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Mazzucco / Asor Rosa / Noemi Cuffia / Einaudi

Posted in note by federico novaro on 1 aprile 2012

“I tempi cambiano, oggi su La Stampa nella pubblicità per #Limbo di M. Mazzucco abbiamo riportato i giudizi di Alberto Asor Rosa e @tazzinadi”.

Questo tweet, di @einaudieditore, la mattina di sabato 31 marzo 2012, annunciava una pubblicità che quella stessa mattina era uscita su La Stampa, a pagina 3, e che segna l’ufficiale arruolamento delle nuove forze volontarie nelle armate einaudiane, un passaggio molto importante.

TuttoLibri/La Stampa, 31.2.2012. p.  (part.), 1

La pubblicità accompagna l’uscita del nuovo libro di Melania G. Mazzucco, Limbo.

La Stampa, 31.3.2012, p. 3 (part.), 1

Qualche pagina oltre, all’interno di TuttoLibri, una recensione di Ernesto Ferrero festeggiava il libro.

TuttoLibri/La Stampa, 31.2.2012. p.  (part.), 2

Alberto Asor Rosa è un critico letterario (1933), pubblicato soprattutto da Einaudi, per la quale ha curato la Letteratura Italiana, “Grande Opera” in 17 volumi.

@tazzinadi è Noemi Cuffia, un’utente twitter molto conosciuta nell’ambito dei discorsi sui libri; è seguita da più di 3.000 altri utenti, ne segue più di 1.000 e ha twittato più di 22.000 volte; è la titolare di un blog, tazzina di caffè; produce dei video su You Tube; conduce un programma radiofonico, ha partecipato come relatrice al primo librinnovando, ed è animatrice de Ledita.

La Stampa, 31.3.2012, p. 3 (part.), 3

La frase di Asor Rosa è tratta dalla recensione che Repubblica ha pubblicato il 27 marzo; la frase di Noemi Cuffia è tratta dalla recensione che Cuffia ha scritto per Bol.it, sempre il 27 marzo.

La spia che qui è parsa interessante sta nell’ultima parola della pubblicità: nell’uso e nella collocazione della parola “blogger”.

La Stampa, 31.3.2012, p. 3 (part.), 4

Nella sempre paludata pubblicità Einaudi, la casa editrice dall’insopprimibile fama seriosa, per la prima volta compare una frasetta non solo di un critico (ed è significativo che sia di un critico e non di uno scrittore, o di un personaggio tv), ma anche di una lettrice.

Il tweet ufficiale della mattina, testimonia dell’intenzione. C’è qualcosa di ironico e spietato nell’organizzazione dell’inserzione: quel mettere Asor Rosa relegato a sinistra, verso l’interno della pagina, falsamente simmetrico, sotto il (brutto) disegnino simil-militare, e Noemi Cuffia in posizione prominente, a destra, sotto il monolite del Supercorallo.
Divisi dal distico rosso riassuntivo del libro, si confrontano il vecchio professore e la giovane blogger. Un tweet di Einaudi nella mattinata chiarisce in risposta a un tweet di Francesco Longo (“[…] devo dire che l’idea gli ha fatto piacere e credo che questo gli faccia onore :-)”), che Asor Rosa era avvertito e contento.

Ma dal confronto Asor Rosa esce perdente, perché
anche se decontestualizzata (questo il brano “[…] Ogniqualvolta mi provo a “sintetizzare” (come in gergo critico si suol dire) la “trama” di un libro di Mazzucco, mi accorgo della vanità dell’impresa. Perché i romanzi di Mazzucco sono sempre qualcosa di diverso dalla loro “trama”. Sono la “vita” stessa (appunto: Vita), che si diffonde impetuosamente (e anche un po’ nevroticamente) in tutti i pori dell’esistenza, quasi che la ricerca narrativa consistesse nel raccontare, almeno potenzialmente, tutto. […]”) marca il disfarsi di un rigore critico e metodologico, che qui si fa anche di potere. La frase poi, con tutte quelle virgolette, è goffa, impacciata.

La scelta è raffinata. L’Einaudi qui uccide il suo vecchio autore obbligandolo a confrontarsi con ciò che storicamente rappresenta la sua dissoluzione. C’è un passaggio dal Potere e dalla Retorica dell’Accademia al Potere e alla Retorica della Spontaneità, che è rappresentato qui come in certi tristi palchi con la giovane Eva che ringrazia colei che ha spodestato.

La Stampa, 31.3.2012, p. 3 (part.), 2

Quella specifica, “blogger”, apparentemente modesta apposizione, è in realtà un’affermazione potente della casa editrice. Alberto Asor Rosa è spogliato dal suo mestiere non perché non serva ricordarlo, ma perché il suo mestiere non gli è più di nessun aiuto. Quel “blogger” sottintende un trionfante “qui, malgrado lo sia, proprio perché lo è”, e forse anche un “alla faccia tua”.

