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Flush. Una biografia, di VIRGINIA WOOLF / nottetempo 2012. (Recensione di Federico Sabatini)

Posted in recensioni by federico novaro on 10 luglio 2012

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 6

Flush. Una biografia
di Virginia Woolf

a cura di Chiara Valerio
progetto grafico di Fabio e Dario Zannier
copertina di Dario Zannier

nottetempo -narrativa, Roma 2012
184 p.; cartaceo, 13€ | ebook (epub con social DRM), 7€

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. frontespizio (part.), 1

Rifrazioni. Flush, Virginia Woolf e il genere biografico, di Federico Sabatini

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 6

Flush è stato definito come un “divertissement”, “la biografia di un cane”, “la biografia indiretta della poetessa Elizabeth Barrett Browning”, “il gemello meno virtuoso di Orlando” e, soprattutto, come “un’opera minore di Virginia Woolf”.
Certo è che quando si parla di scrittori rivoluzionari come Virginia Woolf, in grado di scardinare il linguaggio letterario e a piegarlo alle loro esigenze estetiche, parlare di “opere minori” sembra quasi paradossale. E, allo stesso tempo, tristemente inevitabile.
Lo sperimentalismo di Woolf, il suo intento di scardinare la forma romanzo e di dare voce ai moti più impercettibili della coscienza è certamente più evidente nelle sue opere maggiori come To the Lighthouse, Mrs Dalloway o The Waves. Ciononostante, la scrittrice ha prodotto una mole di scritti che trattano dei temi più disparati, sempre con acuta consapevolezza, e sempre con un rigore e un controllo stilistico che dovrebbe elidere ogni distinzione tra opere minori e maggiori.

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 6

Tra i temi e i generi trattati, uno di quelli che spesso sembra essere sottovalutato in ambito critico è quello della biografia.
Il genere fu ampiamente frequentato, messo in discussione e ri-attualizzato dalla scrittrice, come testimoniano i saggi, gli scritti autobiografici e le lettere al suo amico biografo Lytton Strachey. Tre sono le biografie in cui Woolf si è cimentata.
Oltre al celebre Orlando, citato e analizzato soprattutto per la sue tematiche inerenti al gender e all’androginia (spesso sottovalutando le fondamentali implicazioni filosofiche legate ai concetti di tempo, spazio, ispirazione e creazione), Woolf ha scritto anche la biografia “canonica” (le virgolette sono d’obbligo) di Roger Fry e quella “canina” di Flush, un divertente e simpatico cocker spaniel fulvo che ha accompagnato e condiviso la vita della poetessa Elizabeth Barrett Browning, vivendo tra Londra e Firenze e sperimentando una serie di avventure ora divertenti e ironiche, ora tristi e malinconiche, ma sempre, sicuramente, memorabili.

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 6

Non è sorprendente, inoltre, che Woolf abbia voluto scrivere della vita e della coscienza di un cane: le metafore e gli appellativi animali, come ha recentemente dimostrato Wendy B. Faris (“Le bestie di Bloomsbury”), erano estremamente comuni a Bloomsbury, specie nel lessico più intimo, nelle conversazioni quotidiane e nelle lettere: Virginia Woolf stessa era conosciuta come “la capra”, sua sorella Vanessa come “il delfino”, Leonard Woolf era “il mandrillo” e così via. Allo stesso modo, tutte le opere di Lytton Strachey sono costellate di simili metafore (dal gusto squisitamente camp) e Virginia Woolf stessa paragonò Bloomsbury alla “gabbia dei leoni in uno zoo” (il termine originale, che ha poi dato il nome al celebre saggio di Leon Edel, era però “house” e non “cage”, a sottolineare il carattere interscambiabile tra umani e animali).
Non c’è troppo da stupirsi, dunque, se leggendo le lettere d’amore di Barrett Browining, Woolf scrisse che la figura del cane la fece talmente ridere da spingerla a “scriverne la vita”, per “rilassarsi” dall’estenuante fatica della composizione di The Waves.

