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Topipittori scrivono a Stefano Boeri, considerazioni del dopo BookCity

Posted in brevi, editoria by federico novaro on 20 novembre 2012

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S’è chiusa Bookcity 2012 a Milano, con gran vociare. Dopo tanti tentativi, anche goffi -e la stucchevole eterna diatriba campanilistica fra Milano e Torino-, Milano sembra avere trovato la formula per una manifestazione incentrata sui libri, dotata di una sua originalità e forza -più “evento” diffuso per la città modello Salone del Mobile off e meno carnaio da Fiera modello Torino-.

Su twitter e su facebook i commenti trasmettevano contentezza, quasi euforia, il senso che una città così importante per l’editoria finalmente riusciva a regalarsi tre giorni di incontri, feste, presentazioni, laboratori, passeggiate intorno ai libri, insomma c’era gioia e orgoglio. FN pigrone non andò, quindi non ne può dir nulla. Oggi però Topipittori hanno pubblicato una lettera aperta a Stefano Boeri, assessore della giunta milanese responsabile della tre giorni.

Fra tutte le voci FN privilegia questa, non solo perché trova che Topipittori facciano libri bellissimi, ma per l’idea di editoria che Topipittori pratica, e che li rendono particolarmente autorevoli in merito a una manifestazione che, a differenza di quella torinese, o mantovana, o romana, molto si è basata sull’iniziativa dei singoli attori, chiamati ad agire sulla base di un canovaccio approntato dall’amministrazione, in una celebrazione dello spontaneismo molto festaiolo.

La singolarità della pratica editoriale di Topipittori sta nell’intendere il proprio mestiere in maniera molto ampia, che è certo fare i libri, ma è anche coltivare il mercato al quale si rivolgono, in un’idea di crescita condivisa. È certo l’editoria per le piccole bambine e i piccoli bambini un’editoria che si presta a condurre laboratori, a dialogare con genitori e insegnanti, a ragionare in pubblico sul proprio mestiere, e non si può dire che tentativi di farlo anche nell’editoria per adulti non ci siano -Minima & Moralia può essere un esempio in questo campo da paragonare con il densissimo blog dei Topipittori, ma certo non può che uscirne perdente di fronte al surplus di (non si saprebbe come definirla altrimenti) generosità che quest’ultimo mette in campo, nell’accogliere voci distanti dalle proprie, nel segnalare concorrenti, nel destinare a una voce apparentemente improduttiva del bilancio così tante energie e tempo-. Topipittori resta però agli occhi di FN un esempio molto interessante di come l’editoria lontana dall’entertainment -è più poca, si sa- possa interpretare il proprio mestiere oggi.

Ecco allora dei brani della lettera aperta, per la lettura integrale si rimanda, naturalmente, al blog dei Topipittori.

Topipittori_FN_3

“[…] Il convegno che si è tenuto domenica mattina al Centro di Documentazione 0-6, sul tema libri cartacei/libri digitali è stato una sorpresa, per la qualità degli interventi e del pubblico: numerosi genitori, preparati e competenti, bravi a scambiare idee con professionisti del settore ad armi pari sui temi della lettura, dell’intrattenimento, del gioco, dell’educazione. Davvero un incontro prezioso per tutti

[…]

E, inevitabilmente, data la buona riuscita di questi eventi (interamente finanziati e promossi da chi li ha organizzati, cioè da noi e dagli altri editori di libri per bambini coinvolti), viene da chiedersi: quanto più sèguito avrebbero avuto, se avessero ricevuto più attenzione? Non sono in fondo, un po’ occasioni sprecate, se già con il minimo indispensabile dell’informazione, cioè quella che sta in noi fare con la nostra potenza di fuoco limitatissima, hanno successo? Quanto ne potrebbero avere realisticamente se fossero meglio supportate e promosse?

[…]

In queste rare occasioni milanesi in cui le cose si fanno e si muovono, si riscontra, ogni volta puntualmente, che fame abbia il pubblico di conoscere e avvicinare la letteratura per bambini e ragazzi, cioè di incontri e di eventi di buona qualità, quanto bisogno ci sia di confronto, informazione e formazione. Sono moltissimi i genitori, gli insegnanti, i bibliotecari, i librai, ma anche i semplici amanti della lettura e dei libri, che sono interessati ad approfondire un campo che nel nostro paese continua inspiegabilmente a rimanere una sorta di riserva indiana per esperti, e questo paradossalmente nonostante sia l’unico settore dell’editoria in crescita costante.

