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Editoria / notizie / brevi. 42: MONDADORI, LA NUOVA SIS

Posted in editoria, notizie by federico novaro on 6 marzo 2012

La nuova SIS Mondadori, Scrittori italiani e stranieri

abbeʧe’darjo / FN. M (t)

Con gran battage pubblicitario la Mondadori ha ridisegnato la sua collana principale di narrativa, la Sis, Scrittori italiani e stranieri.
In un’intervista su Affaritaliani Giacomo Callo, art director di Mondadori (in Mondadori da tempo, ma da un anno responsabile generale, che già ha ridisegnato gli Oscar Narrativa molto bene) parla, intervistato da Antonio Prudenzano, del restyling:

“[…] “Il primo progetto grafico della collana Scrittori Italiani e Stranieri risale al 1998, momento nel quale in Mondadori non esistevano collane di narrativa riconoscibili nella front list. Da almeno due anni sentivamo il bisogno di ridisegnare la grafica, ma soprattutto il formato e i materiali. Guidati dal direttore generale dei libri Mondadori Laura Donnini, un gruppo di lavoro comprendente direzione editoriale, direzione grafica e direzione marketing ha dato i natali al restyling della collana. Abbiamo cambiato la famiglia del lettering dal Chicago (all’ora usato dalla Apple per la barra dei menù) con il Lucida Grande Bold corpo 18 pt (anch’esso usato oggi nella barra dei menu Apple). E inoltre lo abbiamo liberato da una posizione fissa dandogli la possibilità di muoversi verticalmente lungo l’asse centrale della copertina. La vera novità grafica in realtà è rappresentata dall’utilizzo nella copertina della storica rosa ‘in su la cima’, che per noi non è solo un elemento di riconoscibilità, ma un vero segno di nobiltà editoriale. Poi abbiamo ‘aumentato’ il formato e deciso di avere due confezioni: una in brossura e una rilegata con sovraccoperta con alette, e abbiamo anche migliorato la carta del blocco testo. In ultimo, per i materiali, ci siamo orientati su una carta usomano lisciata, anch’essa morbida e letteraria. […]”.

Mondadori / SIS, brochure pubblicitaria 2/2012, 3

È interessante che la Mondadori recuperi il logo della rosa, un indicazione di un probabile tentativo di rendere più riconoscibili i vari comparti (anche se è un po’ buffo venderlo come simbolo imperituro d’una tradizione alta: come tutti certamente sanno “Gli albi della Rosa”, per esempio, con il logo ben in copertina, era una rivista smilza e spillata, di dimensioni simili a Topolino, che pubblicava storie Disney negli anni ’60 del secolo scorso); l’averlo messo così schiacciato al bordo, quasi il mezzo ovale dello Struzzo di Stile Libero, un po’ lo penalizza e indica una lateralizzazione che o è solo compositiva, e allora forse inutile, o non è davvero risolta; la linea, che sale e scende è un po’ una trovatina, e rischia, più che dare libertà al/la responsabile del reparto iconografico/a, di evocare una linea di livello, soprattutto quando i libri -com’è spesso nelle librerie di catena- sono messi di piatto e uno accanto all’altro.

Mondadori / SIS, brochure pubblicitaria 2/2012, 4

La vera novità sta nel formato. La nuova dimensione, più grande, riprende una consuetudine poco frequentata in Italia e molto presente nel mercato statunitense, qui legato a un pregiudizio d’abitudine che l’associa ai libri per adolescenti. Il pubblico invecchia, questo è un dato, soprattutto in Italia, che si fa sempre finta di non sapere: un libro più grande, con margini ampi, caratteri chiari, ben pensato anche dal punto di vista del peso, è un’innovazione intelligente. Inoltre la carta scelta -se verrà mantenuta- è molto piacevole al tatto e alla vista: insomma sembra si sia molto tenuto conto dell’utente, e meno delle mode. Cosa che se diverte poco chi parla di editoria forse piacerà molto a chi i libri li legge.

Mondadori / SIS, brochure pubblicitaria 2/2012, 5

L’altro elemento di novità è la scelta di affiancare alle edizioni rilegate anche quelle in brossura. Scelta interessante unicamente dal punto di vista del prezzo. Un’occasione persa: sono libri sgradevoli e la continuità stilistica fra le due edizioni non può che far sembrare quelle in brossura come una specie di scarto, sciatto più che economico.

Mondadori / SIS, brochure pubblicitaria 2/2012, 6

Ma qui si vorrebbe portare l’attenzione soprattutto sulla comunicazione che è stata scelta per presentare nelle librerie la collana: una piccola brochure come spesso vengono allegate ai settimanali.

