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Helen Humphreys / LA VERITÀ, SOLTANTO LA VERITÀ. Playground 2011 (recensione di Federico Boccaccini)

Posted in recensioni by federico novaro on 13 febbraio 2012

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Dorso (part.), 1

La verità, soltanto la verità
(
The Reinvention of Love)
di Helen Humphreys

traduzione di Carlotta Scarlata
Graphic designer: Federico Borghi

248 p., cartaceo ; 16€
Playground, Roma 2011

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Frontespizio (part.), 1

Nel 1843 la tipografia Pommeret & Guenot di Parigi stampa un piccolo volume dal semplice titolo : Livre d’Amour. L’autore è ignoto. Si tratta di una raccolta di poesie. Nella prima pagina come faux titre un verso di Dante “Amor ch’a nullo amato amar perdona”. Ne circolano solo pochi esemplari donati agli amici dall’autore stesso. Eppure il libro non passa inosservato. In poco tempo tutta Parigi ne parla: sono le poesie d’amore che il maggior critico letterario dell’epoca, Charles Augustin de Sainte-Beuve, ha scritto ispirato dalla sua passione -a quanto pare ricambiata- per Mme Adèle Hugo, la moglie del più grande scrittore francese vivente, Victor Hugo, nonché suo miglior amico. Il romanzo La verità, soltanto la verità di Helen Humphreys è il racconto di questa passione.

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Quarta di copertina (part.), 1

Poco è più banale di un triangolo amoroso. Eppure questo romanzo non è affatto banale, ma è difficile capire quanto l’autrice ne sia consapevole.
Va detto che il titolo originale è The Reinvention of Love: la prima critica è per Playground che ha deciso di cambiarlo, optando per un titolo dal sapore audeniano. Ma è stata una scelta inutile e maldestra: si poteva trovare una perifrasi rispettando il significato originale. É vero che qui si parla d’amore, di onestà e di disonestà –e quindi di verità- ma il concetto di “reinvenzione” credo sia centrale in questa storia.

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Copertina (part.), 2

Adèle è la moglie di un genio. Ma il genio, com’è sua natura, è preso più dalla sua opera che da sua moglie. Così, dopo quattro figli, il sentimento di Adèle lentamente svanisce, ma non svanisce il suo bisogno d’amare.

Come in un romanzetto rosa accade che la moglie trascurata trovi clandestinamente consolazione tra le braccia del miglior amico del marito. Poiché siamo nella stagione del romanticismo, tale amore sarà contrastato e infelice. Questo è il primo strato della lettura – ciò che le riviste definiscono in genere come “romanzo appassionante”-.

Ma Helen Humphreys è una scrittrice vera, di talento. Appartiene alla nuova generazione della letteratura canadese, come Alice Munro. E infatti vi sono almeno altri due strati di lettura che rendono questo romanzo interessante.

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Incipit (part.), 1

Innanzitutto il fatto che l’autrice abbia ricostruito una vicenda reale i cui protagonisti furono Sainte-Beuve, Hugo e sua moglie Adèle. Ma – è il centro del romanzo- che sarà Adèle a reinventare il concetto d’amore nel momento in cui s’innamorerà di un uomo che non potrà amarla completamente a causa di una malformazione genitale.

Scoprirà Adèle quanto questo amore sia per lei più forte e più dolce di quello di suo marito che la possiede e poi la dimentica. Scoprirà così che solo ora può sentirsi davvero amata poiché è divenuta la vera protagonista dei suoi sentimenti. Non solo, per vedersi clandestinamente in pubblico Charles a volte ruba i vestiti a sua madre e si traveste da Charlotte per incontrare in chiesa Adèle. Ed è Charlotte che Adèle ama di più, perché a differenza di Charles, che avrebbe voluto essere Hugo, Charlotte non vuole che Adèle.

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Copertina (part.), 6

I capitoli si rincorrono ora con la voce di Charles, ora con quella di Adèle. La figura di Hugo resta sullo sfondo come quella di un marito e di un padre prepotente e insensibile devoto solo alla sua consacrazione letteraria. “Victor era insaziabile, in ogni cosa e in ogni modo”.

