere come quell’“inganno” che dà il titolo alla sua vita abbia influenzato, se non addirittura plasmato, tutta la sua esistenza, la sua esperienza e la sua sensibilità.

L’inganno in questione è quello legato al suo padre naturale, Duncan Grant: al tempo della sua nascita, la madre, ancora sposata con Clive Bell, e le fece credere, insieme a tutti gli altri, di essere figlia di Clive, rivelandole la verità a diciannove anni (“fui io l’unica persona tenuta all’oscuro con successo”).
Partendo da questo episodio, certamente un gravoso fardello per la maturazione della ragazza, il libro di Garnett descrive la sua infanzia a Charleston, la casa che sua madre aveva “creato” nell’inconfondibile stile Omega, i viaggi a Cassis, gli incontri con tutti quegli artisti e pensatori che contribuirono a creare la leggenda di Gordon Square trasformando per sempre la nostra percezione del quartiere di Bloomsbury.

Angelica Garnett, Ingannata con dolcezza, La Tartaruga edizioni 2011; Art director: Mara Scanavino, alla cop.: "Angelica Garnett con i fratelli Julian e Quentin Bell, fotografati dalla madre Vanessa Bell (1930-1932 ca.) @ Tate, Londra 2011"; cop. (part.),

Nonostante il libro si presti anche a una lettura di questo tipo, che esalta cioè la straordinarietà di quelle vite e di quelle esperienze di condivisione artistico/intellettuale, Garnett, attraverso il filtro tutto personale della sua esperienza interiore, getta un’ulteriore luce su quel mondo passato, una luce più oscura che ne ridimensiona il carattere di leggendarietà: “Clive e Vanessa devono aver preso questa decisione in uno spirito che con leggerezza immaginavano anticonformista […] Ma nonostante la libertà che Bloomsbury pensava di essersi guadagnata, è la convenzionalità dell’inganno a cui ricorsero che sorprende”.

Forse per la prima volta, il libro associa il concetto di convenzionalità al gruppo di Bloomsbury, una convenzionalità che, seppure all’interno di vite dichiaratamente e ostentatamente anticonvenzionali, dimostra una sorprendente debolezza e un’inaspettata limitatezza.
Ad esempio, nei capitoli legati all’infanzia e all’educazione di Angelica, si legge che Vanessa Bell (che “guardava con occhi malevoli tutto ciò che era convenzionale”) non solo era contraria a una normale formazione scolastica, ma che addirittura ad Angelica fu vietato di studiare “il latino, l’aritmetica e altri insegnamenti” per privilegiare la musica e l’arte, affiancati tangenzialmente dal francese, dall’inglese e dalla storia.
Angelica veniva inoltre trattata come una bambina “geneticamente” dotata di rare e innate qualità artistiche. Un atteggiamento “nocivo”, come afferma Garnett stessa, che innestò in lei un senso inconscio di paura, di ansia e di inadeguatezza. A proposito dei suoi amici in età adulta infatti, scopriamo che questi appartenevano tutti alla precedente generazione e che erano suoi amici perché avevano conosciuto e amato i suoi genitori: “Con loro mi sentivo sempre sicura, ma anche a disagio, nella percezione di una profonda inadeguatezza a cui essi, per gentilezza, non alludevano”.
In maniera molto simile, il suo futuro di donna matura fu segnato dallo stesso senso di inadeguatezza e dal desiderio lancinante di sentirsi adeguata.

Angelica Garnett, Ingannata con dolcezza, La Tartaruga edizioni 2011; Art director: Mara Scanavino, alla cop.: "Angelica Garnett con i fratelli Julian e Quentin Bell, fotografati dalla madre Vanessa Bell (1930-1932 ca.) @ Tate, Londra 2011"; cop. (part.),

Una volta scoperto l’inganno e capito che “Vanessa si consolava con la pretesa che sua figlia aveva due padri”, Angelica non tardò a comprendere che in realtà non aveva avuto nessun padre: “Era impossibile associare Duncan con qualsiasi idea di paternità – ed egli non tentò mai di assumere tale ruolo. Clive era più adatto ma agiva senza nessuna convinzione, poiché sapeva la verità”.