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 3

Come nella migliore tradizione biografica “umana” del vittorianesimo, ma sovvertendone ironicamente gli intenti, Virginia Woolf traccia le origini della stirpe di Flush, risale ai suoi antenati, ne delinea il lignaggio partendo da leggende di Cartagine fino ad arrivare ai Palazzi Reali dei Tudor e degli Stuart: quella di Flush è infatti una discendenza nobiliare di primo rango, come ratificato dal (ridicolizzato) Club Kennel, una sorta di registro ufficiale per i cani di razza pura.

All’inizio del libro, Flush è più che consapevole del suo ruolo aristocratico e si comporta di conseguenza –esattamente come ogni “vittoriano eminente” che si rispetti– e il trasferimento nel bellissimo quartiere di Wimpole Street, nella casa di Elizabeth Barrett, non fa che ribadire tale evidenza.
Il trasferimento però, equivale anche a una rivoluzione sensoriale per il cucciolo, un tumulto di stimoli olfattivi e uditivi (ricreati con la stessa maestria con cui Woolf ci fa penetrare nelle coscienze dei suoi personaggi “maggiori”) che gli crea non poco sgomento. Ma è anche l’inizio del suo esclusivo rapporto con la poetessa, a quel tempo malata e costretta a letto per un lungo periodo.
Tale sentimento di amore reciproco compensa le limitazioni spaziali di Flush, il quale si abitua alle mura domestiche e dimostra di apprezzarne le virtù.

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 4

Tra i vari episodi di vita comune – oltre a quelli più lirici e profondi legati al processo creativo di scrittura di Elizabeth Barrett – degno di nota è il rapimento di Flush, grazie al quale Woolf è in grado di mettere in atto la sua personale denuncia all’ipocrisia del periodo, alle disuguaglianze di classe, a ciò che è comunemente definito come il “compromesso vittoriano”.
Durante una delle sue passeggiate (durante le quali occorre ricordare anche la scoperta della città di Londra, un mondo rutilante presentato attraverso il filtro sensoriale del cane e tecniche narrative di discorso indiretto libero che non possono non farci pensare alle stesse utilizzate in Mrs Dalloway), Flush resta per poco tempo senza guinzaglio e viene rapito da malviventi che erano soliti chiedere un riscatto per i cani di razza. Flush viene così portato in una topaia nei quartieri più malfamati di Whitechapel e la sua prigionia è descritta nei minimi dettagli, riproducendo lo sconforto e il dolore fisico e mentale del cucciolo, in un ambiente che mai avrebbe creduto esistere:

“Le pareti erano rivestite e la balaustre intarsiate, ma i pavimenti erano fradici, e i muri grondavano sporcizia, orde di uomini e donne seminudi avevano piantato i loro alloggi nella sala dei banchetti … Gli esseri umani brulicavano uno sull’altro come i calabroni che anneriscono le corolle dei fiori.”*

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 5

Successivamente, superata questa ennesima avventura, per Flush si apre un’altra fase di vita. La sua padrona, ormai legata sentimentalmente a Robert Browning, decide di trasferirsi a Firenze. Lo spostamento è l’ennesimo drastico cambiamento, il quale corrisponde stavolta a un senso di libertà, per entrambi, mai provato prima: Elizabeth guarisce del tutto, rimane incinta e gode di quei piaceri che non percepiva più a Londra, e Flush sperimenta “una vita senza collare” di indipendenza e di avventure, e arriva finanche a vivere una sdolcinata e irresistibile storia d’amore con una cagnetta. Sempre a Firenze, inoltre, Flush incontra solo cani meticci e, inizialmente sorpreso e attonito, capisce attraverso l’esperienza che il concetto di razza è totalmente irrilevante.

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 6

La biografia di Flush è dunque –come Orlando– una sapiente ibridazione del genere con la fiction più pura e, insieme, un riuscito tentativo di denuncia sociale, una riflessione sui rapporti di fedeltà e di amore e sulle loro sfumature, una disanima attenta delle contraddizioni vittoriane, e un sottilissimo paragone tra la cultura anglosassone e quella mediterranea.
Tanta ricchezza è perfettamente coincidente con il concetto di biografia espresso da Woolf stessa, specialmente nei due saggi The New Biography e The Art of Biography. Alla luce di questi ultimi, Flush non è una critica alle biografie di Strachey come è stato spesso affermato (Woolf ne era un’ammiratrice, fatta eccezione per Elizabeth and Essex), ma una critica alla biografia standard, a quella precedente ai nobili tentativi di sperimentalismo operati da Strachey stesso.