La brochure ha due versi: da una parte la copertina riproduce il nuovo libro di Alessandro Piperno, proponendone all’interno le prime pagine; dall’altra (ma un(‘) archivista come farà? qual è la copertina? qual è la quarta? oltretutto frontespizio e colophon sono presenti solo nella parte di Piperno, e riproducono frontespizio e colophon del volume intero…) si presenta la collana.

Nelle pagine che seguono la prima, niente di interessante dal punto di vista delle modalità comunicative: titoli, copertini, frasette, tutto consueto.

La prima pagina è invece dedicata alla collana in generale.

Mondadori / SIS, brochure pubblicitaria 2/2012, 2

Merita citare: “La storia delle collane editoriali assomiglia alla storia degli uomini”. Ora, al di là del vetero monogenderismo che immaginiamo solo frutto di trascuratezza e insipienza culturale e non invece intenzionale (nel caso la frase fosse da prendere sul serio: perché mai la storia delle collane dovrebbe assomigliare alle vita degli uomini e non a quella delle donne è, in sé, un mistero), al di là del fatto che forse si può dire di qualsiasi cosa sempre mantenende la medesima assenza di senso, è interessante notare a qual punto l’idea di collana in editoria sia stata svilita e pressoché dissolta da far pensare a Mondadori di dover spiegare cosa sia.

Fortunatamente, la seconda frase chiarisce la natura apodittica della prima: “Il fascino delle collane -come quello dei libri che le compongono- sta forse nella somiglianza sottile ma profonda con l’esistenza, con il nostro bisogno di radici e insieme con la nostra urgenza di cambiamento”.

Certo.

E noi qui, che ci chiedevamo cosa fosse una collana.

abbeʧe’darjo / FN. M (t)

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4 Risposte

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  1. Luca Albani said, on 6 marzo 2012 at 3:21 pm

    Su Federico, trattasi di banale svista (beh, potresti dirmi che è stato un lapsus) perché credo intendessero scrivere: “La storia di una collana editoriale assomiglia alla storia dell’uomo” senza distinzioni di genere 😉

    Grazie per l’analisi!

  2. federico novaro said, on 6 marzo 2012 at 3:39 pm

    beh, per chi sottopone qualcosa a sguardo critico le sviste, in effetti, non esistono 🙂
    e poi, uomo, è già una distinzione di genere. tu sei un uomo, mica una donna. Vedi, è distinto.
    non è che le parole cambiano significato, quando si diceva “storia dell’uomo” per intendere storia dell’umanità, si affermava ben chiaro, che solo di uomini si stava parlando, che le donne, si sa, mica c’entrano con la storia.
    Ma il punto rimane che comunque, quella frase, non ha alcun senso 🙂 oppure vuol dire qualsiasi cosa e si può dire per qualsiasi cosa (la storia delle confezioni degli ovetti kinder?) (per esempio) 🙂

  3. Luca Albani said, on 6 marzo 2012 at 4:09 pm

    Io credo nell’essere umano e… nel dizionario, caro Federico (mi dirai, scritto da maschi per maschi…), prendiamo il Sabatini Colletti ad esempio:

    uomo | [uò-mo] s.m. (pl. uomini) 1 Mammifero caratterizzato dalla stazione eretta, dallo sviluppo straordinario del cervello, delle facoltà psichiche e dell’intelligenza, dall’uso esclusivo del linguaggio simbolico articolato e dalla conseguente capacità di fondare, trasmettere e modificare una cultura; in senso collettivo, la specie umana nelle caratteristiche che la contraddistinguono: l’u. delle caverne; l’essere umano in quanto soggetto culturale e nei suoi rapporti con l’ambiente da lui costituito: la storia dell’u.; l’u. greco, medievale |

    Non è che si diceva, all’imperfetto, “storia dell’uomo”, lo si dice ancora e non con intenti discriminatori 🙂

  4. federico novaro said, on 6 marzo 2012 at 6:06 pm

    Io invece credo in ben poco 🙂
    Beh, forse però il punto sta negli “intenti”. Possono non esserci, per lo meno volontari, intendo: scelti.

    In fondo basta chiedersi come mai si dica “uomini” per “specie umana” e non donna 🙂

    Museo della Donna, la storia della donna, tutte le donne sono uguali di fronte a Dio, la donna è un animale dotato di intelligenza. Non sembra un po’ parziale? Eppure, anche solo numericamente le donne solo più degli uomini, strano che la lingua non rispecchi la matematica 🙂


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