Sino a pochi anni fa l’assenza di specifica professionale accanto al nome di Asor Rosa, sarebbe stato a significare e a misurarne l’autorità. Qui invece quel vuoto, speculare allo squillante “blogger” che accompagna Cuffia, significa solo che quell’autorità è finita, che dell’autorità non si vuole più aver bisogno.
Che l’Einaudi non ha più bisogno di quell’autorità, perché il mercato fornisce da solo, gratuitamente, il sostegno ai prodotti che gli vengono proposti, senza più mediazione.
In questo, cambiano i tempi. Se prima della rete il meccanismo di seduzione finalizzato al desiderio dell’acquisto era a senso unico dal produttore al consumatore, ora è attivo nei due sensi, ed è lo stesso consumatore che produce consenso e carica su di sè una parte dei costi del produttore.

La frase di Cuffia inoltre, nella sua pulizia, è perfetta. Piana, diretta, evocativa, riassume il modo di leggere, e di parlare delle proprie letture, anche in pubblico, che è ora di moda: un’esperienza passionale, personale, immersiva: magica.

I tempi cambiano davvero, le armi dell’Accademia sono spuntate, inefficaci, inutili alla conquista del mercato; i lettori e le lettrici hanno nuove armi, chi davvero orienti il mirino è dubbio.

(en passant sia lecito approfittare per chiedersi un momento se sia davvero un segno dei tempi che cambiano invece il fatto che le due recensioni accademiche siano entrambe scritte da autori Einaudi.
Non si vuole stigmatizzare qui la casa editrice, bensì, e recisamente, gli autori.
Se si supera per un istante soltanto la dimensione del “fa tutto lo stesso”, forse la cosa appare nella sua dimensione oltraggiosa e inaccettabile.
È oltraggioso e inaccettabile che La Stampa e la Repubblica consegnino ai propri lettori recensioni scritte da persone legate ai marchi dei prodotti dei quali parlano.
È oltraggioso e inaccettabile che Asor Rosa e Ferrero parlino di prodotti venduti sotto il marchio di una casa editrice alla quale sono legati da un rapporto economico.
Asor Rosa e Ferrero sono pagati da Einaudi come autori e dai giornali come recensori, e parlano di un’autrice pubblicata dall’Einaudi, la quale paga La Stampa e la Repubblica attraverso l’acquisto degli spazi pubblicitari.
Accade sempre, certo. Però, visto che i tempi cambiano, L’Einaudi fa bene a insistere con ‘ste pastette? Chissà.
Nulla è nascosto, chi legge sa ed è in grado di responsabilmente comportarsi -i libri, per fortuna, sono tantissimi, la scelta è così facile, l’abbondanza dell’offerta assicura la protezione dal rimpianto- ma se l’avvento della rete attribuisce un valore -economico- sempre più grande al concetto di credibilità, forse i tempi, delle comunicazioni pubblicitarie delle case editrici, devono cambiare ancora un po’.)

Ma i tempi sono anche felici, e Cuffia festeggia su twitter ciò che è avvenuto come un riconoscimento, un onore.

“Quindi in definitiva, se potete, acquistate La Stampa di oggi e andate a pagina 3… (io intanto svengo un secondo e torno)”
“grazie!!! sono così contenta che stento a crederci, è una cosa stupenda per me, un onore.”
“naturalmente, è un onore vero per me: una circostanza straordinaria, che resterà sempre nella mia memoria :)”
“in preda all’entusiasmo, ri-ringrazio hehe :)”
“:) è una cosa davvero straordinaria… io sono molto molto contenta e onorata anzi proprio senza parole hehe”

Abbiamo davvero qualcosa di deliziosamente patetico, noi blogger.

La Stampa, 31.3.2012, p. 11 (part.), 1

E i tempi cambiano anche poche pagine più in là. A p. 11 de La Stampa una mezza pagina pubblicitaria della Longanesi è dedicata a Fai bei sogni, di Massimo Gramellini, vice-direttore de La Stampa.

14 frasette attorniano la copertina: una a nome Luciana Littizzetto; una a nome Lorenzo Jovanotti, e le restanti 12 a nome di Cri 78, Fabio, Anna, Riccardo, Elisa, Francesca, Silvia B. (sic), Alessandro C.; Vittoria, Marco C., Chiara C., Francesca. Qui il mondo della critica accademica non è in gioco, ci sono i personaggi tv, e anche l’equilibrio è diverso: per fare un personaggio ci vogliono 6 lettori, ma anche qui la Longanesi punta su di loro.

A lettore dài giudizio di lettore: l’idea sulla quale si punta è che ci si fida soltanto più di se stessi.

I tempi cambiano.

(chi ha pagato i giornali: FN, all’edicola della rotonda di Gassino Torinese; La Stampa due volte: la prima la mattina, la seconda il pomeriggio, poiché la prima l’abbandonò in un bar di San Mauro, senza accorgersene, accidenti)

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