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 6

Nella sua prefazione a Eminent Victorians, lo scrittore affermava infatti che “gli esseri umani sono troppo importanti per essere trattati come semplici sintomi del passato; essi hanno un valore che è indipendente da ogni processo temporale, che è eterno”. E proprio per cogliere tale caratteristica di sovratemporalità, la stessa insita nella ricreazione dei più grandi personaggi “letterari”, Strachey proclama l’esigenza di un’unione tra l’abilità dello storico e quella dell’artista: “Il primo compito di un grande storico è quello di essere un artista … le verità prive di un’interpretazione sono inutili e l’arte è la maggiore delle interpreti. L’arte è in grado di unire una vasta moltitudine di fatti e di racchiuderli in un tutto pregno di significato, delucidando, accentuando, sopprimendo, e illuminando i luoghi più bui con la torcia dell’immaginazione”.

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. copertina (part.), 6

È proprio grazie a questo felice connubio tra realtà e immaginazione che la stessa Woolf arrivò a lodare la scrittura “vivida” di Lytton Strachey e a sottolineare il riuscito tentativo di far tornare in vita i suoi personaggi storici, quei vittoriani eminenti che, sostiene Woolf, ripresero a “vivere sulla pagina con la stessa forza con cui avevano vissuto in carne ed ossa”.
Tali osservazioni rivelano l’influenza dell’arte biografica di Strachey sul concetto di biografia secondo Woolf, e spiegano ulteriormente la significativa posizione della scrittrice nel saggio The Art of Biography:

“Il biografo deve precederci, come il canarino dei minatori, deve valutare l’atmosfera, rilevando le falsità, la non-realtà e la presenza di convenzioni obsolete. Il suo senso di verità deve essere vivo e procedere in punta di piedi. E poiché viviamo in un’era in cui ogni personaggio, ad ogni angolo, trova puntati su di sé migliaia di obiettivi, di giornali, lettere e diari, il biografo deve essere preparato a riconoscere versioni contraddittorie della stessa faccia. La biografia allargherà dunque la sua portata appendendo specchi agli angoli più inconsueti. E tuttavia, da questa diversità, essa non ricaverà una profusa confusione ma, al contrario, una più ricca unità”.

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. incipit (part.), 1

Gli specchi che riflettono versioni contraddittorie della stessa faccia e dello stesso soggetto, qui usate come metafora dal biografo che descrive il suo operato, si concretizzano nel mondo esterno percepito da Flush, e dimostrano, nel corso di tutta la narrazione, di influenzarne la vita interiore, abbracciando, narrativamente ed esistenzialmente, uno dei principi basilari del Modernismo:

“Niente nella stanza era quello che era e ogni cosa era qualcos’altro […] Gli specchi distorcevano ulteriormente questi oggetti già distorti, così che sembrava ci fossero dieci busti di poeti invece di cinque e quattro tavoli invece di due”*

Tale espansione percettiva si collega direttamente all’aumento di ricchezza sottolineato in The Art of Biography (“una più ricca unità”), e non è altro che l’arricchimento della vita stessa, una continua rifrazione che parte da angolazioni impreviste e imprevedibili e che si concretizza ad opera dell’arte e dei suoi poteri di creazione e di ri-creazione, gli stessi che Woolf mette in atto nelle sue opere narrative e, con la stessa consapevolezza, in quelle biografiche: dal fittizio ma vividissimo resoconto della vita di Orlando, alla “veritiera” narrazione letteraria di Roger Fry, fino alla squisitamente metaforica, e insieme reale e documentata, vita di Flush.
Opere queste che dimostrano come, anche in biografia, Woolf sia stata in grado di selezionare “il fatto creativo; il fatto fertile; il fatto che genera” (“the fact that engenders”, in The Art of Biography) e di regalarci un ulteriore tassello per la comprensione del suo personale approccio alla letteratura, all’arte, e alla parola che crea vite inarginabili gravide di significati e ricchezze altrettanto inarginabili.