Influenzata da tali esperienze interiori, indecifrabili finanche dopo l’estenuante stesura dell’autobiografia, Angelica sposò il più maturo David Garnett, il quale era stato amante del padre naturale Duncan Grant.
E anche in questo caso, la donna cadde nella stessa trappola e nello stesso inganno, poiché nel tempo non le fu difficile comprendere che David Garnett l’aveva sposata per il “desiderio di assorbire qualcuno che era stato parte sia di Duncan che di Vanessa”.

Angelica Garnett, Ingannata con dolcezza, La Tartaruga edizioni 2011; Art director: Mara Scanavino, alla cop.: "Angelica Garnett con i fratelli Julian e Quentin Bell, fotografati dalla madre Vanessa Bell (1930-1932 ca.) @ Tate, Londra 2011"; cop. (part.),

Il romanzo, tuttavia, non esprime soltanto la percezione e comprensione del trauma, ma da questo si irradia verso nuclei tematici che dischiudono il senso dell’esperienza bloomsburiana.
Il primo da segnalare è il ritratto degli zii Virginia e Leonard Woolf, una coppia più equilibrata dei genitori di Angelica e meno incline all’educazione libertaria che veniva impartita a Charleston.

Di Virginia Woolf, Garnett ricorda soprattutto la dolcezza, la straordinaria intelligenza e l’empatia nei confronti della sorella. Mettendo in risalto inoltre l’estrema vitalità della scrittrice e non solo la sua malattia mentale, Garnett fornisce un ritratto di Woolf che – esattamente come i diari di Woolf stessa – contraddice l’immagine più stereotipata e malinconicamente “afflitta” che il pubblico ha recepito dal celebre film The Hours: “A dispetto della sua fragilità, Virginia era dotata di un’enorme forza: non poteva resistere al richiamo della vita in qualsiasi forma”.

Allo stesso modo, anche l’immagine della sensuale Vanessa Bell è molto lontana da quella della “mamma” offerta nel film: la donna viene descritta soprattutto in quanto artista, felice solo quando aveva il “pennello in mano”, poiché “pensare a lei senza la sua pittura significava toglierle metà della sua ragione di vita”. Vanessa Bell era una presenza dirompente e ingombrante nella vita della figlia, un nodo indissolubile dal quale svincolarsi e a cui, insieme, volersi aggrappare (“per molti anni fui a tal punto parte di Vanessa e lei di me che non avrei potuto neppure lontanamente tentare di descriverla con distacco e anche oggi a volte sento il suo sguardo su di me”).

Si tratta dunque di un libro autentico e genuino, il cui valore letterario può essere discutibile (come ammette umilmente la stessa autrice affermando di non essere una vera scrittrice) ma che, germogliando da una vita esteriore straordinaria rivela una vita interiore altrettanto ricca e sfaccettata.
Non tutti i ricordi sono visceralmente ispirati o “proustianamente” spontanei, ma in tutti traspare una delicata sensibilità che permette al lettore di entrare non solo nelle estrose stanze colorate di Charleston, ma soprattutto di entrare nella mente che ha abitato quelle stanze e che da esse è stata forgiata: “una libellula che si libra, scompare e ritorna. Come in una serra, protetta e stimolata, senz’ombra di responsabilità”.

Angelica Garnett, Ingannata con dolcezza, La Tartaruga edizioni 2011; Art director: Mara Scanavino, alla cop.: "Angelica Garnett con i fratelli Julian e Quentin Bell, fotografati dalla madre Vanessa Bell (1930-1932 ca.) @ Tate, Londra 2011"; incipit (part

Riassunto bibliografico:
queer / letteratura inglese
Ingannata con dolcezza / Angelica Barnett
Milano : la tartaruga edizioni. – 191 p. ; 21 cm. – (Narrativa)
Nicoletta Della Casa (traduzione di)
Mara Scanavino (art director)
brossura, con risvolti
©1990 La tartaruga

Angelica Garnett, Ingannata con dolcezza, La Tartaruga edizioni 2011; Art director: Mara Scanavino, alla cop.: "Angelica Garnett con i fratelli Julian e Quentin Bell, fotografati dalla madre Vanessa Bell (1930-1932 ca.) @ Tate, Londra 2011"; cop. (part.),

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Una Risposta

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  1. lukiz said, on 10 gennaio 2012 at 9:56 am

    sto leggendolo, tra gli altri. 🙂


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