[…]

Oggi Il Corriere della Sera ha dedicata una intera pagina alla storia di una sconosciuta signora che, come terapia post-divorzio, ha creato una linea di cioccolatini di successo. Bravissima, niente da dire. Ma quando avremo il piacere di leggere una pagina dedicata a un libro per ragazzi, a un editore, a un autore o a un illustratore altrettanto sconosciuti, ma protagonisti di vicende fortunate e degne di attenzione? Mai, a stare all’esperienza. Una giornalista di un settimanale mi spiegò un giorno la resistenza della carta stampata a parlare di libri per bambini: «Meglio non parlarne: nei genitori il solo nominare la parola bambini scatena sensi di colpa, e i lettori non devono essere turbati.» Ma davvero è così? Io mi rifiuto di crederci: i numerosissimi genitori che incontriamo nel nostro lavoro sono persone vispe e piene di curiosità, che hanno voglia di conoscere i libri per scegliere sempre meglio quelli che danno in mano ai loro figli.
Che la letteratura per ragazzi sia vissuta come un terreno di lucro, privo di vero valore culturale, spiega la pessima qualità della gran parte dei prodotti correnti, oltre al totale disinteresse e alla sfrontata indifferenza di media e istituzioni nei confronti di questo settore.

[…]

Le ragioni per cui questo accade, sono tante. A noi sembra che, dopo un glorioso passato sui cui allori fra l’altro Milano ancora vive e prospera, in cui la creatività, l’intraprendenza, l’anticonformismo e l’innovazione sono state curate, seguite, premiate, amate, nutrite (nel campo del design, della moda, dell’editoria, della grafica, del teatro, dell’arte), Milano è invecchiata e lo ha fatto male, irrigidendosi, instupidendosi, e finendo per diventare una città bieca, i cui unici parametri di giudizio sono, ottusamente e cinicamente, il potere, il prestigio mediatico, il successo economico e le relazioni personali. Sembra che questi siano gli unici criteri sulla base dei quali questa città sa organizzare e riconoscere e attribuire spazi, meriti, voce.

[…]

la nostra speranza è che lei e gli organizzatori di BookCity riflettiate molto seriamente sul fatto che i libri per ragazzi, illustrati e non, per piccolissimi o per adolescenti, hanno seriamente a che fare con il futuro del nostro paese, e non solo dal punto di vista commerciale, ma da quello culturale. E vi mobilitiate per dare loro più spazi, più mezzi, più occasioni. Per fare sì che i media sappiano assumersi la responsabilità e la maturità di dare maggiore spazio a questa letteratura, come avviene in molti altri paesi del mondo, anche quelli in cui c’è minor benessere rispetto al nostro. E lo facciate riflettendo soprattutto su un dato: che il pubblico e l’interesse per questi libri e per questi eventi ci sono, eccome. E che mezzi ed energie magari possono essere incanalati con un po’ più di coraggio e di lungimiranza verso questo settore culturale, sacrificando qualche minuto e qualche euro alle star dei best sellers che peraltro vediamo dappertutto sulle pagine dei giornali e delle riviste, su tutti gli schermi, per tutto l’anno, fin quasi alla nausea. […]”

Ecco. Il testo integrale, come si diceva più su, è sul blog dei Topipittori, che se anche non c’andate per leggere tutta le lattera, andateci per farvici un giro, non potrete che esserne contenti.

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2 Risposte

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  1. Topipittori said, on 20 novembre 2012 at 3:39 pm

    Grazie mille Federico per quello che dici e per aver amplificato la nostra voce, come molti oggi hanno fatto. Speriamo che questa nostra lettera sia una nuova occasione di confronto e riflessione propositiva.

  2. federico novaro said, on 20 novembre 2012 at 5:00 pm

    ^_^ e speriamo sì. da quel che se ne capisce da fuori, Bookcity con gli aggiustamenti che potrebbero derivare dalle molto critiche che si sono lette ha davvero la possibilità di diventare una cosa più bella e colta del Salone, anche complementare. Speriamo vi ascoltino


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