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. recto del colophon (part.), 1

*da Virginia Woolf, Flush. Una biografia (nottetempo 2012); [n. d. r.: salvo dove indicato le traduzioni sono a cura di Federico Sabatini]

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. dorso (part.), 2

Riassunto bibliografico:
Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. colophon e frontespizio (part.), 1
queer / letteratura inglese / prime edizioni italiane
Flush. Una biografia, di Virginia Woolf
Roma : nottetempo ; 184 p. ; 14 x 20 cm. ; (narrativa)
Valerio, Chiara (trad. di) ; Zannier, Dario (progetto grafico di) ; Zannier, Fabio (progetto grafico di) ; Zannier, Dario (copertina di)
brossura
©2012 nottetempo srl
tit. orig.: Flush. A biography

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. pagina dell'occhiello (part.), 2

Federico Sabatini per FN:
Ingannata con dolcezza, di Angelica Garnett (la Tartaruga, 2011). Recensione

J. M. Barrie, The Little White Bird (Nobel 2011). Alle origini di Peter Pan.

J. M. Barrie, L’uccellino bianco (Nobel 2011). Nota sulla traduzione

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. quarta di copertina (part.), 1

Bloomsbury su FN (Recensioni e Segnalazioni, in ordine cronologico inverso)

Michael Holroyd / LYTTON STRACHEY. ilSaggiatore 2011 (Recensione di Federico Boccaccini)

Helen Humphreys / IL GIARDINO PERDUTO. Playground 2009 (Recensione di Camilla Valletti)

Alicia Giménez-Bartlett / UNA STANZA TUTTA PER GLI ALTRI / Sellerio 2009 (Woolf revenant. 1)

Virginia Woolf / TUTTI I RACCONTI. Newton Compton 2009 (Recensione di Camilla Valletti)

Virginia Woolf / LA SIGNORA DALLOWAY. Einaudi 2012. (Segnalazione)

Virginia Woolf / FLUSH. UNA BIOGRAFIA. nottetempo 2012 (Segnalazione)

Virginia Woolf / DIARI DI VIAGGIO. Mattioli 1885. (Segnalazione)

Virginia Woolf / SONO UNA SNOB?. Piano B edizioni 2011. (Segnalazione)

Michael Holroyd / LYTTON STRACHEY. il Saggiatore 2011 (Segnalazione)

Virginia Woolf / VOLTANDO PAGINA / il Saggiatore 2011. (Segnalazione)

Angelica Garnett / INGANNATA CON DOLCEZZA. La Tartaruga 2011. (Segnalazione)

Quentin Bell / VIRGINIA WOOLF, MIA ZIA. La Tartaruga 2011. (Segnalazione)

Laurent Sagalovitsch / IL BASTONE DI VIRGINIA WOOLF. La Tartaruga 2010. (Segnalazione)

Violet Keppel Trefusis / BRODERIE ANGLAISE. La lepre 2010. (Segnalazione)

Alicia Giménez-Bartlett / UNA STANZA TUTTA PER GLI ALTRI. Sellerio 2009. (Segnalazione)

Richard Kennedy / IO AVEVO PAURA DI VIRGINIA WOOLF. Guanda 2009. (Segnalazione)

Virginia Woolf, Flush. Una biografia. A cura di Chiara Valerio; nottetempo, Roma 2012. progetto grafico di Dario e Fabio Zannier. quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 2

2 Risposte

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  1. Patrizia Mandanici said, on 11 luglio 2012 at 8:38 am

    Complimenti per l’articolo, davvero bello. Vorrei segnalare l’esistenza di una lettura di questo libro all’interno della trasmissione “Ad alta voce”, il podcast si trova qui: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-7f70af69-e336-457b-a4d8-35c6de7059ba.html

  2. federico novaro said, on 11 luglio 2012 at 9:54 am

    grazie! giro i complimenti a FS, e posto il link sul tumblr (se sono capace) 🙂


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