Intessendo pagine da frasi riprese dalle lettere e dalle poesie di Sainte-Beuve e, per quel poco che è rimasto, dalle lettere di Adèle, Humphreys riesce ad appassionarci al racconto. Tutto bene? Non proprio.

Il problema sorge quando l’autrice rievoca la Parigi della Belle époque. In un romanzo storico in cui i protagonisti sono due tra i più grandi letterati di Francia non basta citare le strade e gli indirizzi delle loro varie abitazioni. Non basta dire che c’è il colera. Bisognerà evocare l’odore pungente e nauseante del disinfettante, il senso di morte che tutto circonda. Non basta descrivere i due amanti seduti accanto nella balconata della Comédie française mentre attendono l’abbassarsi delle luci per prendersi la mano. Bisognerà avere l’impressione di sentire la polvere depositarsi sui velluti.

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Copertina (part.), 5

Il fatto poi di evocare dei nomi così potenti costa il rischio di non essere all’altezza di quanto evocato. Qui si arriva al terzo strato di lettura. La vita, l’opera e la critica.

Di Sainte-Beuve che voleva interpretare il significato di un’opera a partire dalla biografia dell’autore conosciamo il giudizio sprezzante che di lui ne dà Proust nel suo pamphlet Contre Sainte-Beuve. Ossia contro il naturalismo come metodo critico. Proust gli opporrà la sua idea di Io letterario. È inutile cercare nella vita dell’autore il senso di un’opera letteraria, perché l’Io dell’autore non è l’Io psicologico dello scrittore. L’Io che parla e che si rappresenta è un altro, trascende la stretta dimensione biografica. “Un libro è il prodotto di un io diverso da quello che si manifesta nelle nostre abitudini, nella vita sociale, nei nostri vizi”, osserverà Proust.

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Copertina (part.), 8

C’è di interessante che raccontandoci Sainte-Beuve, l’autrice ci racconta precisamente la sua opera attraverso i fatti della sua vita intima. E Hugo allora non rappresenta altro che la letteratura stessa, contro Sainte-Beuve, che rappresenta il critico che non è riuscito ad essere un letterato -la malformazione genitale- e che allora si vendica tentando di portargli via una cosa a cui tiene, ossia Adèle che rappresenta il lettore.

Eppure Adèle avrebbe scelto lui, continuerà ad amarlo per tutta la vita anche se non potranno più vedersi.

Il lettore preferisce amare dunque una letteratura in cui riconosce la vita dello scrittore piuttosto che l’algido distacco che ritroviamo in scrittori come, ad esempio, Joyce, Woolf e Proust stesso. Tutti a credere che la letteratura non sia la vita.

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Copertina (part.), 12

Una vittoria del naturalismo sull’idea contemporanea di letteratura? Forse è andare troppo oltre la volontà dell’autrice la quale, ci sembra, non sia troppo consapevole di tutte le pieghe che il suo romanzo può dispiegare. Ciò che resta sono solo delle suggestioni, la delusione per l’intuizione di qualcosa che avrebbe potuto essere grande.

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Copertina (part.), 7

Federico Boccaccioni ha recensito recentemente per FN Lytton Strachey. L’arte di vivere a Bloomsbury, di Michael Holroyd, ilSaggiatore 2011.

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Risvolto della q. di cop. (part.), 1

Riassunto bibliografico:
Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Copertina (part.), 1

queer / letteratura canadese / prime edizioni italiane
La verità, soltanto la verità / Helen Humphrey
1. ed. – Roma : Playground. – 248 p. ; 20 x 15 cm.
Carlotta Scarlata (traduzione di) ; Federico Borghi (graphic designer)
brossura con alette
alla copertina: foto di Diana Pinto
@2011 Playground
@2011 Helen Humphreys
tit. orig.: The Reinvention of Love

Helen Humphreys, La verità, soltanto la verità; Playground 2011. Graphic designer: Federico Borghi, alla cop.: fotg. col.: ©Diana Pinto. Copertina (part.), 11

(tutte le recensioni apparse su Federico Novaro Libri, sono su FN)

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