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Le prime 10 Avvertenze di Caterina da Padova

Posted in Uncategorized by federico novaro on 19 luglio 2012

AVVERTENZE_FN

Le “Avvertenze” di Caterina da Padova: una serie di brevi aiuti, per uscire incolumi dal confronto con la letteratura italiana contemporanea, per aiutarci a leggere scrollandoci di dosso il rumore degli uffici stampa.
Chi è Caterina da Padova? Sappiamo che lavora per alcune delle più importanti case editrici italiane, è di carattere fiero e battagliero, che, certo, non si fa domare.

Così, un anno fa, su FN si presentava la rubrica di Caterina da Padova.

Le sue “Avvertenze” sono presto diventate una delle serie più seguite del sito.

Ecco le prime dieci, in ordine cronologico. Un anno di successi letterari italiani.

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1. Nessuno si salva da solo. Margaret Mazzantini, Mondadori 2011

Come ti sbatto in faccia la verità

“[…] La formula, ormai collaudata e fieramente vincente di Margaret Mazzatini, donna che ha il coraggio di esporre la sua bellezza privandola di orpelli, rilanciando una nudità di sguardo capace di spogliare chi osserva, dipende senza alcun filtro critico dagli anni cinquanta, quando i giovani arrabbiati impazzavano a Londra sbandierando il loro vate John Osborne come unica voce pura e dirompente.

Da allora, la discesa è stata inesorabile, lenta e sempre più strumentale. La lingua come veicolo politico si è sporcata per forza, mantenendo solo la schematicità di un manifesto invecchiato. E Mazzantini è, con tutto il suo successo, la sua migliore e invecchiata interprete. […]”

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2. La vita accanto. Mariapia Veladiano , Einaudi 2011

Brutta ma così brutta

“[…] Nel 2010 vincitrice del Premio Calvino, in cima alle classiche da ormai sei mesi, dopo un inizio un po’ stentato, promossa con profusione di mezzi e di esclamativi a chiudere un vuoto di giudizio, il romanzo di Maria Pia Veladiano è un esempio tipico di come funzioni il passa parola se ben sfruttato dagli uffici stampa. […]”

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3. La seconda mezzanotte. Antonio Scurati, Bompiani 2011

Apocalittiche volgarità

“[…] Sarà il suo volto, sempre più deciso, tagliato da una luce vivida che ne fa risaltare la risolutezza, saranno quegli occhi di ghiaccio, ma certo Scurati imbocca strade che altri non si posso permettere. E lo fa con la maschia potenza evocata dai suoi tratti.
Il risultato è una scrittura prolissa, impastata di lirismo e di decadente voluttà, costellata di pensieri filosofici di questa impareggiabile profondità: “la facoltà di disporre di altri esseri umani era l’idea di ricchezza dei secoli andati. La possibilità di abolire la schiavitù, la più grande illusione del Ventesimo secolo. Il ripristino del servaggio, la prima conquista di quello successivo.” […]”

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4. I pesci non chiudono gli occhi. Erri de Luca, Feltrinelli 2011

Abbondante o divagante?

“[…] Scrittura filosofica, scrittura del pieno che ambisce al vuoto, e tante, troppe parole prese a prestito da tante e troppe letture rimescolate alla rinfusa. Come se bastasse l’aura della parola rubata alla storia (la sua specialmente) dallo scalpello in pugno all’Erri De Luca operaio, terrorista, casto cantore dei semplici, per costruire quella struttura, quell’opera di Dio nella quale specchiarsi ostinatamente. Come quando si raggiunge il fondo di una strada cieca. […]”

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5. Così è la vita. Concita de Gregorio, Einaudi 2011

Testuale

“[…] Una scrittura che nasconde l’arroganza di chi ha capito e a cui basta nominare, indicare la via. La scrittura di una che non si arrende e che “ricomincia da dove è partita, dal nostro posto prendendo i bimbi per mano e attraversando la strada di notte, non importa se è buio e fa vento. La luce è dentro, basta accenderla”. Voilà genericità e sentimento, la riuscita di un best seller. […]”

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6. Lo scornuso. Benedetta Cibrario, Feltrinelli 2011

Falso letterario

“[…] Forse donna Benedetta non se ne è accorta, forse non è consapevole di scrivere sopra una materia cosi a lungo maneggiata, ma certo si ha l’impressione di essere davanti ad una modesta orecchiante delle lingue altrui, ad una rapinatrice neanche tanto elegante, di idee altrui.. […]”

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7. Cose che nessuno sa. Alessandro D’Avenia, Mondadori 2011

Cattivi maestri

“[…] Di questo prodotto che quasi è inutile citare tanto è costruito espressamente sulla retorica più spicciola della frase sentimentale ad effetto, su un effetto aulico che fa male tanto è un distillato di ovvietà, di medietà, di bassezza emulativa da manuale di auto aiuto condito di quel poco di psicologismo traslato dal Crepet di “Non sappiamo ascoltarli”, autorevoli commentatori sono riusciti a parlane bene, consigliandolo ai padri e alle madri. […]”

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8. Baci scagliati altrove. Sandro Veronesi, Fandango 2011

Il buon pastore

“[…] La ridicola auto celebrazione che sempre accompagna ogni dichiarazione resa dallo scrittore in cui lui stesso afferma di avere voluto cercare la purezza, la necessità ultima della lingua, è il solito refrain dello scrittore italiano, oramai navigato, corroso dagli anni, capace di abbandonare il romanzo per tentare la strada dell’aforisma inteso come scheggia tagliente, ultimo riparo dal caos del mondo e degli affetti. […]”

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9. Sottosopra. Milena Agus, nottempo 2011

Una Cenerentola sfiatata

“[…] la solita altalena tra realtà narrativa e immaginata, la frustrazione, risarcita solo dalla fantasia, derivata dall’inevitabile scacco che arriva dalla realtà. Una favola bella che coccola il lettore nella sua cedevolezza un po’ molle, un po’ infantile. […]”

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10. Dizionario delle cose perdute. Francesco Guccini, Mondadori 2012

La Signorina Felicita ha i pantaloni corti

“[…] Piace ai lettori il tono dimesso, il maschilismo mal celato, il guardare indietro come ad un Arcadia casalinga di questo nostro esemplare di una sinistra sconfitta dal travolgente svelarsi di verità che ancora non ha riconosciuto. Piace a coloro che al pericolo insito in qualsiasi mutamento, preferiscono la cristallizzazione della propria storia personale, distillata da una lettura scolastica di Guido Gozzano, spogliato dell’ironia che ne costituiva il segreto. […]”

Caterina da Padova, solo su FN

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